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Fattura XML B2B

Fatturazione elettronica tra privati: a che punto siamo?

Siamo pronti ad affrontare l’entrata in vigore della fatturazione elettronica tra privati? Questa domanda è stata posta ormai fin troppe volte, ma questo adempimento è ormai una realtà e possiamo dire che la maggioranza delle aziende italiane è pronta.

Dopo i dubbi iniziali, sta aumentando la consapevolezza che questo adempimento porterà benefici e nuove opportunità nella gestione di un processo amministrativo finora effettuato un po’ manualmente e un po’ con sistemi informatici tradizionali e datati. In questo modo la gestione delle informazioni e le fasi di trasmissione delle fatture vengono automatizzate velocizzando il processo e rendendolo standardizzato. Questo è un ulteriore step verso l’automazione e l’ottimizzazione dei processi aziendali, focus che persiste ormai da molto tempo nell’ambito della digital transformation.

Ciò che è successo negli ultimi giorni però, ci mette di fronte ad un’altra domanda: se siamo pronti, perché c’è già stata una proroga della prima scadenza?

C’è ancora qualche dubbio

Via libera al primo rinvio e si spera anche l’unico. In realtà la pressione e la preoccupazione di un adeguamento, ha già provocato una proroga per coloro che dovevano partire per primi. L’obbligo di emissione di fatturazione elettronica per cessioni di carburante ad uso motore, fissata per il 1° luglio 2018, slitta al 2019 in modo da uniformarlo a quanto previsto dalla normativa generale valida per tutte le imprese. Rimane invece confermata l’entrata in vigore per le prestazioni rese da soggetti subappaltatori e subcontraenti delle PA.

Ancora qualche dubbio, quindi, che in parte frena alcune imprese ad intraprendere questo percorso. Le scarse competenze interne e la confusione nel capire esattamente come gestire in modo corretto questa nuova procedura provocano ancora un po’ di diffidenza e di conseguenza ritardi. Ecco perché è importante comunicare a queste imprese che ancora non si sentono pronte i benefici di questa normativa, fatta per creare efficienza nei processi di verifica, migliorare e rafforzare le procedure attraverso degli strumenti digitali e per porre le basi alla creazione di un Mercato Unico Digitale Europeo entro il 2020.

Certo come in ogni cambiamento le difficoltà non sono pari a zero, soprattutto per quelle imprese che hanno sempre lavorato nello stesso modo, svolgendo le attività di emissione, registrazione e ricezione delle fatture in modo tradizionale e le parole “digitale” e “innovazione” non fanno ancora del tutto parte dei valori aziendali. Per questa piccola fetta di imprese significherebbe gestire le informazioni sulle transazioni in maniera completamente diversa, digitale ed elettronica. Il timore di incorrere in sanzioni e di non riuscire a trovare un partner affidabile, in questo momento, hanno la meglio sulla volontà di fare un passo verso la digitalizzazione e l’automazione dei processi.

Qual è stato l’impatto finora?

I dati in realtà smentiscono questi dubbi e paure, confermando che nel complesso le imprese italiane sono a buon punto sia in termini di conoscenza sia di capacità di adeguamento alla normativa.

Dal sondaggio dell’ Osservatorio Fatturazione Elettronica & eCommerce B2B del Politecnico di Milano su 126 grandi imprese (con più di 250 addetti) e 218 PMI “soltanto il 5% delle grandi imprese e il 9% delle PMI non ha ancora deciso come organizzarsi per adempiere all’obbligo normativo o non ne è a conoscenza. Sono positive anche le aspettative: il 50% delle grandi imprese e il 34% delle PMI percepiscono l’obbligo come un’opportunità per ottimizzare i processi aziendali, mentre il 13% delle grandi imprese e il 14% delle PMI lo vedono come un aiuto per combattere l’evasione fiscale. Inoltre, poco più di un quinto del campione (21%) ritiene che ci sarà un po’ di confusione sul mercato al momento dell’entrata in vigore dell’obbligo.”

Chi ha saputo cogliere questa opportunità dovrà rivedere internamente i propri processi e sfruttare le potenzialità che si generano grazie al passaggio da una gestione cartacea e costituita da documenti a una gestione di flussi di dati, dove la dematerializzazione di un documento fa sì che l’intero ciclo ordine-pagamento diventi digitale e ben definito.

“I benefici di questo passaggio sono evidenti: con l’introduzione della sola fattura elettronica strutturata si possono risparmiare tra i 5,5 e gli 8,2 euro per ogni fattura, mentre con la digitalizzazione dell’intero ciclo dell’ordine tra 25 e 65 euro ogni ciclo” afferma Claudio Rorato, Direttore dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica e eCommerce B2b.

Quindi si parla anche di benefici in termini economici, legati alla riduzione dell’impiego di manodopera e costi di spedizione, produzione e stampa delle fatture.

I software gestionali rivestono un ruolo importante

Avere gli strumenti adeguati e tecnologicamente avanzati per far fronte a questo adempimento non è importante, è fondamentale.

Sempre secondo la ricerca dell’Osservatorio il 39% delle grandi aziende e il 32% delle PMI adegueranno il proprio gestionale per adempiere all’obbligo normativo. Mentre le imprese che hanno la propensione ad esternalizzare il servizio sono pari al 34% per le grandi aziende e al 21% per le PMI. Utilizzare un gestionale in grado di emettere fatture nel formato richiesto dall’Agenzia delle Entrate e di archiviarle con un sistema di conservazione sostitutiva a norma di legge sono i requisiti per poter emettere fatture in formato XML sia per la pubblica amministrazione, sia per le altre aziende.

Non hai ancora pensato a come scegliere la soluzione giusta? Forse ti sei perso questo articolo sul nostro blog!

Openbanking

Banche e openbanking: è arrivato il momento di cambiare?

Recentemente ho letto un articolo de Il Sole 24ORE  dal titolo “L’innovazione in banca parte dalla piattaforma” in cui si promuoveva il concetto di openbanking e di utilizzo di piattaforme open per rispondere al meglio al mercato, sia ai clienti che ai competitor.

L’openbanking sembrerebbe la risposta ai problemi del mondo bancario, da troppo tempo monolitico e poco aperto alla collaborazione.

Partiamo dal problema. Per le banche le sfide di oggi, definite sfide 4.0, sono riassumibili in questi punti:

  1. concorrere con competitor del tutto nuovi al settore (es. Big tech) a cui il digitale ha aperto le porte
  2. affiancarsi a partner moderni e innovativi per essere più affascinanti nei confronti dei clienti, soprattutto per i millennials
  3. rispondere più velocemente e con servizi sempre accessibili alle aziende
  4. migliorare l’efficienza aziendale, migliorando i processi e riducendo i costi

La piattaforma dell’openbanking abiliterebbe la collaborazione e il contatto tra banche e soggetti innovatori per lo sviluppo di nuove soluzioni che da una parte migliorano il rapporto con la clientela e dall’altra efficientano i processi operativi. Si tratta di un ecosistema in cui banche, startup e altri player possono collegare le proprie soluzioni, competenze, tecnologie e servizi per ridurre i costi e velocizzare i processi di innovazione e risposta ai clienti.

