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Settore manifatturiero: ripartire grazie ai software per l’industria 4.0

Perché utilizzare software per l’Industria 4.0 potrà aiutare il comparto manifatturiero a recuperare il tempo (e denaro) perso?

Ve lo raccontiamo in questo articolo.

 

Purtroppo, l’emergenza Coronavirus ha portato come effetto collaterale alle aziende italiane grossi danni economici.

“Secondo i primi dati dell’Osservatorio economia e territorio, l’impatto economico delle misure di contrasto all’epidemia da Covid-19 ha compromesso, in Lombardia, 62,2 miliardi di euro di fatturato, pari all’8% del valore annuo complessivo.”

Anche se si tratta di un dato poco rassicurante, dobbiamo riconoscere che alcune delle misure messe in atto per il contrasto e il contenimento del contagio hanno ridotto il rischio di danni economici ben peggiori.

Infatti, come abbiamo analizzato negli articoli precedenti, lo Smart Working ha garantito a moltissime imprese il continuo svolgimento della propria attività lavorativa, a patto che vengano utilizzati strumenti tecnologici adeguati e sicuri.

Tuttavia, non tutti hanno potuto ricorrere a questa strategia.

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Chi non ha potuto ricorrere allo Smart Working

Infatti, hanno potuto abilitare lo Smart Working quei settori economici e quelle aree aziendali dove la propria mansione può essere svolta al proprio domicilio o in modalità “a distanza”.

Ma per i comparti produttivi e manifatturieri? A esclusione delle attività indispensabili ed essenziali (ad esempio i comparti agroalimentare e farmaceutico), questi settori hanno dovuto fermare la produzione.

Questo stop ha causato rallentamenti e disagi difficili da risolvere, aprendo gli occhi anche sulla necessità di una maggior digitalizzazione del comparto produttivo.

E, ora più che mai, per garantire una ripresa efficace le imprese non possono rifiutarsi di cogliere questa occasione anche per il futuro.

Quindi, come rispondere all’esigenza di ripartire con efficienza e velocità?

Pronti a ripartire con un software per l’Industria 4.0?

La riapertura delle attività produttive ha causato una serie di difficoltà. Prima fra tutte, la riorganizzazione totale dei piani produttivi e della disponibilità di risorse umane.

Per non parlare dei problemi di approvvigionamento, ritardi, rallentamenti e guasti o manutenzioni a macchinari lasciati inattivi per giorni o addirittura mesi.

Se già prima dell’emergenza queste erano complessità difficili da gestire, figuriamoci adesso.

Dunque, utilizzare soluzioni software per l’Industria 4.0 connessi ai dispositivi, ai macchinari e alle persone in questo momento di crisi può diventare anche un trampolino di lancio per attuare nuovi modelli produttivi, più efficienti, performanti e reattivi alle instabilità del mercato.

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Le esigenze di un reparto produttivo

Chi si occupa di monitorare tutta la filiera produttiva e pianificarne l’avanzamento sa quanto sia importante operare con tempestività e con dati corretti e aggiornati.

Purtroppo sono ancora troppe le imprese che non riescono ad abbandonare l’utilizzo della carta e dei fogli di calcolo.

E, nel momento in cui la complessità produttiva aumenta, questi strumenti diventano un limite.

File difficili da interpretare, calcoli sulla marginalità di commessa errati, disallineamenti tra fabbisogni e disponibilità di materiali, imprevisti e fermi macchina difficili da risolvere…con impatti disastrosi sulla puntualità di consegna.

Ecco che, un’accurata pianificazione e schedulazione diventano condizioni imprescindibili per recuperare il tempo perso e attuare una ripresa all’altezza della situazione.

Ecco come intervenire (in tempo reale)

Molti responsabili di stabilimento si troveranno a fare i conti con riduzioni e modifiche all’organizzazione del lavoro, ma anche a stabilire turnazioni ridotte per quanto riguarda il personale.

Come organizzare tutto al meglio e garantire il corretto allineamento tra disponibilità di risorse (sia materiali, che fisiche), priorità e ordini di lavoro?

E in caso di imprevisti come riorganizzare velocemente risorse e materiali?

I software per l’industria 4.0 di Axioma consentono di riorganizzare in maniera corretta e precisa gli ordini di lavoro, tenendo conto delle priorità e della disponibilità di risorse e competenze.

Inoltre, trattandosi di software integrati ai macchinari e al gestionale aziendale, permettono di monitorare le performance dello stabilimento in tempo reale e di facilitare il lavoro di analisi alla direzione che avrà a disposizione dati corretti, precisi e che tengano conto di tutte le variabili di produzione.

…con qualche regola in più da seguire

Inoltre, non dimentichiamo che il 4 maggio gli impianti riprenderanno ad operare, ma sempre adottando le misure sul distanziamento sociale imposte fin dall’inizio della pandemia.

Questo significa che, sarà più difficile comunicare rispetto a prima, poiché gli operai si ritroveranno a lavorare distanziati sia su postazioni che in turni di lavoro diversi.

Le soluzioni software per l’Industria 4.0, oltre a rendere tutto il processo produttivo più fluido ed efficiente, consentono di condividere le informazioni in velocità e semplicità, grazie all’utilizzo di task operativi, dashboard intuitive e la presenza di un documentale per la ricerca e l’archivio dei documenti in formato elettronico.

In questo modo tutti gli attori coinvolti nel processo di produzione sono in grado di avere accesso alle stesse informazioni in tempo reale, senza dover essere fisicamente presenti in stabilimento.

Software per l’Industria 4.0 per superare la crisi

Tutti sappiamo quanto sia importante oggi, nel mondo manifatturiero, riuscire a reagire rapidamente alle perturbazioni e ai cambiamenti del mercato.

Noi di Axioma riteniamo che la tecnologia sia un alleato fondamentale per mantenere la propria competitività. Per cui, questi strumenti con il supporto e la consulenza dei nostri esperti, possono garantire alle imprese un buon punto di partenza per ripartire massimizzando l’efficienza produttiva degli impianti e apportando benefici a tutta l’organizzazione aziendale.

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5 motivi per innovare in chiave Industry 4.0

Ne abbiamo parlato anche nel precedente articolo, di quanto la digitalizzazione ormai sia entrata a far parte di ogni aspetto della nostra vita.

Digitalizzare i processi, infatti, rappresenta una grande opportunità per le aziende manifatturiere che intendono sviluppare un percorso di crescita. In particolare, per quelle che utilizzano sistemi gestionali obsoleti, convivono con fogli Excel e dove i percorsi di innovazione non sempre sono in linea alle esigenze di sviluppo del business.

L’emergenza Coronavirus ha rallentato o addirittura interrotto le attività produttive di numerose aziende, ma adesso è arrivato il momento di innovare in chiave Industry 4.0.

E noi, in questo articolo vi aiutiamo a capire perché. Vediamo insieme 5 validi motivi per intraprendere un progetto innovativo grazie all’introduzione di software per la gestione della produzione.

Diventare Industry 4.0 per garantire la business continuity

In un contesto come quello di oggi, le aziende devono garantire la sostenibilità dell’attività operativa. Per far ciò è fondamentale disporre di una catena di fornitura agile, in grado di reagire rapidamente agli eventi esterni e che viene monitorata e guidata da strumenti avanzati.

Parliamo di software Industry 4.0 che utilizzano analisi e simulazioni di scenari alternativi, validi alleati per prendere decisioni sia sul breve che sul lungo periodo, e volti all’ottimizzazione dell’efficienza produttiva.

Ecco perché dovresti introdurne uno nella tua azienda di produzione.

