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Assintel Report 2020: lo scenario ICT in Italia

A ottobre, come ogni anno, si è tenuta la presentazione dell’Assintel Report 2020. La fotografia annuale sul mercato dell’ICT che fornisce una panoramica sugli investimenti e sugli effetti della tecnologia tra le imprese italiane.

Sono già diversi anni che i dati evidenziano un interesse maggiore verso lo sviluppo di competenze legate all’innovazione tecnologica e all’adozione di nuove tecnologie quali i Big Data, l’Internet of Things, l’A.I. e il Cloud, ma le imprese che effettivamente hanno intrapreso un progetto di Digital Transformation sono ancora troppo poche.

Tuttavia in Italia sembra esserci in atto un cambio di rotta. Perché?

Ci si è resi conto che l’innovazione tecnologica non è più necessaria solo per competere, ma addirittura per sopravvivere.

Per questo motivo l’adozione di nuove tecnologie non può essere prerogativa delle aziende di grandi dimensioni, più propense all’innovazione e al cambiamento già da qualche anno, ma deve coinvolgere anche le aziende di piccole e medie dimensioni.

Sviluppare una strategia indirizzata all’innovazione non è semplice, a maggior ragione per quelle imprese con un’impostazione ancora tradizionale, che stanno affrontando una serie di sfide organizzative, economiche e culturali e che quindi faticano a trarne dei vantaggi concreti.

Approfondiremo gli ostacoli, le sfide e le priorità del 2020 nel prossimo articolo, perché prima è opportuno capire qual è il trend di spesa ICT in Italia.

 

Qualche numero sul mercato ICT in Italia

Nonostante un rallentamento del PIL, il mercato dell’Information Technology italiano è in crescita rispetto all’anno scorso (+2,3%) registrando una spesa che supera i 31 miliardi di €.

Entrando più nel dettaglio e analizzando le due componenti principali, IT e Telecomunicazioni, il trend è caratterizzato da dinamiche differenti: mentre il comparto IT registra una spesa complessiva superiore ai 24,2 miliardi di € e una crescita del 3,8%, la spesa delle aziende per i Servizi di Telecomunicazioni si assesta sui 6,9 miliardi di €, registrando una diminuzione del 2,7% rispetto al 2018.

Fino a qui, niente che ribalti la situazione registratasi durante gli anni scorsi dove il comparto delle Telecomunicazioni faticava a raggiungere risultati soddisfacenti.

Ciò che cattura maggiormente l’attenzione e gli investimenti da parte delle aziende è il mercato delle tecnologie della Terza Piattaforma (Cloud Computing, Big Data e Analytics) e degli Acceleratori di Innovazione (IoT, A.I., Blockchain, Realtà virtuale e aumentata, Robotica,…) dove in termini di volume e crescita trionfa il mercato dei servizi di Public Cloud (ne abbiamo parlato qualche settimana fa proprio qui) con una crescita del 26,1% rispetto al 2018 e livelli di spesa che nel 2020 supereranno i 2,5 miliardi di €.

Grafico Public Cloud 2018-2020

Fonte: Elaborazioni IDC per Assintel Report 2020

Il Public Cloud è una tecnologia flessibile ed economica e non sorprende che sia lo strumento prediletto per iniziare un processo di trasformazione digitale.

Finora, in linea generale la spesa ICT cresce, ma se entriamo nel dettaglio ci accorgiamo che la situazione è un po’ disomogenea.

Il 25% delle Medie Imprese e il 23% delle Grandi Imprese intendono incrementare la spesa nel corso dei prossimi 12 mesi, in alcuni casi anche al di sopra del 20% (circa il 2%). A comprimere la spesa per il 2020 sono soprattutto le Micro e le Piccole Imprese, rispettivamente il 10 e il 7%.

Come dicevamo prima, la distribuzione della spesa ICT mostra una forte concentrazione nelle aziende di grandi dimensioni (48% del valore totale del mercato) e il settore merceologico che contribuisce maggiormente alla spesa è quello manifatturiero (23% del valore totale del mercato) seguito da quello finanziario (21%). Inoltre, rispetto all’area geografica, troviamo ai primi posti il Nord e Centro Italia (Lazio, Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna insieme nel 2020 genereranno il 64% della spesa nazionale).

Ciò che evidenziano questi dati è un’Italia divisa in due. Inoltre viene da chiedersi, quanto avrà influito il Piano Impresa 4.0?

Gli investimenti hanno avuto sicuramente un ruolo centrale nello sviluppo di progetti innovativi e nell’introduzione di macchine intelligenti e software evoluti, ma non dimentichiamo ciò di cui abbiamo parlato in un articolo di un paio di mesi fa: la Nuova Legge di Bilancio ha apportato delle modifiche al Piano Impresa 4.0 rendendo gli investimenti più accessibili alle piccole e medio imprese.

Si spera, quindi, che questo divario così evidente possa – in parte – essere sanato da questa nuova opportunità.

Ovviamente è presto per dirlo, i risultati non sono ancora visibili, ma avranno sicuramente un impatto sulla distribuzione della spesa ICT per classe di impresa dei prossimi anni.

Per confermare questa ipotesi, però, non ci resta che aspettare l’Assintel Report del prossimo anno.

Priorità e sfide per il 2020

L’Assintel Report 2020 non si limita a esaminare i livelli di spesa del mercato ICT, ma individua anche quali saranno le esigenze, le priorità e gli ostacoli che le imprese dovranno affrontare il prossimo anno per ottenere la piena realizzazione della trasformazione digitale.

Siamo entrati nella seconda fase della Digital Transformation, e se prima l’elemento su cui puntare era l’introduzione di nuove tecnologie, oggi è indispensabile focalizzarsi sulle competenze necessarie per abilitarle e sul ruolo della sicurezza IT, spesso sottovalutato.

Ma non vogliamo svelarvi altro, perché di queste tematiche ne parleremo nel prossimo articolo!

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I vantaggi di una gestione documentale in Cloud

L’entrata in vigore della fatturazione elettronica ha contribuito ad incentivare la digitalizzazione dei processi, ma soprattutto dei documenti.

Se pensiamo alla nostra attività lavorativa di almeno 10-15 anni fa, ci si immagina una scrivania con pile di fogli di carta, appunti, penne, post-it,…mentre ora è tutto diverso. Basta un PC o dispositivo mobile per avere accesso a qualsiasi documento e poterlo consultare, modificare e condividere attraverso pochi clic.

Stampare, firmare, fotocopiare, archiviare in raccoglitori ingombranti porta via tempo, ma soprattutto ha un ingente costo.