«Laddove c’è un forte brand il marketplace proprietario può funzionare, ma in caso contrario diventa più efficiente il modello della piattaforma aperta a servizi diversi, anche di soggetti concorrenti» [Paolo Gianturco, partner Deloitte, Fintech & Fsi Tech Leader]

Per fare ciò è necessario lo sviluppo di una piattaforma tecnologicamente moderna, aperta e quindi in grado di integrare diversi programmi. Si parla quindi di API (application programming interface), cioè di connettori, e di opensource. Termine che ha sempre spaventato le banche per questioni di sicurezza e protezione di rete e dati, ma che oggi torna in auge e anzi viene promosso poiché raccoglie tutti i vantaggi di cui oggi le banche hanno bisogno.

Un openbanking basato su una piattaforma open source è quanto più di open si possa pensare. Sarebbe uno scardinamento a 360° del tradizionale sistema bancario, statico e chiuso, che è stato anche il freno al motore dell’innovazione e della competizione.

Una migliore predisposizione all’opensource da parte delle banche era emersa anche dallo studio condotto da NextValue (che puoi scaricare gratuitamente a questo link).

Il dato interessante che emerge dal report è sull’utilizzo di questa tecnologia tra le aziende del mondo finanziario: più dell’80% dichiara, infatti, di ricorrere e far uso di sistemi opensource.

Uso dell'opensource in Italia

Superati gli ostacoli che impedivano all’open source di varcare la porta delle banche, oggi ritroviamo questa tecnologia in maniera diffusa tra gli istituti, anche se si concentra su processi non-mission critical a indicare che comunque prevale un approccio più cauto. Sui problemi di sicurezza e risk management l’open source ha fatto passi da gigante negli ultimi 10 anni e la percezione delle imprese Italiane sembra essere migliorata. Un po’ come è stata recentemente la paura del cloud.

Cosa ha spinto le banche a introdurre l’opensource?

Per definizione, l’accesso pubblico al codice sorgente riduce i costi legati alle licenze ed alla manutenzione. Eppure, sebbene il principale beneficio resti il contenimento dei costi (71%), più della metà del nostro panel (53%) ha individuato la facilità di accesso all’innovazione come fattore chiave per l’adozione di software open source. L’open source permette infatti di testare nuove soluzioni senza rischiare. Grazie ad un ampio set di componenti ed una forte riduzione dei costi è possibile sperimentare nuove idee e prototipare nuove soluzioni, con un investimento minimo in termini di tempi e risorse.

Ed ecco che ritroviamo quanto scritto precedentemente: in un mercato dove la competitività si gioca sulla velocità e adeguatezza delle risposte al cliente – sempre e ovunque- sulla riduzione dei costi di gestione e sull’aumento dell’efficienza ecco che l’open source si rivela uno strumento in grado di guidare il settore in questa corsa verso l’innovazione.

Openbanking e open source potrebbero dunque rivelarsi la chiave di volta per l’immobilismo delle banche italiane e fornire nuova linfa ad un mercato che viene sempre più minacciato dai nuovi player, big tech prima di tutto.

Andare oltre la vendita con un software service desk

Andare oltre la vendita con un software service desk

CRM: Customer Relationship Management, ovvero gestione delle relazioni con i clienti. Per relazioni intendiamo tutte quelle attività che iniziano dal primo contatto fino ad arrivare alla gestione del post-vendita e alla fidelizzazione dei clienti.

Se parliamo di gestione clienti, il punto di partenza è sempre uno: il CRM. Questo strumento offre supporto nelle attività di marketing e vendite, ma non si ferma qui. Per una gestione del cliente efficace è necessario seguirlo anche dopo la vendita, fase che in realtà molte aziende purtroppo sottovalutano. Non dimentichiamo che la soddisfazione del cliente non si ferma solo alla qualità del prodotto o del servizio acquistato, ma è legata anche alla qualità del servizio di assistenza post-vendita.

Assistere il cliente a 360 gradi dal primo contatto fin dopo l’acquisto è il segreto per costruire un parco clienti solido e duraturo, oltre che per ottenere una reputazione positiva. Sì perché se il cliente sarà soddisfatto, consiglierà sicuramente i prodotti o i servizi ad altre persone, creando un passaparola positivo. Uno studio citato dal McKinsey Quarterly mostra come il passaparola sia il fattore che influenza le nostre decisioni di acquisto fino al 50%. Ecco perché offrire un servizio post-vendita eccellente è fondamentale per mantenere i clienti esistenti e farà da leva anche per ottenerne dei nuovi.

Quali sono le metodologie utilizzate?

Le strategie per migliorare il servizio clienti si sono evolute e vengono supportate da applicazioni per migliorare la tempestività di risposta. Le Chatbot per esempio, sono la novità del momento in ambito Customer Service, prestando un servizio clienti immediato dove l’utente, come se fosse in chat con un operatore reale, può inserire domande e inviare messaggi ricevendo una risposta immediata alla problematica. Oppure molte aziende hanno una sezione FAQ molto strutturata ed esaustiva che opera come “servizio clienti self service” dove gli utenti possono trovare subito le risposte a domande comuni senza dover passare dal servizio call-center. Queste strategie sono sufficienti se si ricevono poche segnalazioni e se la loro natura è di facile risoluzione.

Ma se la segnalazione del cliente è particolarmente complessa, la mole di ticket è molto alta e di tipologia diversa, è necessario il supporto di un software service desk e di un operatore di ruolo per organizzare e gestire le segnalazioni in modo efficiente.

L’importanza del fattore tempo

Il fattore tempo è sempre più rilevante per ottimizzare la qualità del Customer Service e l’operatività degli uffici dedicati a questa attività.

La valutazione ritenuta più importante da parte del cliente è “in quanto tempo il mio problema è stato risolto?” Non lo dice una ricerca, basta pensare a noi stessi, quando a seguito di una richiesta di assistenza desideriamo che venga evasa nel più breve tempo possibile. Proviamo a metterci nei panni degli uffici dedicati al servizio clienti, che si ritrovano con tipologie di ticket differenti, che arrivano da canali diversi e che non avendo uno strumento adeguato a supporto, rischiano di perdere informazioni importanti senza riuscire a tracciare le richieste già evase e quelle in attesa di essere assegnate. Sarà molto complicato, se non impossibile, riuscire ad erogare un supporto post-vendita tempestivo e di qualità.

Un software service desk adatto ad ogni tipologia di ticket

Poiché la fidelizzazione del cliente sta assumendo sempre più importanza, tutte le aziende si stanno muovendo in questa direzione: rendere il servizio post-vendita un’esperienza positiva, per fare in modo che la prossima volta il cliente non passi alla concorrenza.

