Industry 4.0 vuole dire tante cose. Identifica innanzi tutto la quarta rivoluzione industriale, cioè quel fenomeno ora in atto che vuole le imprese seguire un modello di maggiore collaborazione tra operatori, macchine e strumenti, il tutto con un sempre maggiora coinvolgimento dell’informatica e della tecnologia.

Ma Industry 4.0, o meglio Industria 4.0, è il piano nazionale di finanziamento di progetti innovativi che ha avuto tanto successo nel 2017 e che ora verrà rinnovato anche nel 2018, ma con il nome di Impresa 4.0.

Quello che emerge quindi è che Industry 4.0 porta inevitabilmente al concetto di innovazione, progresso, digitalizzazione. E come si possono raggiungere questi concetti – o traguardi – senza l’aiuto dell’informatica? I software applicativi quindi sono i veri protagonisti di questa rivoluzione e per questo sono i principali protagonisti dei nostri articoli dedicati al tema.

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Industria 4.0: il ruolo delle competenze

Negli articoli precedenti abbiamo approfondito molte tematiche legate all’Industria 4.0, alcuni si sono concentrati sui benefici che si possono ottenere dall’interconnessione tra software e macchinari altri invece volti ad offrire una panoramica sull’orientamento delle imprese italiane verso lo sviluppo di progetti innovativi.

In ogni caso, da quando si parla di Industria 4.0 si è sempre parlato anche di sistemi di automazione e tecnologie avanzate che possono indurci a pensare che il ruolo dell’uomo diventi sempre meno importante.

Ovviamente non è così, perché  bisogna considerare che il cambiamento tecnologico portato dall’Industria 4.0 richiede il supporto umano con nuove competenze, abilità e formazione.

A questo proposito, abbiamo analizzato qualche dato emerso dalla ricerca dell’Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico, capire quali sono state le difficoltà maggiori nello sviluppo di progetti di Change Management e offrivi qualche consiglio su come affrontare nel migliore dei modi la digitalizzazione e l’innovazione dei processi produttivi aziendali.

I dati più rilevanti

Nel 2018 gli investimenti in tecnologie digitali e in progetti Industria 4.0 hanno raggiunto un valore di 3,2 miliardi di euro, un valore in crescita del +35% rispetto all’anno precedente e in base ai risultati del primo trimestre, per il 2019 si stima un leggero rallentamento della crescita (attorno al +20-25%).

La crescita verso l’innovazione corre sempre più veloce, ma per continuare a sviluppare progetti 4.0 è necessario investire anche nella formazione e nello sviluppo di competenze per rendere autonome le persone che dovranno utilizzare e gestire queste nuove tecnologie abilitanti.

Le imprese italiane grazie agli incentivi hanno avuto la possibilità di modernizzare il parco macchine, i software e l’intera struttura produttiva, ma ora sono necessarie delle figure professionali in grado di riorganizzare i processi e sfruttare questi nuovi strumenti in maniera efficiente.

Secondo l’Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico soltanto nel 7,8% delle aziende sono stati coinvolti i lavoratori in maniera attiva nelle fasi di progetti innovativi e nel 26,6% dei casi, non sono neanche stati informati della presenza di una strategia 4.0.

Uno dei concetti chiave dell’industria 4.0 è quello dell’interconnessione tra macchinari, software e persone. Come mai allora molte imprese si sono concentrate su macchinari e software, mentre hanno sottovalutato le potenzialità di investire in formazione e competenze? Qual è il vantaggio di avere tecnologie avanzate per ottenere dati di fabbrica aggiornati e in tempo reale se poi nessuno li sa elaborare e interpretare?

Sicuramente ha influito il fatto che inizialmente gli incentivi si erano concentrati soprattutto sui beni strumentali, rendendo la tecnologia la vera protagonista di questo cambiamento e posticipando il tema della formazione e delle competenze.

Il nuovo Governo, infatti, ha introdotto molte novità destinate allo sviluppo di attività formative tra 2018 e il 2020, proprio con l’obiettivo di sviluppare progetti formativi e la creazione di nuove figure professionali con competenze 4.0.

