Cloud Computing è il nome che identifica un modello tecnologico ormai primario e diffuso nell’adozione del software e di altri prodotti informatici in tutto il mondo. Il motivo è semplice.

Il cloud computing infatti rende possibili alcuni progetti che a volte vengono interrotti sul nascere perché si viene spaventati dall’investimento iniziale o dall’obsoloscenza dell’hardware. Il cloud computing invece permette proprio di superare questi ostacoli di “affittare” queste soluzioni via internet e a distanza, appunto.

C’è chi invece è ancora diffidente rispetto a questa soluzione, principalmente perché ha paura della sicurezza. Eppure è vero il contrario, poiché è proprio la scelta di affidarsi a un fornitore competente e qualificato che garantisce la sicurezza contro attacchi informatici e altri tipi di incidenti.

SaaS, IaaS, PaaS… queste sono alcuni dei modelli proposti a seconda delle esigenze di ogni impresa.

Queste e altre motivazioni vengono prese in considerazione nei nostri articoli dedicati al tema.

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Assintel report 2019: spesa, priorità e cambiamenti organizzativi in ambito ICT in Italia

Assintel Report 2019: spesa, priorità e cambiamenti organizzativi in ambito ICT in Italia

Assintel Report 2019: la trasformazione digitale deve essere veramente compresa e inserita in una strategia bene precisa per trarne beneficio.

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Ricerca in ambito IT 2018: dati e tendenze in Italia

Negli articoli precedenti abbiamo trattato il tema della valutazione di un nuovo software in azienda e di quali sono le best practice per affrontare questo progetto nel migliore dei modi. Oggi invece diamo uno sguardo a come si sta muovendo il mercato e quali sono i cambiamenti nel ruolo dell’area IT nelle aziende italiane.

Per farlo abbiamo preso in analisi il report Insight Intelligence Technology Index che ha come scopo quello di fotografare il livello di adozione e l’impatto delle nuove tecnologie su un panel di aziende di nove Paesi europei. Per quanto riguarda l’ambito italiano, sono stati coinvolti 100 responsabili IT di aziende di diverse dimensioni.

Breve conclusione: questo reparto sta acquistando un’importanza sempre più rilevante e strategica per il business aziendale, ma nonostante ciò continuano ad essere presenti molte criticità.

I dati più rilevanti

Il dato che spaventa maggiormente è la valutazione da parte dei responsabili IT della propria area. Infatti circa il 76% dei rispondenti è convinto che sia destinata al fallimento per l’incapacità di puntare verso l’innovazione. Il problema che frena l’ascesa di progetti innovativi è la mancanza di tempo (43%). Supportare e manutenere i sistemi informativi già presenti occupa gran parte delle attività quotidiane, rubando del tempo alla ricerca di strumenti più evoluti ed innovativi.

Il reparto IT, infatti, non è attivo solo durante i progetti di software selection, anzi, si occupa del corretto funzionamento e controllo dei sistemi informativi, dell’infrastruttura e della sicurezza dei dati aziendali: monitoraggio e valutazione delle problematiche legate alle applicazioni e alle loro funzionalità e poi aggiornamenti, sviluppi, implementazioni,… insomma, numerose attività che non lasciano spazio ad una corretta valutazione del mercato e di nuove tecnologie, ma portano gli IT a concentrarsi solo sulla gestione dei sistemi e servizi già presenti in azienda.

Il 67% dei responsabili IT lamenta esigenze in conflitto e risorse insufficienti. Infatti emerge che le scelte tecnologiche sono influenzate dalle richieste e dalle esigenze di tutti i reparti: per il 26% dalla produzione, per il 15% dal customer service, logistica e supply chain 15% e infine vendite (11%) e marketing (8%).

Sviluppando esigenze diverse, la conseguenza è che molto spesso, le richieste di progresso tecnologico espresse dall’IT non siano accolte con lo stesso entusiasmo dal resto dell’azienda. Vengono viste come troppo innovative rispetto ai processi di business, ancora fermi alla gestione delle attività in maniera tradizionale. Quello che manca è una corretta definizione di ruoli e responsabilità (circa per il 38% delle imprese) ed un allineamento tra le pratiche di business e il supporto all’innovazione che potrebbe fornire il reparto IT.