1. Consente di aver maggior controllo sui costi

Partiamo da un obiettivo tanto caro ai vertici aziendali: il controllo dei costi.

Un’operazione sempre molto difficile da ottenere, poiché i dati di produzione che vengono raccolti e analizzati molto spesso sono poco precisi e non aggiornati.

Un software di raccolta dati integrato al gestionale ottimizza l’uso delle macchine, della forza lavoro e delle materie prime fornendo dati oggettivi e corretti sul ciclo produttivo. Così facendo, la direzione potrà conoscere in tempo reale la marginalità di ogni commessa e avere tutto sotto controllo.

2. Elimina i cosiddetti “colli di bottiglia”

Questo termine si sente spesso nominare quando si parla di produzione.

Infatti, i colli di bottiglia si verificano perché non c’è capacità sufficiente a gestire il flusso di attività o informazioni. In poche parole, il carico di lavoro in arrivo giunge alla macchina con una velocità maggiore di quanto questa possa gestirlo, limitando così la velocità complessiva dell’intero processo. E questo accade quando non vi è un monitoraggio in tempo reale del ciclo produttivo.

Il collegamento dei macchinari ad un software di raccolta dati e schedulazione degli ordini determina in maniera precisa, semplice e veloce la sequenza ottimale degli ordini di lavoro con le risorse a disposizione e monitora in tempo reale l’avanzamento del ciclo produttivo, eliminando questo problema.

3. Individua e corregge prontamente gli imprevisti di produzione

In uno stabilimento produttivo gli imprevisti fanno parte della routine quotidiana. A fronte di disguidi come fermi macchina o manutenzioni straordinarie, rischedulare la produzione manualmente può diventare un vero incubo.

Infatti, sarà necessario conoscere se ci sono ordini che hanno priorità, le disponibilità delle risorse, la quantità di merci in magazzino, lo stato dei macchinari…e il recupero di queste informazioni costerà tempo. E molto stress. Per non parlare dei possibili malumori dei clienti che, a causa di queste criticità, riceveranno la merce in ritardo.

I software di raccolta dati, grazie ad alert che individuano malfunzionamenti e fermi macchina in tempo reale, sono in grado di mettere in atto azioni correttive riorganizzando velocemente risorse e materiali. La rischedulazione del piano produttivo in tempi brevi garantisce la consegna al cliente per la data prefissata.

4. Fornisce dati corretti e aggiornati per l’analisi della situazione produttiva

Provate a pensare quanto può essere impegnativo da parte della direzione estrapolare dati da complicati, e quasi sempre poco chiari, fogli Excel.

Dopo aver impiegato tempo e risorse per ottimizzare il più possibile ogni processo legato alla produzione, è fondamentale analizzare i dati in modo corretto e aggiornato. Così facendo, sarà possibile migliorare ulteriormente le performance sulla base di informazioni e dati certi.

Questi software di gestione della produzione, grazie a moduli specifici di Advanced Analytics, eseguono un’analisi in tempo reale con indicatori di performance e qualità. Un valore aggiunto inestimabile oggi, dove l’interpretazione dei dati è diventata la chiave del successo.

5. Rende il tuo stabilimento produttivo libero dalla carta

Ultimo, ma non meno importante, un sistema integrato e digitale rende l’azienda libera dai fascicoli di carta e appunti.

Ed è proprio la dematerializzazione dei processi l’ultimo tassello che abilita l’Industry 4.0.

Introdurre soluzioni software per la gestione della produzione significa avere sempre a portata di mano informazioni e dati sull’andamento produttivo, consultabili in formato digitale, quindi sempre aggiornati e corretti.

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Pronto a iniziare un progetto Industry 4.0?

Vi abbiamo fornito 5 motivi per iniziare un progetto che sicuramente rivoluzionerà il vostro modo di lavorare in fabbrica. Non lo renderà solo più efficiente, ma anche molto più soddisfacente.

I nostri progetti si caratterizzano da analisi approfondite con il cliente e con tutte le risorse coinvolte nel cambiamento per individuare obiettivi concreti e realizzabili, da soluzioni software adeguate alla realtà aziendale e integrate alle applicazioni già presenti in azienda e da un supporto continuo al cliente.

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Digitalizzazione: tra smart working e contatto umano

È passato un mese e mezzo dall’inizio del 2021, ma è troppo presto per dire cosa ci riserverà questo nuovo anno, che segue uno dei più imprevedibili della storia dell’umanità.

Possiamo però fare qualche bilancio sul 2020 e, concentrandoci sull’effetto che la pandemia ha avuto sul lato tecnologico delle nostre vite, diciamo senz’altro che c’è stata un enorme spinta alla digitalizzazione.

Questa riflessione è ampia. Si estende infatti sia delle imprese, che delle singole persone, che hanno cambiato il loro stile di vita nei consumi, come nel lavoro. D’altra parte questa pandemia, e la ri-scoperta dello smart working, hanno reso il confine tra vita privata e lavorativa estremamente labile.

Digitalizzazione durante la pandemia: i numeri

Ma vediamo i numeri. Secondo lo studio di Deloitte Umanesimo digitale, stella polare della ripresa il 30% dei consumatori europei ha provato per la prima volta shopping online e e-banking durante la prima ondata Covid. Quasi la stessa percentuale (35%) di intervistati pensa che sfrutterà i canali di vendita digitali anche dopo la fine dell’emergenza sanitaria.

Questo però non significa che la digitalizzazione risolva ogni necessità. Infatti il 41% degli intervistati dichiara di preferire un mix tra canale virtuale e fisico per lo shopping. Il 38% ritiene comunque che l’aspetto umano non sia sufficientemente considerato.

Guardiamo all’aspetto prettamente lavorativo. Possiamo invece dire che le aziende che avevano già iniziato un processo di digitalizzazione hanno potuto affrontare l’emergenza senza interruzioni lavorative.

Il 38% dei rispondenti dichiara infatti di essere riuscito a svolgere le proprie attività regolarmente durante il lockdown solo grazie all’innovazione tecnologica.

Noi stessi di Axioma da un giorno all’altro abbiamo potuto cominciare a lavorare da casa senza difficoltà e nella massima sicurezza. ERP, CRM, gestione documentale… Era già tutto accessibile via web prima della chiusura, quindi non c’è stata alcuna difficoltà nel cambiamento di location, da ufficio a casa.

I sistemi di protezione attivati hanno reso ogni collegamento sicuro. Addirittura è stato possibile accedere ai desktop dei pc in ufficio (dove capita di salvare qualche file) con facilità e in totale sicurezza.

Senza digitalizzazione: tra stop lavorativi e vulnerabilità dei dati

Chi ancora non aveva cominciato la digital transformation dei suoi processi si è invece trovato più in difficoltà e ha dovuto passare attraverso un tempo di transizione per organizzarsi.

La dipendenza dalla carta o comunque da sistemi ancora non accessibili dal web, ha creato inevitabili rallentamenti al business. Anzi, si può parlare di un pericolo vero e proprio per le persone che si trovavano costrette ad andare in ufficio durante il periodo più nero della pandemia.

Tante imprese inoltre non avevano un piano specifico di protezione dalle minacce informatiche, né avevano mai messo in atto una corretta formazione dei propri dipendenti. Spesso infatti capita che questi non sappiano come comportarsi davanti a mail sospette o SMS ingannevoli. Per queste imprese la sicurezza di dati e sistemi è stata pericolosamente messa a rischio.