Gli ostacoli allo sviluppo di progetti 4.0

Ad oggi i risultati sono stati molto positivi e le imprese che hanno avviato progetti 4.0 hanno dichiarato di aver ottenuto i seguenti benefici:

  • miglioramento della flessibilità di produzione (47%)
  • aumento dell’efficienza dell’impianto (38%)
  • riduzione dei tempi di progettazione (34%)
  • maggiore opportunità di sviluppare prodotti innovativi (33%)

Quali sono stati invece gli ostacoli allo sviluppo e al consolidamento in azienda di applicazioni 4.0?

  • difficoltà nell’uso della tecnologia e nell’adozione degli standard (59%)
  • problematiche di natura organizzativa e gestione delle competenze (41%)
  • insoddisfazione dell’offerta (17%)

È evidente che le imprese che decidono di avviare un progetto 4.0 parallelamente dovrebbero sviluppare attività formative o investire nella creazione di competenze specifiche.

Inoltre, per avviare un progetto di Change Management bisognerebbe coinvolgere tutta l’organizzazione aziendale perché sarà necessario ridisegnare i processi, le modalità di esecuzione delle attività, analizzare le risorse a disposizione e alcuni ruoli aziendali probabilmente andranno rivisti e formati.

Le imprese italiane che hanno iniziato a utilizzare le tecnologie 4.0 si sono accorte che hanno avuto un forte impatto sull’organizzazione. In maggioranza sui cambiamenti di processo e di flusso (54,2%), nelle attività e modalità di lavoro del personale (45,3%) e nelle competenze tecniche (42,7%).

Pensiamo a quanto sia cambiato il ruolo dell’operatore di fabbrica, che ora ha la possibilità di incidere maggiormente sulla produttività e di intervenire in tempo reale su ciò che avviene in produzione.

Gli operatori di una Smart Factory devono essere in grado di gestire strumenti tecnologici avanzati, leggere e interpretare una quantità elevata di dati ed essere in grado di lavorare in un ambiente sempre connesso e quindi anche più vulnerabile dal punto di vista della sicurezza.

Prendiamo ad esempio l’attività di manutenzione, invece che intervenire manualmente nel momento in cui si verifica la problematica causando fermi macchina e inattività, con software integrati ai macchinari l’operatore può realizzare manutenzione preventiva e predittiva visualizzando alert provenienti dai macchinari in anticipo e programmando attività di manutenzione e interventi di modo da non influire negativamente sull’avanzamento produttivo.

Ma prima di tutto l’operatore quindi dovrà essere formato su come interpretare i dati e su quali sono gli step corretti da eseguire.

Nell’avvio di un progetto 4.0 è fondamentale il supporto di collaboratori esterni, per esempio il fornitore dei software, che dovrà avere esperienza in progetti simili e istruire l’azienda nell’utilizzare questi strumenti nel migliore dei modi.

Noi di Axioma riteniamo che sia fondamentale effettuare un’analisi approfondita con il cliente e con tutte le persone che saranno coinvolte, individuare insieme gli obiettivi e con la nostra consulenza ridisegnare i processi di business per introdurre software adeguati alla realtà aziendale del cliente.

La formazione e il supporto continuo sono requisiti necessari al buon esito del progetto.

 

Vuoi di diventare una Fabbrica 4.0? Scopri le nostri soluzioni per l’Industria 4.0.

 

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26 giugno Webinar Industria 4.0: di cosa si è parlato

Ieri si è tenuto il webinar organizzato da Axioma e sedApta dal titolo “Industria 4.0 – Ottimizza e schedula le risorse e la produzione per una fabbrica 4.0”.

Abbiamo parlato di Industria 4.0, analizzato qualche dato su quanto hanno influito gli incentivi dei Piano Impresa 4.0 nello sviluppo di progetti innovativi e dimostrato che soluzioni di smart manufacturing possono rendere l’area produttiva più efficiente e performante.

Dai dati che abbiamo analizzato emerge che la maggior parte degli investimenti in tecnologie digitali hanno interessato i software, con un aumento considerevole dell’adozione in Cloud proprio perché questa tecnologia offre una serie di vantaggi che sono anche i concetti chiave dell’Industria 4.0: flessibilità, scalabilità e innovazione.