C’è ancora chi non riesce ad affidare totalmente al digitale i documenti con cui lavora, ma fortunatamente l’introduzione della fatturazione elettronica ha avuto un forte impatto sulla diffusione del processo di dematerializzazione del documento e, a partire dall’ambito amministrativo, a poco a poco i benefici di questa modalità di fruizione e archiviazione dei documenti si sta estendendo anche agli altri dipartimenti aziendali.

Lavorare con documenti in formato elettronico permette di snellire i processi e di renderli più efficienti, ma questo non deve farci pensare che basta produrre un documento in formato digitale e il gioco è fatto. È necessario dotarsi di strumenti adeguati e un sistema di gestione documentale è uno di questi, ancora meglio un sistema di gestione documentale in Cloud che gode di maggiori benefici.

Le problematiche del trattamento manuale dei documenti

La normativa sulla fatturazione elettronica è stata un obbligo quindi molte aziende non hanno fatto altro che adeguarsi.

In queste aziende, a parte all’interno dell’ufficio amministrazione che è stato “costretto” a gestire l’invio, la ricezione e l’archivio delle fatture in formato elettronico, i problemi legati all’utilizzo della carta sono pressoché rimasti.

Proviamo ad elencarne alcuni, attraverso qualche esempio:

  • NUMEROSE STAMPE: il venditore ha preparato un’offerta che prima di essere inviata al cliente, deve essere approvata dal reparto tecnico e anche dalla direzione. Ecco originata una serie di stampe e fotocopie che poi probabilmente si riveleranno inutili perché quell’offerta andrà versionata o persa. E per la nuova approvazione cosa fare? Andrà stampata un’altra volta e così via. Stampe di più versioni creano confusione, in più, l’ufficio acquisti non sarà contento di dover ordinare toner su toner e carta su carta.
  • PERDITE DI TEMPO: se si vuole ricontrollare un ordine, un documento di trasporto o un documento tecnico, dove cercarlo? Ma soprattutto con che criterio? Se è stato archiviato sul PC di un collega bisognerà aspettare che rientri in ufficio oppure sperare che l’abbia stampato e lasciato sulla scrivania, ma ci sono altri fogli e una confusione tale che è meglio lasciar perdere e aspettare…
  • SCARSA SICUREZZA E PRIVACY DEI DATI: tutti i documenti con i quali lavoriamo ogni giorno contengono informazioni su clienti, fornitori,..e stamparli significa renderli disponibili a chiunque e mettere a rischio la loro protezione, oppure ancora peggio, rischiare di perderli.

Anche nella tua azienda hai queste difficoltà? Sai che possono essere risolte con un sistema di gestione documentale in Cloud?

Molto spesso si associa il significato di questa applicazione alla mera archiviazione e ricerca dei documenti in formato elettronico, ma un sistema documentale in realtà è molto di più. Vediamo insieme perché.

Un software di gestione documentale in Cloud

Che un software di gestione documentale possa ridurre l’utilizzo della carta e quindi anche i costi ormai è chiaro.

Per raggiungere l’obiettivo di digitalizzazione dei processi e renderli più veloci ed efficienti, poter visualizzare e archiviare i documenti in formato elettronico aiuta, ma non basta.

Axioma offre un sistema di gestione documentale in Cloud in grado di archiviare, classificare e abilitare workflow approvativi in maniera elettronica così da rendere i flussi operativi più veloci e sicuri.

Disporre di  un archivio elettronico dei documenti via web, organizzato secondo una classificazione specifica di attributi, condivisi da tutta l’azienda, permette di trovare subito ciò di cui si ha bisogno attraverso ricerche di parole chiave trasversali, indipendentemente dalla cartella in cui si è archiviato il documento. Non si tratta del solito file system, ma di un sistema documentale avanzato basato su un vero database relazionale. Qui i documenti risiedono in archivi catalogati, ma sono anche raggruppati in relazione al termine di ricerca utilizzato (data, autore, fornitore, codice cliente, tipo documento, …).

E il workflow approvativo? A cosa serve?

Avere un processo di approvazione automatico significa che se, ad esempio, la direzione deve approvare un’offerta commerciale non sarà più necessario stampare fogli, raccogliere firme, o inviare email, ma basterà salvare un documento con una tipologia soggetta ad approvazione ed il sistema invierà automaticamente una notifica alla persona interessata che dovrà solo effettuare un clic per autorizzare o rifiutare.

È possibile configurare più livelli di autorizzazione, in base all’organizzazione di ufficio acquisti e dei diversi buyer aziendali, e, una volta ottenuti tutti, la procedura in essere si sblocca in automatico (pensate all’autorizzazione al pagamento delle fatture fornitori a seguito della ricezione della merce). Un bel risparmio di tempo!

Non dimentichiamoci però che la digitalizzazione dei processi si realizza solo se il sistema di gestione documentale è integrato agli altri software in uso in azienda.

In questo caso, infatti, i documenti che provengono dal gestionale vengono archiviati automaticamente e se al responsabile acquisti serve visualizzare una fattura fornitori, per autorizzare il pagamento, potrà farlo in autonomia e tranquillamente dalla propria postazione.

Condivisione, condivisione, condivisione. E la sicurezza? Ogni utente viene configurato secondo un profilo aziendale che gli concede permessi di visualizzazione, modifica, eliminazione dei documenti, autorizzazioni, …

La sicurezza è garantita anche dal Cloud. Perché? La risposta potete trovarla sul nostro ultimo articolo.

Ormai dotarsi di un sistema documentale in Cloud è diventato indispensabile, non solo per la fatturazione elettronica, ma anche per sviluppare un processo di trasformazione digitale in grado di migliorare tutti i processi e coinvolgere tutta l’azienda.

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Ottobre è Cyber Security Month 2019

Ottobre è il mese dedicato alla campagna European Cyber Security Month 2019.

L’Unione Europea, nello specifico l’ENISA ovvero l’Agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell’informazione, ha lanciato questa campagna per promuovere la conoscenza delle minacce informatiche, le metodologie per contrastarle e fornire informazioni in merito alla sicurezza e ai rischi che si corrono in caso di attacco informatico.

In che modo? Attraverso una serie di eventi e attività volti alla divulgazione delle pratiche da seguire per navigare in sicurezza utilizzando tecnologie sempre connesse e quindi potenzialmente sempre a rischio (per conoscere gli eventi in programma clicca qui).

In Italia, l’European Cyber Security Month, è in gestione da CLUSIT – Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica insieme a Università e Centri di Ricerca.