Il futuro tra smart working e contatto umano

L’altro lato della medaglia che emerge dalla ricerca è che il contatto umano è ancora insostituibile, per fortuna. Chi durante il lockdown ha lavorato soltanto in smart working ha espresso in percentuale maggiore l’esigenza di contatto umano (55%) rispetto a chi ha lavorato in presenza o in modalità ibrida (50%).

Lo smart working quindi ha portato vantaggi e svantaggi e come ogni cosa andrebbe valutata nel suo complesso. Ancora non sappiamo come sarà il 2021, ma possiamo prevedere facilmente che il virus farà ancora parte delle nostre vite. Allo stesso modo lo smart working farà ancora parte della vita aziendale, e forse potremo godere dei suoi lati positivi sfruttandolo in una modalità parziale, con giorni di presenza e giorni di lavoro da casa.

Quello che è certo è che la spinta alla digitalizzazione ormai è iniziata e ha pervaso ogni aspetto della nostra vita, lavorativa e non. I suoi vantaggi sono stati evidenti a tutti e ora l’unica cosa che rimane è scegliere il miglior fornitore di soluzioni software informatiche, che possa offrire consulenza sui processi di business con un’architettura tecnologica modellata sulle esigenze dell’impresa.

 

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Da Smart Working a Smart Selling: il ruolo del venditore 2.0

Il 2021 è appena cominciato e anche se sarà difficile lasciarsi alle spalle le conseguenze della pandemia, per le imprese è arrivato il momento di sperimentare nuove metodologie e strumenti per ripartire.

Del resto, un aspetto positivo dell’anno appena passato c’è: l’aumento considerevole della digitalizzazione. E questo può essere d’aiuto.

Durante la pandemia abbiamo imparato ad apprezzare i vantaggi dello Smart Working che ci ha permesso di continuare a svolgere le nostre attività seppur con tempi e modalità differenti. Abbiamo rafforzato la messa in sicurezza degli asset e dei dati aziendali. Inoltre, abbiamo usufruito dei servizi di Cloud Computing per abilitare la gestione dei documenti, per l’e-commerce, l’analisi dei dati…insomma, abbiamo contribuito ad una diffusione esponenziale del digitale.

Tuttavia, c’è un’area che fa ancora un po’ fatica a cambiare approccio.

Le vendite. Per quale motivo? Che trasformazioni dobbiamo attuare? Con quali strumenti?

Vediamolo insieme.

I bisogni dei clienti si trasformano velocemente

Partiamo dalla cosa più importante. I bisogni dei nostri clienti.

La pandemia ha accentuato un fenomeno già molto diffuso. Gli acquisti online fai-da-te. Siamo di fronte a consumatori sempre più autonomi e con tutte le informazioni a loro disposizione per prendere una decisione e procedere all’acquisto. Inoltre, una volta acquistato il prodotto o servizio, in caso di problemi si può ricorrere all’assistenza virtuale o alla sezione dedicata alle FAQ, ormai presenti su quasi tutti i siti web.

Per di più, i bisogni dei clienti cambiano in maniera molto veloce. Ora stanno emergendo nuove esigenze, che tra qualche mese probabilmente saranno già cambiate. Ecco perché è necessario che i reparti sales stiano al passo e tengano conto di ciò che sta accadendo.

Per avere successo, bisogna puntare sulla personalizzazione della vendita per ogni singolo potenziale cliente e lungo tutto il processo. Dal contenuto, ai canali di comunicazione, dal tone of voice, alle informazioni fornite. Utilizzare strumenti che aiutano a offrire al cliente i contenuti giusti al momento giusto.

Il ruolo del venditore 2.0

Secondo queste premesse, si potrebbe pensare che il ruolo del venditore diventi sempre più marginale.

Invece è proprio il contrario. La sua funzione diventa sempre più cruciale nella relazione con il cliente e nella sua fidelizzazione.

Pertanto, bisogna aiutare i reparti sales a comprendere quali strumenti utilizzare e in che modo interagire con i clienti per creare relazioni significative. Ad esempio, la comunicazione prettamente telefonica ormai non basta più.

I canali da prediligere sono i social, l’instant messaging, le chat del sito web, il blog e tutte le applicazioni che consentono un commento, una recensione o una richiesta da parte del consumatore. Tutti questi canali offrono notizie e dati sui clienti, fondamentali per ottenere una migliore segmentazione, un migliore targeting e, di conseguenza, ad una migliore comunicazione.

E qual è lo strumento migliore per valorizzarli?

Una soluzione CRM accessibile via web, che consente a tutta l’area commerciale la registrazione e la consultazione immediata di tutte le informazioni reperite su clienti e prospect. Per il venditore tipo di oggi, avere tutta la storia commerciale del cliente a portata di mano, anche se mi trovo seduto in salotto piuttosto che in ufficio (dove magari mi basterebbe chiedere al collega), è un valore aggiunto imprescindibile se si vuole essere dei venditori efficienti anche da casa.

Gli strumenti per ottenere una smart selling

Ecco che arriviamo al concetto di Smart selling. Cosa significa? Essere venditori ai tempi del Coronavirus. O meglio, diventare più agili e adattarsi ai continui cambiamenti dei bisogni dei clienti con l’uso della tecnologia digitale.

Prima della pandemia e del distanziamento sociale, i venditori erano sempre fuori ufficio ad incontrare i clienti. La presenza fisica del venditore rendeva più facile coinvolgere il cliente e garantire un’esperienza d’acquisto personalizzata.

Ora, invece, che gli incontri sono virtuali è più difficile comunicare affidabilità e fornire risposte immediate e che non vadano contro le regole produttive e commerciali dell’azienda. Soprattutto nella fase di definizione dell’offerta.

Questa operazione risulta già molto complicata quando si è in ufficio: consulta il catalogo, verifica i listini, chiedi la fattibilità al reparto tecnico e l’approvazione alla direzione e forse poi -dopo quanti giorni?- fornisci una risposta al cliente con tanto di offerta.

Figuriamoci effettuare queste operazioni in un contesto casalingo e senza uno strumento adeguato.

Un software CPQ, ad esempio, aiuta il venditore a diventare smart. Lo supporta nella definizione di un’offerta grazie alla sua capacità di semplificare un’attività che altrimenti risulterebbe troppo complessa.

Verso un’era “digital first”

Insomma, stiamo andando verso un’era “digital first”. Per affrontarla al meglio è necessario che le imprese siano pronte e siano in grado di fornire ai loro venditori tutti gli strumenti di cui hanno bisogno per portare avanti questo approccio.

Axioma offre un software di configurazione dell’offerta fruibile online e disponibile in cloud, in grado di semplificare e automatizzare il ciclo di vendita, ma anche di garantire una relazione più personalizzata e di conoscere e comprendere i propri clienti.

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Servizi Cloud Computing: dall’emergenza all’opportunità

Ti stai chiedendo se i servizi di Cloud Computing facciano per te o siano adatti solo all’emergenza? Questo è l’articolo che fa per te.

Siamo ormai alla fine di questo 2020, un periodo senza precedenti che ha segnato in modo indelebile le nostre vite, personali e professionali. L’avvento dello Smart Working, da alcuni agognato, da altri odiato, ha dato modo di sviluppare nuove vie di svolgere la propria attività, sia nei tempi, sia nelle modalità, oltre che nelle interazioni con i colleghi. Inoltre la crisi che si è innescata inevitabilmente dopo questo stop a tanti settori si evolverà secondo vie ancora difficili da prevedere.

Ma c’è un elemento che non solo non ha subito cali, ma anzi ha avuto una diffusione esponenziale tra le imprese: i servizi di Cloud Computing.