A conferma di ciò, anche noi molte volte, durante l’analisi delle esigenze di aziende intenzionate a rivoluzionare i processi aziendali, ci siamo imbattuti in realtà dove la volontà di adottare soluzioni software per automatizzare e supportare le attività quotidiane si scontrava con il radicamento al “abbiamo sempre fatto così” delle risorse operative.

Budget in aumento e investimenti nel cloud

Un aspetto positivo è che il budget dedicato all’IT è in crescita: il 50%  afferma che il budget 2018 è superiore rispetto al 2017 di circa il 20%. Sembrerebbe quasi un controsenso se poi risulta che per l’86% dei casi, una delle principali fonti di preoccupazione degli IT italiani sia il controllo dei costi, contro il 79% della media europea. Nonostante questo aumento, il budget risulta comunque insufficiente. Viene ancora visto come un costo, piuttosto che un investimento quindi speso per per la gestione e la manutenzione dei sistemi già presenti e delle risorse dedicate a queste attività piuttosto che per progetti rivolti all’innovazione.

Infine, dati molto positivi a favore del cloud, che per il 61% si rivela una scelta molto utile per rendere più flessibile la funzione dell’IT e quasi il 100% delle aziende che hanno investito nel cloud nel 2017 ne hanno tratto benefici. Il cloud infatti, slega l’azienda da investimenti economici legati all’adozione di un’infrastruttura adeguata, garantisce la sicurezza dei dati e la manutenzione che rimane a carico del fornitore. Si parla di vantaggi non solo economici, ma anche organizzativi.

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“Benefici che derivano dagli investimenti nel cloud”

In conclusione, se da un lato i responsabili IT devono ancora trovare il giusto equilibrio tra una corretta definizione del proprio ruolo, la gestione delle attività quotidiane e le richieste espresse dai diversi reparti, la tendenza è quella di ottimizzare il supporto all’organizzazione aziendale e riuscire a liberarsi da attività a minor valore aggiunto per concentrarsi maggiormente su progetti innovativi.

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Cybercrime: le tendenze per il primo semestre 2018

Eccoci arrivati a luglio di questo 2018, pronti per trarre un bilancio di ciò che è successo da gennaio a oggi, nel primo semestre di quest’anno punteggiato di attacchi informatici sempre più insidiosi.

Dal “Cyber Attack Trends: 2018 Mid-Year Report” di Check Point Software Technologies emerge chiaro un dato: il cybercrime sta diventando sempre più forte e i crimini sono aumentati.

E si parla di una percentuale notevole, poiché dal 20,5% di imprese attaccate del 2017, siamo passati al doppio con ben il 42%.

Gli attacchi celebri tra il 2017 e il 2018 sono stati parecchi. Ricordiamo ad esempio il virus Taxalolo con le sue 88 aziende colpite solo in Italia, Bad Rabbit o andando un pochino più indietro WannaCry. La loro fama, dovuta ai danni provocati, è servita a farli uscire dalle testate giornalistiche di addetti ai lavori e a portarli anche sui media generalisti. Eppure non è bastato per convincere le aziende ad adottare politiche serie di prevenzione e protezione, tant’è che gli attacchi negli ultimi mesi sono raddoppiati.

Sistemi in cloud sotto attacco

Una delle novità riscontrate nel rapporto è che sono aumentati gli attacchi alle infrastrutture cloud. Ma qual è la causa? Non ci avevano giurato che il cloud è più sicuro proprio perché più controllato?

Innanzitutto bisogna considerare il fatto che queste tendenza è del tutto naturale: la scelta del cloud da parte delle aziende è aumentata esponenzialmente negli ultimi tempi, proprio per i vantaggi che ne derivano. È quindi logico che diventi il principale target delle organizzazioni criminali, che ovviamente mirano al massimo guadagno.

Inoltre, come abbiamo sempre detto, il cloud è vantaggioso ma dipende dal fornitore, che deve essere serio e in grado di proteggere con misure sempre aggiornate i sistemi che gli vengono affidati.

