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La fatturazione elettronica tra privati: cosa c’è [ancora] da sapere

L’anno scorso abbiamo scritto un articolo sull’attesissima fatturazione elettronica tra privati, la cosiddetta Fattura B2B. In quell’articolo dicevamo che le aziende avevano la possibilità di godere fin da subito dei benefici fiscali derivanti dall’adozione di questa modalità di fatturazione.
Modalità quindi disponibile e opzionabile, ma non obbligatoria.

In quanti avranno aderito? Pochi (alcune statistiche parlano dell’1% delle aziende), date le incertezze che, come sempre, generano queste disposizioni intermedie.
Con l’approvazione della manovra finanziaria del 30 novembre 2017 in Senato, le incertezze crollano e la fatturazione elettronica tra privati diventa obbligatoria.

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Fatturazione elettronica tra privati: normative, scadenze e dati di utilizzo

Senza ripercorrere tutti i passi normativi che hanno portato ai diversi step della fatturazione elettronica – anche perché ammettiamolo, alla maggior parte di noi interessa in concreto COME oggi dobbiamo adeguarci – vediamo i punti salienti: nel 2014 è entrata in vigore la FattPA, ovvero l’obbligo di fatturare in modalità elettronica alla Pubblica Amministrazione. Tutte le aziende fornitori di Comuni, Province, Regioni, scuole, … stanno utilizzando da circa 4 anni questa nuova, e unica, modalità di fatturazione.

Dall’Agenzia dell’Entrate possiamo recuperare i dati sull’utilizzo, riferiti ai diversi periodi. Vediamo il primo mese di avvio:

  • 6 giugno 2014 – 30 giugno 2014: 25.851 file fattPA inviate al Sistema di Interscambio, di cui il 53% non conforme.

Per altri periodi potete consultare il sito http://www.fatturapa.gov.it/export/fatturazione/it/numeri_sdi.htm

Da gennaio 2017 tale modalità è possibile anche tra privati, come si diceva prima in regime opzionale. Di seguito il report a gennaio 2018 della Fattura PA e Fattura B2B:

Dati fatturazione elettronica tra privati

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Prima fase compiuta. Ora tocca rendere obbligatoria anche la fatturazione elettronica tra privati.

La Legge di Bilancio 2018 ha introdotto l’obbligo di fatturazione elettronica tra privati dal 1° gennaio 2019. Ma non per tutti, vediamo i dettagli:

  1. Decorrenza 1° luglio 2018 per le cessioni di benzina o gasolio per motori e per le prestazioni rese da subappaltatori nel quadro di un contratto di appalti pubblici. Questo significa l’abolizione della scheda carburante da parte di soggetti IVA che dovrà essere documentata solo con fattura elettronica
  2. Decorrenza 1° settembre 2018 per i soggetti extra-UE nell’ambito tax free shopping. In concreto in caso di cessioni di beni o servizi per un valore superiore a 154,94 euro, ai fini personali o familiari, da trasportarsi in bagagli personali fuori dal territorio doganale comunitario, l’emissione delle fatture deve avvenire in modalità elettronica. È uno stimolo per il turismo europeo in quanto i residenti al di fuori della Comunità Europea possono richiedere a rimborso l’IVA pagata sugli acquisti effettuati in Italia.
  3. Decorrenza 1° gennaio 2019 per tutte le operazioni effettuate nei confronti di altri privati titolari di partita IVA, tra soggetti residenti o stabiliti nel territorio dello Stato.
  4. Esonero dall’obbligo per i soggetti di minori dimensioni che si avvalgono del cosiddetto “regime di vantaggio” previsto dall’art. 27 comma 3 del Decreto Legge n. 98/11 o del “regime forfettario” previsto dalla Legge n. 190/14

Cosa succede se non si rispetta l’obbligo della fatturazione elettronica tra privati? In caso di inosservanza dell’obbligo di fatturazione elettronica B2B è necessario ricordare che il documento emesso in qualsiasi altra forma non ha nessuna validità. Trovano poi applicazione le sanzioni amministrative che consistono in un pagamento compreso tra il 90 e il 180% dell’imposta relativa all’imponibile non correttamente documentato o registrato nel corso dell’esercizio.

Facciamo un passo indietro: che cos’è la fatturazione elettronica tra privati?

Fatturazione elettronica tra privati, fatturazione B2B, fatturazione Business to Business, fatturazione tra imprese: stiamo parlando della stessa cosa!
La fatturazione elettronica tra privati consiste nell’emissione di una fattura in formato elettronico standard (XML), nella sua trasmissione e ricezione tramite il Sistema Di Interscambio (SDI) e nella relativa conservazione sostitutiva per 10 anni in formato elettronico.

Al momento lo standard previsto è simile a quello utilizzato per la fattura PA, ma bisognerà adeguarsi al formato unico europeo che la Comunità approverà in tempi successivi.
La fattura B2B sarà l’unica fattura ammessa e ne garantisce l’autenticità dell’origine, l’integrità del contenuto e la leggibilità dal momento della sua emissione fino al termine del suo periodo di conservazione.