I numeri dei servizi di Cloud Computing nel 2020

Il cloud infatti si è rivelato il migliore “abilitatore” per affrontare la crisi poiché ha reso concretamente possibile uno Smart Working pienamente funzionante ed efficiente. In particolare le logiche di SaaS (Software-as-a-Service), hanno consentito a migliaia di persone di lavorare da casa propria con tutti gli strumenti che erano solite utilizzare in ufficio.

I numeri parlano chiaro. Secondo l’Osservatorio del Politecnico l’adozione nelle PMI è passata dal 30 al 42% a seguito dell’emergenza Covid-19. Una crescita enorme in un settore come quelle delle Piccole e Medie Imprese tradizionalmente scettico rispetto alla Digital Transformation. E di sicuro, come abbiamo già anticipato, il SaaS è il protagonista, con una crescita di ben il 46% rispetto al 2019. In particolare le applicazioni che più hanno interessato la rivoluzione cloud sono quelle dedicata alla gestione dei documenti e della collaboration, all’e-commerce, ma anche all’analisi dei dati.

Anche la parte IaaS (Infrastructure-as-a-Service) è cresciuta del 19%, ricordando quindi quanto sia fondamentale anche la gestione e la manutenzione di un impianto tecnologico che possa sostenere una Digital Transformation completa ed efficace.

servizi cloud computing Politecnico Milano 2020

Questi dati di crescita però sono inevitabilmente legati all’emergenza che tutte le aziende hanno vissuto e stanno vivendo. Ma è possibile trasformare questa crescita dettata da una crisi a una vera e propria opportunità?

Così dovrebbe essere, per cercare di non sprecare un’occasione di crescita. Ma quali sono i vantaggi quindi dell’adozione del cloud in un’impresa?

Servizi di Cloud Computing: dall’emergenza all’opportunità

Partiamo dal più ovvio, e cioè che il cloud abilita lo Smart Working. E’ vero che questa emergenza sanitaria prima o poi finirà, ma lo Smart Working va molto al di là del semplice “lavoro da casa”, si tratta infatti di una metodologia di lavoro flessibile che prevede di eseguire i propri compiti in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo, senza rinunciare all’interazione tra colleghi. Ormai numerosi studi dimostrano che la produttività non solo non ne risente, ma addirittura aumenta, e se non bastassero gli studi, basta ormai basarsi sull’esperienza personale di ognuno di noi.

L’altro vantaggio che di solito attira di più l’attenzione degli imprenditori è l’enorme risparmio di costi che il il cloud promette. Noi ve lo confermiamo: si calcola una riduzione del 75% dei costi di utilizzo della tecnologia. Questo è possibile grazie al fatto che l’utilizzo delle tecnologie attraverso il cloud diventa “al consumo e all’esigenza” e se si sceglie il giusto fornitore si puoi godere di vantaggi quali scalabilità e modularità.

Questi per ora sono aspetti ancora legati a una situazione di crisi o comunque di difficoltà. Ma se vi dicessimo che è possibile anche crescere grazie al cloud? Spesso capita infatti che progetti di innovazione aziendale neanche partano proprio perché il budget non consente l’acquisto di un software o perché la tecnologia necessaria è troppo impegnativa, sia dal punto di vista economico che di gestione. Affidarsi al cloud consente invece di accedere a tecnologie allo stato dell’arte, manutenute da veri esperti specializzati in quello. I software possono essere adottati in logica pay-per-use al consumo, senza quindi l’onere dei costi iniziali di attivazione.

Sicurezza e norme di leggi con i servizi di Cloud Computing

Per non parlare di sicurezza. Quando non si ha un’esperienza diretta, è difficile percepire un rischio. Ma basta guardarsi intorno e fare i conti per calcolare un eventuale danno derivato da un’interruzione dei sistemi e di conseguenza del lavoro.

E se qualche malintenzionato dovesse mettere a segno un attacco informatico per rubare i dati e chiedere il riscatto? Sembra la trama di un film, ma ormai è all’ordine del giorno che molte aziende si trovino in questa situazione. E purtroppo pensare “la mia realtà è troppo piccola, a me non può succedere”, non ha superato lo scoglio della realtà, perché il cybercrime è in aumento e non si limita alle aziende di grandi dimensioni.

La verità è che sia che il danno sia doloso, sia un incidente, sia che si tratti di guasti fisici, sia di attacchi informatici, un blocco dei sistemi si calcola in migliaia di euro.

La possibilità di mantenere dati e sistemi in ambiente protetti, costruiti per essere al sicuro da incidenti e attacchi, e manutenuti da persone che fanno solo quello di mestiere è una di quei vantaggi del cloud a cui non si pensa immediatamente, ma che si apprezza al momento giusto.

Ci si può trovare a spendere migliaia di euro non preventivate anche quando i fuorilegge siamo noi. Come? Pagando multe salate perché non abbiamo rispettato una qualche normativa. Un esempio su tutti è la famigerata GDPR, che richiede non solo dei comportamenti idonei, ma anche una tecnologia a supporto che non è così scontato possedere in azienda.

Insomma i motivi per scegliere i servizi di Cloud Computing al di là dell’emergenza Covid-19 sono moltissimi e vantaggiosi. Noi di Axioma possiamo fornirti consulenza in questo passo di crescita grazie anche al nostro partner Amazon AWS, protagonista assoluto nel campo. Se sei curioso, puoi approfondire qui. 

 

 

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Digital Transformation: perché attuarla ora

“Nel 2020, secondo il nuovo Digital Transformation Index di Dell Technologies, l’accelerazione digitale ha registrato un importante balzo in avanti, con l’85% delle aziende italiane che ha all’attivo un processo di Digital Transformation.

È evidente, la pandemia da Covid-19 ha spinto le imprese italiane ad accelerare.

Lo scenario globale dell’ultimo anno ha rafforzato la consapevolezza che per affrontare le nuove sfide del mercato la strada da intraprendere è soltanto una: ridisegnare i processi di business in chiave digital.

Pertanto, se da una parte la pandemia sta avendo pesanti effetti sull’economia, dal punto di vista tecnologico invece, sta agendo da acceleratore della digitalizzazione. Ci si è resi conto che l’innovazione tecnologica non è più necessaria solo per competere, ma addirittura per sopravvivere.

Quali sono le priorità di un progetto di Digital Transformation? Quali sono le sfide più grandi?

E ancora, quali sono le tecnologie abilitanti?

In questo articolo abbiamo analizzato i dati più significativi di questa ricerca che ci aiuteranno a rispondere a queste domande.

Le priorità dei progetti di Digital Transformation

Dando uno sguardo all’Italia, le maggiori iniziative sono state prese per abilitare il lavoro da remoto (46%) e per mettere in sicurezza gli asset e i dati aziendali (46%) seguite dai progetti sull’edge della rete (36%).

I risultati incoraggianti partono proprio da un aumento vertiginoso dello smart working, con in parallelo un rafforzamento della messa in sicurezza di dati.

Secondo il 72% dei business leader italiani, oggi, più del 30% della forza lavoro di ogni azienda sta operando a distanza, un dato in linea con la media dei Paesi europei (71%).

Peccato però, che qualcosa di così efficace e utilizzato già da diversi anni in tutta Europa, in Italia sia stato scoperto e apprezzato solo per via di uno stato di emergenza.

In questi mesi abbiamo aiutato molti dei nostri clienti a intraprendere progetti di smart working, con effetti notevoli su tutta l’azienda (e sui lavoratori). Inoltre, ne abbiamo parlato a lungo in diversi articoli del nostro blog, passando a setaccio tutti i benefici di questa modalità di lavoro per tutte le aree aziendali.