L’attività di post-vendita è una fase delicata e complessa sia nel settore industriale sia nel settore dei servizi. Le aziende che vendono macchinari e impianti, ad esempio prevedono all’interno del contratto di vendita anche servizi legati all’assistenza tecnica e alla manutenzione. Queste richieste post-vendita fanno riferimento a condizioni contrattuali differenti quindi risulta molto complicato riuscire a gestirle in maniera manuale o comunque senza il supporto di uno strumento informatico. Senza tralasciare il fatto che trattandosi di interventi molto importanti vanno presi in carico nel minor tempo possibile e avendo a disposizione tutte le informazioni sul cliente aggiornate e complete. Oppure, specialmente nel settore manifatturiero, la tipologia di segnalazione può essere legata ad un difetto di prodotto o alla conformità della merce, che andrà sostituita in tempi brevi.

Qualsiasi sia la natura del reclamo, un software service desk è lo strumento giusto per rendere meno critica questa attività. Una volta individuata la problematica la prima cosa che farà il cliente sarà rivolgersi al centro di assistenza, attraverso una telefonata, via e-mail oppure se il sito web ne è dotato aprire un ticket attraverso l’area riservata all’assistenza clienti. E poi?

Una volta inviata la segnalazione cosa succede?

Attraverso un sistema di notifica l’addetto riceverà la richiesta ed entra in gioco la capacità di gestirla al meglio e nel minor tempo possibile. Non si tratta solo dell’abilità dell’operatore, ma soprattutto dell’operatività del sistema software in utilizzo.

È fondamentale avere a disposizione tutte le informazioni in merito al cliente: prodotti e servizi acquistati, dettagli relativi all’ordine e al contratto, operazioni legate all’assistenza tecnica, tipologia di ricambi disponibili, storico delle segnalazioni precedenti, stato di avanzamento…e questo è possibile solo se si ha un software service desk integrato al CRM e al sistema gestionale aziendale.

Un software service desk ha come obiettivo l’organizzazione ed il monitoraggio di tutto questo caos di informazioni, ottimizzando la raccolta, la gestione e l’evasione dei ticket. Permette di avere una visione completa delle segnalazioni, prendere o assegnare in automatico la richiesta e monitorarne lo stato di avanzamento. Avere una panoramica completa di tutte le informazioni riguardanti i singoli clienti e i singoli ticket permette il miglioramento della suddivisione delle attività per pianificare correttamente anche quelle future.

Con il modulo segnalazioni di Axioma Cloud CRM potrai svolgere queste operazioni in tutta semplicità e minimizzando gli errori grazie alla completa disponibilità di informazioni su attività, scadenze e stati di avanzamento delle richieste. Lo stato di avanzamento di ogni ticket può essere visionato anche dal cliente, nella sua area riservata per assicurarne la presa in carico e il monitoraggio. Inoltre il ticket può essere assegnato o passato ad operatori con competenze specifiche differenti per garantirne l’evasione.

 

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Industria 4.0: ne stiamo cogliendo le opportunità?

Abbiamo parlato di Industria 4.0, Smart Manufacturing e IoT per molto tempo, ma come sta andando? Le imprese stanno davvero approfittando di questi incentivi? Qual è stato l’impatto sui processi produttivi finora? E i risultati?

L’introduzione del Piano Industria 4.0 e gli incentivi dati dal Governo per facilitare la digitalizzazione dei processi produttivi delle aziende italiane sta dando i suoi frutti.

“Gli investimenti sono cresciuti dell’11%” aveva dichiarato a inizio anno l’allora Ministro per lo Sviluppo Economico Carlo Calenda, presentando a Torino i risultati del 2017 e le azioni in programma per il 2018. “Tra gennaio-novembre 2017, infatti, grazie all’iperammortamento, al superammortamento e alla Nuova Sabatini è stato registrato un aumento complessivo dell’11% per gli ordinativi interni con riferimento ai beni strumentali, con picchi del 13% per macchinari e alti apparecchi”.

Per il momento le imprese italiane hanno colto queste opportunità e gli effetti sono positivi. I dati Istat dimostrano che la crescita dell’industria italiana è aumentata del +3% nel 2017, spinta dall’accelerazione di fine anno. L’aumento degli investimenti nei beni strumentali è dovuta agli incentivi offerti dal Piano Industria 4.0 che hanno incontrato un momento favorevole della ripresa negli investimenti in fattori produttivi di base, soprattutto nel settore industriale.

Si è infatti registrata la crescita del 4% nella produzione di macchinari (nel periodo gennaio 2016 – luglio 2017) con un’impennata del 15% del relativo fatturato. Questi dati evidenziano la volontà da parte delle imprese italiane di rendersi sempre più competitive a livello internazionale e di orientarsi verso nuovi prodotti, strumenti e tecnologie per migliorare l’efficienza produttiva.

Gli imprenditori cosa ne pensano?

Le proposte di investimento hanno saputo aggregare tutti gli elementi coinvolti all’interno dei processi produttivi industriali: beni strumentali, macchinari e impianti, fornitori, soluzioni hardware e software, ricerca e sviluppo, strumenti, servizi e consulenza e sopratutto formazione, indispensabile per sviluppare nuove competenze e guidare l’innovazione delle PMI italiane. Insomma, la completezza degli strumenti oggetto degli incentivi e i risultati in termini di innovazione e competitività presentati non potevano che creare interesse negli imprenditori italiani.

Lo confermano anche i risultati della ricerca KPMG che ha analizzato la valutazione delle imprese su come sia stato recepito dagli imprenditori il Piano Industria 4.0, dove emerge che più della metà delle imprese ha dichiarato che senza gli incentivi avrebbe limitato notevolmente l’investimento, mentre il 5,6% non avrebbe investito affatto. Tant’è vero che le misure percepite più utili sono stati gli sgravi fiscali: l’iperammortamento utile per il 72,4% delle imprese e considerato la misura più interessante anche per il futuro, a seguire superammortamento (47,6%) e credito d’imposta per R&S (54,6%).

Si può quindi dire che lo stimolo più grande nella decisione di intraprendere investimenti economici per la trasformazione digitale della produzione siano state le agevolazioni fiscali relative all’iper e superammortamento e la Nuova Sabatini. Senza questi la crescita sarebbe stata più lenta e meno consistente.

L’impatto sul business aziendale

Finora abbiamo visto l’andamento degli investimenti e la percezione degli imprenditori italiani, entrambi positivi.

Ora approfondiamo qual è stato l’impatto sul business aziendale partendo dal presupposto che l’obiettivo del Piano Industria 4.0 era quello di sostenere le imprese nella digitalizzazione e nell’innovazione dei processi produttivi e integrare tutte le informazioni provenienti da diversi macchinari su un’unica piattaforma dove reperire facilmente i dati . Sempre secondo i risultati della ricerca KPMG gli impatti più rilevanti si sono verificati in termini di efficienza produttiva (62,4%), incremento del valore aggiunto di prodotti e servizi (48,4%), miglioramento delle relazioni con i clienti (38%) e con i fornitori (16,4%).