L’obiettivo di tali incontri è duplice: aumentare la consapevolezza dei rischi che si corrono e diffondere modelli di comportamento utili a garantire più sicurezza.

Sia a casa che al lavoro ogni giorno siamo alle prese con email spam, pagine web a rischio, furti di informazioni personali,… perché ci troviamo molto spesso a sottovalutare la messa in sicurezza dei nostri dati personali (o le informazioni aziendali) con la possibilità che vengano utilizzati per scopi poco etici.

Per capire l’entità del fenomeno, riteniamo sia utile fornire una panoramica sul trend attuale: da una parte troviamo hacker sempre più aggressivi e competenti, dei veri professionisti del crimine informatico, e dall’altra parte tecnologie sempre più evolute nel tentativo di innalzare le difese.

Il trend attuale

Che il 2018 sia stato un anno nero per la Cyber Security ne siamo consapevoli. Aspettiamo di sapere cosa emergerà dal prossimo rapporto dell’Associazione italiana per la sicurezza informatica (Clusit) su com’è andata nel corso del 2019.

Se pensiamo alla nostra quotidianità, in realtà, potremmo già fare qualche supposizione. Quante email spam ci arrivano ogni giorno nella posta in arrivo? Quanti pop-up si aprono ogni volta che visitiamo siti web e informazioni online?

L’email è il canale di comunicazione più utilizzato dalle aziende italiane e di conseguenza rappresenta il primo canale di diffusione di malware, phishing e attacchi informatici in generale. [Rapporto Clusit, 2018].

Inoltre, sempre secondo il Rapporto Clusit, nel 2018 è stato registrato un aumento degli attacchi gravi con finalità di Cybercrime (+43,8%) e di quelli riferibili ad attività di Cyber Espionage (+57,4%).

Il bersaglio principale rimangono i dati, sia aziendali, che personali con tecniche di attacco più elaborate, studiate nei minimi dettagli e di conseguenza più gravi rispetto agli anni passati.

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Clusit – Rapporto 2019 sulla sicurezza ICT in Italia

La tecnica più utilizzata rimane l’impiego di malware (38%) seguita da attacchi eseguiti con tecniche sconosciute (26%).

Ciò che ci succede tutti i giorni, confermato anche da questi dati, ha aumentato parecchio la preoccupazione e le aziende stanno facendo una corsa contro il tempo per mettere in atto dei provvedimenti a tutela dei propri sistemi informatici.

Come prevenire gli attacchi informatici?

Prima di tutto è necessario partire dalle persone e dai loro comportamenti.

Sembrerà banale, ma anche utilizzare la stessa password per più applicazioni può risultare fatale. Oppure non porre troppa attenzione all’indirizzo email del mittente che potrebbe essere falso.

Per verificare il mittente ed essere sicuri della provenienza dell’email, basta un semplice gesto: spostare il cursore sul nome del mittente vi permetterà di visualizzarne l’indirizzo email completo.

Ecco un esempio:

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Un’adeguata formazione del personale è imprescindibile, ancora prima dell’adozione di tecnologie avanzate per la messa in sicurezza della propria struttura IT. Così facendo i dipendenti dell’azienda saranno in grado di riconoscere le minacce ed evitarle.

Inoltre, la quantità di informazioni raccolte e possedute dalle aziende è aumentata in maniera esponenziale e il fenomeno dell’interconnessione le ha rese più vulnerabili.

Investire sull’aggiornamento, la formazione dei dipendenti e sull’utilizzo di infrastrutture cyber resilienti o rischiare di perdere tutto?

Oggi sottovalutare i rischi derivanti da attacchi informatici è un azzardo che le aziende non possono più permettersi di correre e avere un’infrastruttura adeguata, con sistemi evoluti di protezione dei dati è fondamentale.

Ma chi si occupa della gestione e protezione dei dati, della manutenzione dell’infrastruttura, della valutazione dei rischi,…?

Sono attività complesse, che richiedono un team competente ed esperto oltre che un investimento economico non indifferente.

Vorresti avere la certezza di utilizzare un’infrastruttura affidabile e sicura ma non sai come fare? Perché non affidarsi ad un fornitore esterno?

Axioma, grazie alle collaborazione con clienti e partner, offre servizi sistemistici in outsourcing, sistemi di backup e disaster recovery dei dati e servizi di consulenza, valutazione e analisi dei rischi attraverso personale esperto e preparato sulla conoscenza di queste problematiche.

 

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Amazon AWS: quali sono i vantaggi?

L’utilizzo del Cloud da parte delle aziende aumenta costantemente e come abbiamo approfondito in un articolo di qualche mese fa sta avendo un ruolo sempre più importante nello sviluppo di strategie IT volte alla Digital Transformation.

I vantaggi di questa tecnologia ormai li conosciamo tutti: scalabilità, flessibilità, riduzione dei costi di gestione dell’infrastruttura,… senza rinunciare alla sicurezza.

Oggi il cloud pubblico suscita molto interesse da parte dei professionisti di settore perché non si limita a soddisfare queste esigenze, ma ha anche la caratteristica del pay per use che lo rende economicamente vantaggioso a seconda della tipologia di fruizione dei servizi.

Ma in un mercato dove tutti offrono la miglior tecnologia, a chi rivolgersi? Perché è importante affidarsi a partner certificati?

Noi di Axioma, che offriamo soluzioni software in cloud da molti anni, non potevamo certo rinunciare all’esperienza e all’affidabilità di un brand riconosciuto e certificato come Amazon AWS per offrire una modalità di adozione dei nostri prodotti all’altezza dei cambiamenti richiesti dalla Digital Transformation.

Vediamo insieme quali sono le caratteristiche di questa tecnologia e perché abbiamo colto questa opportunità.

Cos’è Amazon AWS?

AWS, acronimo di Amazon Web Services, è la piattaforma di cloud pubblico che offre Amazon con una serie di servizi legati al mondo dell’elaborazione, storage, database, reti, analisi, machine learning e intelligenza artificiale, sicurezza e sviluppo presente a livello globale.

AWS vanta milioni di clienti attivi in tutto il mondo di qualsiasi settore e dimensione, dalle start-up alle multinazionali e organizzazioni del settore pubblico. Inoltre, la rete di partner AWS include migliaia di system integrator di sistemi specializzati e affidabili.

Milioni di clienti, sparsi per il mondo e con esigenze diverse. Sarà davvero così efficiente?

La risposta ve la diamo con questo grafico.

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Nel mercato dell’infrastruttura Cloud, AWS ha battuto Microsoft e Google guadagnandosi il primo posto e generando un ricavo annuo di circa 18 miliardi di dollari.

