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Fatturazione B2B

Fatturazione elettronica: automatica o manuale?

Continuano le nostre considerazioni sulla fatturazione elettronica.

Come già scritto nel precedente articolo si tratta di un’occasione per rendere efficienti i processi di gestione amministrativa e per ridurre i costi. Quando parliamo di riduzione dei costi non pensiamo solo al taglio dei costi della carta, ma prevalentemente del risparmio derivante dall’automazione di molte attività, ad esempio quella di inserimento dati e contabilizzazione. Il risparmio è quindi maggiore laddove l’automazione raggiunge livelli molto alti. Altrimenti si limita al risparmio sulle risme di carta e sull’inchiostro delle stampanti.

Il tema di cui parliamo oggi è quindi il seguente: fatturazione elettronica manuale o automatica?

La produzione del file XML è un aspetto puramente tecnico, esattamente come l’invio e la ricezione dallo SDI. Elementi poco rilevanti ai fini dell’efficienza, in quanto in base alla professione del tuo fornitore questi servizi vengono erogati da quasi tutti i concorrenti presenti sul mercato.

La differenza sostanziale consiste nell’esistenza o meno di un’integrazione di questi servizi con il vostro sistema gestionale. Se uno solo di questi passaggi – e scusate se riproponiamo la solita immagine ma è necessaria per comprendere la complessità dell’intero processo – viene svolto a mano (ad esempio la registrazione della fattura e la contabilizzazione sia attiva che passiva) allora si produrranno inesorabilmente delle inefficienze e dei costi sicuramente superiori rispetto all’investimento che avreste sostenuto per adottare una soluzione informatica in grado di automatizzare tutto il ciclo.

Fatturazione elettronica attiva

Fatturazione elettronica passiva

La scelta di procedere manualmente mette anche a rischio l’adempimento: la normativa, infatti, impone delle restrizioni e dei vincoli sia per il formato dei dati da trasmettere sia per il trattamento stesso delle fatture. Come essere sicuri di non incorrere in nessun errore se il processo non è digitale e quindi sottoposto a verifiche e controlli automatici?

 

 

 

Fatturazione elettronica

Fatturazione elettronica: dubbi e domande a cui dovresti dare risposta

Mancano 3 mesi alla partenza ufficiale della fatturazione elettronica B2B che interesserà tutte le aziende italiane, a eccezione dei contribuenti “minimi” e “forfettari”.

Come tutti sapranno ormai, la questione non è da prendere sottogamba: se all’inizio sembrava un cambiamento di poco impatto, limitato al formato elettronico a cui dovranno adeguarsi le fatture, ora è chiaro che si tratta di un cambiamento di considerevole entità che coinvolgerà molti processi aziendali, persone e sistemi. Cambierà il rapporto con i fornitori, con i clienti, muterà l’organizzazione del flusso informativo e si riposizioneranno le risorse all’interno del processo.

Come in ogni cambiamento, ci saranno pro e contro da valutare con attenzione per trasformare un adeguamento normativo impegnativo in un’opportunità imperdibile per migliorare l’efficienza della propria azienda: un’occasione per snellire i processi, per ridurre i costi, per garantire sicurezza e correttezza dei dati e per portare l’azienda ad un alto livello di automazione e digitalizzazione.

In questo articolo, cercheremo di suggerirvi alcune domande da porvi per effettuare delle valutazioni complete ed effettivamente aderenti alla vostra realtà aziendale.

Le vostre caselle mail saranno prese d’assalto dai messaggi pubblicitari che vi propongono “la miglior soluzione per la fatturazione elettronica”. Quali domande dobbiamo farci per capire se è davvero una valida soluzione per la nostra azienda?

Partiamo con il rivedere tutto il flusso coinvolto:

Fatturazione elettronica attiva

Ciclo attivo

Fatturazione elettronica passiva

Ciclo passivo

Come si vede dall’immagine, nel ciclo attivo, a seguito di una vendita, emissione DDT e consegna, la fattura viene emessa dall’ERP (come Axioma Cloud ERP), trasformata in XML, inviata allo SDI – che risponde con eventuali notifiche – e portata in conservazione sostitutiva. Si procede poi con la ricezione del pagamento.

Nel ciclo passivo si parte con una richiesta d’acquisto, l’arrivo della merce o l’erogazione di un servizio, la ricezione di una fattura in formato XML, la registrazione nell’ERP coerentemente con quanto richiesto nella richiesta d’acquisto e quindi l’autorizzazione al pagamento.

 

Fatturazione elettronica: perché si parla solo di processo documentale?

Prima questione: perché molti fornitori parlano esclusivamente di documento? La fatturazione elettronica riguarda, per l’appunto, i processi di fatturazione attiva e passiva. è vero che la normativa si basa sul concetto di formato standard, l’XML, e quindi è necessario dotarsi di uno strumento che estragga la fattura di vendita dal nostro sistema e che legga quella passiva in XML, ma questo è solo una parte di un intero processo che viene smaterializzato.

Il processo di per sé è prettamente gestionale. Banalmente, prima dell’entrata in vigore del concetto di fattura elettronica, quando si parlava di fatturazione si pensava all’ERP, non certo al documentale dove veniva archiviata la fattura.

Anche la conservazione sostitutiva, che lo ricordiamo può essere fatta solo da un ente accreditato, è una parte di un processo ben più ampio.

Quindi assolutamente il sistema documentale è un aspetto cruciale, ma non è il solo da considerare.

La domanda da porsi in questo caso è: che livello di automazione voglio raggiungere? Le strade in questo caso sono 2:

  1. posso accontentarmi di un servizio che gestisca solo l’invio e la ricezione delle fatture in XML: che converta cioè le fatture attive emesse dal mio ERP e legga le fatture passive che ricevo in formato XML, che gestisca il colloquio con lo SDI (attenzione perché anche questa attività potrebbe non essere coperta dal fornitore) e che proceda alla conservazione sostitutiva. Il resto delle attività, ad esempio la registrazione, la verifica e la contabilizzazione delle fatture, verrebbe così gestito a mano dal personale della mia azienda.
  2. posso avvalermi di un servizio che automatizzi l’intero processo attivo e passivo e che coinvolga quindi anche il gestionale.

Oltre che dall’obiettivo di innovazione, la risposta deriva sicuramente da un’analisi dei costi, e quindi del tempo, impiegato nelle varie fasi del processo, ma anche dalle risposte che darete alle prossime domande.