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L’ammodernamento dei macchinari e dei sistemi informativi utilizzati per gestire la produzione sono uno dei risultati più importanti, dato che tecnologie obsolete, impianti vecchi e non performanti erano (e purtroppo sono ancora) presenti in molte realtà aziendali. Questi incentivi hanno consentito a molte imprese di introdurre macchinari nuovi e sistemi software in grado di interconnettere e automatizzare i processi dell’intera catena di distribuzione aziendale. 

Interfacce web per accedere ai dati di avanzamento e monitoraggio della linea di produzione, indicatori di performance e simulazione di scenari alternativi per l’ottimizzazione del piano produttivo sono solo alcune delle funzionalità di queste nuove tecnologie che permettono alle imprese di migliorare il controllo sull’intera supply chain e ridurre i costi.

Come stare al passo?

In questo nuovo contesto è necessario non farsi trovare impreparati per stare al passo con questo cambiamento in atto. In un mercato che chiede connessione dei dati, digitalizzazione e robotizzazione dei sistemi produttivi, le imprese hanno iniziato una corsa contro il tempo per riuscire ad ottenere tutti i vantaggi che questi incentivi offrono.

L’avvento della Smart Manufacturing ha portato le aziende a dover ripensare e riorganizzare i propri processi produttivi che senza tecnologie avanzate per l’integrazione e la connessione dei dati, in poco tempo sarebbero diventati obsoleti. I risultati ad oggi sono stati positivi, ma occorre anche mantenerli tali. Tenere constanti questi obiettivi come filosofia di business aziendale è il prossimo passo per riuscire far durare questi risultati positivi anche per i prossimi anni.

Axioma, in collaborazione con SedApta, partner con oltre 25 anni di esperienza nel settore manifatturiero, offre una gamma completa di soluzioni per la gestione della Supply Chain Mangement in ottica Industry 4.0. Una suite completa di moduli integrati per ottimizzare i processi lungo l’intera supply chain: dalla schedulazione degli ordini di produzione e raccolta dati in tempo reale fino a soluzioni di Sales & Operation Planning per la pianificazione della domanda, inventario, offerta e produzione. Il tutto completamente integrato e interconnesso per garantire uniformità e reperibilità dei dati.

Quali sono i trend del CRM nel 2018

Quali sono i trend del CRM nel 2018?

Al giorno d’oggi le aziende investono nel digitale e nell’automazione delle attività per ottimizzare le relazioni con i clienti e per aumentare il livello di efficienza all’interno dell’area marketing e vendite. In seguito alla diffusione di nuovi canali e all’aumento di importanza di attività come lead generation e customer satisfaction oggi il marketing svolge un ruolo fondamentale per creare un legame con i propri clienti e mantenerlo nel tempo. Sono ancora molte però le aziende che hanno database con informazioni frammentate e che utilizzano sistemi software diversi e non integrati con risultati disastrosi in termini di tempo, errori e scarsa collaborazione.

Noi di Axioma riteniamo che utilizzare uno strumento di Customer Relationship Management, strumento principe per la gestione clienti, sia fondamentale se si vuole ottenere un miglioramento dei processi aziendali, un aumento delle vendite e una gestione più efficiente dei flussi operativi che riguardano il rapporto con i clienti. Ma cosa ne pensano le altre aziende?

Nell’indagine che vogliamo presentarvi oggi troveremo la risposta alla seguente domanda: qual è il livello di importanza che le aziende attribuiscono all’utilizzo del CRM? Rispetto al 2017 i dati dimostrano che vi è un maggior interesse e consapevolezza nello strumento per il miglioramento delle attività di marketing, vendita e post-vendita.

La ricerca

Per il quarto anno consecutivo l’Osservatorio CRM 2018 ha analizzato i principali trend del CRM tra le aziende italiane. La ricerca ha l’obiettivo di fare una “fotografia” della situazione sui seguenti aspetti legati all’utilizzo del CRM:

  • diffusione dei software CRM e aree di utilizzo
  • posizionamento dell’area CRM all’interno dell’azienda
  • risultati ottenuti dall’utilizzo di un software CRM
  • le opportunità su cui investire per gestire meglio i clienti

Il focus quest’anno si concentra su due temi di grande attualità e strettamente correlati al CRM: il Customer Journey e il GDPR, elementi che senza tecnologia sono difficilmente gestibili in modo efficace e integrato. Il panel è composto da 230 aziende con sede principale nel Nord Italia e per la maggior parte (56%) operanti nel settore B2B.

Perché il Customer Journey?

Il Customer Journey è il percorso caratterizzato da tutti i touchpoint fra il cliente e l’azienda lungo tutto il ciclo di relazione, dal primo contatto fino al post acquisto. Come vengono gestite queste fasi? Emerge che solo il 19% riesce a gestire ogni punto di contatto con strumenti adeguati, il 50% ne gestisce in modo efficace soltanto alcuni e il restante 30% non ha processi e strumenti adeguati. Inoltre, i tre principali canali che vengono utilizzati per la lead generation sono il sito web (64%), la rete commerciale (52%) e gli eventi e le fiere (38%). A quanto pare la strada è ancora lunga perché non è sufficiente gestire la Customer Journey in modo frammentato, anzi, è necessario che venga gestita in modo completo, integrato e omogeneo.

Raccogliere e organizzare tutte le informazioni relative alle diversi fasi della relazione col cliente è utile infatti per tutte le aree aziendali: marketing, sales, post-vendita, area tecnica, direzione, … Un software CRM è in grado di far confluire contatti, relazioni, informazioni e attività in un’unica base dati così da fornire una visione d’insieme del cliente completa. Quando si hanno tutte le informazioni in un luogo e quando tutti possono contribuire a migliorare la qualità delle stesse, si ottiene anche un miglioramento della collaborazione e della condivisione aziendale.

E per quanto riguarda il GDPR?

L’entrata in vigore del Regolamento europeo sulla gestione dei dati sta avendo un impatto significativo sui software CRM aziendali. E’ necessario un cambio di prospettiva in merito alla gestione e alla messa in sicurezza del trattamento del dato personale e nella progettazione di un sistema per raccoglierli in modo sicuro e riservato. Questo condizionerà molti aspetti del marketing, dalla modifica della modulistica su siti e form per richieste informazioni fino alla raccolta e conservazione del consenso. In realtà ciò che emerge dall’Osservatorio CRM 2018 è che solo il 57% sta attivamente lavorando al GDPR, attraverso la ricerca di soluzioni CRM che siano in grado di gestire la raccolta dei consensi privacy, contro un 21% che si sta parzialmente adeguando.

L’andamento generale

In linea generale i dati dimostrano che vi è un miglioramento in tutti gli aspetti presi in considerazione, soprattutto per quanto riguarda il posizionamento dell’area CRM all’interno dell’azienda, finalmente in crescita rispetto agli anni precedenti, dove per il 50% il CRM è un’area consolidata e operativa contro il 37% del 2017.