Oltre alla scelta del fornitore giusto è fondamentale poi adottare alcune best practice che possano garantirci la sicurezza di sistemi e dati.

Formazione prima di tutto

Una considerazione che ad esempio va fatta è che spesso gli attacchi sono resi possibili dall’ingenuità delle persone, che con leggerezza cliccano su un link sbagliato o si fidano di mittenti di e-mail fraudolente. A volte quindi basterebbe semplicemente un minimo di formazione a tutti i dipendenti per bloccare all’ingresso qualsiasi tentativo di attacco, che una volta avviato è molto difficile da fermare.

D’altra parte più il progresso tecnologico avanza, più i criminali troveranno sempre nuove strade per attaccarci e quindi l’aggiornamento e la formazione costante sono la prima e fondamentale arma contro questi malfattori.

Backup e ripristino: la prudenza non è mai troppa

Eppure a volte accade che l’attacco arrivi nonostante tutta la prudenza possibile. Cosa fare in quel caso? Anche in questa situazione basta un pochino di lungimiranza. Se i tuoi dati e i tuoi sistemi sono al sicuro con backup programmati e un ripristino rapido, puoi arrivare a ridurre in modo drastico le conseguenze di una qualsiasi interruzione del lavoro.

Il livello di servizio, cioè la frequenza con cui eseguire il backup e il tempo di fermo che la tua azienda è in grado di sopportare, è qualcosa che si può definire in base a un analisi del rischio stabilita da esperti del settore.

Se poi si vuole abbandonare ogni preoccupazione, è possibile affidare tutto questo in outsourcing a un fornitore di fiducia, che si occuperà di garantire la sicurezza con le tecniche e le tecnologie più all’avanguardia.

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Accelera il processo di vendita con un B2B software per l’abbigliamento

Secondo i dati raccolti dalla Camera nazionale della moda italiana (CNMI) gli ultimi due anni sono stati positivi, con un aumento di fatturato iniziato nel 2016: in quell’anno i ricavi complessivi della moda (tessile, pelletterie, abbigliamento e calzature) sono stati di 63 miliardi di euro; se si considerano anche i settori collegati, come la gioielleria, la bigiotteria, la cosmesi e gli occhiali, si arriva a 84 miliardi di euro.

“Non c’è un altro settore dell’economia italiana che possa vantare crescite simili – afferma Carlo Capasa, presidente della Camera della Moda – l’Italia resta il primo Paese in Europa per valore lordo della produzione di moda, con il 41% del totale”. Tra i fattori che concorrono a determinare il successo del settore anche a livello internazionale, vi è sicuramente lo sviluppo del know how aziendale e di una collaborazione sinergica ed efficiente tra le diverse fasi della filiera, fino all’integrazione con il retail; senza tralasciare l’organizzazione di tantissimi eventi promozionali che rendono la moda italiana famosa in tutto il mondo.

Semplifica la raccolta ordini B2B durante gli eventi di moda

Un evento, in atto proprio in questi giorni, che contribuisce a promuovere lo sviluppo della moda italiana è la settimana della moda. Si tratta di uno degli appuntamenti più attesi dell’anno per gli addetti del settore ed è un’occasione che, oltre a promuovere la moda italiana, permette ai grandi artisti di presentare le creazioni per la stagione successiva, in maniera tale da consentire ai negozi di rifornirsi in tempo. Si tratta di un evento fondamentale per le grandi aziende del fashion che si trovano a dover scegliere quali capi acquistare per le prossime collezioni, in questo caso, autunno/inverno.

Questo evento, che si tiene due volte all’anno, genera grande scompiglio tra le aziende di moda che si ritrovano a dover prendere decisioni in modo frenetico. Le collezioni vengono presentate con largo anticipo per dare tempo ai responsabili degli show room e alle grandi catene di scegliere cosa comprare e alle aziende di produrre i capi in base alle richieste, ma le tempistiche sono sempre ristrette ed è fondamentale rispettare i tempi.