 

Fatturazione elettronica: come faccio a garantire coerenza tra l’XML e la fattura registrata?

In alcuni convegni abbiamo sentito alcune aziende dire: “…tanto mi farò mandare comunque il PDF della fattura dal mio fornitore”. Questo vuol dire adottare un sistema che gestisce ricezione e invio, ma procedere alla registrazione delle fatture in maniera manuale grazie al documento in PDF che facilita la lettura dei dati.

Una prassi che sicuramente semplifica il lavoro, ma espone l’azienda a forti rischi: chi ci assicura infatti che quello che è stato riportato nel PDF (generato manualmente dal fornitore? estratto dal suo ERP?) sia esattamente ciò che contiene l’XML? Se ci fossero delle incongruenze e io contabilizzo i dati del PDF, quali errori potrei riportare? Quando, ma soprattutto se, ho la possibilità di accorgermene?

Il sistema che sceglierai dovrà essere in grado di garantirti questa coerenza.

 

Fatturazione elettronica: in caso di controlli, dove risiedono i dati delle mie fatture?

In base al sistema da te scelto, devi sempre essere in grado di recuperare i dati – e sapere dove risiedono. Innanzitutto per una questione di sicurezza delle informazioni che gestisci e di operatività quotidiana (mai capitato di dover ricontrollare una fattura anche dopo averla archiviata?), ma anche in occasione di controlli fiscali.

 

Abbiamo elencato 3 delle domande principali che secondo noi possono indicarvi la strada da percorrere per sfruttare l’adeguamento normativo a vantaggio di un efficientamento dei vostri processi aziendali.

 

Sicuramente non sono tutte, l’argomento è delicato e meriterebbe un’analisi più approfondita.

Se hai interesse ad affrontare l’argomento della fatturazione elettronica puoi continuare a seguire il nostro blog o contattarci tramite apposito form.

Come monitorare le richieste di elargizione

Corporate Social Responsibility: tra le tante attività, come si fa a monitorare le richieste di elargizione?

Le richieste di elargizione alle banche aumentano di anno in anno. E con loro la necessità di organizzare tutte le fasi di accoglimento ed erogazione dei fondi.

La Corporate Social Responsibility

Relazione con il territorio, progetti di sostenibilità, attenzione verso il cliente, … temi molto sentiti in un mercato come il nostro dove a dispetto della capitalizzazione e della ricerca del profitto, si è capito che le aziende renderebbero meglio, in senso lato, se si dimostrassero anche più attente alla comunità, all’etica e al miglioramento delle condizioni di vita delle persone dipendenti e clienti.

Si rafforza così il concetto di Corporate Social Responsibility che si concretizza in uffici dedicati o in fondazioni vere e proprie con l’obiettivo di realizzare uno sviluppo aziendale più equo e attento ai temi socio-ambientali, sostenendo e promuovendo iniziative di utilità sociale. Pena la gogna in pubblica piazza: ricordiamo tutti il caso della nota marca di pasta italiana che aveva dichiarato apertamente che le sue pubblicità proponevano un solo concetto di famiglia. Da quella dichiarazione a oggi, e dalla lunga polemica che ne è scaturita, l’azienda ha intrapreso un percorso di redenzione che l’ha portata a ottenere un ottimo punteggio dalla Human Right Campaign, un’importante associazione per i diritti degli omosessuali che ogni anno stila una graduatoria basata sulle politiche interne ed esterne aziendali nel campo della diversità di genere. Un percorso che ha visto l’apertura al dialogo con la comunità LGBT, la creazione di un Diversity & Inclusion Board in azienda, l’estensione dei benefit famiglia agli omosessuali, …

Le richieste di elargizione alle banche

Concentrandoci sul mondo delle aziende bancarie, troviamo le fondazioni bancarie o gli uffici di relazione con i clienti che destinano annualmente una parte delle risorse alle erogazioni liberali e alle sponsorizzazioni al fine di valorizzare il tessuto sociale, culturale e imprenditoriale in cui operano.

Enti del Terzo Settore, parrocchie, associazioni sportive e culturali, imprese di vario tipo possono dunque inoltrare, all’attenzione della banca, progetti coerenti con gli scopi dell’istituto e chiedere un contributo parziale o totale dell’iniziativa: vengono chiamate richieste di elargizione, sponsorizzazione, liberalità, beneficenza, … Tanti nomi per un unico concetto.

Ogni banca pubblica le proprie linee guida e le modalità di inoltro delle richieste e valuta la destinazione dei fondi disponibili selezionando i progetti che rispondono ai requisiti definiti.

Normalmente vengono escluse le attività ordinarie degli enti, che devono trovare sostentamento in maniera autonoma, e accolte quelle di natura progettuale. Trovano un riscontro favorevole quindi quelle iniziative ben articolate e con un impatto sociale – sostenuto da analisi e confermato dai risultati ottenuti – più significativo.

è chiaro che le domande inoltrate alla Banca saranno copiose e bisognerà dedicare molto tempo sia nella selezione dei progetti finanziabili sia nell’analisi della successiva rendicontazione per conoscere nel concreto l’effetto avuto sul territorio. Ne andrebbe, altrimenti, della reputazione della banca stessa.

Recepimento delle richieste di elargizione, organizzazione delle stesse nelle diverse aree di intervento (con uffici o personale preposto) definite dal regolamento della banca, valutazione, approvazione o rifiuto, erogazione del contributo, analisi della rendicontazione periodica, comunicazioni varie con il beneficiario del contributo: attività molto articolate, seguite talvolta da soggetti diversi all’interno della banca, con tempistiche non rapide.

Come riuscire a a gestire tutte queste operazioni?

Sul nostro sito trovi un suggerimento: Richieste di elargizione

Fattura XML B2B

Fatturazione elettronica tra privati: a che punto siamo?

Siamo pronti ad affrontare l’entrata in vigore della fatturazione elettronica tra privati? Questa domanda è stata posta ormai fin troppe volte, ma questo adempimento è ormai una realtà e possiamo dire che la maggioranza delle aziende italiane è pronta.

Dopo i dubbi iniziali, sta aumentando la consapevolezza che questo adempimento porterà benefici e nuove opportunità nella gestione di un processo amministrativo finora effettuato un po’ manualmente e un po’ con sistemi informatici tradizionali e datati. In questo modo la gestione delle informazioni e le fasi di trasmissione delle fatture vengono automatizzate velocizzando il processo e rendendolo standardizzato. Questo è un ulteriore step verso l’automazione e l’ottimizzazione dei processi aziendali, focus che persiste ormai da molto tempo nell’ambito della digital transformation.