Si può dire che AWS è leader nel cloud e le previsioni per il 2020 non sono da meno. Buttarsi in questo segmento per Amazon ha significato una fonte di guadagno sia in termini di brand, sia in termini economici, infatti, “AWS rappresenta per Amazon il 58% dei guadagni totali, rendendola la sua più grande fonte di incassi” [Amazon Web Services Research, 2018].

Se la scelta del cloud provider deve orientarsi su brand accreditati, con un portfolio clienti molto ampio e investimenti constanti su nuovi servizi e funzionalità, ecco la risposta alla domanda sul perché abbiamo scelto di affidarci ad un partner come Amazon AWS.

Ma entriamo un po’ più nel dettaglio e andiamo a vedere quali sono i vantaggi di questa modalità di fruizione e di questa piattaforma.

Quali sono i vantaggi di Amazon AWS?

Innanzitutto partiamo dai vantaggi che derivano dall’adozione di servizi IT erogati da un Cloud Pubblico e che abbiamo già citato in un articolo precedente.

Ne riprendiamo alcuni:

  • gestione della complessità dell’architettura IT e dei fattori di rischio che ne derivano delegata interamente al fornitore
  • scalabilità nell’infrastruttura e nelle risorse
  • disponibilità e rapidità delle risorse digitali

Questo per il cliente si traduce in riduzione dei costi e nessun incarico in merito alla gestione dell’infrastruttura e dell’hardware.

A questi possiamo aggiungere i vantaggi di affidarsi ad un partner certificato come Amazon AWS:

  • alta gamma di servizi e funzionalità complete per l’infrastruttura e supporto per lo sviluppo di progetti innovativi su architetture moderne e performanti.
  • presenza geografica globale e diversificata, per rendere disponibili servizi e soluzioni applicative in contesti geografici distribuiti, aumentandone tolleranza ai guasti e scalabilità rispetto alle infrastrutture con data center tradizionali. Ciononostante, per gli amanti della Patria, l’anno prossimo AWS aprirà una region italiana.
  • presenza di AWS Marketplace, una sorta di catalogo digitale dove è possibile cercare, testare, acquistare e distribuire in AWS soluzioni software e tutta una serie di servizi legati allo storage, business intelligence, networking,…Questa piattaforma è un incentivo per tutte quelle imprese che intendono avviare progetti digitali e possono farlo in maniera autonoma, con risorse immediatamente disponibili e dove i costi sono determinati dall’uso effettivo, in totale trasparenza.
  • maggior protezione e sicurezza dei dati. AWS supporta elevati standard di sicurezza e certificati di conformità e tutti i servizi di data storage offrono la possibilità di crittografare tali dati.

Insomma, Amazon AWS è un partner tecnologico con risorse finanziarie tali da garantire innovazione continua, esperienza, affidabilità e sicurezza.

Tutti i fattori che inizialmente potevano essere visti come ostacoli (soprattutto legati alla sicurezza), ora che le imprese stanno utilizzando e toccando con mano i vantaggi di una tecnologia di questo tipo, si sono trasformati in grandi opportunità di innovazione.

Tutto ciò, unito all’esperienza del nostro team dedicato al Cloud, consente ai clienti un risparmio ed un utilizzo delle applicazioni è in grado di offrire soluzioni software in cloud utilizzando un’infrastruttura all’avanguardia e gestita la personale qualificato ed esperto.

 

 

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Impresa 4.0 verso più stabilità e green economy

Torniamo a parlare di Industria 4.0.

In vista della nuova Legge di Bilancio il nuovo Ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, ha presentato le linee guida che il Ministero intenderà seguire per rivedere gli strumenti e gli incentivi a supporto della trasformazione digitale delle imprese.

In realtà non è passato molto tempo da quando il Piano Impresa 4.0 aveva subito delle modifiche volte ad agevolare le PMI e gli investimenti in formazione e competenze 4.0 e che abbiamo approfondito in un articolo precedente.

Come ogni cambiamento i dubbi sono molti, ecco perché in questo articolo abbiamo analizzato una serie di domande per capire meglio quale sia il futuro del Piano Impresa 4.0, quali misure verranno mantenute e quali riviste e i vantaggi di questo nuovo e ulteriore provvedimento a sostegno della crescita economica.

Quali sono le proposte per la nuova legge di bilancio?

Come afferma il nuovo ministro verranno confermati tutti gli strumenti e incentivi che hanno favorito la crescita delle imprese, rendendoli validi per un periodo minimo di tre anni (2020-2022).

Data l’instabilità degli ultimi anni, come può un imprenditore ad ogni nuova legge di bilancio avere la sicurezza di riuscire ad ottenere le agevolazioni promesse dal precedente? Sicuramente questo elemento potrà fornire una certezza in più a chi farà investimenti e renderà più semplice e accessibile la strada verso l’innovazione.

Un’altra novità sarà quella di favorire nuove misure in ottica di green economy ed orientarsi sempre più verso una sostenibilità ambientale con l’obiettivo di potenziare quei segmenti industriali legati alla manifattura e all’agroalimentare, molto diffusi nel nostro Paese.

E le agevolazioni del vecchio Piano Impresa 4.0?

Ad ogni modo, non si tratterà di uno sconvolgimento totale, infatti saranno confermati iperammortamento, bonus formazione 4.0 e credito d’imposta per ricerca e sviluppo.

Saranno necessarie delle misure per rifinanziare la Nuova Sabatini, volta ad agevolare beni strumentali e la digitalizzazione delle imprese che, in base all’ultimo report ministeriale, sta esaurendo le risorse disponibili per il 2019.

Al 31 agosto scorso, le imprese hanno prenotato circa l’86% delle disponibilità previste per il 2019. Il finanziamento totale supera i 17 miliardi.

Ad oggi, infatti, rimane il 14% delle risorse previste, ma nonostante l’incertezza su quanto verrà stanziato per i prossimi anni, questo incremento di richieste di finanziamento conferma la volontà da parte delle piccole e medie imprese di dotarsi di attrezzature e tecnologie avanzate per innovarsi.

Quali benefici ci saranno rispetto alla precedente manovra?

Una novità che emerge tra le proposte inserite nella Nuova Legge di Bilancio è quella legata alla sostenibilità ambientale. All’interno delle misure esistenti, l’intenzione è quella di sviluppare degli investimenti per la sostenibilità e l’economia circolare, considerandoli come un’occasione per innovare le filiere.