Il processo di raccolta degli ordini rappresenta quindi uno dei momenti cruciali per l’azienda di moda. Gli agenti, nel corso delle campagne di vendita, devono correre da un cliente all’altro, raccogliendo ordini della campagna in corso, spesso inserendoli manualmente su un foglio Excel correndo il rischio di fare errori e quindi di allungare ulteriormente le tempistiche. Un B2B software per il settore dell’abbigliamento, che l’agente può consultare tramite tablet e portare sempre con sé, si rivela uno strumento efficace per migliorare il processo di vendita. Il personale addetto alle vendite può così prendere ordini, visualizzare le disponibilità della merce e le date di consegna, tutto in tempo reale attraverso un unico strumento.

Inoltre, quant’è difficile ricordare tutte le informazioni relative a tutti i propri clienti? Dati anagrafici, documenti emessi, ordini in essere, sconti da applicare, … con uno strumento di raccolta ordini fruibile via web, l’agente non dovrà più preoccuparsi di portare con sé documenti cartacei e di fare confusione tra un cliente e un altro perché un B2B software gli permette di consultare tutte queste informazioni in loco, senza dover riportare e ricordare tutti i dati al suo ritorno in azienda.

I vantaggi dell’utilizzo di un B2B software per il settore dell’abbigliamento

I vantaggi che derivano dall’utilizzo di uno strumento di raccolta ordini B2B si possono quindi  riassumere in:

  • risparmio di tempo e risorse per gli agenti che smetteranno di inserire dati a mano, ma potranno gestire in automatico gli ordini
  • riduzione drastica degli errori grazie alla visibilità in tempo reale della disponibilità di magazzino e di procedure guidate
  • informazioni corrette ed aggiornate di tutti i clienti

Per supportare la forza vendita e facilitare le aziende di moda in questa fase, noi di Axioma offriamo un B2B software per l’abbigliamento, la soluzione business-to-business studiata su misura per le esigenze degli agenti e dei canali di vendita. Un prodotto ad hoc che consente di raccogliere gli ordini via web da diversi canali in modo semplice e veloce, riducendo la possibilità di errori, ordinando solo gli articoli realmente disponibili e sollevando l’azienda produttrice dall’onere di gestire direttamente il riassortimento dei canali. Questa soluzione permette infatti di gestire non solo gli ordini di impianto – inseriti dagli agenti presso la sede del cliente o nello showroom – ma anche quelli di riassortimento, e può essere utilizzata sia dalla forza vendita dell’azienda, che dai canali di vendita suoi clienti finali.

Nello specifico la raccolta ordini di Axioma consente ai negozi stessi, attraverso la gestione di permessi e la profilazione degli utenti, di inserire in autonomia i propri ordini di riassortimento. Uno dei vantaggi fondamentali della soluzione è rappresentato dalla possibilità, ottenuta grazie all’integrazione con il sistema gestionale in uso, di avere una visione in tempo reale degli articoli a magazzino, ordinando così solo i capi che sono realmente disponibili.
Inoltre la fruibilità via web, rende il modulo di raccolta ordini accessibile da qualsiasi device (sia fisso che mobile) che disponga di una connessione internet, senza la necessità di installare alcun software aggiuntivo.
Grazie alla raccolta ordini via web di Axioma, le aziende di moda possono allo stesso tempo migliorare la gestione degli ordini nei confronti dei canali distributivi, fornire alla forza vendita uno strumento veloce, semplice ed efficace e tagliare i costi di gestione.

Chi è pronto alla Digital Transformation – con il Cloud – alzi la mano

Il 2018 è appena iniziato e come di consueto fioccano articoli che tirano le somme del 2017.
Dati e statistiche sul mercato, sui consumatori, sui prodotti e sui prossimi trend, nella speranza di intraprendere la strada giusta per un business vincente. Quest’anno si è parlato soprattutto – e se ne parlerà sempre di più – di realtà aumentata, intelligenza artificiale, Industria 4.0 e … di Cloud Computing! Ebbene sì, ancora il Cloud!

La nuvola è la protagonista della scena ormai da anni, ma non è ancora arrivata a una piena maturità. Se ne sente parlare di continuo e questo tanto parlare ha portato ad avere preconcetti che non consentono di valutarla con un approccio veramente oggettivo e strategico.