Ciò che è successo negli ultimi giorni però, ci mette di fronte ad un’altra domanda: se siamo pronti, perché c’è già stata una proroga della prima scadenza?

C’è ancora qualche dubbio

Via libera al primo rinvio e si spera anche l’unico. In realtà la pressione e la preoccupazione di un adeguamento, ha già provocato una proroga per coloro che dovevano partire per primi. L’obbligo di emissione di fatturazione elettronica per cessioni di carburante ad uso motore, fissata per il 1° luglio 2018, slitta al 2019 in modo da uniformarlo a quanto previsto dalla normativa generale valida per tutte le imprese. Rimane invece confermata l’entrata in vigore per le prestazioni rese da soggetti subappaltatori e subcontraenti delle PA.

Ancora qualche dubbio, quindi, che in parte frena alcune imprese ad intraprendere questo percorso. Le scarse competenze interne e la confusione nel capire esattamente come gestire in modo corretto questa nuova procedura provocano ancora un po’ di diffidenza e di conseguenza ritardi. Ecco perché è importante comunicare a queste imprese che ancora non si sentono pronte i benefici di questa normativa, fatta per creare efficienza nei processi di verifica, migliorare e rafforzare le procedure attraverso degli strumenti digitali e per porre le basi alla creazione di un Mercato Unico Digitale Europeo entro il 2020.

Certo come in ogni cambiamento le difficoltà non sono pari a zero, soprattutto per quelle imprese che hanno sempre lavorato nello stesso modo, svolgendo le attività di emissione, registrazione e ricezione delle fatture in modo tradizionale e le parole “digitale” e “innovazione” non fanno ancora del tutto parte dei valori aziendali. Per questa piccola fetta di imprese significherebbe gestire le informazioni sulle transazioni in maniera completamente diversa, digitale ed elettronica. Il timore di incorrere in sanzioni e di non riuscire a trovare un partner affidabile, in questo momento, hanno la meglio sulla volontà di fare un passo verso la digitalizzazione e l’automazione dei processi.

Qual è stato l’impatto finora?

I dati in realtà smentiscono questi dubbi e paure, confermando che nel complesso le imprese italiane sono a buon punto sia in termini di conoscenza sia di capacità di adeguamento alla normativa.

Dal sondaggio dell’ Osservatorio Fatturazione Elettronica & eCommerce B2B del Politecnico di Milano su 126 grandi imprese (con più di 250 addetti) e 218 PMI “soltanto il 5% delle grandi imprese e il 9% delle PMI non ha ancora deciso come organizzarsi per adempiere all’obbligo normativo o non ne è a conoscenza. Sono positive anche le aspettative: il 50% delle grandi imprese e il 34% delle PMI percepiscono l’obbligo come un’opportunità per ottimizzare i processi aziendali, mentre il 13% delle grandi imprese e il 14% delle PMI lo vedono come un aiuto per combattere l’evasione fiscale. Inoltre, poco più di un quinto del campione (21%) ritiene che ci sarà un po’ di confusione sul mercato al momento dell’entrata in vigore dell’obbligo.”

Chi ha saputo cogliere questa opportunità dovrà rivedere internamente i propri processi e sfruttare le potenzialità che si generano grazie al passaggio da una gestione cartacea e costituita da documenti a una gestione di flussi di dati, dove la dematerializzazione di un documento fa sì che l’intero ciclo ordine-pagamento diventi digitale e ben definito.

“I benefici di questo passaggio sono evidenti: con l’introduzione della sola fattura elettronica strutturata si possono risparmiare tra i 5,5 e gli 8,2 euro per ogni fattura, mentre con la digitalizzazione dell’intero ciclo dell’ordine tra 25 e 65 euro ogni ciclo” afferma Claudio Rorato, Direttore dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica e eCommerce B2b.

Quindi si parla anche di benefici in termini economici, legati alla riduzione dell’impiego di manodopera e costi di spedizione, produzione e stampa delle fatture.

I software gestionali rivestono un ruolo importante

Avere gli strumenti adeguati e tecnologicamente avanzati per far fronte a questo adempimento non è importante, è fondamentale.

Sempre secondo la ricerca dell’Osservatorio il 39% delle grandi aziende e il 32% delle PMI adegueranno il proprio gestionale per adempiere all’obbligo normativo. Mentre le imprese che hanno la propensione ad esternalizzare il servizio sono pari al 34% per le grandi aziende e al 21% per le PMI. Utilizzare un gestionale in grado di emettere fatture nel formato richiesto dall’Agenzia delle Entrate e di archiviarle con un sistema di conservazione sostitutiva a norma di legge sono i requisiti per poter emettere fatture in formato XML sia per la pubblica amministrazione, sia per le altre aziende.

Non hai ancora pensato a come scegliere la soluzione giusta? Forse ti sei perso questo articolo sul nostro blog!

integrare erp crm

Integrare ERP e CRM: quando 1+1=3

In un articolo di settimana scorsa abbiamo cercato di capire se il nostro gestionale si è evoluto nella giusta direzione. Lì abbiamo scritto che uno tra i segnali individuati era proprio la possibilità di integrarlo con nuove soluzioni gestionali.

Prendiamo ad esempio in considerazione l’area vendite, oggetto di attenzione particolare proprio per la sua importanza strategica. Il CRM è naturalmente la soluzione gestionale di riferimento, proprio per la sua funzione di supporto ai processi commerciali.

Ma ora sorge spontanea una domanda: integrare ERP e CRM è obbligatorio? Secondo noi sì, o almeno molto utile, ma la risposta in effetti non è così scontata. Tanti addirittura partono un passo indietro e si chiedono perché adottare un CRM se comunque il gestionale è ricco di funzionalità dedicate alla forza vendita.

Per rispondere a queste domande però dobbiamo prima stabilire qual è il confine tra ERP e CRM, chiarendo a cosa servono.

ERP: fa tanto, ma non tutto

Cominciamo con l’ERP. Il software gestionale, come abbiamo già stabilito nell’articolo precedente, è il cuore di ogni impresa, tant’è che presenta funzionalità per tutte le aree: acquisti, magazzino, amministrazione, finanza e controllo, produzione e sì, anche vendite. Qui vengono raccolti gli ordini, inserite le cifre, codificati i prodotti, emesse le fatture, … insomma, tutto ciò che riguarda il “back office” delle vendite.