Per il 28% è un’area esistente, ma non perfettamente consolidata e operativa, mentre per il 9% è solo un progetto futuro. Anche per quanto riguarda i processi che vengono coinvolti assistiamo ad un aumento: l‘86% dei rispondenti utilizza il CRM a supporto dei processi commerciali (+7% rispetto al 2017), rimane stabile l’utilizzo per l’area marketing (68%), Customer Care (60%) e post-vendita (53%).

Osservatorio-CRM-2018

Si pensa che il CRM venga utilizzato solo dall’ufficio marketing, invece come dimostrano i dati offre molto supporto anche alle attività commerciali. Ogni volta che si apre una trattativa, prima che il contatto diventi cliente, avvengono molte altre attività: analisi delle esigenze, preparazione di preventivi ed eventuali modifiche e revisioni. Con un software CRM è possibile registrare passo dopo passo tutte le attività, di modo da avere una visione aggiornata e completa del potenziale cliente.

Un aumento che in questo caso non è positivo è quello relativo alle difficoltà che hanno riscontrato le aziende nel far decollare l’adozione di un CRM. Ancora molto alte la mancanza della disponibilità di risorse dedicate (38%), processi poco definiti e poco chiari (36%) e la scarsa disponibilità di competenze interne (32%).

I principali risultati ottenuti con l’implementazione del CRM fanno riferimento alla maggior efficienza e automatizzazione dei processi e alla condivisione dei dati (19%) seguiti dalla conoscenza della Customer Care (14%).

Cosa emerge

Emerge sicuramente una maggior consapevolezza da parte delle aziende che l’utilizzo di tecnologie è imprescindibile per un’evoluzione ed un miglioramento delle attività di marketing e vendite.

In particolare, un software CRM acquisisce un’importanza fondamentale in questo contesto. Con un sistema di Customer Relationship Management è possibile costruire un database altamente profilato e con una possibilità di aggiornamento e mantenimento più elevata rispetto ad altri strumenti. Questo è l’elemento di partenza che consente poi di attivare tutte le altre attività che portano all’avanzamento della trattativa commerciale.

Si pensi solo alla quantità di biglietti da visita e appunti che vengono accumulati sulle scrivanie dei venditori al rientro da una fiera o da un evento. Tutti contatti che andranno sentiti e con i quali magari nasceranno delle relazioni commerciali importanti. Gestirli in modo frammentato con fogli excel o cartacei risulta impossibile, soprattutto se ci lavorano più persone contemporaneamente. Attraverso la centralizzazione e la condivisione delle informazioni che offre uno strumento come il CRM è possibile ottenere contatti puliti e aggiornati con tutte le informazioni che li riguardano.

Ancora critiche le competenze e le risorse che vengono dedicate al CRM e che lo portano a non essere considerato un valore aggiunto all’operatività aziendale. Questo ricade anche sul livello di conoscenza dei propri clienti, ancora parziale per il 55% delle aziende che dispone solo di alcune informazioni, non complete, che però vengono analizzate con cadenza regolare. La cultura del dato e la conoscenza del cliente quindi sono ancora punti deboli.

Per quanto riguarda le dimensioni aziendali si è visto un aumento del +10% delle aziende di piccole dimensioni che hanno deciso di adottare un CRM. Questo significa che anche in contesti medio piccoli automatizzare i processi relativi all’area marketing e vendite è ritenuta una delle priorità per ottenere un’ottimizzazione dell’operatività aziendale.

Il CRM come nuova opportunità di crescita

In sostanza, utilizzare un software CRM apre nuove opportunità di crescita solo se viene percepito e condiviso come filosofia di business e integrato a tutti i processi aziendali.

Axioma Cloud CRM è un software di gestione clienti con funzionalità per la gestione dei contatti marketing e per il reparto vendite, dove tutte le attività rimangono tracciate. Dotato anche di un modulo post-vendita per la raccolta delle segnalazioni da parte dei clienti e di un modulo di analisi dei dati per migliorare le decisioni strategiche aziendali. Inoltre l’integrazione con i software gestionali più diffusi consente una condivisione sicura e coerente di tutto il flusso di informazioni aziendali.

 

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Progetti open source per ambienti mission-critical

“L’open source non è più un tool di nicchia con un impatto ristretto ai processi non-mission critical delle imprese italiane. Al contrario, le soluzioni open source sono sempre più utilizzate per guidare il processo di innovazione delle core-operations e la loro adozione in processi mission critical è ormai prevalente.” Questo è quanto viene affermato nel report di NextValue, secondo cui più del 63% del panel utilizza progetti open source in ambito mission-critical contro un 56% in ambito non-mission critical. Nello specifico:

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Nonostante la titubanza di alcuni, molte aziende stanno utilizzando piattaforme open source anche per progetti complessi e centrali nelle politiche aziendali, definiti appunto più in generale come mission-critical per indicare i processi/attività essenziali per la corretta operatività della propria impresa. Per interpretare le dinamiche future, è stato chiesto al panel se nella scelta futura di un software sarebbe disposto a valutare una soluzione open. È emerso che “l’84% dei rispondenti intende valutare soluzioni open source in futuro: il 59% per l’automazione di processi non-mission critical, il 43% per l’automazione di processi mission-critical. Considerando le scelte singole, il 24% del panel intende focalizzarsi esclusivamente su processi mission-critical, il 40% solo su processi non-mission critical, mentre il 19% del panel su entrambe le aree.”

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Open source e mission critical: sì o no?

Ad oggi il mercato è caratterizzato da una forte personalizzazione. Questo comporta per le aziende di ogni settore e di ogni dimensione di rispondere in tempi brevi con prodotti/servizi di qualità.

Le aziende si trovano quindi a dover fare di più con meno tempo e spesso con poche risorse.

La soluzione a tale problema è proprio l’open source, sfruttato nei processi core business aziendali proprio perché permette di innovare e personalizzare rapidamente e contenendo i costi. Quello che però molte aziende non considerano è che è necessario implementare le stesse misure e accortezze che si applicano per l’introduzione di soluzioni informatiche “tradizionali”, a maggior ragione se si tratta di processi mission-critical.

Cosa intendiamo dire nello specifico?

L’open source ha diversi vantaggi tra i quali c’è il sostegno fondamentale della community che permette di sviluppare al meglio una soluzione. Uno però dei problemi più frequenti è che spesso le aziende “non hanno le competenze, oltre che le risorse (in termini di tempo e costi) per interagire con la community e trarne così vantaggi reali quali flessibilità, velocità e risparmio di tempo e costi.” È quanto afferma lo stesso G. Anguilletti, Country Sales Italia di Red Hat, leader nell’offerta open source.

La collaborazione con l’azienda vendor rappresenta in questo caso il valore strategico perché permette di valutare per esempio il livello di maturità dei sistemi informativi e capire quanto siano “pronti” o meno a determinate soluzioni. La cooperazione diretta consente inoltre di formare adeguatamente tutte le risorse per la corretta gestione delle core operations.

Certo è che formare adeguatamente le risorse e implementare misure di sicurezza come per le soluzioni IT tradizionali rappresenta un costo diverso. Vi chiederete quindi se l’open source sia davvero una scelta strategica.