 

Le tecnologie abilitanti

Ciononostante, attuare un percorso di digitalizzazione non è qualcosa di facile e immediato.

Innanzitutto, prima di valutare quali tecnologie abilitanti adottare, è opportuno domandarsi se la propria organizzazione è pronta ad affrontare un cambiamento di questo tipo. Per poi decidere a quale livello di profondità arrivare e quali risultati si vogliono ottenere.

Ridisegnare i modelli di business e riuscire a cogliere i vantaggi del digitale sono due elementi fondamentali. Senza di essi, si rischia di investire in qualcosa che poi non si è in grado di sfruttare in maniera efficiente.

Secondo il Digital Transformation Index il focus è su infrastrutture IT agili e scalabili capaci di rispondere tempestivamente a ogni eventuale criticità. Inoltre, gli investimenti si stanno indirizzando verso l’infrastruttura 5G (45%), che serve proprio come pilastro per la trasformazione digitale, verso le soluzioni di cybersecurity (45%) e verso l’hardware 5G-ready (10%).

Quindi, non basta investire in tecnologie tradizionali, anzi. Queste sono tecnologie emergenti e avanzate, necessarie a rendere i benefici di una digitalizzazione duraturi nel tempo.

Gli ostacoli

In realtà è ancora evidente che l’imprenditorialità italiana fa ancora fatica ad abbracciare questo mondo.

In particolar modo a causa di tre mancanze, su cui le imprese dovranno concentrare i loro sforzi nei prossimi anni:

  1. la mancanza di una strategia unica e condivisa derivante a sua volta dall’assenza di una cultura aziendale propensa al cambiamento e all’innovazione
  2. la carenza di risorse economiche
  3. la mancanza di competenze adeguate, che rallenta o ancora peggio, impedisce la piena realizzazione di progetti innovativi

Purtroppo, queste condizioni poco favorevoli portano le imprese a intraprendere progetti di trasformazione digitale con risorse e budget molto limitati o addirittura a non poterli intraprendere affatto.

Digital Transformation: perché attuarla ora?

Alla luce di queste considerazioni e di quello che stiamo affrontando a livello mondiale, diventa cruciale dare continuità ai processi di business e alla redditività delle aziende. Per farlo, non ci resta che cogliere tutte le opportunità che il digitale ci può dare.

Qual è il momento migliore per innovarsi, se non quello di oggi?

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Due elementi necessari per diventare una Smart Factory 4.0

Provate a chiedere a un dirigente di un’azienda manifatturiera quali siano le sue priorità.

La risposta conterrà sicuramente queste tre espressioni: aumento dell’efficienza, ottimizzazione dei processi e riduzione delle inefficienze.

In sintesi, aumentare l’efficienza delle macchine, limitando i costi. Richieste che non fanno dormire sonni tranquilli ai direttori di stabilimento, diretti responsabili nel raggiungimento di questi obiettivi.

Eppure, nonostante le imprese vengano bersagliate da messaggi sui benefici fiscali, l’acquisto di nuovi macchinari e software è ancora poco diffuso.

Senza dubbio questi strumenti consentono di avere una marcia in più ed essere più competitivi. Ciò non toglie però, che per intraprendere un progetto di Industria 4.0 gli elementi da prendere in considerazione sono tanti. Si tratta di un percorso che va definito nei minimi dettagli, con l’aiuto di consulenti esperti.

Pertanto, in questo articolo, abbiamo pensato di condividere con voi 2 elementi necessari per affrontare in maniera adeguata la strada per diventare una Smart Factory 4.0.

1. Analisi delle criticità

Potrebbe sembrare un passaggio ovvio e scontato, motivo per cui molto spesso viene sottovalutato.

Per capire se l’introduzione di soluzioni software per l’Industria 4.0 può davvero migliorare e rendere più efficienti il reparto produttivo, è necessario stilare un elenco di tutte le problematiche, esigenze e criticità in essere.

Si tratta di una fase molto delicata, dove anche il dettaglio più piccolo e banale può risultare importante per comprendere la situazione in cui si trova l’azienda e quali obiettivi vuole raggiungere.

Da dove cominciare? O meglio, da chi?

Dalle persone che tutti i giorni si trovano a dover risolvere errori, effettuare telefonate di emergenza, perdere tempo in scambi di email inutili. Loro conoscono bene quali sono i punti critici dell’assolvimento di tutte quelle attività che richiedono un’operazione manuale e che potrebbero essere gestite in maniera più sicura e automatica da strumenti informatici.

Facciamo un esempio: il capo reparto deve controllare le postazioni degli operatori in turno quel giorno per raccogliere i dati relativi alla giornata. Se la raccolta è manuale, però, non sempre riesce ad avere il dettaglio di tutti e un quadro generale corretto.

C’è chi a fine turno non ha chiuso la bolla di lavoro, chi non ha lasciato il proprio foglio in ordine, chi invece ha addirittura abbandonato una parte di pezzi prodotti sul tavolo…

Insomma, il capo reparto dovrà perdere un sacco di tempo per riuscire a ottenere dati e informazioni completi e magari sarà anche costretto a fermarsi di più in ufficio.

Questa operazione è senz’altro una criticità (che a sua volta ne scatena delle altre, coinvolgendo altri reparti) che deve essere inserita nel documento di analisi del progetto.

Ma, perché è così importante?

Queste mancanze se individuate a priori nella fase di analisi insieme al cliente, evitano che emergano problematiche una volta installato e configurato il prodotto. Vi immaginate di scoprire, una volta installato, che il software non è in grado di coprire determinate casistiche e situazioni? Un bel guaio. Significherebbe cambiare interlocutore e dover ricominciare tutto da capo.

È così che introduciamo il secondo elemento.

2. Integrazione e completezza funzionale del software

Una volta effettuata la fase di analisi delle criticità bisogna considerare la completezza funzionale del software. Inoltre, la facilità di integrazione con i sistemi informativi esistenti.

Tornando all’esempio di prima, quelle criticità possono essere risolte con un software di raccolta dati in tempo reale.

Così facendo, il capo reparto potrà monitorare in tempo reale l’avanzamento degli ordini di lavoro, prevenire i fermi macchina e verificare la disponibilità di materie prime in pochi passaggi attraverso un monitor a bordo macchina.

Tuttavia, questi software sono molto complessi e non sono tutti uguali. Gestire una catena di fornitura in maniera integrata e completa significa prendere in considerazione tantissime operazioni. Cosa che non tutti i software sono in grado di fare.

In linea generale possiamo dire che un software per la gestione avanzata della produzione dovrebbe avere le seguenti caratteristiche:

  • flessibilità e scalabilità (così facendo sarà più semplice adattarlo esigenze del cliente anche in un’ottica di crescita futura)
  • sviluppato con una tecnologia tale da integrarsi facilmente con altre applicazioni già presenti in azienda (fondamentale infatti è l’integrazione all’ERP, per poter avere un flusso di informazioni corrette e coerenti dall’inizio alla fine)
  • rispondere al requisito dell’interconnessione, ovvero fare in modo che oltre al gestionale, il software di raccolta dati sia integrato ai macchinari. Infatti, lo scambio di dati automatico e bidirezionale sui parametri di macchina consente di avere un riscontro immediato di tutto ciò che accade durante il ciclo produttivo.
  • semplicità di utilizzo (non dimentichiamoci che lo utilizzeranno molti utenti con ruoli aziendali diversi perciò dovrà essere altamente configurabile e facile da utilizzare)

In conclusione, quello che possiamo dire è se vuoi evolvere la tua azienda in una Smart Factory 4.0, prima è bene condurre un’analisi sulle esigenze e considerare tra i criteri di scelta un software completo, integrabile e user friendly.

digital transformation post vendita

Digital Transformation: il post-vendita

Riprendiamo il nostro viaggio attraverso la Digital Transformation e le possibilità di miglioramento che ne scaturiscono per le imprese che decidono di intraprendere questo percorso.