In Italia il Cloud continua a crescere, nello specifico ha registrato un incremento del 24% rispetto all’anno scorso. (Fonte: Osservatorio Cloud&Ict as a Service della School of Management del Politecnico di Milano) Si tratta di un mercato di ampia portata, se si pensa al fatto che comprende ed è correlato a diversi aspetti e soluzioni che toccano più settori. Iniziamo con l’identificare e spiegare tre macro aree del Cloud: IaaS, PaaS, SaaS.

Di cosa si tratta? Per chi non fosse ancora pratico di questi acronimi:

  1. Cloud Iaas (Infrastructure as a Service): viene fornita un’infrastruttura IT in Cloud per poter erogare in autonomia i propri servizi e le proprie applicazioni, senza la preoccupazione della gestione e della manutenzione della parte hardware. Il cliente può usufruire di un servizio scalabile e affidabile senza dover occuparsi di tutte le dinamiche di gestione perché se ne occupa direttamente il vendor
  2. Cloud PaaS (Platform as a Service): si intende un’offerta in cui viene garantita al cliente una piattaforma che supporta lo sviluppo di applicazioni in Cloud. Anche in questo caso l’azienda cliente non si deve preoccupare di dover gestire o controllare l’infrastruttura a livello di rete, server, sistemi operativi e storage, ma ha il pieno controllo sulle applicazioni e sulle relative impostazioni di configurazione
  3. Cloud SaaS (Software as a Service): il fornitore mette a disposizione i propri software in remoto, facendo sì che il cliente non debba installarli o scaricarli, ma vi accede tramite connessione Internet. I vantaggi di questa soluzione sono l’accessibilità al software senza investimenti importanti in infrastruttura IT ed la scalabilità del software che permette così di ampliare o ridurre la portata applicativa (in termini di numero di licenze, nuove funzioni, nuovi moduli, aggiornamenti, …)

La crescita del Cloud

Secondo una ricerca Sirmi, nel 2017 la componente SaaS è stata quella maggioritaria e ha registrato una crescita del 25,3% rispetto al 2016. In questo caso parliamo di adozione di servizi di office automation e posta elettronica, arrivati a penetrare un’azienda su due nelle grandi organizzazioni, così come di servizi a supporto della gestione delle risorse umane, e-learning, gestione documentale e firma elettronica. Un elemento di novità è la diffusione di servizi SaaS di Internet of Things (15%) e di intelligenza artificiale (10%) che, pur aprendosi ora al mercato, suscitano un interesse al di sopra della media.
Ma è la componente Iaas quella che ha rappresentato il più alto valore di mercato, circa 1 miliardo di euro.
La componente PaaS ha invece registrato la crescita più alta rispetto all’anno precedente con un +42,1%. Tra quelli più diffusi vi sono i database, i data service e i servizi a supporto dello sviluppo mobile e web.

Chi ha speso di più?

Spesa Cloud 2017 per la Digital Transformation

Le agevolazioni del piano Industria 4.0 hanno accelerato in modo particolare la richiesta di infrastruttura e software in cloud da parte del settore manifatturiero. A seguire, Telecomunicazioni/Media che ha registrato una crescita importante nell’offerta dei servizi digitali. Segue il settore Utility/Oil gas che presenta diversi e numerosi progetti strategici di Cloud Transformation, mentre la Pubblica Amministrazione attende direttive e condizioni del nuovo piano trentennale, che spinge in maniera decisa verso la razionalizzazione delle infrastrutture e i servizi in Cloud.

Le preoccupazioni più comuni

Nonostante questa crescita, per ora solo il 31% delle PMI italiane si avvale del Cloud. Perché? Quali sono i principali motivi?

  1. Sicurezza e privacy: una volta migrati dati e applicativi sul Cloud, l’azienda ha la sensazione di perderne il controllo e quindi di mettere a rischio la sicurezza degli stessi, sia in termini di perdita che di violazione
  2. Integrazione con i sistemi informativi interni dove l’analisi per capire come integrare soluzioni installate in ambienti diversi e con tecnologie diverse è abbastanza complessa
  3. Connettività limitata: il digital divide è ancora presente nel nostro Paese. La fibra ottica è presente in pochissime realtà e altre non sono neanche raggiunte da una connessione che permetta un’agevole gestione delle operazioni online.
  4. Compliance: le policy aziendali rispetto al trattamento dei dati e alle procedure è chiaramente da rispettare anche nel Cloud.