Perché adottare la fatturazione elettronica tra privati?

Innanzitutto per recepire le direttive europee, volte a creare un unico mercato con standard condivisi per facilitare il commercio e lo scambio tra i Paesi membri.

Altro punto è rappresentato dai vantaggi che la dematerializzazione dei documenti comporta, lo abbiamo detto per altri processi aziendali, ma vale anche in questo caso: riduzione dei costi, semplificazione delle operazioni e maggior possibilità di controllo.

Nello specifico, lo Stato è in grado di:

  1. prevenire e contrastare l’evasione fiscale e, soprattutto, le frodi IVA, fenomeno particolarmente elevato nel nostro paese;
  2. aumentare la semplificazione fiscale;
  3. ridurre il numero degli adempimenti fiscali, grazie a una maggiore quantità di dati a disposizione dell’Amministrazione Finanziaria.

Per gli utilizzatori del sistema, come abbiamo sottolineato nell’articolo citato all’inizio, la maggior parte dei vantaggi economici non deriva dal risparmio sui costi di stampa o spedizione, ma dalla completa automazione e integrazione dei processi tra le aziende: se da entrambi i lati si utilizzano processi digitalizzati, si evitano data entry manuali con conseguenti rischi di errori e perdita dei dati, duplicazioni di informazioni e ridondanze di registrazioni a favore di tempi più veloci nei pagamenti e nelle ricerche documentali.

Per riepilogare di quali vantaggi potremmo godere a regime:

I vantaggi fiscali:

  • Accertamenti fiscali ridotti di 2 anni con tracciabilità dei flussi finanziari
  • Rimborsi IVA entro 3 mesi dalla richiesta
  • Controlli fiscali meno gravosi
  • Soppressione della comunicazione dello Spesometro periodico
  • Soppressione dell’obbligo di apposizione del visto di conformità sul credito IVA (per importi superiori ai 5.000€)

I vantaggi economici e di processo:

  • Riduzione acquisti materiali quali carta, buste, bolli
  • Riduzione dei costi di stampa, spedizione ed archiviazione
  • Riduzione del tempo di archiviazione e ricerca documenti
  • Integrazione dei processi di Ricezione delle Fatture
  • Riduzione delle attività manuali
  • Azzeramento dei costi dovuti agli errori di data entry
  • Riduzione dei tempi di esecuzione
  • Eliminazione dei ritardi e dei disguidi dovuti all’invio di fatture cartacee
  • Riduzione degli errori di fatturazione
  • Unificazione comunicazione commerciale e fiscale

Un’unica via: la dematerializzazione dei processi

Siamo nel bel mezzo del cambiamento. Sta a noi decidere se farne parte fin da subito o arrivare in ritardo e con più fatica.

Le normative italiane e comunitarie stanno accelerando processi che in altri stati sono già completamente digitalizzati e consolidati. Ma non possiamo aspettare l’obbligo normativo per innovarci, risparmiare e organizzarci meglio.

Serve una tecnologia adeguata, serve personale competente e qualificato o comunque una formazione più adeguata dei team di lavoro, servono processi ben definiti e controllabili. Serve prima di tutto un cambiamento nella mentalità dell’imprenditoria, ma non solo. Il cambiamento deve coinvolgere tutti: dal negozietto sotto casa che accetta pagamenti tramite carta ed emette fatture elettroniche, alla multinazionale che condivide informazioni, documenti e processi uniformi in ogni sua sede attraverso sistemi di collaboration, di gestione documentale avanzata che consente processi autorizzativi senza alzarsi dalla scrivania  e senza l’utilizzo della penna per apporre la firma, di integrazione delle informazioni tra applicazioni diverse, …

Da parte nostra cerchiamo di diffondere questa cultura e soprattutto di aiutare le aziende nel cambiamento, accompagnandole nell’adozione di nuovi modelli di lavoro in cui l’efficienza dei processi aziendali viene coniugata alla capacità di interagire efficacemente con clienti e fornitori, ma soprattutto all’interno dell’azienda stessa.

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Banche straniere con filiali in Italia: anche voi avete bisogno di software compliant localizzati

Con l’articolo di oggi vorrei fare qualche riflessione su una frase che ultimamente ho sentito spesso da aziende straniere, banche comprese, che hanno branch in Italia: “La casa madre ci fornisce tutti i software di cui abbiamo bisogno”.