Abbiamo già stabilito che anche il nome Digital Transformation non è casuale. La chiave sta proprio nel fatto che non si deve trattare in nessun caso di una rivoluzione o comunque di un cambiamento drastico e improvviso. Al contrario, affinché sortisca i suoi frutti, è necessario che sia un processo graduale, che non crei “traumi” nel tessuto aziendale e che lasci il tempo alle persone di abituarsi per trarne il maggior profitto possibile.

Non solo vendita, ma anche post-vendita

Il processo di vendita è tra quelli che più sono oggetto di questa onda trasformativa. L’errore che spesso si fa però è di limitare il processo commerciale alla vendita vera e propria e al massimo estendendolo alla ricerca di nuove opportunità, i cosiddetti lead. Ma il processo commerciale va molto oltre e soprattutto non finisce con la vendita stessa.

Anzi, sia che l’azienda si occupi di produzione o di erogazione dei servizi, sia che si tratti di un B2B o di un B2C, la sua reputazione si gioca tutta nella fase che segue la vendita, cioè quella in cui si eroga l’assistenza ai clienti e si comunica con loro sia per risolvere problemi ma anche per manutenzione e assistenza.

La velocità e la cortesia con la quale si risponde a una richiesta del cliente diventano il punto principale con il quale si viene giudicati e da cui parte poi il passaparola tra clienti, che grazie ai mezzi di comunicazione odierni (social, siti di recensione, …) si è enormemente amplificato: ecco un altro effetto della Digital Transformation.

Come si può quindi essere sicuri di fare un buon lavoro in questo campo?

Il problema non sussiste se si ha a che fare con numeri esigui di contatti post-vendita. Ma nel momento in cui questi aumentano è importante organizzarsi affinché nessuno di questi venga perso per strada.

La Digital Transformation nella raccolta delle segnalazioni

Concentriamoci ad esempio sulla raccolta. Ogni impresa può essere organizzata in modo diverso. Sia che affronti problemi di consegna o guasti, sia che debba risolvere questioni legate ai servizi erogati, in ogni caso deve aprire un canale attraverso il quale il cliente può comunicare. Questo può avvenire tramite e-mail, telefonate, aree riservate del sito, addirittura social network… ma molto spesso il cliente chiama direttamente il suo contatto all’interno dell’azienda e con una telefonata informale espone il suo disagio.

Insomma, le possibilità sono tante, ma ciò che importa è una cosa sola: che tutte le richieste vengano poi centralizzate in un solo luogo. Ed è qui che si parla di Digital Transformation. Una soluzione informatica adatta infatti consente di inserire in un sistema unico tutte le richieste, indipendentemente dal canale da cui arrivano, e averle quindi in un sistema unico e condiviso che consenta di gestirle in modo univoco e organizzato.

Il passo successivo: l’assegnazione

La questione “chi fa cosa” è uno degli stalli che più rischiano di rallentare un qualsiasi processo aziendale. E anche quando è ben definito, spesso la persona scelta non riceve l’incarico in tempo. Quando si parla di post-vendita, la posta in gioco è, come abbiamo detto, la reputazione dell’azienda stessa e va da sé quanto sia importante non perdersi neanche una segnalazione.

Se ci si affida a una soluzione digitale, l’assegnazione avviene in modo automatico. Una volta stabiliti i ruoli all’interno dell’azienda, ogni ticket viene automaticamente assegnato a chi se ne dovrà occupare tramite un sistema di notifiche.

Ma se per un caso specifico la persona più adatta a risolvere il problema non è quella assegnataria? O se è il cliente stesso a richiedere una persona specifica? O al contrario, l’organizzazione aziendale non prevede un’assegnazione prestabilita di quel ruolo? La Digital Transformation non deve irrigidire i processi, ma al contrario renderli più fluidi e semplici. L’assegnazione quindi dovrebbe avvenire in modo automatico, ma devo consentire anche l’intervento manuale in caso di eccezioni alle regole.

Clienti impazienti? Risposte immediate!

Tutti, da clienti, abbiamo sperimentato la frustrazione di non sapere niente del nostro prodotto che ancora non è arrivato o del nostro servizio non erogato. Tutti in questi casi abbiamo cercato di comunicare con l’azienda e in cambio abbiamo ricevuto informazioni vaghe e imprecise, che ci hanno lasciato la sensazione che la nostra richiesta si fosse persa nei meandri di qualche schedario tentacolare.

Da fornitori invece sappiamo bene che spesso la richiesta non è stata persa, ma semplicemente non si è in grado di dare una risposta perché non si sa a che punto è lo stato della sua evasione!

Eppure basterebbe così poco per dare risposte tranquillizzanti al cliente. Una gestione digitale della situazione consentirebbe di avere sempre chiara la situazione, così da poter rassicurare il cliente e farlo sentire veramente al centro.

Questo genere di informazioni serve anche all’azienda stessa, che potrebbe in questo modo essere in grado di effettuare analisi e statistiche sul tasso di evasione e sui tempi necessari per chiudere ogni segnalazione e migliorare le eventuali criticità.

Far tesoro della propria esperienza, ovvero sfruttare il know-how aziendale

Ma c’è un modo in cui la Digital Transformation può agire direttamente sulla velocità di risposta al cliente?

In effetti c’è e parte da una semplice considerazione pratica: i problemi dei clienti non sono quasi mai completamente diversi gli uni dagli altri. D’altra parte come potrebbero esserlo, visto che i prodotti e i servizi venduti sono gli stessi? Ovvio, ogni cliente ha la sua situazione peculiare che va trattata di conseguenza, ma sarebbe molto più comodo non partire ogni volta da zero nella risoluzione di un problema.

La possibilità quindi di accedere a un archivio digitale facile da consultare, ordinato e ricco di informazioni, consentirebbe a chi deve risolvere un problema di risparmiare del tempo. Potrebbe infatti attingere al suo lavoro precedente, o a quello di qualche collega, partendo dai punti di contatto con il caso che sta seguendo. In questo modo riuscirebbe a non cominciare da zero e potrebbe accelerare notevolmente i tempi di risposta.

Soluzioni di Digital Transformation

Tutto questo è possibile se le informazioni e i dati venissero condivisi nell’impresa e le soluzioni tecnologiche scelte fossero davvero in grado di automatizzare i processi di cui abbiamo parlato.

Se vuoi puoi dare un’occhiata alla nostra proposta per la gestione dei ticket e del post-vendita.

Da Impresa 4.0 a Transizione 4.0: innovazione e sostenibilità

Transizione 4.0: ecco la nuova politica industriale per il rilancio economico del Paese.

In effetti, non è passato molto da quando Stefano Patuanelli, Ministro dello Sviluppo Economico, a fine anno aveva presentato le linee guida per la rivisitazione degli strumenti e degli incentivi a supporto della trasformazione digitale delle imprese per il 2020.

L’emergenza sanitaria da Covid-19, però, ha cambiato le carte in tavola ed è stato necessario un rafforzamento.

Quali sono gli obiettivi? Maggior attenzione all’innovazione, agli investimenti green e per le attività di design e ideazione estetica per valorizzare il Made in Italy.