Per rispondervi, riporto quanto affermato da una ricerca IDG (IT mission critical: l’evoluzione delle infrastrutture a supporto delle nuove tecnologie):

“Customers now have greater access to and dependence upon mission-critical data via the applications they use, and they expect results more quickly than they did in the past. If a customer can’t place an order with one store, there’s another alternative just a few clicks away. That means any system involved in fullfilling the transaction needs mission-critical performance and availability because a system failure can impact not only revenue but a company’s reputation in the industry.”

In poche parole, i clienti si aspettano maggior velocità e performance nelle transazioni rispetto al passato, quindi qualsiasi errore potrebbe incidere molto negativamente sulla stessa reputazione aziendale. La ricerca riporta un esempio tipicamente appartenente al mondo B2C, cioè un cliente che, di fronte a un ordine online, decide di interrompere la procedura perché l’applicazione è troppo lenta e poco intuitiva. Lo stesso concetto vale anche per il mondo B2B.Un esempio?

Un CRM intuitivo può fare la differenza nella gestione clienti e rendere questi ultimi soddisfatti e quindi fidelizzati. Ad esempio, con un sistema di raccolta segnalazioni online che permette sia al personale interno che ai clienti di inserire con facilità in un CRM intuitivo eventuali richieste e avere la sicurezza di rispondere a tutti in tempi brevi.

Rapidità, personalizzazione, alto livello di prestazione sono tutte caratteristiche che oggi incidono molto anche nel business to business. Per riuscire dunque a stare a passo con le richieste e i cambiamenti repentini del mercato odierno servono soluzioni scalabili, ma soprattutto affidabili, dato che stiamo parlando sempre di processi mission-critical.

Nonostante dunque i costi iniziali di investimento, necessari per gestire al meglio e in modo integrato hardware, application, processi e risorse, l’open source rimane comunque una soluzione vantaggiosa perché consente di rispondere in tempi brevi e apportare qualsiasi modifica-personalizzazione in qualsiasi momento.

Progetti open Source e Mission-Critical con le giuste attenzioni

Axioma, che ha sviluppato diverse soluzioni sfruttando una piattaforma Java opensource, è consapevole di quali servizi potrebbe aver bisogno un’azienda per poter gestire al meglio e a lungo termine i propri progetti open source e mission critical. Nello specifico i servizi di Axioma comprendono:

  • Consulenza nell’individuazione di prodotti open source e Java
  • Consulenza nell’uso di piattaforme per lo sviluppo di applicazioni
  • Formazione e supporto sull’uso di piattaforme open source per lo sviluppo di applicazioni gestionali
  • Consulenza sull’architettura delle applicazioni open source
  • Sviluppo e aggiornamento di applicazioni gestionali in Java
  • Installazione e configurazione di prodotti open source

In questo modo hai la sicurezza di portare a termine un progetto e di gestirlo al meglio, con tecnologie sicure e innovative.

Vuoi saperne di più? Dai uno sguardo a quali soluzioni abbiamo implementato grazie a una piattaforma open source Java!

 

 

 

piattaforme_java

Innovare rapidamente con una piattaforma Java

L’Open source è la nuova frontiera dello sviluppo anche in ambiente enterprise e i motivi sono molteplici. Come si può vedere dal grafico estrapolato da una ricerca di Nextvalue, in relazione ai benefici prodotti da un software open, in pole position troviamo la riduzione dei costi di acquisto delle licenze, al secondo posto la facilità di accesso all’innovazione e in terza posizione l’estrema velocità e facilità di accesso al codice.

ricerca OSS benefici software open source

L’aspetto interessante da sottolineare è che il potenziale del modello open non viene più semplicemente e solamente ricondotto ai costi ridotti come lo era fino a qualche anno fa. Quello che porta alla scelta di una piattaforma open è soprattutto l’opportunità di innovare rapidamente, caratteristica in particolare di una piattaforma Java. Andiamo a scoprire perché!

Open Source sì…. ma Java

“Eppure, sebbene il principale beneficio resti il contenimento dei costi (71%), più della metà del nostro panel (53%) ha individuato la facilità di accesso all’innovazione come fattore chiave per l’adozione di software Open Source. L’Open Source permette infatti di testare nuove soluzioni senza rischiare. Grazie a un ampio set di componenti e una forte riduzione dei costi è possibile sperimentare nuove idee e prototipare nuove soluzioni, con un investimento minimo in termini di tempi e risorse” Nextvalue Report “Open Source in Italia: what’s next.”

Ma c’è di più. Quello che accomuna il panel interrogato dalla ricerca svolta è la scelta del linguaggio di programmazione. Si è evidenziato infatti come incida particolarmente una piattaforma Java. Alla domanda infatti sull’uso, il panel ha risposto riportando i seguenti risultati: “solo l’8% dei rispondenti non ne fa uso. Il 38% pur utilizzando Java preferisce altri linguaggi di sviluppo, mentre per il 54% del panel Java è il linguaggio più utilizzato.”

È interessante notare come “questa percentuale sale al 71% nel settore banche e finanza, al 67% nel Commercio, Distribuzione e Servizi, al 60% nella Pubblica Amministrazione e in generale al 61% nelle aziende Top del panel, segmenti in cui Java si attesta come linguaggio dominante per le organizzazioni con un team di sviluppo Open Source.”

Perché sviluppare soluzioni in Java

Il linguaggio Java è infatti uno dei più usati e l’opzione preferita dalla maggior parte degli sviluppatori. La sua notorietà è provata dal fatto che 9 milioni di sviluppatori lo utilizza, testandolo e migliorandolo in continuazione.

Vi starete chiedendo perché proprio Java, perciò scopriamone i motivi:

  • si tratta di un linguaggio di alto livello, funzionale, conosciuto per lo più come linguaggio di script per pagine web, ma utilizzato in molti ambienti browser
  • considerato semplice, robusto e sicuro, risponde alla filosofia “write once, run everywhere”. Si tratta infatti di un linguaggio che può essere eseguito su qualsiasi altra piattaforma senza bisogno di riscritture
  • consente di adottare forti strati di astrazione, favorendo la robustezza del software ed eliminando molte problematiche di configurazione semplificando l’integrazione di diverse tecnologie e componenti di basso livello

La peculiarità delle piattaforme Java sta nell’alto livello di scalabilità, affidabilità e nell’opportunità di una gestione trasparente e semplice dei dati provenienti da diverse fonti.

Holon Platform stessa si presenta come una piattaforma di sviluppo Java per creare e manutenere applicazioni software e servizi di qualità, sia di livello enterprise che web, con la sicurezza che le applicazioni siano compatibili con tutte le tecnologie dei più grandi produttori di software, testimoniato anche dalla recente certificazione di Red Hat.