Bene. Ma per le procedure normative? Per quelle fiscali? Faccio un esempio banale: il calcolo degli ammortamenti fiscali. Faccio questo esempio perché Axioma stessa si è trovata, qualche anno fa, nel bel mezzo di un’analisi sul calcolo dei cespiti di quasi tutti i Paesi europei. L’obiettivo, per una banca cliente, era quello di realizzare una procedura standard per ogni filiale con sede all’estero per poi raccordarla alla contabilità generale della casa madre tedesca. Come ben sapete le normative sono molte diverse da Stato a Stato. C’è di buono, per Axioma, che quella italiana è la più complessa e quindi bene o male vi sono rientrate tutte le casistiche e siamo potuti così partire dal nostro modulo gestionale dei cespiti per definire le specifiche di realizzazione per gli altri Paesi.

Questo è stato possibile per un’azienda italiana che sviluppa applicazioni gestionali da più di 30 anni. Ma se la software house è straniera e non ha personale in Italia che localizza le procedure, come si fa a realizzare o ad aggiornare in tempi brevi software compliant e quindi adeguati alle normative italiane? Soprattutto in un contesto, come quello bancario, dove gli istituti di vigilanza stanno diventando sempre più attenti ed esigenti.

Di come scegliere un software per il settore bancario ne abbiamo già discusso ampiamente in questo articolo e non voglio tediarvi ulteriormente, ma è importante sottolineare come la scelta di un fornitore esperto delle normative che regolano il settore e che offre soluzioni localizzate e rispondenti ai requisiti stabiliti dalla Banca d’Italia e dagli altri enti regolatori sia di fondamentale importanza, prima di tutto, per essere compliant e, poi, per ridurre i tempi per la ricerca delle normative da seguire e i costi di eventuali personalizzazioni per gli adeguamenti (quelli fiscali dovrebbero oltretutto essere gratuiti e quindi compresi nel canone di manutenzione!).

Nel concreto, di quali procedure stiamo parlando?

L’abbiamo già citata prima, quella della gestione dei cespiti. Potrebbe essere svolta tramite un banale file Excel, da ricongiungere comunque alla contabilità, tenendo presenti i vincoli e le regole per il censimento dei beni, per il calcolo degli ammortamenti, per la movimentazione civilistica e fiscale. Regole che, chiaramente, possono cambiare con il tempo. Regole che potremmo scrivere una volta sola in un codice software anziché ricordarcele a memoria con il rischio di errori anche di inserimento dati. Quindi, forse, è meglio adottare un software compliant e integrato che ci consentirebbe inoltre di evitare di inserire manualmente i dati in contabilità.

Un’altra procedura coinvolta è quella contabile dove – tra Certificazione Unica, Spesometro, Superammortamento, Fatturazione alla PA, e, correlata ai documenti fiscali, Conservazione sostitutiva – negli ultimi anni le cose sono cambiate alla velocità della luce!

Ultimo esempio di procedura soggetta a normative, è la Gestione dei reclami. In questo caso Banca d’Italia, ABI, Consob, … “invitano” le Banche ad un’organizzazione più rigida e puntuale della ricezione e risoluzione delle richieste e controversie con la clientela fornendo delle indicazioni ben precise su come registrare i reclami, sull’obbligatorietà di pubblicare report annuali e di inviare ai vari organismi report cadenzati.

 

Inutile dirvi che Axioma dispone di software compliant alle normative italiane.

 

 

 

 

 

 

software gestione banche

Software gestione banche: 3 dubbi e 3 soluzioni

Chi pensa di avere esigenze troppo particolari, chi di non avere sicurezza: ecco alcuni dei dubbi relativi ai software gestione banche. Eppure le soluzioni ci sono.

Non lo nascondiamo. Le banche sono uno dei settori più difficili da raggiungere per chi come noi vende applicativi. I motivi sono diversi e sono relativi soprattutto a un’errata percezione dell’offerta di software disponibile per la gestione delle banche. In questo post vogliamo fare un po’ di chiarezza su qual è la reale situazione del mercato a partire proprio dai vostri dubbi.

“La mia situazione è diversa da tutte le altre”

Verissimo. Ogni istituto bancario ha i suoi processi e le sue peculiari “abitudini”. Ogni realtà ha sicuramente impostato un particolare tipo di organizzazione, di flusso delle informazioni, di cicli approvativi per i documenti, … che soddisfa almeno in parte tutte le esigenze quotidiane di una banca.

Ma perché accontentarsi?

Con le soluzioni software giuste, gli stessi processi possono essere velocizzati e automatizzati, facendo risparmiare tempo ed errori. Certo, i software devono essere stati progettati proprio a partire delle esigenze degli istituti bancari e non devono essere software gestionali generici riadattati per l’occasione. In più i software per la gestione delle banche di oggi sono molto più agili e flessibili e possono quindi essere modellati con facilità alle esigenze anche della singola filiale.