E non solo: i dati del precedente Piano hanno evidenziato che erano ancora poche le imprese che entravano nel mondo dell’innovazione 4.0 e che intendevano avvalersi delle agevolazioni per la digitalizzazione. Quindi, con l’attuale decreto, vi è l’ambizione di raggiungere una più ampia platea di aziende, mobilitando 7 miliardi di euro.

Ma entriamo più nel dettaglio, analizzando le novità e il futuro del cosiddetto “Industria 4.0”, poi diventato “Impresa 4.0” e ora Transizione 4.0.

Piano Transizione 4.0: le azioni principali

Partiamo con il dire che lo strumento per stimolare gli investimenti non sarà più il superammortamento e/o l’iperammortamento, ma il credito d’imposta.

Si mira, quindi, ad aumentare di oltre il 40% la platea delle aziende che possono accedere alla misura, resa disponibile nella forma di crediti di imposta con differenti aliquote, e non incentivi come il precedente Piano Industria 4.0.

Nello specifico le azioni previste dalla Legge di Bilancio 2020 per il Piano Transizione 4.0 sono:

  • Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali: volto a supportare e incentivare le imprese che investono in beni strumentali nuovi, materiali e immateriali, funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato.
  • Credito d’imposta ricerca, sviluppo, innovazione e design: per stimolare la spesa privata in Ricerca, Sviluppo e Innovazione tecnologica e favorire i processi di transizione digitale e nell’ambito dell’economia circolare e della sostenibilità ambientale.
  • Credito d’imposta formazione 4.0: per stimolare gli investimenti delle imprese nella formazione del personale sulle materie aventi ad oggetto le tecnologie rilevanti per la trasformazione tecnologica e digitale delle imprese.

Inoltre, il decreto, oltre a consentire alle imprese di condurre gli investimenti in corso e di programmare quelli successivi con maggiori certezze sul piano operativo e interpretativo, definisce le modalità attuative del nuovo credito d’imposta che viene esteso a tutte le spese sostenute nel periodo successivo al 31 dicembre 2019.

Gli obiettivi del Piano Transizione 4.0

Come ogni decreto che si rispetti sono stati individuati degli obiettivi, che in questo caso, vanno sempre più verso l’innovazione digitale 4.0 e la transizione ecologica e sostenibile. Quest’ultima infatti, risulterà essere un elemento rilevante per la maggiorazione dell’aliquota del credito di imposta.

Cosa significa?

In pratica verranno applicate aliquote maggiorate per gli investimenti che avranno un impatto positivo anche sulla sostenibilità ambientale. Benefici per l’ambiente, ma anche per le imprese che avranno la possibilità di investire in tecnologie ecosostenibili.

Tuttavia, non ci si può limitare solamente a stanziare risorse. La crescita tecnologica è un processo che va supportato anche con il sostegno in termini di formazione e informazione.

Per questo motivo il decreto prevede incentivi e obiettivi anche sotto questo fronte, di modo da potenziare la connessione tra il mondo produttivo e quello della ricerca.

In questa immagine vengono elencati gli obiettivi del Piano Transizione 4.0:

obettivi piano transizione 4.0

Obiettivi Piano Transizione 4.0 – Fonte: https://www.mise.gov.it/index.php/it/transizione40

Qualche numero

Ora entriamo più nel dettaglio con qualche numero sugli incentivi fiscali previsti.

Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali

Per gli investimenti in beni strumentali materiali tecnologicamente avanzati è riconosciuto un credito d’imposta nella misura del:

  • 40% del costo per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro
  • 20% del costo per la quota di investimenti oltre i 2,5 milioni di euro e fino al limite di costi complessivamente ammissibili pari a 10 milioni di euro.

Per gli investimenti in beni strumentali immateriali funzionali ai processi di trasformazione 4.0 è riconosciuto un credito d’imposta nella misura del:

  • 15% del costo nel limite massimo dei costi ammissibili pari a 700.000. Si considerano agevolabili anche le spese per servizi sostenute mediante soluzioni di cloud computing per la quota imputabile per competenza.

Per investimenti in altri beni strumentali materiali è riconosciuto un credito d’imposta nella misura del:

  •  6% nel limite massimo dei costi ammissibili pari a 2 milioni di euro.

Credito d’imposta ricerca, sviluppo, innovazione e design

Attività di ricerca fondamentale, ricerca industriale e sviluppo sperimentale in campo scientifico e tecnologico:

  • il credito d’imposta è riconosciuto in misura pari al 12% delle spese agevolabili nel limite massimo di 3 milioni di euro.

Attività di innovazione tecnologica finalizzate alla realizzazione di prodotti o processi di produzione nuovi o sostanzialmente migliorati:

  • il credito d’imposta è riconosciuto in misura pari al 6% delle spese agevolabili nel limite massimo di 1,5 milioni di euro
  • il credito d’imposta è riconosciuto in misura pari al 10% delle spese agevolabili nel limite massimo di 1,5 milioni di euro in caso di attività di innovazione tecnologica finalizzate al raggiungimento di un obiettivo di transizione ecologica o di innovazione digitale 4.0.

Attività di design e ideazione estetica per la concezione e realizzazione dei nuovi prodotti e campionari nei settori tessile e della moda, calzaturiero, dell’occhialeria, orafo, del mobile e dell’arredo e della ceramica, e altri individuati con successivo decreto ministeriale:

  • il credito d’imposta è riconosciuto in misura pari al 6% delle spese agevolabili nel limite massimo di 1,5 milioni di euro.

Credito d’imposta formazione 4.0

Il credito d’imposta in percentuale delle spese relative al personale dipendente impegnato nelle attività di formazione ammissibili, limitatamente al costo aziendale riferito alle ore o alle giornate di formazione. In particolare, è riconosciuto in misura del:

  • 50% delle spese ammissibili e nel limite massimo annuale di €. 300.000 per le piccole imprese
  • 40% delle spese ammissibili nel limite massimo annuale di €. 250.000 per le medie imprese
  •  30% delle spese ammissibili nel limite massimo annuale di €. 250.000 le grandi imprese.

 

Quindi, ci saranno novità sia per quanto riguarda le aliquote (che sono quasi raddoppiate) sia per quanto riguarda i settori coinvolti, tipici del segmento manifatturiero, molto diffuso nel nostro Paese.

Con queste nuove proposte le condizioni sono favorevoli e si spera che siano di incoraggiamento per tutte quelle aziende che finora erano rimaste un po’ escluse.

I vantaggi di queste novità

Queste novità portano con sé una serie di benefici che possiamo sintetizzare con un estratto della lettera a “Il Sole 24 Ore” del Ministro Patuanelli:

“Anzitutto, abbiamo dato alle misure una maggiore stabilità programmando la revisione in ottica pluriennale, così da garantire alle imprese un respiro di medio lungo periodo. Poi siamo passati agli strumenti di accesso, individuando il credito d’imposta come principale canale.

Inoltre, il ricorso al credito d’imposta compensabile in 5 anni comporta una riduzione del tempo di rientro dell’incentivo (soprattutto per i beni materiali, se si considera un periodo medio di ammortamento di 8 anni) e un’anticipazione del momento di fruizione già da gennaio dell’anno successivo. Mentre oggi bisogna aspettare la dichiarazione fiscale dell’anno seguente a quello dell’investimento: un recupero di tempo pari a circa 7 mesi. “

Noi di Axioma offriamo consulenza e software per progetti di integrazione, supporto e formazione in ambito di Industria 4.0 e sappiamo bene che scegliere di innovare processi e sistemi comporta sempre costi e impegni elevati.