Raccolta ordini

Velocizzare le vendite a catalogo con un software di raccolta ordini via web

Ormai siamo consapevoli che il modo di lavorare sta cambiando sempre di più, sia nelle modalità, sia nelle tempistiche. Il mercato sempre più competitivo porta le aziende ad una corsa continua contro il tempo per l’adozione di sistemi informativi volti al miglioramento dei processi di vendita aziendali, al fine di aumentare i ricavi. Tuttavia, se nel B2C il processo di digitalizzazione è già in atto da diversi anni, nel B2B solo la metà delle imprese italiane ha attivato un progetto per la trasformazione digitale dei processi aziendali.

Per quanto riguarda l’area marketing e vendite, abbiamo già parlato in un articolo dell’importanza della digitalizzazione del processo commerciale all’interno di un’azienda attraverso il CRM, strumento indispensabile per la generazione di nuovi contatti e per il mantenimento di quelli già esistenti (se te lo sei perso, puoi leggerlo qui). Non dobbiamo però dimenticare un’altra attività, identificata come uno dei momenti cruciali della trattativa: la raccolta degli ordini. Questo processo strategico viene spesso sottovalutato e influisce fortemente sulle tempistiche e sugli obiettivi di vendita. Come può un venditore, che si trova sempre fuori ufficio, svolgere questa attività nel modo più efficiente e veloce possibile?

Il ruolo del venditore sta diventando sempre più smart

Per chi fa il venditore le parole “sempre e ovunque” sono ormai delle condizioni da cui non si può prescindere. E’ fondamentale poter lavorare in mobilità, consultare dati e informazioni al di fuori del proprio ufficio, contattare e instaurare relazioni con i clienti per poi finalizzare la trattativa. Essere sempre in viaggio da un cliente all’altro e avere la responsabilità di raccogliere gli ordini di vendita è già molto faticoso e l’aiuto di fogli Excel e cataloghi cartacei non sono più sufficienti. Quindi se le fasi del processo di vendita vengono svolte fuori sede è indispensabile uno strumento per controllare le informazioni aziendali e per creare, modificare, duplicare e inviare ordini e preventivi ai clienti ovunque ci si trovi. Software per la raccolta ordini fruibili via web, attraverso tablet forniscono un valore aggiunto alle attività di vendita e garantiscono una raccolta degli ordini senza errori e senza perdite di tempo.

Quali sono i vantaggi?

Uno dei vantaggi più significativi è la velocità. Il tempo richiesto dal processo di acquisto dev’essere ridotto al minimo, senza intoppi che potrebbero ritardare o addirittura portare ad una mancata vendita. Lo strumento di raccolta ordini via web di Axioma consente di gestire e raccogliere gli ordini via web con semplicità, attraverso un processo semplice e lineare grazie soprattutto ad un’interfaccia molto intuitiva. Con pochi clic si ha la possibilità di trasformare il preventivo in un ordine, conoscendo in tempo reale la disponibilità a magazzino.

Vantaggi non solo per la forza vendita, ma anche per i canali distributivi

Un altro vantaggio è che la vendita può avvenire in qualsiasi momento, 24/24. Sì, hai capito bene, 24/24 e da qualsiasi canale distributivo. Sì perché non sono solo i venditori interni ad occuparsi della raccolta ordini, ma anche gli agenti, i rappresentanti e installatori. Attraverso un accesso regolato da credenziali, gli utenti possono accedere solo ai cataloghi che li riguardano e gestire gli ordini in modo personalizzato.

Se sono un’azienda che vende a catalogo prodotti standard con clienti fidelizzati che effettuano sempre gli stessi ordini, posso fornire loro uno strumento per svolgere attività di riassortimento in totale autonomia. I canali distributivi potranno accedere via web 24/24 alla piattaforma e rispondere in modo immediato alle richieste del cliente, senza dover attendere nessuna approvazione o richieste di disponibilità. Qui arriviamo ad un altro vantaggio: la visibilità della disponibilità in tempo reale dei prodotti a magazzino.

Ultimo, ma non per importanza, l’analisi dei dati. La soluzione di raccolta ordini via web di Axioma non si limita infatti alla sola raccolta dell’ordine, ma fornisce report di analisi sulla base di attributi e dettagli articoli per permetterti di sapere come stanno andando gli ordini anche in fase di compilazione.

Vuoi migliorare la tua forza vendita e valorizzare l’attività di raccolta ordini? Contattaci!

 

 

Come vende la tua azienda

Come vende la tua azienda?

Ogni azienda ha le proprie peculiarità, soprattutto quando si parla di vendite.

L’approccio, l’analisi dei bisogni, l’offerta dei propri prodotti o servizi e la modalità con cui viene gestita la trattativa variano a seconda dei differenti obiettivi di business aziendale.

Il supporto delle tecnologie ha consentito al settore vendite di fare un vero e proprio salto di qualità rispetto al passato, apportando enormi benefici: lead di qualità, velocizzazione del ciclo di vendita e tassi di chiusura delle trattative più elevati.

Focalizzare le vendite sull’esperienza del cliente

Nel mercato interconnesso di oggi sono i clienti che determinano il successo o il fallimento delle trattative aziendali. L’avvento delle tecnologie ha cambiato le modalità e le strategie di vendita focalizzando l’attenzione sull’esperienza, più che sul prodotto o servizio in sé. Nelle modalità di vendita tradizionali, ormai poco efficienti ed efficaci, al venditore importava solo vendere il più possibile e la trattativa si concludeva quando il consumatore si “accontentava” di acquistare un prodotto valido che potesse soddisfare le sue esigenze. Oggi il cliente oltre ad essere più informato, si aspetta di vivere un’esperienza positiva lungo tutte le fasi della trattativa commerciale e di instaurare un rapporto di fiducia nel tempo con il venditore.

I responsabili commerciali affermano di focalizzare il 51% del tempo delle loro attività di vendita sulla fidelizzazione dei clienti attraverso relazioni più approfondite e personalizzate. Quasi quanto il tempo dedicato alle attività di lead generation, che ne occupano il 56% (Salesforce Report, 2017).

A questo proposito l’adozione di uno strumento in grado di semplificare, velocizzare e rendere più efficiente il lavoro del venditore e dell’intero ciclo di vendita è essenziale. Facciamo però una premessa: tale strumento deve essere in grado di adattarsi e allinearsi alle attività di vendita interne, alla tipologia dei prodotti e all’operatività quotidiana aziendale. Questo perché se così non fosse, si rischia di compromettere e ostacolare il business invece che migliorare. Se è vero che una tecnologia richiede un minimo di riorganizzazione anche al fine di razionalizzare e ottimizzare processi e risorse, è ancor più vero che ogni tipologia di azienda richiede una flessibilità commisurata alla crescita e ai processi propri di quell’azienda.

I modelli di vendita non sono tutti uguali

Ogni azienda propone al mercato prodotti e servizi di diversa natura, con modalità di vendita differenti in base al proprio business. Di che cosa hanno bisogno le imprese che offrono prodotti con venditori interni al’azienda? Condivisione delle informazioni, registrazione e monitoraggio delle opportunità di vendita e dello stato della trattativa per poter poi valutarne i risultati.