“Sviluppare un software gestione banche sarebbe troppo costoso”

È una credenza che deriva direttamente dalla prima. Anche quando ci si convince che un software possa effettivamente migliorare l’efficienza dei processi, si continua a credere che sia necessario uno sviluppo su misura che farebbe inevitabilmente alzare i prezzi. Qui l’errore è su due fronti e uno lo abbiamo affrontato già nel punto precedente: se si scelgono software già progettati per le banche, la necessità di personalizzazione si abbassa notevolmente. Se poi si sceglie un software flessibile, si riduce ulteriormente. Come dite? Ancora pensate che non esista un software per la vostra particolare situazione? Potrebbe accadere, ma anche in questo caso c’è una soluzione e non è così costosa come si possa pensare. Attraverso una piattaforma di sviluppo open source è possibile progettare, o commissionare lo sviluppo, di soluzioni software con facilità e notevole riduzione dei costi.

“Le novità legislative ci perseguitano”

Senza dubbio normative, circolari e chi più ne ha più ne metta… rappresentano un problema per chi lavora nel settore bancario, perché significa cambiare continuamente processi e organizzazione. E come può venire in aiuto un software? È facile: se il fornitore scelto è all’altezza della situazione, sarà lui a monitorare la situazione legislativa e a proporre di conseguenza costanti aggiornamenti che rendano questi cambiamenti il più soft e automatici possibili.

La scelta del fornitore è infatti la più delicata: l’offerta è più ampia di quanto si pensi e non è limitata solo a quella dei grandi vendor o a quelli suggeriti dalle società di consulenza. Anzi, si possono trovare le soluzioni più adatte alle proprie esigenze da fornitori più piccoli, che possono essere più agili nel fornire soluzioni specifiche e più vicini agli utenti finali.

Ci stiamo dimenticando qualcosa? La sicurezza!

Che giustamente è il pallino di questo settore. Anche qui possiamo dire che dipende tutto dal fornitore e da quello che può fare in termini di architettura del software. Certo non basta, poiché anche l’infrastruttura va protetta nel migliore dei modi.

Noi di Axioma abbiamo dedicato un insieme di soluzioni software proprio alla gestione delle banche, in particolare alla gestione delle spese. Se ti va, puoi dare un’occhiata e chiederci informazioni.

Integrazione software in banca

Il telefono senza fili in banca

Parlare di integrazione di dati e sistemi informativi è sempre complesso, perciò oggi voglio partire dal concetto di telefono senza fili.

Sapete di cosa sto parlando: quel giochino che tutti abbiamo imparato da piccoli dove una frase viene sussurrata all’orecchio di una persona, e poi di un’altra e così via finché raggiunge l’ultimo interlocutore che la ripete puntualmente… distorta!

Ecco, questa è la stessa cosa che subisce un’informazione quando viaggia in sistemi informativi non integrati.

Un sistema informativo è l’insieme di procedure, strumenti e risorse umane impegnate nel produrre e gestire informazioni. Le informazioni gestite nascono, si arricchiscono, vengono modificate e sostituite esternamente e internamente all’azienda. Lo stesso dato viene poi condiviso da più uffici per scopi differenti all’interno della stessa azienda.

La sfida è di assicurarsi un dato utile, aggiornato e certo, al contrario del telefono senza fili dove l’ultimo bambino riceve un’informazione sicuramente imprecisa. 

Fino a pochi anni fa ogni ufficio sembrava un’isola indipendente. Dati e documenti erano appannaggio di una sola area aziendale che al massimo procedeva a fare una fotocopia per altri dipartimenti che lavoravano le informazioni anch’essi in maniera autonoma, come appartenenti ad aziende diverse. Quindi database separati e dati disgregati.

Secondo questo tipo di organizzazione, i sistemi informativi non sono integrati tra loro: ogni software governa dati che non trasferisce ad altri sistemi, la registrazione manuale in altri programmi è del tutto fuori dal controllo di chi li ha generati.

Oggi fortunatamente il mercato è cambiato e molte realtà hanno compreso il valore di gestire informazioni scambiate e condivise trasversalmente tra i diversi uffici. Due vantaggi tra tutti sono:

  • l’univocità della base dati: ogni elemento viene registrato in modo univoco e centralizzato all’interno del database e reso immediatamente disponibile a tutti i reparti che lo utilizzano e ne hanno i permessi aziendali. Questo consente di registrare i dati una volta sola riducendo al minimo gli errori di imputazione, di non dover attivare procedure di trasferimento dati asincrono tra diversi sistemi e quindi di poter aggiornare i dati una volta sola, aggiornamento che scenderà a cascata su tutti gli altri sistemi/database
  • l’omogeneità delle informazioni: qualsiasi sia il soggetto in grado di ottenere l’informazione e il sistema che ne permette la lavorazione, questa avrà le stesse caratteristiche e le stesse peculiarità di quella inserita originariamente

Questi sono i punti che le banche nostre clienti ci sentono ripetere ultimamente, unitamente al concetto di risparmio che l’integrazione porta con sé.