In realtà si tratta di preoccupazioni che, oggi, si fondano su problematiche risolvibili.

Per esempio: dire che i dati sono facilmente manipolabili e violabili è drastico e molte volte non vero, perché questi vengono memorizzati in server virtuali e controllati da personale e sistemi di data protection il cui unico compito è pensare, appunto, alla sicurezza. Ovviamente la validità di tale affermazione è anche, e soprattutto, legata alla scelta del fornitore più adatto, che può trasformare il rischio da minimo a nullo.

C’è da dire che comunque il Cloud, nonostante le preoccupazioni generali, si sta affermando sempre di più grazie alla caratteristica di abilitare diverse tecnologie e soprattutto la Digital Disruption.

 

Cloud, Digital Transformation e le sfide del 2018

Riprendendo la ricerca Sirmi, si evince che tra il 2013 e il 2017 il Cloud in Italia è cresciuto e si è trasformato da alternativa parziale ai sistemi IT interni a efficace opportunità per realizzare davvero la Digital Transformation.

E per attuare una reale Digital Transformation nelle aziende italiane è indispensabile una vision aziendale a tutto tondo e una forte leadership che impatterà non solo sull’IT, ma anche sull’intera organizzazione.

Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio Cloud & ICT as a Service, afferma: “per il Cloud si profila una nuova sfida: essere la piattaforma abilitante per la Digital Transformation. Oggi il mercato è dinamico e ricco di opportunità e di sfide sia per i player dell’offerta, che vivono un contesto competitivo globale, che per le aziende utenti che cercano nel digitale la possibilità di innovare prodotti e servizi.
Il Cloud è un ecosistema ricco di servizi che possono essere interconnessi in infiniti modi per la creazione di valore: ripensare il modello di fruizione delle tecnologie non è più solo una scelta legata alla convenienza economica, ma diventa un fattore critico per la competitività stessa.”

Sembrerebbe quindi che il Cloud sia il grande abilitatore per la vera innovazione tecnologica e il conseguente salto competitivo.

 

E voi? Siete pronti alla sfida?

ERP in Cloud: opportunità o rischio?

Negli anni ’90, con la diffusione del Cloud Computing inizia ad affermarsi anche la possibilità di portare i sistemi ERP nella nuvola, opportunità che però non hanno colto in molti e tuttora risulta essere ancora fonte di preoccupazione.

Allora il sentimento comune verso questa nuova tecnologia era di diffidenza, tanto che inizialmente veniva considerata come una moda passeggera che sarebbe sfumata in poco tempo. Le perplessità riguardavano soprattutto l’affidabilità dei fornitori tecnologici e le performance di connessione, dubbi che in quel momento potevano risultare comprensibili.

A distanza di anni, la nuvola non si è dimostrata essere una moda bensì un nuovo modello di business, o meglio, IL nuovo modello di business. Oggi molte aziende, anche le piccole e medie, si sono aperte al Cloud per quanto riguarda molte soluzioni software proprio per i vantaggi che porta su più fronti. E per quanto riguarda la possibilità di portare in Cloud l’ERP? Molte imprese sono ancora restie, principalmente perché un gestionale rappresenta il sistema nervoso di un’azienda, soprattutto ora che le sue funzioni permettono non solo di coordinare le risorse interne ma anche i flussi operativi esterni.

Risulta dunque chiaro il motivo di questa titubanza generale, ma questa paura è fondata su reali rischi, tali da impedire ai top manager di scegliere soluzioni ERP in Cloud? La risposta è no, non ci sono più rischi che vantaggi. La tecnologia Cloud ha avuto tutto il tempo di evolversi e per questo può essere considerata affidabile. L’unico rischio in cui un’azienda può incorrere oggigiorno è la cattiva gestione da parte del fornitore tecnologico. Scegliendo però un vendor affidabile ed esperto si ha la sicurezza che la propria soluzione venga gestita al meglio e che i dati vengano protetti in modo adeguato da qualsiasi minaccia.