Inoltre, secondo un’analisi del Ministero dello Sviluppo Economico nel 2017, le imprese che hanno già investito in tecnologie abilitanti hanno intrapreso azioni di formazione del personale o si sono rivolte a collaborazioni esterne per avere il giusto supporto in un progetto di Change Management. Dati rassicuranti che evidenziano il fatto che senza formazione e competenze 4.0 raggiungere gli obiettivi di sviluppo, competitività e innovazione diventa davvero difficile.

Ed è qui che si inseriscono le competenze di Axioma e sedApta: dalla partnership nasce una proposta per le aziende manifatturiere volta all’analisi e comprensione dei processi produttivi, e delle altre aree che influenzano, per riorganizzare flussi, macchinari e modalità di lavoro in ottica di Smart Manufacturing.

Se nel webinar del 12 giugno abbiamo affrontato il tema della previsione della domanda, il focus di questo evento è stato l’ottimizzazione delle attività di schedulazione degli ordini e la raccolta dei dati di fabbrica, attività che in molte aziende vengono ancora gestite con fogli Excel e documenti cartacei. Eliminando la carta, si eliminano anche tutte quelle criticità dovute a errori, inefficienze e scarsa reattività agli eventi perturbativi. Introducendo software di schedulazione e raccolta dati è possibile tenere sotto controllo tutto il processo produttivo e lavorare più velocemente su dati affidabili e aggiornati.

Axioma e sedApta hanno organizzato questo evento online con l’obiettivo di fornire degli spunti e dei contenuti interessanti per quelle imprese che stanno pensando di attuare un percorso di Digital Transformation in logica Industria 4.0.

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I benefici di un sistema di raccolta dati in real time

In diversi articoli abbiamo trattato il tema dell’ottimizzazione della Supply Chain, partendo da come prevedere la domanda e gestire le scorte di magazzino fino all’organizzazione delle attività di schedulazione degli ordini.

In questo articolo affrontiamo un altro tema: la raccolta dei dati di fabbrica.

Tutte le imprese vogliono migliorare l’efficienza produttiva, ridurre i costi e aumentare la soddisfazione dei propri clienti. Quando si lavora in un contesto produttivo complesso, però, questi obiettivi sono difficili da raggiungere. Gestire impianti e macchinari significa essere alle prese con una serie di imprevisti (fermi macchina, guasti, manutenzioni straordinarie,…) che possono richiedere uno sforzo eccezionale nella rischedulazione degli ordini, delle risorse e del carico di lavoro.

Oltre a queste urgenze, raramente prevedibili, si inserisce la direzione che spinge su un maggior controllo dei costi. Così tra un imprevisto e l’altro, il responsabile di produzione deve essere in grado di recuperare dati dettagliati e prospetti relativi al work in progress commessa per commessa, comprensivi dei relativi costi.

La raccolta dati in un sistema produttivo complesso

Per approfondire al meglio questa tematica, abbiamo preso come esempio un nostro cliente, leader nel settore della produzione della plastica tramite estrusione. Rispetto alla produzione discreta, in questo settore i materiali di scarto vengono reimmessi nel ciclo produttivo e riutilizzati come materia prima, complicandone la gestione.

Riassumendo brevemente il processo: le apparecchiature a bordo macchina predispongono l’inserimento controllato della materia prima nella macchina di estrusione e per farlo si basano sui dati delle distinte basi o “ricette”. L’output della macchina viene poi pesato automaticamente per controllare ciascun lotto di produzione e depositato nel magazzino prodotti finiti, mentre gli scarti di produzione vengono reimmessi nel ciclo.

Questi passaggi sono quelli che richiedono maggior attenzione, vanno continuamente monitorati per capire quanto materiale viene immesso in produzione e alla fine del ciclo cosa viene effettivamente consumato. Capire quali sono i margini reali di ogni commessa in questo settore è fondamentale poiché caratterizzato da grandi produzioni e margini molto bassi.

Molte aziende (tra cui il nostro cliente in situazione pre-progetto) fanno ancora grande uso di fogli Excel e report cartacei per raccogliere e consultare i dati di fabbrica. Gli operai, a fine giornata, compilano schede di produzione che vengono consegnate quotidianamente al responsabile che dovrà fare salti mortali per riuscire ad ottenere delle analisi corrette sulla situazione produttiva.