Le misure saranno coniugate “in una logica di maggiore sostegno alle piccole imprese attraverso l’introduzione di alcune premialità legate all’innovazione nelle filiere o nei grandi progetti, così da arrivare a tutto il tessuto produttivo, anche a quello maggiormente periferico e non solo geograficamente” come afferma Stefano Patuanelli.

In pratica verranno applicate aliquote maggiorate per gli investimenti che avranno un impatto positivo anche sulla sostenibilità ambientale. Benefici per l’ambiente, ma anche per le imprese che avranno la possibilità di investire in tecnologie ecosostenibili.

Inoltre, questo progetto includerà anche tutte quelle imprese legate al settore agroalimentare, di cui l’Italia ne è fortemente caratterizzata e che invece erano rimaste un po’ escluse dai precedenti investimenti.

Cosa si prevede per il futuro del Piano Impresa 4.0?

Ad oggi, le premesse sono buone.

Anche se un po’ a rilento le imprese stanno avviando progetti 4.0 e i dati dell’ultimo report ministeriale sugli investimenti effettuati grazie alla Nuova Sabatini ne sono una dimostrazione.

In base ai dati di agosto, l’investimento medio è di 222mila 600 e cresce con le dimensioni dell’impresa: supera i 390mila per le medie imprese, è sotto i 200mila per le aziende di piccole dimensioni.

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Report Ministeriale Nuova Sabatini – Agosto 2019

Continuando in questa direzione, ma con qualche accorgimento per rendere questa manovra sempre più efficace, si può dire che il futuro dell’Industria 4.0 fa ben sperare.

Con queste nuove proposte, il Piano Impresa 4.0 contribuirà a coinvolgere maggiormente le piccole e medio imprese, di settori industriali differenti e a sostenerle verso la green economy.

 

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Sales Force Automation: trend e fattori chiave

Automazione. Questa parola sembra essere la protagonista delle tendenze degli ultimi anni e di quelli a venire.

Se la digitiamo sui motori di ricerca escono a cascata risultati inerenti all’Industria 4.0 e al mondo manifatturiero, quindi automazione industriale, robotica e digitalizzazione dei processi produttivi. In realtà questo concetto interessa anche i processi di vendita.

Nascono nuovi mercati, cambiano le aspettative dei clienti e l’utilizzo di canali sia digitali che fisici ha portato le imprese a modificare le strategie e i processi aziendali. Chi lavora nel marketing e nelle vendite sa bene di cosa stiamo parlando.

L’automazione sta diventando un elemento integrante dei processi commerciali per ridurre i costi e aumentare la produttività.

L’obiettivo delle imprese quindi è quello di adottare strumenti tecnologici che possano rendere automatica e più veloce la gestione del ciclo di vendita, minimizzando il tempo da dedicare alle attività a scarso valore aggiunto e aumentando le performance dei venditori.

Vediamo insieme, attraverso qualche dato del Magic Quadrant 2019 Sales Force Automation di Gartner, quali sono le tendenze di questo mercato e le motivazioni che spingono le imprese ad adottare strumenti di SFA.

L’andamento del mercato

Nel 2018 il mercato della Sales Force Automation è cresciuto del 12,8%, per la maggior parte basato su Cloud, e rappresenta circa il 55% del mercato globale delle tecnologie di vendita.

Dati rassicuranti, dove emerge la volontà di utilizzare strumenti sempre più flessibili e a supporto delle attività commerciali. Inoltre, l’aumento delle adozioni in Cloud dimostra che, superati i dubbi iniziali verso questa tecnologia, ora le imprese ne hanno compreso appieno i benefici inserendola nelle strategie IT aziendali.

Gartner ha analizzato quali sono gli elementi ritenuti fondamentali per la scelta del fornitore e quali sono le motivazioni che spingono le imprese ad adottare strumenti di Sales Force Automation.

Abbiamo racchiuso in questa immagine i primi 5 risultati:

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Funzionalità del prodotto e costi competitivi sono determinanti nella scelta nel fornitore, ma emerge che è necessario andare oltre alle caratteristiche del prodotto e valutare anche il supporto che viene fornito durante il progetto. Si prediligono quindi fornitori con esperienza e in grado di seguire con molta attenzione il cliente dall’inizio alla fine attraverso consulenza e formazione.

Se implementato correttamente, coinvolgendo tutte le risorse aziendali e analizzando in maniera precisa le esigenze, uno strumento di Sales Force Automation può davvero fare la differenza.

Come possiamo vedere dall’immagine, chi sceglie di adottare uno strumento di Sales Force Automation ha l’obiettivo di migliorare l’efficienza delle attività commerciali e snellire l’intero processo, ma anche rafforzare la relazione con i clienti.

Il 24% dei clienti di riferimento ha dichiarato che grazie a un software SFA ha ottimizzato le attività di vendita

Disporre di informazioni sempre corrette e aggiornate e visualizzare lo storico delle attività permette ai venditori di personalizzare la relazione col cliente, tracciare le opportunità in tempo reale e aumentare le probabilità di finalizzare la trattativa in breve tempo. Il tutto con solo strumento, eliminando telefonate, riunioni, ricerca di informazioni e attività di inserimento dati in applicazioni differenti.

Cosa devono tenere in considerazione i fornitori di software

Detto questo, dove si stanno concentrando gli sforzi dei fornitori di software?

Molte decisioni di acquisto hanno visto come obiettivo l’ottimizzazione digitale, questo interesse è cresciuto quasi del 100% rispetto lo scorso anno ed è guidato dalla necessità di creare delle strategie di vendita basate sui dati. Di conseguenza, chi offre software di Sales Force Automation deve andare incontro a queste esigenze.

Ecco perché i fornitori di software stanno puntando principalmente sull’ottimizzazione delle applicazioni per l’utilizzo digitale, sulla facilità di integrazione con le terze parti e sulla raccolta e analisi dei dati.

Axioma fornisce una suite di strumenti di Sales Force Automation che si adatta alle diverse modalità di vendita ed è in grado di supportare tutte le fasi del processo commerciale, dal primo contatto fino alla generazione dell’offerta garantendo all’area marketing di collaborare con l’area vendite e post-vendita e di lavorare su dati affidabili, tracciabili e facilmente analizzabili.

Inoltre, la soluzione è utilizzabile via web così da poter accedervi direttamente presso il cliente da tablet, smartphone o PC, disponibile anche in cloud e integrabile con i sistemi aziendali già in uso in azienda.