In questo mercato in piena trasformazione, sia per esigenze normative che finanziarie, perché continuare a gestire processi obsoleti, lunghi e onerosi? Perché si è restii al cambiamento, perché l’investimento (visto in realtà come un costo) in tecnologia è l’ultima delle priorità e perché le risorse interne non si abitueranno mai ad un nuovo strumento (“sa quanti miei dipendenti hanno iniziato da poco a usare il PC?”): queste sono le obiezioni più frequenti.

Che queste affermazioni siano o meno condivisibili, rimane un dato di fatto, cioè che l’inserimento una tantum di un dato, che viene subito dato in pasto ai sistemi che devono processarlo, ha molti più vantaggi del suo inserimento moltiplicato n volte in programmi non comunicanti tra loro: se viene aggiornato in un software, cosa succede negli altri dove è stato replicato? Come si fa a creare il flusso operativo se ad un certo punto le operazioni vengono interrotte per estrarre uno statico file Excel che poi verrà importato – sicuramente modificato – in un altro sistema?

Per fare un esempio più semplice: senza un sistema integrato, dei documenti prodotti in filiale quanti arrivano in sede integralmente? Il collega o il corriere che si incarica di raccogliere le pile di carta tra fotocopie, documenti aggiornati a penna, allegati che non sono graffettati al documento primario, … non sono certo una garanzia di completezza e integrità dell’informazione.

La soluzione in questo caso? Potrebbe essere un unico sistema documentale in grado di archiviare dati e documenti dipartimentali (per uffici e filiali) integrati ai sistemi operativi che li generano o a cui sono correlati.

Integrazione software in banca

L’integrazione di software bancari di Axioma

Se vuoi scoprire di più sull’integrazione clicca qui

In assenza di un sistema integrato, il controllo sul patrimonio informativo sfugge inevitabilmente di mano e se gli uffici dispongono di informazioni parziali e diverse tra loro, probabilmente svilupperanno strategie di business contrastanti.

Senza farvi i soliti discorsi sui vantaggi in termini di tempo e di denaro dell’integrazione, vorrei che vi soffermaste a riflettere su una domanda: quante informazioni siete disposti a perdere?

 

Banche: innovazione per il cliente, ma anche per il nostro back-office?

Mobile banking, carte paypass, totem di sportelli digitalizzati, prelievi tramite app,…

L’indagine di ABI e Gfk rivela che il cliente in Banca dell’era moderna è online, interessato ai nuovi canali di acquisto e comunicazione.
Ma se il rapporto con la clientela è mediato da strumenti super tecnologici, che cosa ne è del back-office delle banche? Qui purtroppo, Excel è il re dell’operatività.

Sebbene i sistemi aziendali siano ormai pane quotidiano per gli istituti bancari, molte procedure sfuggono al loro controllo. Ed è così che dati e documenti viaggiano di scrivania in scrivania, sostando un po’ nei desktop dei PC dei dipendenti, moltiplicandosi nelle stampanti o accantonandosi sulle scrivanie nella speranza che prima o poi vengano ritrovati. Per tornare al nostro citato Excel, bisogna essere fortunati se nessuno apporta modifiche non coerenti durante i vari passaggi!

Prendiamo l’esempio dell’area acquisti e contabilità:

in assenza di un sistema che gestisca le operazioni dall’inizio alla fine, con informazioni integrate, aggiornate e corrette, come viene garantita la coerenza tra ciò che si voleva spendere e ciò che realmente è stata l’uscita di cassa? E come si risale alle varie approvazioni di spesa? Siamo sicuri che il budget stanziato non sia stato sforato?

Un’attenta gestione delle spese di questi tempi è di fondamentale importanza per qualsiasi azienda, anche per quella bancaria. Riuscire a controllare e monitorare tutte le spese è il sogno di qualsiasi direttore e la bella notizia è che non si tratta di un’utopia. Bisogna però abbandonare Excel.

Sul mercato esistono diverse soluzioni software che aiutano le banche ad espletare le operazioni di gestione del ciclo passivo. Per poter avere un controllo effettivo delle spese è però consigliabile l’adozione di una soluzione completa che, partendo dalla definizione del budget annuale, riesca a integrare tutte le fasi (richieste di acquisto, richieste di approvvigionamento, contratti di merce o di servizio, ordini, fatture, cespiti) e quindi tutti i dati, con la sicurezza di ottenere operazioni di spesa coerenti con i limiti di budget.

Per darvi un’idea, la soluzione software di Axioma che propongo si configura così:

Gestione delle Spese Axioma

Gestione delle Spese Axioma

Un sistema integrato che parte dalla definizione del budget e scende verso la contabilità e il calcolo dei cespiti senza dover duplicare dati e documenti e, soprattutto, con la sicurezza di avere sotto controllo qualsiasi spesa.

Da dove passa la vostra innovazione?

Riforma BCC: a che punto siamo?

Un paio di settimane fa la Banca d’Italia ha aperto una consultazione pubblica su nuove disposizioni di vigilanza per le banche di credito cooperativo.