È un sistema unico, che permette quindi una gestione integrata dei processi. Possiamo dire che l’ERP svolge infatti il ruolo di motore centrale di un’impresa.

Le sue funzioni però si limitano ad essere “amministrative”. Ma la forza vendita ha bisogno di molto di più, non trovate?

CRM: quello che fa il “lavoro sporco”

Un commerciale al lavoro deve curare molti aspetti che appartengono alla sfera “relazionale”. Deve essere cioè in grado di ascoltare il cliente, capire le sue esigenze, trovare la chiave giusta per proporre la sua offerta, scegliere i momenti e i modi giusti. Lo stesso possiamo dire per chi lavora nel marketing: scegliere i destinatari con determinate caratteristiche, confezionare il messaggio più efficace, cogliere i momenti e i mezzi giusti in cui inviarlo, … non sono cose facilmente automatizzabili.

In tutto questo un CRM deve svolgere il ruolo essenziale di assistente, fornendo gli strumenti e le informazioni per far sì che le persone possano dare il meglio di sé in competenze che un software non potrà mai sostituire. (Qui potete trovare tutto ciò che può fare un CRM)

Un buon CRM inoltre si differenzia da un ERP anche perché è in grado di gestire non solo la fase di ricerca dell’opportunità commerciale e della vendita vera e propria, ma anche il post-vendita. Vi rimandiamo a un nostro articolo precedente per approfondire la fase di customer service.

1+1=3: integrare ERP e CRM fa bene

Torniamo alla domanda da cui siamo partiti: perché dovremmo integrare ERP e CRM? Abbiamo chiarito che svolgono funzioni vicine ma diverse, ma questo non spiega ancora la necessità di integrare. Non abbiamo però ancora parlato di una delle fasi fondamentali del processo commerciale: l’analisi delle performance. Sia alla fine, sia durante la trattativa commerciale o la lead generation è importante misurare i risultati o l’andamento di un determinato evento. Ovviamente più dati ci sono a disposizione, più questi sono organizzati, più questa attività diventa agile e soprattutto utile. E cosa concorre a questo risultato più dell’integrazione tra i due software aziendali più coinvolti? Integrare ERP e CRM infatti significa avere dati coerenti, omogenei e corretti, poiché un sistema “attinge” dall’altro e viceversa.

Per ottenere lo stato risultato senza l’integrazione sarebbe necessario un lungo lavoro di ridigitazione dei dati e delle informazioni da un’applicazione all’altra: una grande perdita di tempo e un rischio di commettere errori fin troppo alto. Con l’integrazione invece tutto avviene in automatico e gli stessi dati che troviamo da un lato li troviamo anche dall’altro.

1+1=3 quindi significa proprio questo, cioè avere non solo i vantaggi delle applicazioni singole, ma ottenere molto di più dalla loro integrazione: la possibilità di avere dati, analisi, report che possono indicare la strategia migliore da seguire.

L’ERP e il CRM di Axioma sono integrabili tra loro ma anche alle soluzioni più diffuse sul mercato. Puoi dare un’occhiata e darci la tua opinione.

Openbanking

Banche e openbanking: è arrivato il momento di cambiare?

Recentemente ho letto un articolo de Il Sole 24ORE  dal titolo “L’innovazione in banca parte dalla piattaforma” in cui si promuoveva il concetto di openbanking e di utilizzo di piattaforme open per rispondere al meglio al mercato, sia ai clienti che ai competitor.

L’openbanking sembrerebbe la risposta ai problemi del mondo bancario, da troppo tempo monolitico e poco aperto alla collaborazione.

Partiamo dal problema. Per le banche le sfide di oggi, definite sfide 4.0, sono riassumibili in questi punti:

  1. concorrere con competitor del tutto nuovi al settore (es. Big tech) a cui il digitale ha aperto le porte
  2. affiancarsi a partner moderni e innovativi per essere più affascinanti nei confronti dei clienti, soprattutto per i millennials
  3. rispondere più velocemente e con servizi sempre accessibili alle aziende
  4. migliorare l’efficienza aziendale, migliorando i processi e riducendo i costi

La piattaforma dell’openbanking abiliterebbe la collaborazione e il contatto tra banche e soggetti innovatori per lo sviluppo di nuove soluzioni che da una parte migliorano il rapporto con la clientela e dall’altra efficientano i processi operativi. Si tratta di un ecosistema in cui banche, startup e altri player possono collegare le proprie soluzioni, competenze, tecnologie e servizi per ridurre i costi e velocizzare i processi di innovazione e risposta ai clienti.

«Laddove c’è un forte brand il marketplace proprietario può funzionare, ma in caso contrario diventa più efficiente il modello della piattaforma aperta a servizi diversi, anche di soggetti concorrenti» [Paolo Gianturco, partner Deloitte, Fintech & Fsi Tech Leader]

Per fare ciò è necessario lo sviluppo di una piattaforma tecnologicamente moderna, aperta e quindi in grado di integrare diversi programmi. Si parla quindi di API (application programming interface), cioè di connettori, e di opensource. Termine che ha sempre spaventato le banche per questioni di sicurezza e protezione di rete e dati, ma che oggi torna in auge e anzi viene promosso poiché raccoglie tutti i vantaggi di cui oggi le banche hanno bisogno.

Un openbanking basato su una piattaforma open source è quanto più di open si possa pensare. Sarebbe uno scardinamento a 360° del tradizionale sistema bancario, statico e chiuso, che è stato anche il freno al motore dell’innovazione e della competizione.

Una migliore predisposizione all’opensource da parte delle banche era emersa anche dallo studio condotto da NextValue (che puoi scaricare gratuitamente a questo link).

Il dato interessante che emerge dal report è sull’utilizzo di questa tecnologia tra le aziende del mondo finanziario: più dell’80% dichiara, infatti, di ricorrere e far uso di sistemi opensource.

Uso dell'opensource in Italia

Superati gli ostacoli che impedivano all’open source di varcare la porta delle banche, oggi ritroviamo questa tecnologia in maniera diffusa tra gli istituti, anche se si concentra su processi non-mission critical a indicare che comunque prevale un approccio più cauto. Sui problemi di sicurezza e risk management l’open source ha fatto passi da gigante negli ultimi 10 anni e la percezione delle imprese Italiane sembra essere migliorata. Un po’ come è stata recentemente la paura del cloud.