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Industria 4.0: il ruolo delle competenze

Negli articoli precedenti abbiamo approfondito molte tematiche legate all’Industria 4.0, alcuni si sono concentrati sui benefici che si possono ottenere dall’interconnessione tra software e macchinari altri invece volti ad offrire una panoramica sull’orientamento delle imprese italiane verso lo sviluppo di progetti innovativi.

In ogni caso, da quando si parla di Industria 4.0 si è sempre parlato anche di sistemi di automazione e tecnologie avanzate che possono indurci a pensare che il ruolo dell’uomo diventi sempre meno importante.

Ovviamente non è così, perché  bisogna considerare che il cambiamento tecnologico portato dall’Industria 4.0 richiede il supporto umano con nuove competenze, abilità e formazione.

A questo proposito, abbiamo analizzato qualche dato emerso dalla ricerca dell’Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico, capire quali sono state le difficoltà maggiori nello sviluppo di progetti di Change Management e offrivi qualche consiglio su come affrontare nel migliore dei modi la digitalizzazione e l’innovazione dei processi produttivi aziendali.

I dati più rilevanti

Nel 2018 gli investimenti in tecnologie digitali e in progetti Industria 4.0 hanno raggiunto un valore di 3,2 miliardi di euro, un valore in crescita del +35% rispetto all’anno precedente e in base ai risultati del primo trimestre, per il 2019 si stima un leggero rallentamento della crescita (attorno al +20-25%).

La crescita verso l’innovazione corre sempre più veloce, ma per continuare a sviluppare progetti 4.0 è necessario investire anche nella formazione e nello sviluppo di competenze per rendere autonome le persone che dovranno utilizzare e gestire queste nuove tecnologie abilitanti.

Le imprese italiane grazie agli incentivi hanno avuto la possibilità di modernizzare il parco macchine, i software e l’intera struttura produttiva, ma ora sono necessarie delle figure professionali in grado di riorganizzare i processi e sfruttare questi nuovi strumenti in maniera efficiente.

Secondo l’Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico soltanto nel 7,8% delle aziende sono stati coinvolti i lavoratori in maniera attiva nelle fasi di progetti innovativi e nel 26,6% dei casi, non sono neanche stati informati della presenza di una strategia 4.0.

Uno dei concetti chiave dell’industria 4.0 è quello dell’interconnessione tra macchinari, software e persone. Come mai allora molte imprese si sono concentrate su macchinari e software, mentre hanno sottovalutato le potenzialità di investire in formazione e competenze? Qual è il vantaggio di avere tecnologie avanzate per ottenere dati di fabbrica aggiornati e in tempo reale se poi nessuno li sa elaborare e interpretare?

Sicuramente ha influito il fatto che inizialmente gli incentivi si erano concentrati soprattutto sui beni strumentali, rendendo la tecnologia la vera protagonista di questo cambiamento e posticipando il tema della formazione e delle competenze.

Il nuovo Governo, infatti, ha introdotto molte novità destinate allo sviluppo di attività formative tra 2018 e il 2020, proprio con l’obiettivo di sviluppare progetti formativi e la creazione di nuove figure professionali con competenze 4.0.

Gli ostacoli allo sviluppo di progetti 4.0

Ad oggi i risultati sono stati molto positivi e le imprese che hanno avviato progetti 4.0 hanno dichiarato di aver ottenuto i seguenti benefici:

  • miglioramento della flessibilità di produzione (47%)
  • aumento dell’efficienza dell’impianto (38%)
  • riduzione dei tempi di progettazione (34%)
  • maggiore opportunità di sviluppare prodotti innovativi (33%)

Quali sono stati invece gli ostacoli allo sviluppo e al consolidamento in azienda di applicazioni 4.0?

  • difficoltà nell’uso della tecnologia e nell’adozione degli standard (59%)
  • problematiche di natura organizzativa e gestione delle competenze (41%)
  • insoddisfazione dell’offerta (17%)

È evidente che le imprese che decidono di avviare un progetto 4.0 parallelamente dovrebbero sviluppare attività formative o investire nella creazione di competenze specifiche.

Inoltre, per avviare un progetto di Change Management bisognerebbe coinvolgere tutta l’organizzazione aziendale perché sarà necessario ridisegnare i processi, le modalità di esecuzione delle attività, analizzare le risorse a disposizione e alcuni ruoli aziendali probabilmente andranno rivisti e formati.

Le imprese italiane che hanno iniziato a utilizzare le tecnologie 4.0 si sono accorte che hanno avuto un forte impatto sull’organizzazione. In maggioranza sui cambiamenti di processo e di flusso (54,2%), nelle attività e modalità di lavoro del personale (45,3%) e nelle competenze tecniche (42,7%).

Pensiamo a quanto sia cambiato il ruolo dell’operatore di fabbrica, che ora ha la possibilità di incidere maggiormente sulla produttività e di intervenire in tempo reale su ciò che avviene in produzione.

Gli operatori di una Smart Factory devono essere in grado di gestire strumenti tecnologici avanzati, leggere e interpretare una quantità elevata di dati ed essere in grado di lavorare in un ambiente sempre connesso e quindi anche più vulnerabile dal punto di vista della sicurezza.

Prendiamo ad esempio l’attività di manutenzione, invece che intervenire manualmente nel momento in cui si verifica la problematica causando fermi macchina e inattività, con software integrati ai macchinari l’operatore può realizzare manutenzione preventiva e predittiva visualizzando alert provenienti dai macchinari in anticipo e programmando attività di manutenzione e interventi di modo da non influire negativamente sull’avanzamento produttivo.

Ma prima di tutto l’operatore quindi dovrà essere formato su come interpretare i dati e su quali sono gli step corretti da eseguire.

Nell’avvio di un progetto 4.0 è fondamentale il supporto di collaboratori esterni, per esempio il fornitore dei software, che dovrà avere esperienza in progetti simili e istruire l’azienda nell’utilizzare questi strumenti nel migliore dei modi.

Noi di Axioma riteniamo che sia fondamentale effettuare un’analisi approfondita con il cliente e con tutte le persone che saranno coinvolte, individuare insieme gli obiettivi e con la nostra consulenza ridisegnare i processi di business per introdurre software adeguati alla realtà aziendale del cliente.

La formazione e il supporto continuo sono requisiti necessari al buon esito del progetto.

 

Vuoi di diventare una Fabbrica 4.0? Scopri le nostri soluzioni per l’Industria 4.0.

 

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26 giugno Webinar Industria 4.0: di cosa si è parlato

Ieri si è tenuto il webinar organizzato da Axioma e sedApta dal titolo “Industria 4.0 – Ottimizza e schedula le risorse e la produzione per una fabbrica 4.0”.