I dati non sono sempre completi e corretti, non se ne conosce la sorgente (soprattutto in caso di modifiche) e non vi è un aggiornamento in tempo reale. Come è possibile definire con precisione i costi con informazioni così frammentate e molto spesso errate?

Inoltre, senza un sistema di alert per individuare malfunzionamenti o fermi macchina, possibile solo con dati provenienti in tempo reale dalle macchine, non è possibile rispondere prontamente a eventi imprevisti rischiando di non rispettare la data di consegna prevista al cliente.

Ci si scontra con un mercato sempre più competitivo e con clienti sempre più esigenti quindi vien da sé che gestire queste operazioni in questo modo limita fortemente lo sviluppo dell’azienda.

Integrare le linee produttive e consultare i dati in real time

Per far fronte a queste problematiche, il nostro cliente ha deciso di introdurre un software di raccolta dati integrato ai sistemi di plc bordo macchina e al gestionale aziendale.

Quali benefici si possono ottenere?

Il vantaggio più rilevante è poter conoscere in tempo reale la marginalità di ogni commessa che, nel caso del nostro cliente, era una delle difficoltà maggiori.

Il responsabile di stabilimento è in grado di controllare la produzione attraverso la rilevazione diretta degli ordini di lavoro, con un aggiornamento in tempo reale dell’avanzamento produttivo, la consuntivazione di tempi e quantità e degli indicatori di performance. La direzione può lavorare su dati oggettivi, certificati e aggiornati ed essere sicura di effettuare analisi con una base dati che prende in considerazione sia le variabili produttive, che quelle commerciali.

Un progetto di Change Management volto all’introduzione di soluzioni per l’Industria 4.0 , coinvolge più persone e richiede un forte impegno da parte del fornitore che deve essere in grado di seguire con professionalità tutte le fasi del progetto e fornire consulenza non solo sul funzionamento del software, ma anche sull’organizzazione dei processi produttivi e aziendali, che (in alcuni casi) vengono completamente stravolti. Allo stesso modo, il cliente dev’essere consapevole che si tratta di un’investimento volto al miglioramento dell’efficienza produttiva e rendersi disponibile al raggiungimento degli obiettivi prefissati. Solo così si può ottenere una vera Fabbrica 4.0!

 

 

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Come riuscire a mantenere il livello di servizio al cliente concordato in un sistema produttivo complesso?

Nell’ambito manifatturiero le modalità di produzione possono essere diverse: c’è chi produce per il magazzino (Make To Stock) in base alle previsioni di vendita, chi produce in base agli ordini (Make To Order) o ancora chi decide di affidare la produzione a terzi e occuparsi solo dell’assemblaggio o chi si identifica in tutte queste modalità.

Nonostante questi distingui c’è un fattore che accomuna tutte le aziende: la necessità di ottimizzare tempi e risorse di produzione e, in caso di perturbazioni, prendere decisioni corrette e in breve tempo per riorganizzare la pianificazione e soddisfare le richieste del cliente.

Vediamo in questo articolo, attraverso l’esperienza del nostro cliente Rollon, come si possono mantenere gli SLA concordati con il cliente e ottimizzare l’utilizzo delle risorse aziendali.

Come schedulare gli ordini di lavoro

Coniugare esigenze produttive e commerciali non è semplice, soprattutto in sistemi produttivi complessi e caratterizzati dalla presenza di indicazioni specifiche da parte della direzione.

Rollon, ad esempio, è un’azienda leader nella produzione di componenti meccanici per la movimentazione lineare (guide e attuatori) che punta molto sull’attenzione al cliente. Per questo motivo la Direzione ha stabilito che per ogni linea di prodotto e quantità richieste venga garantito un tempo di consegna certo di modo che la forza commerciale, già in fase di offerta, può fornire al cliente la data di delivery.

Per fare questo è necessario coordinare le attività di fabbrica in base alle esigenze commerciali, programmando gli ordini di lavoro in maniera dettagliata, utilizzando al meglio le risorse (impianti, attrezzature, squadre di lavoro) e i materiali da impiegare. Alcune realtà aziendali effettuano l’operazione di schedulazione ancora manualmente, attraverso fogli di calcolo, ma qualsiasi modifica nella programmazione diventa un generatore di lavoro manuale time consuming per riprogrammare il tutto.