Cosa ha spinto le banche a introdurre l’opensource?

Per definizione, l’accesso pubblico al codice sorgente riduce i costi legati alle licenze ed alla manutenzione. Eppure, sebbene il principale beneficio resti il contenimento dei costi (71%), più della metà del nostro panel (53%) ha individuato la facilità di accesso all’innovazione come fattore chiave per l’adozione di software open source. L’open source permette infatti di testare nuove soluzioni senza rischiare. Grazie ad un ampio set di componenti ed una forte riduzione dei costi è possibile sperimentare nuove idee e prototipare nuove soluzioni, con un investimento minimo in termini di tempi e risorse.

Ed ecco che ritroviamo quanto scritto precedentemente: in un mercato dove la competitività si gioca sulla velocità e adeguatezza delle risposte al cliente – sempre e ovunque- sulla riduzione dei costi di gestione e sull’aumento dell’efficienza ecco che l’open source si rivela uno strumento in grado di guidare il settore in questa corsa verso l’innovazione.

Openbanking e open source potrebbero dunque rivelarsi la chiave di volta per l’immobilismo delle banche italiane e fornire nuova linfa ad un mercato che viene sempre più minacciato dai nuovi player, big tech prima di tutto.

ERP media impresa

ERP media impresa: 3 segnali per capire se si è evoluto nella giusta direzione

Gli ERP sono il cuore e l’ossatura principale di tutti i processi principali di un’azienda. Si sono diffusi partendo dalla grande impresa, passando poi anche alla media impresa e alle aziende più piccole.

La loro funzione iniziale di sostituzione delle attività gestionali ripetitive è rimasta nel tempo, ma si è evoluta per venire incontro alle esigenze nate con i cambiamenti del mercato. Le imprese si sono infatti trovate ad affrontare una competizione crescente dove sempre più spesso velocità e produttività potevano fare la differenza. Si è partiti quindi includendo la gestione dei processi produttivi, per spaziare man mano anche alle altre attività di business come vendite, acquisti, risorse umane

L’ERP ha potuto in seguito vantare il raggiungimento di un altro obiettivo: la semplificazione delle attività e l’alta disponibilità delle informazioni. Si è andati in questa direzione poiché l’esigenza delle aziende era proprio quella di avere informazioni aggiornate sempre disponibili per aumentare la propria efficienza.

ERP per la media impresa: le dimensioni contano?

La sua applicazione nel frattempo si è radicata nelle imprese di tutte le dimensioni. D’altra parte non poteva andare diversamente: la competizione crescente non ha risparmiato – e non risparmia – nessuno ed era naturale che tutti cercassero uno strumento che potesse supportarli nella corsa.

E se il principio rimane uguale indipendentemente dalle dimensioni, scendendo più nello specifico i bisogni cambiano parecchio. Alcuni esempi sono: la quantità e la tipologia di dati trattatti, la complessità dei processi, le aree e le persone coinvolte nell’utilizzo di un gestionale.

Le risposte a questi bisogni sono state sempre più specializzate per potere fornire un reale supporto. È infatti dall’esperienza di Axioma a contatto con le medie imprese che nasce, e si sviluppa, il nostro ERP, un gestionale dotate di tutte le caratteristiche che queste aziende cercano. Quindi ora proviamo rispondere a una domanda che in tanti clienti ci pongono:

come si fa a capire se un ERP per la media impresa si è evoluto nella giusta direzione?

Tralasciando le questioni tecniche, cerchiamo di rispondere prendendo in esame le caratteristiche strutturali.

Un ERP per la media impresa si deve integrare con gli altri software gestionali

Il tempo ha portato non solo a “un’espansione” dell’ERP, ma anche alla nascita di soluzioni gestionali specifiche per la gestione delle relazioni commerciali con clienti e l’automazione della forza vendita (CRM), per l’analisi avanzata dei dati (Business Intelligence), per la pianificazione della produzione e della domanda a lungo, medio e breve termine (Soluzioni di SCM).

Tutte queste soluzioni garantiscono a chi le utilizza un vero e proprio asso nella manica nella spietata partita della competitività tra imprese, ma rischiano di essere totalmente inefficaci se non sono integrate con l’ERP. La centralità dei dati infatti è la base per ogni strategia e solo la sicurezza che questi siano univoci ed omogenei in ogni sistema utilizzato in azienda è la conditio sine qua non si realizzi l’efficienza. Un ERP per la media impresa deve quindi porsi come centralizzatore di tutti questi dati.

Cambiano le regole, cambia l’ERP

Gli aggiornamenti fiscali e i cambi di normativa, almeno qui in Italia, sono all’ordine del giorno. E sapete meglio di noi quali siano le conseguenze se non si è in regola nei tempi e nei modi previsti. Il gestionale è naturalmente il più coinvolto tra i sistemi informativi ed è quindi fondamentale che il fornitore garantisca gli sviluppi necessari all’aggiornamento. Pensiamo solo a quest’anno: tra GDPR, SpesometroFatturazione elettronica tra imprese (B2B),  ecc… Avrete avuto modo di capire quanto il vostro ERP possa essere flessibile o complesso (e costoso) da aggiornare.

Riguardo a questo tema, uno degli errori che nel tempo abbiamo visto commettere più spesso è scegliere un gestionale internazionale. Perché? Spesso non viene calato nelle realtà locali, perciò una sua modifica in caso di cambi legislativi diventa lunga e costosa, ma soprattutto dipende dai distributori locali e non da chi ha programmato il software. In questo senso un fornitore più vicino alle esigenze locali delle medie imprese italiane può rappresentare la scelta migliore in termini di competenza, reattività e costi.

Ogni azienda ha le sue caratteristiche: il tuo ERP deve rispecchiarle

È subito evidente la differenza che passa tra un’azienda del settore manifatturiero e una del settore servizi, che quindi non ha problematiche di produzione, o una del fashion, che si trova ad affrontare stagionalità e cicli dei prodotti velocissimi. Non è altrettanto evidente invece la diversità di due imprese dello stesso mercato, simili anche per dimensioni. Eppure la storia, la crescita, l’evoluzione di ognuna spesso portano a sviluppare esigenze completamente diverse che richiedono soluzioni peculiari. La storia invece è piena di progetti di adattamento di gestionali generici, naufragati per il troppo tempo e denaro che hanno richiesto. Anche in questo caso l’ERP di un fornitore internazionale rischia di risultare troppo “rigido” e dispendioso da adattare alla propria realtà. Insomma, un ERP moderno deve poter essere personalizzato in modo puntuale, veloce e senza costi eccessivi.