I principali vantaggi di un software ERP in Cloud

  • Risparmio di tempo: manutenere un software ERP richiede tempo ma, se gestito in Cloud dal fornitore, l’azienda dovrà concentrare minori sforzi e meno ore per la manutenzione, utilizzando al meglio il software senza rallentamenti o altre problematiche. Si ha dunque un guadagno in termini di tempo, efficienza e quindi costi
  • Maggiore sicurezza: dopo diverse e importanti violazioni informatiche, finalmente le aziende si stanno muovendo per mettere in sicurezza i propri sistemi e dati. Al contrario di quanti pensano che i dati in rete siano più facilmente accessibili e violabili, il Cloud è una garanzia in termini di sicurezza IT perché tutte le informazioni vengono memorizzate in server all’avanguardia e controllate da personale il cui unico compito è pensare alla protezione dei sistemi
  • Maggiore efficienza: grazie al Cloud è possibile accedere all’ERP in qualsiasi momento perché i dati e tutte le informazioni sono online; è solamente necessaria una connessione internet.

Ci sono quindi ottime ragioni per scegliere un ERP in Cloud, anche perché “entro il 2020, gli esperti del settore industria ritengono che quattro su dieci delle grandi organizzazioni avranno almeno il 60% delle loro soluzioni ERP nella nuvola. Si prospetta che il mercato dell’ERP in Cloud (con un valore di 21,1 miliardi di dollari nel 2015) registrerà una crescita del 15,5% entro il 2020, fino a raggiungere un valore di 43,3 miliardi di dollari”

Voi avete già una soluzione ERP in Cloud e integrata? Se la risposta è no, Axioma Cloud ERP potrebbe fare al caso vostro, ecco sei motivi per cui scegliere un gestionale integrato:

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Cloud e Digital Transformation

Cloud: nuova priorità aziendale

Le aziende si stanno finalmente aprendo al mondo del Cloud Computing, i vantaggi e i benefici che ne derivano superano le incertezze e i dubbi.

Secondo una ricerca condotta dall’Osservatorio del Politecnico di Milano “il mercato della nuvola in Italia cresce e tocca quota 1,7 miliardi di euro“. I settori che hanno abbracciato maggiormente questo tipo di tecnologia sono il manifatturiero al primo posto con una quota di mercato pari al 23%, seguito da quello bancario con un valore del 21%, e da telco e media al terzo posto con il 14%.

cloud

Quali sono i motivi principali del crescente utilizzo di questa tecnologia?

Innanzitutto i file e i dati diventano accessibili da qualsiasi dispositivo, grazie semplicemente alla connessione Internet: in questo modo non c’è più la necessità di appoggiarsi a sistemi di memoria locali o Hard Disk. In secondo luogo, il Cloud consente di basare il proprio sistema informativo su un’infrastruttura IT all’altezza dei cambiamenti richiesti dalla Digital Transformation. L’infrastruttura di cui si usufruisce tramite cloud è quindi sempre all’avanguardia e viene direttamente gestita da personale esterno qualificato ed esperto.

L’unico ostacolo per tante aziende all’adozione del cloud riguarda la sicurezza IT, infatti l’idea che i propri dati siano in rete dà l’impressione a molti top manager che non siano al sicuro e che quindi siano facilmente violabili e manipolabili. In realtà è vero il contrario: i dati infatti vengono memorizzati in server virtuali e controllati da personale il cui unico compito è pensare alla sicurezza. Certo, la validità di questa affermazione è legata alla scelta del fornitore più adatto, che può trasformare il rischio da minimo a nullo.

In un mercato così saturo, con quali criteri scegliere il fornitore giusto? Due sono forse i criteri più importanti: esperienza e affidabilità. Axioma li soddisfa entrambi, grazie all’esperienza pluritrentennale nel campo e alla partnership con Hitachi – leader mondiale in soluzioni Cloud based – che contribuisce a rendere i propri servizi ulteriormente affidabili.

La nuvola sta diventando una delle priorità aziendali su cui si baserà l’83% dei dati solamente nel corso dei prossimi tre anni. Il mercato sta andando in direzione del cloud, voi quale rapporto avete con questa tecnologia?