Si tratta di un altro tassello all’interno del quadro di cambiamento del credito cooperativo italiano che si sta riorganizzando per presentare, entro il 3 maggio 2018, le domande di costituzione dei gruppi bancari cooperativi.

La riforma del 2016 ha introdotto l’obbligo, per tutte le BCC, di aderire a un Gruppo Bancario Cooperativo che dovrà avere un numero minimo di soci superiori a 500 e partecipazione massima detenibile da ciascun socio pari a 100 mila euro. È stato disposto, inoltre, che la capogruppo controllerà le BCC attraverso un contratto di coesione, mentre le BCC controlleranno la capogruppo su base azionaria.

Fonte Banca d’Italia e Federcasse

Nel 2016 il credito cooperativo era costituito da circa 334 banche, 4.352 sportelli e 37 mila dipendenti. Oggi i numeri si sono già ridotti, ma il percorso è ancora lungo e probabilmente si concluderà non prima della fine del prossimo anno.

I 3 gruppi che si sono costituiti (Iccrea con circa 160 adesioni, Cassa Centrale Trentina con altre 100 e Cassa Centrale Alto Adige di cui non conosciamo i numeri esatti) si stanno muovendo nella scacchiera italiana dove le sovrapposizioni territoriali sono all’ordine del giorno: la ricerca di nuovi aderenti sta provocando infatti tensioni in molte regioni come la Lombardia, il Veneto e l’Emilia, dove nelle fusioni e incorporazioni non sempre vincono le logiche di efficienza e rafforzamento promosse dalla riforma.

Settimana scorsa la Banca d’Italia ha aperto una consultazione pubblica per ulteriori disposizioni in materia di vigilanza. Commenti e proposte potranno essere inoltrate entro il 10 novembre 2017.

Dal sito di Banca d’Italia si legge che “Con le nuove disposizioni viene introdotta la disciplina prudenziale delle azioni di finanziamento, strumento di capitale utilizzabile per ripatrimonializzare tempestivamente le BCC; sono rivisti i criteri che presiedono alla competenza territoriale, resi più flessibile anche per rimuovere possibili ostacoli alla razionalizzazione della rete territoriale dei costituendi gruppi bancari cooperativi; viene modificata la regola di operatività prevalente con i soci (che rileva anche per la mutualità delle BCC), per tenere conto della rilevanza che assumeranno, nei gruppi bancari cooperativi, le esposizioni infragruppo nell’ambito dei meccanismi di gestione della liquidità e di garanzia reciproca; vengono aggiornate e modificate le norme in materia di attività esercitabili e partecipazioni detenibili, ampliando le possibilità operative delle BCC in considerazione dell’accresciuta capacità di controllo dei rischi conseguibile grazie alle strutture di gruppo.”

Axioma sta accompagnando le BCC nella loro riorganizzazione attraverso le migrazioni, fusioni e implementazioni dei sistemi informativi che mai come ora rappresentano uno degli aspetti su cui puntare per rafforzare il controllo interno delle operazioni, della spesa e dei dati. 

Quello che ci auguriamo è che la riforma conduca a un sistema più forte, efficiente e competitivo nel contesto italiano, e non solo.

Più attacchi, ma meno danni

Dopo la Pubblica Amministrazione, quello finanziario è il settore più attaccato dal crimine informatico.

La spiegazione risiede sicuramente nella mole di dati sensibili che custodiscono: poter accedere ai sistemi bancari consente ai criminali informatici di trarre profitto da miliardi di informazioni personali e dai dati delle carte di credito in un sol colpo.

L’Executive’s Guide dell’NTT Security Global Threat Intelligence Report 2017 ha evidenziato come, a livello globale, gli attacchi al settore finanziario hanno subito un significativo incremento, raggiungendo il 14% totale, mentre il Kaspersky Lab ha quantificato il valore degli attacchi: un cybercrime ai servizi di online banking, ad esempio, costa in media alla banca 1.754.000 dollari, il doppio del costo sostenuto per riprendersi da un incidente malware (in media 825.000 dollari).

Ma il costo da sostenere non è solo quello tangibile, ma è anche quello legato alla reputazione: se una banca viene attaccata, è difficile che i suoi clienti siano ancora disposti a lasciare lì il proprio denaro.

La perdita di reputazione è la conseguenza di un incidente informatico più temuta da quasi 1 istituto su 5 (17%). Per questo motivo, Kaspersky Lab invita le aziende del settore a essere più consapevoli dei pericoli che affrontano, di proteggere i loro servizi, i clienti e il loro brand.

Tuttavia, se gli attacchi sono aumentati, nel 2016 sono diminuite le imprese che hanno subito danni economici a seguito di virus, malware, attacchi all’online banking, …

Le banche quindi stanno reagendo attraverso la prevenzione di possibili crimini ai danni dei propri sistemi. Sono questi i principali risultati del Rapporto del Consorzio ABI Lab sulla sicurezza online.