Da anni Axioma lavora con le medie imprese italiane e sa bene quali sono le sue esigenze. Il suo ERP è infatti verticalizzato per settori, flessibile, sempre aggiornato e integrabile con un’ampia gamma di soluzioni software che completano l’offerta.

fatturazione-B2B

Fatturazione B2B: come scegliere la soluzione giusta

Non ci sono speranze per la proroga: la fatturazione elettronica sarà un obbligo per tutti a partire dal 1°gennaio 2019. Lo conferma il provvedimento n. 89757/2018 pubblicato lo scorso 30 aprile dove l’Agenzia delle Entrate ha definito le Regole Tecniche per l’emissione, la ricezione e la gestione delle fatture elettroniche.

Se ci pensiamo bene, sarà un cambiamento radicale poiché tutte le imprese – a eccezione di quelle molto piccole – saranno costrette a dotarsi di strumenti e metodi di lavoro adeguati alla normativa.

Per capirne meglio l’impatto, vediamo chi e quante sono le imprese coinvolte:

  • 5 milioni di Partite IVA
  • 1,5 milioni le micro imprese (da 2 a 9 dipendenti)
  • 250.000 le piccole e medie imprese (PMI), tra 10 e 249 dipendenti
  • 4500 le grandi imprese (da 250 addetti in su)

[Osservatorio Fatturazione Elettronica (Polimi)]

Il cambiamento prevede una trasformazione digitale che consiste in un nuovo modo di relazionarsi con clienti e fornitori e un processo di dematerializzazione dei documenti e dei processi di fatturazione. Sarà ormai chiaro a tutti che la fatturazione elettronica si presenta come un’opportunità per tutti coloro che vogliono dare una spinta alla crescita e all’innovazione, a vantaggio di una migliore efficienza e di un considerevole abbattimento dei costi e dei tempi di lavorazione delle informazioni.

Un processo di tale portata, completamente digitalizzato, permetterebbe infatti di emettere automaticamente la fattura elettronica in formato XML – quello standard definito dall’Agenzia delle Entrate – che viene inviata tramite il Sistema di Intercambio al cliente che a sua volta la riceverà nel proprio sistema, la contabilizzerà e la manderà in pagamento. Verrebbe meno l’inserimento manuale dei dati delle fatture – sia attive che passive -, si ridurrebbe altresì la possibilità di errore, non si presenterebbero problemi di riconciliazione dei documenti e la ricerca e archiviazione diventerebbero semplici, veloci e sicure.

In queste settimane si sono presentate sul mercato diverse soluzioni software per rispondere alla normativa. Ognuna con i propri vantaggi, i propri plus, ma crediamo che la confusione tra le imprese sia ancora molto alta. Innanzitutto perché si parla quasi sempre dell’obbligo di emettere la fattura in formato elettronico, ma ci si dimentica che questo comporta anche la ricezione di fatture XML.

In poche parole: non solo in qualità di fornitore devo essere in grado di inviare al mio cliente una fattura XML, ma a mia volta sarò cliente e dovrò essere pronto a ricevere una fattura dello stesso formato e leggerla. Ma non finisce qui: cosa succede infatti una volta interpretato il documento XML? Dovrò registrare la fattura. Come? A mano inserendo i dati nel mio gestionale oppure dotandomi di un software in grado anche di contabilizzare la fattura passiva.

Ecco quindi che per valutare un buon software per adempiere alla normativa è importante verificare che copra tutte le fasi, compresa quella della contabilizzazione della fattura passiva e della conservazione sostitutiva a norma di legge.

Il provvedimento n. 89757/2018 indica le possibili modalità con cui le aziende possono trasmettere/ricevere la fattura elettronica al/dal Sistema di interscambio:

a) posta elettronica certificata (PEC)
b) servizi informatici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate (procedura web e app)
c) sistema di cooperazione applicativa, su rete Internet, con servizio esposto tramite modello “web service”
d) sistema di trasmissione dati tra terminali remoti basato su protocollo FTP

Le modalità a) e b) facilitano chi ha una mole di fatture molto bassa. Le modalità c) e d) invece richiedono l’accreditamento al Sistema di Interscambio.

Il Provvedimento contempla anche la figura dell’intermediario per inviare e ricevere fatture elettroniche attraverso il SdI: “Il cessionario/committente può ricevere dal SdI le fatture elettroniche attraverso un intermediario, comunicando al cedente/prestatore “l’indirizzo telematico” (codice destinatario o PEC) dell’intermediario stesso”. Ecco quindi che l’impresa può continuare a lavorare come ha fatto finora, affidandosi per tutto il processo (estrazione ed emissione fattura attiva, invio allo SdI, gestione notifiche, conservazione sostitutiva e, per il ciclo passivo, ricezione del documento e contabilizzazione) a un Intermediario accreditato e competente.

Perché pensare alla fatturazione B2B come ad un’opportunità per una totale trasformazione digitale e non come un mero provvedimento a cui conformarsi? Lasciamo a te la risposta con questa infografica creata dal Politecnico di Milano.

fattura B2B

 

GDPR cosa fare

Il 25 maggio si avvicina: GDPR cosa fare

Tic toc, il tempo per adempiere agli obblighi del nuovo regolamento europeo sulla protezione dei dati personali sta scadendo. Per sintetizzare il tema, in questo articolo risponderemo in maniera molto semplice a questa domanda, una tra le più ricercate su Google negli ultimi giorni: GDPR cosa fare?

Il 25 maggio entrerà in vigore il General Data Protection Regulation, dopo aver lasciato due anni di tempo alle aziende per adeguarsi a quanto definito in materia di protezione dei dati.

Le norme si applicheranno a tutte le aziende europee, anche a quelle con sede extra UE che offrono prodotti e/o servizi al mercato europeo. Questo vale sia per le aziende private che per quelle pubbliche.

Finanza, HR, Marketing, Vendite, Legal, IT, … quando si parla di trattamento dei dati personali sono coinvolte molte figure aziendali: c’è chi si occupa del trattamento dei dati dei dipendenti, dei candidati, dei clienti, chi li utilizza per veicolare messaggi promozionali, chi ne fa profilazione, … Quando si deve pensare a cosa fare per il GDPR è fondamentale coinvolgere tutti gli attori aziendali che impattano sui dati e sul loro trattamento.