Abbiamo parlato di Industria 4.0, analizzato qualche dato su quanto hanno influito gli incentivi dei Piano Impresa 4.0 nello sviluppo di progetti innovativi e dimostrato che soluzioni di smart manufacturing possono rendere l’area produttiva più efficiente e performante.

Dai dati che abbiamo analizzato emerge che la maggior parte degli investimenti in tecnologie digitali hanno interessato i software, con un aumento considerevole dell’adozione in Cloud proprio perché questa tecnologia offre una serie di vantaggi che sono anche i concetti chiave dell’Industria 4.0: flessibilità, scalabilità e innovazione.

Inoltre, secondo un’analisi del Ministero dello Sviluppo Economico nel 2017, le imprese che hanno già investito in tecnologie abilitanti hanno intrapreso azioni di formazione del personale o si sono rivolte a collaborazioni esterne per avere il giusto supporto in un progetto di Change Management. Dati rassicuranti che evidenziano il fatto che senza formazione e competenze 4.0 raggiungere gli obiettivi di sviluppo, competitività e innovazione diventa davvero difficile.

Ed è qui che si inseriscono le competenze di Axioma e sedApta: dalla partnership nasce una proposta per le aziende manifatturiere volta all’analisi e comprensione dei processi produttivi, e delle altre aree che influenzano, per riorganizzare flussi, macchinari e modalità di lavoro in ottica di Smart Manufacturing.

Se nel webinar del 12 giugno abbiamo affrontato il tema della previsione della domanda, il focus di questo evento è stato l’ottimizzazione delle attività di schedulazione degli ordini e la raccolta dei dati di fabbrica, attività che in molte aziende vengono ancora gestite con fogli Excel e documenti cartacei. Eliminando la carta, si eliminano anche tutte quelle criticità dovute a errori, inefficienze e scarsa reattività agli eventi perturbativi. Introducendo software di schedulazione e raccolta dati è possibile tenere sotto controllo tutto il processo produttivo e lavorare più velocemente su dati affidabili e aggiornati.

Axioma e sedApta hanno organizzato questo evento online con l’obiettivo di fornire degli spunti e dei contenuti interessanti per quelle imprese che stanno pensando di attuare un percorso di Digital Transformation in logica Industria 4.0.

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I benefici di un sistema di raccolta dati in real time

In diversi articoli abbiamo trattato il tema dell’ottimizzazione della Supply Chain, partendo da come prevedere la domanda e gestire le scorte di magazzino fino all’organizzazione delle attività di schedulazione degli ordini.

In questo articolo affrontiamo un altro tema: la raccolta dei dati di fabbrica.

Tutte le imprese vogliono migliorare l’efficienza produttiva, ridurre i costi e aumentare la soddisfazione dei propri clienti. Quando si lavora in un contesto produttivo complesso, però, questi obiettivi sono difficili da raggiungere. Gestire impianti e macchinari significa essere alle prese con una serie di imprevisti (fermi macchina, guasti, manutenzioni straordinarie,…) che possono richiedere uno sforzo eccezionale nella rischedulazione degli ordini, delle risorse e del carico di lavoro.

Oltre a queste urgenze, raramente prevedibili, si inserisce la direzione che spinge su un maggior controllo dei costi. Così tra un imprevisto e l’altro, il responsabile di produzione deve essere in grado di recuperare dati dettagliati e prospetti relativi al work in progress commessa per commessa, comprensivi dei relativi costi.

La raccolta dati in un sistema produttivo complesso

Per approfondire al meglio questa tematica, abbiamo preso come esempio un nostro cliente, leader nel settore della produzione della plastica tramite estrusione. Rispetto alla produzione discreta, in questo settore i materiali di scarto vengono reimmessi nel ciclo produttivo e riutilizzati come materia prima, complicandone la gestione.

Riassumendo brevemente il processo: le apparecchiature a bordo macchina predispongono l’inserimento controllato della materia prima nella macchina di estrusione e per farlo si basano sui dati delle distinte basi o “ricette”. L’output della macchina viene poi pesato automaticamente per controllare ciascun lotto di produzione e depositato nel magazzino prodotti finiti, mentre gli scarti di produzione vengono reimmessi nel ciclo.

Questi passaggi sono quelli che richiedono maggior attenzione, vanno continuamente monitorati per capire quanto materiale viene immesso in produzione e alla fine del ciclo cosa viene effettivamente consumato. Capire quali sono i margini reali di ogni commessa in questo settore è fondamentale poiché caratterizzato da grandi produzioni e margini molto bassi.

Molte aziende (tra cui il nostro cliente in situazione pre-progetto) fanno ancora grande uso di fogli Excel e report cartacei per raccogliere e consultare i dati di fabbrica. Gli operai, a fine giornata, compilano schede di produzione che vengono consegnate quotidianamente al responsabile che dovrà fare salti mortali per riuscire ad ottenere delle analisi corrette sulla situazione produttiva.

I dati non sono sempre completi e corretti, non se ne conosce la sorgente (soprattutto in caso di modifiche) e non vi è un aggiornamento in tempo reale. Come è possibile definire con precisione i costi con informazioni così frammentate e molto spesso errate?

Inoltre, senza un sistema di alert per individuare malfunzionamenti o fermi macchina, possibile solo con dati provenienti in tempo reale dalle macchine, non è possibile rispondere prontamente a eventi imprevisti rischiando di non rispettare la data di consegna prevista al cliente.

Ci si scontra con un mercato sempre più competitivo e con clienti sempre più esigenti quindi vien da sé che gestire queste operazioni in questo modo limita fortemente lo sviluppo dell’azienda.

Integrare le linee produttive e consultare i dati in real time

Per far fronte a queste problematiche, il nostro cliente ha deciso di introdurre un software di raccolta dati integrato ai sistemi di plc bordo macchina e al gestionale aziendale.

Quali benefici si possono ottenere?

Il vantaggio più rilevante è poter conoscere in tempo reale la marginalità di ogni commessa che, nel caso del nostro cliente, era una delle difficoltà maggiori.

Il responsabile di stabilimento è in grado di controllare la produzione attraverso la rilevazione diretta degli ordini di lavoro, con un aggiornamento in tempo reale dell’avanzamento produttivo, la consuntivazione di tempi e quantità e degli indicatori di performance. La direzione può lavorare su dati oggettivi, certificati e aggiornati ed essere sicura di effettuare analisi con una base dati che prende in considerazione sia le variabili produttive, che quelle commerciali.