Pertanto, per le imprese diventa cruciale poter contare sul sostegno pubblico per affrontare tali investimenti. Senza dubbio, questi elementi forniranno più certezze e garanzie a chi farà investimenti e renderà più semplice e accessibile la strada verso la ripartenza e l’innovazione.

 

digital transformation nel marketing

Digital Transformation: il marketing

.Trasformazione digitale. È evidente che il suo impatto su ogni aspetto del nostro mondo sia sempre più ampio e stia pian piano conquistando terreno in ogni campo della vita umana. Ma in questo blog noi ci occupiamo di processi aziendali e per questo motivo analizzeremo nel dettaglio ogni aspetto del flusso commerciale di un’azienda B2B, cercando di capire come la Digital Transformation stia trasformando anche quest’area. Partiremo quindi dalla Digital Transformation nel marketing B2B.

Siamo abituati a pensare a come l’e-commerce e l’esperienza on line siano ormai fortemente consolidati nei business B2C: il consumatore finale si sta spostando sempre più spesso dal negozio fisico a quello on line, sia attraverso l’e-commerce del produttore stesso, sia attraverso rivenditori come Amazon o simili. Ma nel B2B si può parlare della stessa cosa? È più difficile immaginarlo, poiché i prodotti e i servizi che vengono venduti sono spesso più complessi e costosi. Eppure la Digital Transformation è una realtà anche qui.

Secondo HBR (2017), negli Stati Uniti, nel 75% dei casi, il processo di acquisto nel B2B inizia con una ricerca online da parte dell’acquirente, il quale raggiunge il 57% del processo decisionale prima ancora di aver incontrato un venditore. Il trend interessa non più solamente i contesti B2C, ma in modo crescente anche quelli B2B.
SDA Bocconi

Ma come è possibile?

La risposta è semplice. La Digital Transformation non è solo l’e-commerce, ma una trasformazione più ampia e globale di tutti processi, non solo quello di vendita. Prima di arrivare al momento in cui avviene l’acquisto vero e proprio, e anche dopo che questo è avvenuto, si passa attraverso una più o meno lunga gestione della relazione che proprio in questi ultimi anni si sta spostando sempre di più sul piano digitale.

Non perché non esista più l’interazione faccia a faccia, che rimane assolutamente necessaria, ma perché si avvale di tutta una serie di strumenti informatici e tecnologici che la rendono più agevole e “smart”. Cos’è dopotutto la Digital Transformation?

Digital Transformation nel supporto alla vendita

La Digital Transformation è l’applicazione della tecnologia digitale a un determinato aspetto che si prende in considerazione. Proviamo quindi a guardare più da vicino la vendita e in particolare la gestione della relazione con tutti i contatti e i clienti.

Una ricerca costante di efficienza e profitto da parte del management delle imprese porta inevitabilmente a cercare nuovi modi per differenziarsi dalla concorrenza. Gli obiettivi da raggiungere diventano quindi quelli di aumentare l’efficacia di ogni singola relazione con un contatto ma allo stesso tempo di ridurre i costi lungo l’intero flusso commerciale.

Gli strumenti digitali disponibili oggi giorno vanno proprio in questa direzione, consentendo di rendere più efficiente ed efficace tutto il processo.

Eppure, anche se i software dedicati a questo scopo potrebbero rendere immediatamente digitale tutto il flusso, il cambiamento risulterebbe troppo traumatico e causerebbe probabilmente più danni che vantaggi. È più che mai opportuno quindi l’utilizzo del termine “transformation”, che esprime bene il concetto di un cambiamento graduale. Una trasformazione appunto, non una rivoluzione.

Esempi concreti: come avviene la Digital Transformation nel marketing

Ma passiamo a qualche esempio concreto. Se analizziamo il processo di vendita, dobbiamo partire dalla gestione della relazione col cliente fin dal primo contatto. Di solito è compito del marketing, ma non è detto. C’è la parte creativa, che prevede come confezionare il messaggio e in che modo veicolarlo. Ma poi una cospicua parte del lavoro è rappresentata dalla cura del database, segmentazione e soprattutto analisi dei risultati. Appare subito evidente come la Digital Transformation possa venire in aiuto in quest’ultima fase dell’attività, attraverso software che consentono di archiviare con precisione, ricchezza di informazioni, ma soprattutto flessibilità tutti i contatti del database di un’azienda.

Ogni azienda infatti ha bisogno di avere determinate informazioni rispetto ai suoi clienti, e di utilizzarle per eseguire filtri su tutto il database. La portata innovativa di un software in questo campo sta proprio nella capacità di velocizzare ma soprattutto aumentare le azioni possibili sul database, favorendo quindi la creatività del marketing che può a questo punto concentrarsi maggiormente sui messaggi.

L’efficacia del messaggio va anche misurata. Ogni invio di mass-mail, ma in generale ogni campagna, deve essere analizzata a posteriori rispetto ai suoi risultati. Ancora una volta è la Digital Transformation che interviene a supportare anche questa fase. Un buon software consente infatti di effettuare tutte le analisi possibili, evidenziando chi ha letto le mail, chi ha cliccato e dove. Fornisce quindi tutte le informazioni affinché siano poi le persone a prendere le decisioni migliori sui progetti futuri: rimane infatti un compito esclusivamente umano, ma grazie alla Digital Transformation si può basare su dati certi.

Dal grande al piccolo

Abbiamo visto cosa succede in caso di grandi numeri e di come la Digital Transformation sia motore di maggiore efficienza. Ma spesso il marketing è un lavoro di fino che richiede attenzioni particolari per i singoli contatti e per questo i marketer hanno la necessità di annotare informazioni e attività svolte anche per i singoli contatti. Se però lo fanno su post-it attaccati alla scrivania, sui pc personali o nella loro testa, a perderci è tutta l’azienda. Le informazioni infatti acquistano valore se vengono condivise e per questo motivo è necessario uno spazio accessibile a tutti e allo stesso tempo protetto.

Un altro compito per la Digital Transformation insomma, che ha prodotto software in grado di raccogliere anche le informazioni e le note più discorsive, quelle appunto che si segnavano sui post-it, e le ha normalizzate e inserite in un sistema raggiungibile da tutti gli interessati.

Se quindi per un solo cliente o un solo contatto è necessaria un’attenzione particolare. O se una telefonata è stata particolarmente interessante dal punto di vista commerciale. Esiste un posto digitale dove queste note possono essere inserite e condivise, in modo da diventare a pieno titolo patrimonio aziendale.

Evoluzione, non rivoluzione

Per un’azienda che fosse ancora molto lontana da un concetto di digitale, già questo tipo di cambiamento risulterebbe un enorme passo in avanti. Ma non si può certo chiedere di portare questo tipo di trasformazione a tutti i livelli in un colpo solo, poiché, come abbiamo detto all’inizio, il risultato sarebbe traumatico.

Eppure ci sono software “monolitici”, che richiedono un’adozione in blocco e che quindi rischiano di causare una rivoluzione in azienda, con morti e feriti annessi. Ma se il desiderio è di andare in questa direzione, massimizzando i vantaggi e scongiurando il pericolo di traumi, è necessario pensare a un concetto di evoluzione.

Questo implica gradualità e di conseguenza può essere realizzato solo attraverso un software modulare, che permetta cioè di essere adottato parzialmente, concentrandosi su un’area per volta.

La nostra proposta per la Digital Transformation nel marketing

Axioma CRM è un software diviso in moduli (marketing, vendite, post-vendita, progetti) che possono essere adottati tutti insieme ma anche singolarmente, consentendo così di raggiungere gli obiettivi prefissati in sicurezza e serenità.