Le strade da percorrere sono due: quella di impronta legale e quella tecnica.

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GDPR cosa fare: la via legale e quella tecnica

Bene, il 25 maggio dovremo essere conformi al nuovo regolamento. Cosa significa in estrema sintesi?

  1. analizzare quali dati, come vengono raccolti e gestiti nella propria azienda
  2. nominare un DPO-Data Protection Officer che ha il compito di supervisionare i processi, garantire la conformità alla normativa e prevenire i rischi (l’obbligo è previsto solo per Enti pubblici, aziende private dove le “core activities” del titolare del trattamento o del responsabile del trattamento “consista in trattamenti richiedenti il monitoraggio sistematico su larga scala” o ″riguardano il trattamento, su larga scala, di informazioni sensibili o di dati relativi a condanne penali e a reati”.)
  3. effettuare una valutazione d’impatto sui processi a rischio di violazione della privacy dei dati del soggetto interessato e definire una politica di prevenzione per limitare i rischi
  4. in caso di data breach, notificare al Garante della Privacy entro 72 ore la violazione subita

Ecco che arriviamo al punto concreto: GDPR cosa fare?

La prima strada, ovvero l’orientamento legale, è quella che si pone l’obiettivo di un adeguamento più formale che sostanziale della normativa. Le aziende che prediligono questa strada impegnate nello studio delle informative, dei consensi, delle policy dei dipendenti e dei collaboratori che accedono ai dati aziendali, nella creazione e gestione del registro dei trattamenti, nella nomina del DPO e nella nomina del DPO che supervisionerà i lavori.

La via tecnica, invece, una volta analizzate le procedure interne e valutati i rischi, adotta misure di prevenzione e di attuazione della normativa tramite tecnologie software sofisticate. Con il termine sofisticate non vogliamo intendere costose, ma l’utilità e l’efficacia di questi strumenti che vanno a intervenire su situazioni complesse e delicate. Stiamo parlando cioè del concetto di “privacy by design” ovvero la considerazione della privacy durante la definizione di un processo aziendale con le relative applicazioni informatiche di supporto.

Noi crediamo che quest’ultimo approccio sia quello che più risponde agli obiettivi del GDPR perché è a partire da una riorganizzazione aziendale, anche in termini di sistemi informativi, che si ottiene una vera gestione protetta e organizzata dei dati.

Gestione dei consensi: Axioma Cloud CRM è conforme alla nuova normativa GDPR. Compila il modulo per avere la tua demo gratuita modellata sulle tue esigenze.

GDPR cosa fare: la conformità attraverso soluzioni software e tecnologie

Di cosa avete bisogno? Di software per la gestione dei dati dove l’accesso sia profilato e ben tracciato e di tecnologie che consentano di prevenire i rischi o che, in caso di data breach, riescano a recuperare i dati violati.

In caso di guasto o di attacco informatico ai tuoi sistemi sei in grado di rispondere a queste domande:

“In quanto tempo siamo in grado di ripristinare dati e soluzioni applicative ? 1 ora, 1 giorno, 1 settimana?”
“A quale momento temporale risalgono i dati recuperati dall’ultima operazione di salvataggio ? 1 ora, 1 giorno, 1 settimana?”

I tempi di ripristino e lo stato di aggiornamento dei dati ripristinati è un tema che coinvolge in modo importante tanto la conformità al GDPR quanto la continuità dei processi di business gestiti con le vostre soluzioni applicative.

Per raggiungere il pieno livello di conformità al GDPR ed evitare le pesanti sanzioni previste, per evitare interruzioni prolungate nei processi di business o per non perdere quantità significative di dati, Axioma sviluppa i propri software secondo il concetto di privacy by design visto prima, dove i dati vengono raccolti, ad esempio nel CRM, tracciando la provenienza del dato, il suo trattamento e i consensi che il soggetto ha espresso al trattamento. Cosa molto importante, ogni accesso al software è possibile solo tramite un sistema di credenziali che previene da accessi non desiderati o non controllati.

Inoltre, attraverso un team di esperti in sistemi di protezione delle reti, siamo in grado di fornire la consulenza necessaria per migliorare le politiche di sicurezza attualmente in vigore presso la vostra organizzazione, attraverso ad esempio sistemi di backup e disaster recovery.

come migliorare l'efficienza aziendale

5 punti su come migliorare l’efficienza aziendale

A noi piace partire dai dati. Anche in questo caso infatti siamo partiti dall’Assintel Report e abbiamo analizzato quali sono le priorità di business delle aziende italiane. Dove concentrare i nostri sforzi per capire come migliorare l’efficienza aziendale?

Priorità business 2018 - Assintel

Da questi dati risulta che la prima sfida che le aziende sentono di dover affrontare è quella della fidelizzazione del cliente. Questo dato dimostra che molte imprese sono uscite dalla crisi e quindi ora si possono concentrare su attività volte alla crescita dell’azienda e non solo alla sua sopravvivenza. Di fidelizzazione del cliente e Customer Satisfaction però abbiamo già parlato nel nostro articolo sul Customer Service. Quindi ora ci possiamo dedicare al secondo e terzo posto della classifica, cioè la Riduzione dei costi aziendali e l’Incremento delle produttività del lavoro dei dipendenti.

Entrambe queste tematiche afferiscono direttamente alla sfera dell’efficienza, meta agognata nel pieno della crisi, ma evidentemente ancora attuale per chi ancora non si sente al sicuro.

Come migliorare l’efficienza aziendale quindi?

La aree di intervento possono essere tante e varie, ma noi ci occupiamo di software, quindi abbiamo fatto ciò che ci viene meglio e abbiamo cercato di capire quali sono le possibilità dal punto di vista applicativo. Abbiamo perciò messo insieme alcuni obiettivi parziali che concorrono poi al raggiungimento del goal finale: come migliorare l’efficienza aziendale.