Un progetto di Change Management volto all’introduzione di soluzioni per l’Industria 4.0 , coinvolge più persone e richiede un forte impegno da parte del fornitore che deve essere in grado di seguire con professionalità tutte le fasi del progetto e fornire consulenza non solo sul funzionamento del software, ma anche sull’organizzazione dei processi produttivi e aziendali, che (in alcuni casi) vengono completamente stravolti. Allo stesso modo, il cliente dev’essere consapevole che si tratta di un’investimento volto al miglioramento dell’efficienza produttiva e rendersi disponibile al raggiungimento degli obiettivi prefissati. Solo così si può ottenere una vera Fabbrica 4.0!

 

 

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Le opportunità nel Cloud Pubblico

Da quando si è iniziato a parlare di Cloud ad oggi, le cose sono cambiate notevolmente.

Oggi chi vuole intraprendere un processo di trasformazione digitale non può non cogliere le opportunità di questa tecnologia che, nonostante un’evoluzione un po’ titubante, è riuscita ad entrare a far parte delle strategie IT aziendali.

Come sta andando il Cloud in Italia?

In Italia, secondo l’Osservatorio Cloud Transformation, nel 2018 il mercato Cloud italiano ha toccato quota 2,34 miliardi di euro ed è in forte crescita rispetto all’anno precedente (+19%).
Inoltre, l’82% delle imprese medio-grandi utilizza almeno un servizio in Public Cloud e nel 23% dei casi in maniera estesa su processi mission-critical.

Possiamo dire che il mercato del Cloud è in forte crescita e anche se ci è voluto del tempo è entrato a far parte delle tecnologie più utilizzate nel mondo del business.

Le imprese hanno reso il Cloud una parte integrante della loro strategia IT perché consente di basare il proprio sistema informativo su un’infrastruttura all’avanguardia e all’altezza dei cambiamenti indotti dalla Digital Transformation. Se pensiamo che fino a poco tempo fa il motivo principale che portava le imprese a scegliere il Cloud era prettamente economico, oggi sono diventati evidenti molti altri vantaggi in termini di sicurezza IT e flessibilità.

Il Cloud può essere declinato in più modalità in base alla tipologia di servizio fornito. Possiamo distinguere tra Infrastructure as a Service (IaaS), quando vengono erogati servizi infrastrutturali, relativi a capacità elaborativa, storage, rete ed altri elementi di base; Software as a Service (SaaS), nel caso in cui, invece, si tratti di servizi applicativi, che risultano accessibili indipendentemente dalla collocazione e dal tipo di device utilizzato; e Platform as a Service (PaaS) quando si tratta di erogazione di servizi applicativi come sistemi operativi, linguaggi, middleware, tecnologie di base dati e l’ambiente runtime necessari per eseguire l’applicazione.

In questo articolo però ci soffermeremo sulla modalità di erogazione di tali servizi, in funzione della tipologia di rete a cui gli utenti sono connessi. Perché?

Chi lavora in ambito ICT si è reso conto che mantenere un’infrastruttura efficiente e performante è molto dispendioso in termini di tempo e costi. Noi di Axioma sappiamo bene quanto sia impegnativo far funzionare un datacenter e quanto sia importante garantirne la sicurezza, ed è il motivo per cui l’attenzione delle imprese si sposta sempre più verso un ecosistema che abilita a 360 gradi la fornitura di infrastruttura digitale e servizi di gestione, ovvero il Cloud Pubblico.

Opportunità del Cloud pubblico

Senza soffermarci sulla terminologia, spesso poco significativa rispetto alle esigenze dei clienti, è importante sottolineare come il Cloud Pubblico rappresenti un modello di fruibilità delle tecnologie IT sempre più tendente al concetto di “utility”, esattamente come per la fruizione dell’energia elettrica o dell’acqua potabile.

Un esempio di provider di Cloud Pubblico è AWS di Amazon, che ha tutte le caratteristiche per affermarsi come un partner affidabile e autorevole. Promuove l’erogazione di soluzioni software in logica SaaS, ha intrapreso iniziative solide e continuative con molti clienti e ha localizzato i datacenter in Italia, in città fortemente strategiche dal punto di vista commerciale. Tutti punti di forza che portano le imprese a valutare le opportunità che può offrire questa tecnologia.

Attraverso l’adozione di servizi IT erogati da un Cloud Pubblico, l’azienda cliente delega in toto i tutti i fattori di rischio che possono limitare o negare il vantaggio competitivo rappresentato dalla digitalizzazione dei processi di business. Primo su tutti possiamo citare il rischio derivante dalla complessità raggiunta dalle architetture IT, sia in termini di scelte tecnologiche che di governo quotidiano.

I processi di Business modulati attraverso le tecnologie digitali necessitano di garanzie ormai ben definite:

  • elasticità (scalabilità) nei modelli architetturali e nelle risorse di elaborazione/memorizzazione dei dati
  • disponibilità continua delle tecnologie adottate, strumenti e metodologie per il ripristino rapido
  • rapidità di approvvigionamento delle risorse digitali necessarie

Il Cloud Pubblico è in grado di soddisfare queste esigenze, coniugando i benefici economici del pay per use all’alta flessibilità e disponibilità geografica. Cosa significa?

Che a seconda delle esigenze di business è possibile aumentare o diminuire la fruizione dei servizi e i relativi costi e che tali servizi, sono disponibili in qualsiasi posizione geografica. Senza dimenticare che viene meno l’onere della gestione dell’infrastruttura e dell’hardware, di cui si occuperà il provider.

Il modello pubblico offre una serie di vantaggi e funzioni che suscitano un forte interesse da parte dei CIO, ma per quanto riguarda i rischi?

Affidando l’intera gestione dell’infrastruttura ad un provider esterno, l’azienda cliente ha una limitata capacità di governo del complesso tecnologico e deve essere in grado di sostenere
nel tempo gli importanti impegni finanziari assunti. Inoltre, la scelta del cloud provider dovrà prediligere brand riconosciuti, certificati e di grandi dimensioni, per garantire affidabilità in termini di capacità di gestione rispetto alla numerosità di clienti.

Per questo motivo in quanto fornitori di soluzioni software in cloud, riteniamo che i criteri più importanti che giocano un ruolo fondamentale nella scelta del fornitore siano l’esperienza e l’affidabilità.

Axioma, grazie alla partnership con Amazon AWS, offre un cloud pubblico che garantisce agilità nella progettazione di piattaforme applicative, esaustività e granularità dei servizi offerti, ma soprattutto competenza tecnica estesa e comprovata per garantire la massima sicurezza sui dati del cliente.