Un’indagine del Consorzio ABI Lab conferma l’attenzione delle banche per la sicurezza informatica anche sul fronte degli investimenti: il 32,2% delle banche intervistate ha dichiarato, infatti, un aumento superiore al 5% degli investimenti in misure di sicurezza digitale rivolte al cliente e circa il 36% delle banche in progetti e interventi interni alla banca.

Grazie ai presidi informatici delle banche solo 1 su 50.000 clienti ha subito un danno economico nel 2016.

Come hanno fatto questi istituti a far prevenzione? Per ridurre al minimo gli effetti negativi di una gestione non oculata delle informazioni è necessario proteggere l’infrastruttura e le postazioni di lavoro, in cui passano la maggior parte delle informazioni, attraverso misure preventive come le copie sistematiche dei dati.

Axioma attraverso la partnership con Kaspersky, tra i leader mondiali in materia di sicurezza, offre un’ampia gamma di servizi e tecnologie in grado di offrire un livello altissimo di sicurezza, con protezione anti-malware, sicurezza mobile, gestione dei sistemi e crittografia dei dati, e soprattutto un ambiente sempre aggiornato con le ultime definizioni di minacce.

Inoltre, Axioma e Kaspersky forniscono un’ulteriore protezione per i servizi bancari online e mobile, comprese le app per il mobile banking, offrendo una salvaguardia completa dalle frodi finanziarie ai clienti e ai loro dispositivi, in modo che possano gestire il proprio conto facilmente e comodamente online, senza esporre se stessi o il provider a rischi.

Per saperne di più http://www.infrastrutturait.com/

Banche: la corsa alla riorganizzazione

Dall’esperienza e dall’attività quotidiana di Axioma, se dovessi indicare un settore di mercato più indietro rispetto ad altri in ambito ICT, indicherei sicuramente quello bancario.

I tempi cambiano, i clienti anche, ma questo settore a meno di imposizioni legislative, è rimasto ingessato per molto tempo.

Ed è per questo che oggi è quello che si ritrova in piena corsa riorganizzativa.

Anche qui Banca d’Italia ha giocato un ruolo abbastanza decisivo, ma c’è da evidenziare come gli istituti bancari stessi si siano resi conto che un cambiamento sia inevitabile.

Il cliente è sempre più esigente, richiede prodotti e servizi personalizzati, oltre a volerli acquistare – o almeno conoscerli – attraverso altri canali rispetto a quello del classico sportello.

Per fare un esempio, i Millennials, già proprietari del 10% delle aziende in Italia, sono consumatori che non amano legarsi a una sola banca, non vedono differenze tra un istituto e un altro se non nell’accesso alle informazioni e ai servizi che propone, sono caratterizzati da un’incredibile familiarità con le tecnologie digitali e pertanto non sono facilmente influenzabili in quanto effettuano acquisti, confrontano prezzi e offerte in ogni momento, da qualsiasi luogo e su qualunque argomento.

Per quanto riguarda la concorrenza, la situazione non migliora: i competitor sono sempre più spietati e non ci si confronta più solo con altre banche, ma anche con attori non bancari: è il caso di Amazon e Google che giornalmente gestiscono volumi crescenti di transazioni finanziarie all’interno delle loro piattaforme.

Secondo quanto riporta il sito web Re/code, oltre 2.500 istituti di credito negli Stati Uniti supportano già il sistema di pagamento ApplePay. E stando alle stime di Goldman Sachs, i nuovi player tecnologici nel settore prestiti, investimenti e pagamenti online potrebbero erodere i ricavi delle banche per 4,7 trilioni di dollari.

Bastano questi pochi dati per capire che le banche devono reagire ai cambiamenti del mercato, pena il loro fallimento.

Ettore Pastore di AT Kearney ipotizza tre strade parallele di intervento:

  • lavorare con una logica di partnership non solo tra gruppi bancari, ma anche con la concorrenza
  • perfezionare le strategie di attrazione dei clienti perché saranno sempre più agganciabili grazie alle tecnologie
  • semplificare le regole esistenti

Per quanto riguarda il secondo punto, più vicino alla nostra area di competenza, abbiamo più volte ribadito come siano già in atto processi di digitalizzazione delle attività di back e front office, di dematerializzazione dei documenti e di sviluppo di nuovi canali di interazione con il cliente.

Ciononostante non si è ancora raggiunto un livello innovativo sufficentemente alto da poter confermare una vera e propria rivoluzione digitale, se non per i grandi gruppi bancari.

Consideriamo anche il fatto che la riorganizzazione nel nostro Paese è di portata più estesa, per cui la tecnologia diventa un di cui da sviluppare in una seconda fase: si pensi ad esempio al credito cooperativo con oltre 300 banche che tra fusioni e incorporazioni sta cercando di ristrutturare sedi, filiali e persone.