E cosa succede se avviene un fermo macchina, se l’impianto ha bisogno improvvisamente di manutenzione straordinaria, se la materia prima non è arrivata in tempo, oppure se l’addetto alla linea di montaggio è malato?

Il piano di produzione va rischedulato in tempi da record, per riuscire a consegnare la merce al cliente nei tempi concordati.

A fronte di un disguido, rischedulare la produzione manualmente significa conoscere se ci sono ordini che hanno priorità, le disponibilità delle risorse, la quantità di merci in magazzino, lo stato dei macchinari, tutte informazioni che vengono recuperate attraverso chiamate ai colleghi, spostamenti da una linea di produzione ad un altra o email con tempi di risposta non proprio immediati.

E i dati cartacei o su fogli Excel sono aggiornati? Chi li ha raccolti? Sono stati modificati?

Basta un solo errore per mettere a rischio il corretto avanzamento produttivo e quindi il rispetto della data di consegna definita.

Perché passare da attività manuali a quelle digitali

Occorre quindi riuscire a determinare in maniera precisa, semplice e veloce la sequenza ottimale degli ordini di lavoro con le risorse a disposizione e monitorare in tempo reale l’avanzamento del ciclo produttivo.

Per far fronte a queste esigenze, Rollon ha introdotto soluzioni software di schedulazione e raccolta dati integrate all’ERP che permettono ai responsabili di reparto di schedulare gli ordini in base a logiche ottimizzate e strategiche e di avere sotto controllo tutte le fasi di lavorazione.

Il collegamento dei macchinari ad un software di raccolta dati permette agli operatori di ottenere in tempo reale e in automatico i dati su quantità, tempi di lavorazione, stato impianti e un aggiornamento costante degli indicatori di performance, evitando tempi di registrazione manuale.

In caso di eventi imprevisti, avendo visibilità immediata delle informazioni sullo stato degli ordini di lavoro e delle risorse disponibili, è possibile intervenire immediatamente e rischedulare il piano in breve tempo.

Man mano che i valori di produzione crescono, i dati e le informazioni da considerare si moltiplicano e un foglio Excel diventa un limite allo sviluppo e alla competitività aziendale, a maggior ragione in un momento economico in cui la competitività si fa ancora più forte e i concorrenti reagiscono meglio di noi alle pressioni del mercato.

E allora perché non fare come Rollon e introdurre sistemi a supporto delle attività di programmazione?

Molte realtà aziendali sono frenate dall’introdurre strumenti di questo tipo perché significa prevedere una riorganizzazione dei processi produttivi e aziendali (non sempre facile). Il trucco consiste nello scegliere un fornitore capace non solo di fornire la “tecnologia”, ma soprattutto la consulenza e il supporto commisurato al grado di complessità.

 

Noi di Axioma riteniamo che condividere esperienze e casi di successo sia una guida molto efficace per la comprensione di queste problematiche e per individuare quali strumenti possono garantire un aumento dell’efficienza produttiva, apportando benefici alle diverse organizzazioni aziendali.

 

Rollon, ad esempio, è riuscita a garantire consegne puntuali e di qualità pur essendo caratterizzata da un processo produttivo complesso.

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Faac racconta il suo persorso di automazione. Dalla configurazione d'offerta e raccolta ordini alla E-Supply chain

La parola al cliente: FAAC racconta il suo percorso di automazione

Grande partecipazione al webinar di ieri sull’automazione della forza vendita e sulla E-Supply Chain.

“La parola al cliente” è stata la chiave del successo: un caso reale di un’azienda italiana che ha condiviso la propria esperienza di digitalizzazione e integrazione dei processi. E infatti FAAC, azienda specializzata in automazione e controllo degli accessi, attraverso la voce di Ester Bergonzoni ed Enrico Fregnan ha parlato di come ha ottimizzato la gestione fornitori ed il processo di configurazione delle linee di prodotto per la generazione di preventivi, offerte, ordini, distinte basi e cicli di lavorazione.