A queste aziende potrebbe adattarsi bene un CRM completo in grado di migliorare la gestione e il monitoraggio delle trattative, con workflow, attività e funzionalità di analisi. Le informazioni vengono così centralizzate per permettere a tutte le risorse dell’azienda di seguire le trattative, ma soprattutto di prendere visione e conoscere la relazione e la storia che la propria azienda ha con quel cliente. Ne giovano così il reparto marketing, vendite e customer service, oltre alla direzione generale che ha il controllo su tutto il patrimonio conoscitivo commerciale.

Chi vende prodotti o servizi configurabili

Se invece l’impresa offre prodotti e servizi configurabili, con variabili componibili che concorrono alla determinazione del prezzo, il suo obiettivo sarà quello di semplificare il processo di preventivazione poiché trattando prodotti complessi e ad elevato numero di varianti risulta veramente difficile riuscire a offrire al cliente un’offerta personalizzata in poco tempo e senza errori.

Agenti sparsi per il territorio, a volte anche all’estero, non riescono a stare dietro a tutti i cambiamenti che si verificano in sede, sia in termini commerciali che produttivi, e non possono ricordarsi tutte le regole di produzione, listini, scontistiche applicabili a memoria. Un software configuratore d’offerta fruibile via tablet, aggiornato di tutte le informazioni relative alle regole di producibilità aziendale garantisce al venditore di proporre al cliente un’offerta corretta e in breve tempo.

Il configuratore di offerta non è solo appannaggio delle aziende industriali, in cui molta importanza riveste anche la configurazione del prodotto, ma si adatta anche alle aziende di servizi dove chi vende pacchetti o servizi in modalità bundle può abbattere i tempi di preventivazione presentando in maniera automatica le diverse composizioni possibili acquistabili ed erogabili. Un esempio? Le offerte delle compagnie telefoniche oppure i pacchetti sanitari.

C’è chi sceglie da catalogo

L’ultimo caso che prendiamo in considerazione in questo articolo è quello di un’azienda che vende prodotti a catalogo, con un ciclo di vendita molto breve. Ad esempio un’azienda con clienti fidelizzati che fanno periodicamente ordini di ricambi o riassortimenti.

Niente di più semplice all’apparenza, tuttavia anche in questo caso stare al passo con tutte le richieste può diventare complicato. Il tempo richiesto dal processo di acquisto infatti deve essere ridotto al minimo, garantendo vendite e consegne certe e sicure. Uno strumento di raccolta ordini via web velocizza il processo, raccogliendo direttamente l’ordine dai venditori, rivenditori, negozi.. che con un click vengono direttamente processati nel gestionale.

In questo modo l’onere dell’emissione dell’offerta non è più focalizzato sull’azienda stessa, ma è possibile avvalersi di intermediari come gli agenti esterni, gli installatori, i rivenditori o il cliente stesso, che generano il proprio preventivo in autonomia e lo acquistano direttamente, con la verifica contestuale della presenza della merce in magazzino.

Ti ritrovi in una delle tre casistiche? Contattaci per avere un video dimostrativo dei modelli e saperne di più!

Open source come application framework

Open Source come Application Framework

L’Open Source non è più una soluzione di nicchia utilizzata soltanto da un gruppo ristretto di aziende. Al contrario, i dati confermano la sempre più crescente popolarità del modello open. Ma in quali aree viene impiegata maggiormente una piattaforma open source?

Secondo il report di Nextvalue le aree software, ad “alto potenziale”, su cui i manager aziendali stanno concentrando le intenzioni e le priorità di investimento sono legate al “middleware web e application server”. Nel riquadro “diffusione” troviamo invece le soluzioni che hanno già una maturità tale per cui sono già largamente impiegate anche a livello enterprise; stiamo parlando nello specifico di sistemi di content management, portali e mashup services.

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Ciò che però è rilevante è la voce “Application framework” per il fatto che “si candida a passare nei quadranti di alto potenziale o diffusione”. Si tratta dunque di una “zona calda”, dove si stanno concentrando curiosità e un livello di intenzione di investimento alto. Vediamo di cosa si tratta!

Application Framework: l’ “impalcatura” per sviluppare applicazioni

Framework significa letteralmente impalcatura/intelaiatura e sta a indicare una “piattaforma che funge da strato intermedio tra un sistema operativo e il software che lo utilizza.” In sostanza si tratta di un insieme di moduli/librerie che forniscono servizi, componenti di codice etc, utili al programmatore per poter sviluppare un’applicazione web o enterprise. Un framework di sviluppo web permette in breve lo sviluppo di altre applicazioni. I suoi componenti sono infatti creati per essere utilizzati e condivisi da altre applicazioni per svolgere azioni che lo sviluppatore non dovrà così preoccuparsi di implementare partendo da zero.

Stiamo parlando quindi di piattaforme open source che danno la possibilità, a partire dal codice sorgente, di sviluppare o implementare un progetto tramite componenti/funzioni già esistenti che fornisce lo stesso vendor o che la stessa community implementa, svolgendo così una funzione di tester e co-sviluppatore.

Sviluppare applicazione web o enterprise tramite una piattaforma open source è dunque la prossima, se non l’attuale, intenzione di investimento nel futuro prossimo. Il perché sta in motivi come riduzione dei costi, tempi ma anche più sicurezza, grazie a mille occhi di sviluppatori esperti che possono intervenire e correggere errori di scrittura in qualsiasi momento. Inoltre, il modello open source consente di innovare e personalizzare molto rapidamente, caratteristica peculiare delle piattaforme open sviluppate in linguaggio Java.

Perché scegliere una piattaforma Java?

Java è uno dei linguaggi di programmazione più utilizzati non solo da programmatori ma dalle stesse aziende, infatti “circa il 26% delle organizzazioni con team di sviluppo Open Source ha piani di adottare una piattaforma in Java open source.” I motivi?

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Quale miglior spiegazione di un esempio pratico?  Axioma Cloud CRM, il software di Customer Relationship Management che Axioma ha sviluppato usando il framework Holon Platform, ha le tipiche caratteristiche di usabilità e intuitività dei prodotti software di consumo più avanzati.

La soluzione è dotata di un client di posta elettronica, un calendario, un modulo di gestione contatti, strumenti di marketing e vendita, moduli per la gestione delle relazioni, della pianificazione e reporting delle attività e di un mdulo per la gestione delle segnalazioni clienti (ticketing). Tutti i moduli sono integrati tra di loro con la gestione dei documenti.

Le caratteristiche delle piattaforma Java utilizzata stanno nell‘alto livello di scalabilità, affidabilità e nell’opportunità di una gestione trasparente e semplice dei dati provenienti da diversi fonti. Inoltre, tutte le funzionalità dell’applicazione, dal backend all’interfaccia utente, possono essere sviluppate rapidamente e consentono inoltre di applicare un alto livello di personalizzazione.

Le soluzioni che Axioma ha sviluppato con l’ausilio di una piattaforma Java open source sono diverse; dai uno sguardo per saperne di più!