Axioma opera nel settore da circa 30 anni e conoscendone bene le dinamiche collabora con i propri clienti affinché riescano a vincere le sfide che il mercato impone. Questa attività si concretizza nella realizzazione di strumenti software e servizi tecnologici all’avanguardia e accessibili sia dalle piccole che dalle grandi realtà bancarie. Il fattore scalabilità diventa importante per tutto ciò di cui abbiamo scritto prima, permettendo alle banche di innovarsi e adeguarsi ai tempi con gradualità e avendo quindi il tempo di comprendere il cambiamento in atto e abituarsi alle nuove dinamiche.

Banche e riduzione dei costi: avete già aderito alla fatturazione elettronica?

Se operate con scuole, comuni, regioni, … starete anche voi utilizzando ormai da 2 anni la fatturazione elettronica alla PA.

Questo tipo di fatturazione vi permette un risparmio in termini di costi – perché elimina la carta, le spedizioni e il costo di archiviazione – e di tempo – perché abbatte sensibilmente i tempi di registrazione dei dati, di invio dei documenti e delle comunicazioni e permette di recepire immediatamente eventuali criticità nelle riconciliazioni.

In questo senso, vi sarete organizzate per poter emettere la fattura all’ente pubblico secondo lo standard previsto dalla legge, ma vi sarete anche attivate per erogare il servizio ai vostri clienti, accompagnandolo alla proposta di conservazione sostitutiva, anch’essa obbligatoria per legge per le fatture PA. Almeno così hanno fatto i nostri clienti!

Il passo successivo ora, grazie anche all’UE che spinge per un mercato unico e digitalizzato, è l’imposizione della fatturazione elettronica tra privati.

In Italia c’è un ulteriore passo intermedio, che è quello della possibilità, da parte dei soggetti passivi, di optare per la trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate dei dati di tutte le fatture, emesse e ricevute, e delle relative variazioni.

L’opzione può essere esercitata entro il 31 dicembre dell’anno precedente a quello di trasmissione, per il 2017 le aziende hanno tempo fino al 31 marzo 2017.

Le imprese invece che decidono di adottare la fatturazione elettronica tra privati, hanno la possibilità di inviare al cliente e ricevere le fatture dal fornitore attraverso il Sistema di Interscambio. Questo è chiaramente possibile se anche la controparte (cliente/fornitore) ha attivato il servizio elettronico.

La legge (Provvedimento n. 182070 del 28 ottobre 2016 in attuazione dell’articolo 1 comma 3 del Dlgs 127/2015) al momento non impone quindi la fatturazione elettronica alle imprese, ma la rende disponibile e la favorisce con l’introduzione di importanti agevolazioni (es. esonero dall’invio dello Spesometro, maggior velocità nei rimborsi IVA, controlli fiscali semplificati, …)

Oltre agli incentivi dello Stato, infatti, la gestione elettronica delle fatture, purché tutto il processo sia digitale, permetterebbe:

  • L’eliminazione degli errori di battitura e maggiore controllo

  • L’eliminazione delle attività di stampa, imbustamento e spedizione

  • Il miglioramento delle attività di back-office legate all’invoice management (ricerca, consultazione, contenzioso, …);

  • L’eliminazione degli archivi fisici

  • Abbattimento dei costi

Facilitazioni che permetterebbero anche alle banche di semplificare notevolmente le operazioni burocratiche, abbattendo ulteriormente i costi.

Risparmio_Fatturazione

Risparmio stimato a fattura

Questo risparmio è però garantito qualora tutti i processi siano digitali: generazione, emissione, ricezione, gestione e conservazione delle fatture in formato elettronico elaborabile dai sistemi informativi. Quello che dovrebbero fare le aziende per creare e diffondere una vera cultura digitale, e quindi per ottenere concreti benefici economici, sarebbe dotarsi di sistemi informativi che gestiscano automaticamente fatture in formato elettronico in entrata e in uscita, trasmettendole sempre in maniera automatica sia al cliente che al Sistema di Interscambio, comprendendo tutti i processi intermedi come per esempio i workflow autorizzativi e le riconciliazioni con i dati già presenti nel sistema.

Solo attraverso un’adesione massiva ai nuovi modelli digitali e solo integrando tutti i processi in maniera digitale, sarà possibile raggiungere il massimo grado di efficienza e quindi godere di reali benefici.

Axioma già da molti anni promuove la digitalizzazione dei documenti attraverso un potente sistema gestionale e documentale che, arricchitosi nel corso degli anni di nuove funzionalità, è in grado oggi di gestire tutto il flusso citato al paragrafo precedente.

La soluzione di Axioma comprende un software gestionale in grado di gestire tutte le spese della banca ed il ciclo attivo, producendo già in formato elettronico e XML i documenti che verranno poi inviati nei sistemi di interscambio. Gli stessi documenti vengono inoltre archiviati nella procedura da cui hanno origine (ad esempio il gestionale) e nel sistema certificato a norma di legge per la Conservazione sostitutiva.