Il processo di vendita di materiale configurato inizia in Axioma con la creazione di un’offerta che, se andata a buon fine, viene convertita in ordine e poi trasmessa all’ERP SAP e con la generazione della distinta di produzione. L’MRP schedula i fabbisogni di materia prima e invia le nuove righe d’ordine a IUNGO, la soluzione software per la gestione dei fornitori, che elabora in un ordine di acquisto formale e le propone automaticamente al fornitore.

Qualche risultato ottenuto?

  • più di 300 utenti distribuiti globalmente utilizzano Axioma per configurare prodotti ed inviare l’offerta al cliente, raccogliere gli ordini di vendita ed anche per inviare ordini intercompany alle fabbriche che poi si occuperanno della produzione dei configurati
  • 500/600 offerte emesse mensilmente in modo automatico da commerciali, agenzie e consociate
  • oltre 600 fornitori integrati in 12 mesi

Se vuoi saperne di più o vuoi ricevere i materiali dell’evento, compila il form di richiesta.

Assintel report 2019 come affrontare la trasformazione digitale

Assintel Report 2019: come affrontare la Trasformazione Digitale

Continuano le considerazioni su quando emerge dall’Assintel Report 2019. Avevamo concluso il precedente articolo, dove abbiamo dato una panoramica generale sulla spesa ICT in Italia, con qualche domanda: quali saranno le priorità e le sfide che le imprese dovranno affrontare nella trasformazione digitale? Quali cambiamenti porterà in ambito organizzativo?

Le priorità di business

Garantire la soddisfazione del cliente è un elemento fondamentale dal quale dipende il successo di un’azienda. Questo è un concetto che ormai è sulla bocca di tutti finché lo si legge su articoli e whitepaper, ma nella realtà di tutti giorni le imprese riescono davvero a metterlo in pratica?

Sviluppare un rapporto di qualità e aumentare la soddisfazione dei clienti offrendo loro prodotti e servizi sempre più personalizzati sono gli obiettivi principali delle aziende italiane. Che si tratti di piccole, medie o grandi imprese, ciò che sta guidando le imprese nelle iniziative digitali è un approccio customer centric.

Il report conferma che il miglioramento della soddisfazione e della fidelizzazione dei clienti sarà la priorità di business principale per il 2019, sia in ambito B2B sia in quello B2C. Le aziende hanno compreso che devono offrire un valore aggiunto rispetto ai concorrenti, non solo per quanto riguarda l’oggetto della vendita, ma anche e soprattutto nel servizio di assistenza e post-vendita.

Al secondo posto tra le priorità vi è la razionalizzazione delle spese e dei costi operativi che influenzano fortemente gli investimenti e limitano i progetti di innovazione. Questo andamento continuerà anche per il prossimo anno, anche se ci sono molte differenze tra settore e settore. Nella Pubblica Amministrazione è molto evidente, causa anche delle azioni di contenimento della spesa pubblica operata dal Governo negli ultimi anni, mentre risulta meno marcata negli altri settori (industria, commercio, servizi…).

Terza priorità di business è lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi. Collegandosi al primo punto, innovare la propria offerta vuol dire offrire di più ai clienti. Ma non solo, significa anche  garantirsi nuove fonti di ricavo.

Se questo aspetto è ben visibile nel settore finanziario, si riscontra un approccio innovativo anche nel comparto industriale e manifatturiero, che sceglie di puntare sullo sviluppo di nuovi prodotti e sulla differenziazione della propria offerta, per entrare in nuovi mercati e rimanere competitivi in un contesto economico internazionale come quello di oggi.

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Fonte: Survey IDC per Assintel Report 2019

Finora abbiamo analizzato le priorità di business che coinvolgono tutte le aree aziendali, ma quando si parla di tecnologie e innovazione il vero protagonista è il reparto IT. Quali sono le priorità per quest’area?

Priorità per il reparto IT

Ancora una volta si parla di controllo dei costi. A conferma di quanto emerso anche dall’Insight Intelligence Technology Index, che abbiamo analizzato in un articolo precedente, le tecnologie vengono ancora viste come un costo piuttosto che un investimento. Si tende a non investire in nuovi sistemi informatici, ma piuttosto ad utilizzare il budget a disposizione per la manutenzione dei sistemi già presenti.