Utilizzare software semplici, ovvero non complicarsi inutilmente la vita

Partiamo dal punto all’apparenza più banale: per lavorare di più e in meno tempo dobbiamo avvalerci di strumenti facili da usare. Sembra la più ovvia delle conclusioni, eppure quante volte sentiamo che l’informatica e in generale la tecnologia ci sono nemiche invece di sostenerci? Soprattutto quando si tratta di lavoro e business e quindi si parla di processi complessi che devono essere compiuti sotto la pressione di tempo e obiettivi, si compie l’errore di scegliere soluzioni informatiche senza tenere conto della loro complessità d’uso. Eppure un software è solo un mezzo per raggiungere un obiettivo. Come tale il suo scopo principale non deve essere solo quello di ottenere il risultato, ma anche di farlo nel minore tempo possibile e col minimo sforzo. Vien da sé che un software complicato, poco intuitivo, con la capacità di innervosire chi lo utilizza, manca almeno uno dei suoi obiettivi. Con una soluzione user-friendly invece gli effetti sono immediati: maggiore produttività, minor tempo, minori costi.

Scopri come il configuratore di prodotto concorra a migliorare la produttività aziendale.

Mettere a disposizione tutte le informazioni

Vogliamo migliorare l’efficienza dell’azienda, e quindi aumentare la produttività a fronte di una riduzione dei tempi e dei costi. Dobbiamo mettere le persone nelle condizioni di avere sempre disponibili tutte le informazioni di cui ha bisogno. Lasciare che lo scambio di conoscenza avvenga solo attraverso le interazioni personali all’interno dell’azienda è troppo rischioso, se non ottimistico. Pensiamo a un commerciale, ad esempio. Se deve andare in visita da un cliente, è bene che sappia qual è la storia della relazione con lui: banalmente i prodotti che ha già, le offerte che gli sono state già sottoposte, il materiale marketing inviato. Prima di poter recuperare tutte queste informazioni semplicemente chiedendole ai colleghi coinvolti, potrebbe passare troppo tempo, e potrebbe non venire a sapere tutto ciò che gli serve. Spostiamoci dall’area commerciale e facciamo un altro esempio: personale tecnico che deve occuparsi di una richiesta post-vendita di un cliente. Anche in questo caso è importante sapere se aveva inoltrato altre richieste in precedenza, quali sono i prodotti acquistati, se esistono casi simili già risolti in precedenza, …. tutti elementi che potrebbero essere facilmente centralizzati e resi disponibili da un solo software applicativo e quindi raggiungibili in pochi clic.

Un CRM per incrementare la produttività delle vendite

Rendere accessibili tutte le funzioni facilmente

Per portare a compimento una determinata attività, ognuno di noi deve utilizzare diverse applicazioni aziendali. Entrare e uscire da queste, avviare nuovi programmi, utilizzare strumenti diversi sono tra le maggiori perdite di tempo per chi sta cercando di compiere un lavoro, lo sappiamo bene tutti. Una figura manageriale che deve ad esempio controllare le performance commerciali di una certa area e poi confrontarle con gli sforzi marketing, dovrebbe entrare e uscire da diverse applicazioni. Come può intervenire una soluzione informatica in questo caso? Raggruppando tutte le funzioni che servono nella stessa applicazione.

Mettere a disposizione informazioni e funzioni, sempre e ovunque

Questa è una postilla ai due punti precedenti, poiché tratta ancora della disponibilità di informazioni e funzioni, ma aggiunge due variabili: il tempo e lo spazio. Senza addentrarci in tematiche di telelavoro, possiamo però sostenere con sicurezza che l’efficienza aziendale passa inevitabilmente anche dalla possibilità di poter lavorare in qualsiasi posto e momento grazie a una connessione via internet. Chiamate e e-mail da smartphone e tablet hanno fatto la differenza per i lavoratori, ma perché limitarsi a questo? Perché non consentire un pieno utilizzo di un’applicazione software anche fuori dall’ufficio? Chi potrebbe beneficiarne è subito chiaro: dipendenti in trasferta con davanti lunghe ore di viaggio, o personale con la necessità di fornire immediatamente a un cliente il suo preventivo. E queste sono solo alcune delle occasioni in cui può succedere che la disponibilità via web e mobile di un’applicazione possa aumentare l’efficienza di un’azienda.

Come favorire il raggiungimento degli obiettivi aziendali con un CRM

Monitorare e analizzare

Non basta agire e mettere le persone in grado di dare il meglio sul lavoro. Arriva un momento in cui è necessario trarre conclusioni per prendere le decisioni migliori sul futuro. Misurare lo sforzo che è costato il raggiungimento di un determinato obiettivo aziendale è fondamentale in un’ottica di attenzione ai costi. E questo genere di analisi va compiuto non solo alla conclusione di un processo, che sia commerciale o produttivo, ma anche durante il processo stesso per effettuare eventuali azioni correttive. Software applicativi in grado di fornire avanzate funzionalità di analisi sono quindi da preferire, proprio per i vantaggi che portano.

Analizzare i dati con l’ERP: ecco quello che serve.

Integrare, integrare, integrare

Per ultimo, ma non per importanza, il punto senza il quale la maggior parte dei passi precedenti sarebbero irrealizzabili: utilizzare soluzioni integrate. Innanzi tutto spieghiamo cosa significa: utilizzare applicazioni che “si parlano” tra loro, che attingano cioè una dai dati dell’altra. Questo nella pratica si traduce per prima cosa in dati coerenti, autentico miraggio per tante aziende ancora oggi. Eppure non sarebbe più facile la vita di tutti se il gestionale, il CRM e le soluzioni di gestione della produzione utilizzassero tutti gli stessi codici cliente o codici prodotto? Non sarebbe più breve analizzare ogni mese le performance commerciali se i dati che risultano alla direzione vendite fossero gli stessi che si trovano nell’ERP? Siete d’accordo anche voi che il personale in trasferta potrebbe lavorare meglio, in modo più efficiente, se si basasse su dati affidabili e coerenti in tutti i sistemi, e non validi solo nell’applicazione a cui riesce ad accedere? L’integrazione tra i sistemi renderebbe possibile tutto questo.

Questi sono i punti su cui secondo noi è importante riflettere se ci si sta chiedendo come migliorare l’efficienza aziendale, e anche le caratteristiche sui cui vale la pena investire quando si valuta l’adozione di un software per la propria azienda, che si tratti di gestionale, CRM, CPQ (nel caso di prodotti configurabili) o soluzioni per l’industria 4.0.

Axioma ha tenuto ben presente queste caratteristiche quando ha sviluppato le sue soluzioni, e i suoi clienti hanno ottenuto gli obiettivi di efficienza che cercavano. E nella tua azienda avete tenuto in considerazione gli stessi punti?