Quando il budget viene impiegato in nuovi progetti? Nell’automazione e ottimizzazione dei processi IT, seconda priorità per gli IT: eliminazione dei linguaggi e delle tecnologie troppo complesse, a favore di quelle più agili e abilitanti per un’automazione più vera, che semplifica e velocizza le operazioni di sviluppo, rilascio e manutenzione delle applicazioni. Queste attività infatti, richiedono tempi operativi molto lunghi e l’impiego di molte risorse, quindi l’obiettivo è quello di snellirle e renderle più efficienti con l’utilizzo di tecnologie avanzate in modo tale da ridurne anche i costi.

“Le prospettive sull’andamento della spesa ICT per il 2019 presso le aziende italiane evidenziano un sostanziale clima di stabilità rispetto al 2018: per ben il 78% delle realtà intervistate, infatti, i livelli di spesa per il prossimo anno si manterranno stabili”

Una piccola percentuale si dirige verso un aumento della spesa ICT per il 2019. Anche in questo caso, c’è molta difformità nelle propensioni di spesa tra micro e piccole imprese, che hanno un atteggiamento molto più prudente e incerto, rispetto al comportamento delle medio-grandi imprese, più propense ad un aumento di spesa e investimenti in ambito tecnologico.

Nuove sfide e ostacoli da superare

Ovviamente come ogni processo di cambiamento e trasformazione digitale, sono presenti nuove sfide e ostacoli da superare. Emergono tre carenze sulle quali le imprese dovranno focalizzare i propri sforzi e sulle quali dovranno acquisire molta più consapevolezza:

  • carenza di competenze: percepita soprattutto dalle aziende più piccole che non riescono ad attirare figure professionali adeguate o a trattenerle
  • carenza di cultura: trasversale a tutte le imprese italiane, dove il problema principale sono le priorità del top management, rivolte ad obiettivi diversi rispetto quelli relativi alla digitalizzazione
  • carenza di budget: il 30% delle aziende medie e grandi dichiara di avere difficoltà nei finanziamenti dei progetti di digitalizzazione

Insomma, di fronte ad un cambiamento dei mercati e dei consumatori anche le imprese devono rimettersi in gioco: trasformando sia i processi, sia le attitudini e le competenze del personale. In che modo? creando team competenti, specializzati e che possano dedicare del tempo a ideare, sviluppare e implementare progetti di trasformazione digitale.

Come cambia il modo di lavorare?

Alla luce di queste considerazioni, come cambia il modo di lavorare? Come ci si riorganizza?

E’ inevitabile che le dinamiche organizzative interne subiscano delle modifiche con l’introduzione di nuove tecnologie e funzioni aziendali. L’innovazione attraversa tutta l’azienda e bisogna essere pronti ad adattare i processi interni, collaborando e conciliando la cultura aziendale con un nuovo modo di lavorare.

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Fonte: Survey IDC per Assintel Report 2019

La maggioranza degli intervistati esprime che non ci sono impatti imminenti sull’organizzazione, mentre sono in crescita le imprese che pensano che nasceranno nuove relazioni tra il reparto IT e gli altri dipartimenti (11%), causate dall’avvio di progetti di innovazione.

Quest’area svolge un ruolo sempre più importante nella comprensione delle necessità e delle esigenze dei diversi reparti, soprattutto in vista di nuovi progetti ICT, dove il suo coinvolgimento nella definizione delle strategie è fondamentale.

Nella scala degli impatti riorganizzativi, seguono l’introduzione di nuove figure professionali (9%) e la creazione di nuovi dipartimenti e funzioni aziendali (5%).

Ed eccoci alla conclusione dell’Assintel Report 2019 che vi avrà sicuramente fornito uno spunto di riflessione su un contesto così in evoluzione, che ha travolto i modelli di business tradizionali di tutte le imprese italiane.

Assintel report 2019: spesa, priorità e cambiamenti organizzativi in ambito ICT in Italia

Assintel Report 2019: spesa, priorità e cambiamenti organizzativi in ambito ICT in Italia

Assintel Report 2019: la trasformazione digitale deve essere veramente compresa e inserita in una strategia bene precisa per trarne beneficio.