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Scegliere il miglior software

Best practice: scegliere il miglior software – e il miglior fornitore – per la tua azienda

Cosa guida le aziende italiane nella scelta del fornitore del miglior software per le proprie esigenze?

La qualità del software? Sarebbe la risposta più immediata.

In realtà i processi di software selection sono molto complessi in quanto i fattori in gioco sono molti e le valutazioni si basano per lo più su ipotesi piuttosto che certezze. Ad alcuni di voi ad esempio sarà capitato di ricevere un preventivo per un progetto, che poi in fase di realizzazione si è trasformato in tutt’altra cosa. Ecco, su questo frangente bisogna stare attenti a valutare l’esperienza del fornitore in progetti simili al nostro e, purtroppo bisogna dirlo, l’onestà del referente commerciale. Ma nessuno può darci la sicurezza di compiere la giusta scelta.

Per darvi un po’ il quadro dei fattori da esaminare, prenderò l’esempio di un cliente che ha scelto Axioma dopo essere incappato in una brutta e soprattutto costosa esperienza.

La scelta del fornitore e del software – parte 1

Partiamo dal contesto: media azienda italiana in forte espansione. Negli ultimi anni ha creato sedi all’estero e oggi è presente in 15 Paesi, con una rete commerciale sia diretta che indiretta.

Passiamo al problema: finché il personale era interno e facente capo ad una sola sede, la gestione degli ordini era abbastanza semplice. Semplice, ma pur sempre bisognosa di uno strumento per velocizzare la gestione commerciale e ottenere report puntuali su tutto il lavoro fatto o in sospeso. In vista anche dell’espansione all’estero, si è avviata la software selection tra prodotti di stampo internazionale.

Dopo qualche settimana di incontri, analisi, demo del prodotto e varie ipotesi di progetto, si identifica il consulente informatico, partner della software house multinazionale, che li avrebbe condotti all’automazione della forza vendita.

I problemi della fase di start-up

Alcuni problemi nascono nel momento in cui, una volta installato e configurato il prodotto, si passa alla fase di training ai venditori, ovvero ai veri utilizzatori del software.

È anche il momento in cui il prodotto viene presentato per la prima volta ai reali utilizzatori e diventa subito chiaro che nell’analisi tecnica non erano state considerate molte situazioni e casistiche che il software avrebbe dovuto coprire.

Le proposte di workaround o di gestione semi-manuale non trovano d’accordo i venditori, ma neanche la direzione. Per cui si procede con un’ulteriore analisi e la realizzazione di personalizzazioni che posticipano di 6 mesi l’utilizzo dell’applicazione. Senza contare il costo non preventivato in fase iniziale.

Con questi “aggiustamenti” l’azienda procede per un altro anno, imparando molto bene a lavorare con questo nuovo strumento.

Le esigenze aumentano, il software risponde

Dopo circa 12 mesi, apre finalmente le prime 4 sedi estere. E iniziano i veri problemi. Senza entrare nei minimi particolari, il software si rivela non idoneo a questa nuova situazione poiché non è in grado di integrarsi con altre piccole applicazioni locali, trova difficoltà ad adattarsi a nuovi scenari organizzativi e manifesta problemi di stabilità dovuta alla moltiplicazione degli utenti connessi contemporaneamente.

Aspetto forse più problematico: essere stati dirottati su un altro Partner.

Questo ha voluto dire cambiare l’interlocutore, il metodo di lavoro e il dover ripercorrere anche solo in minima parte tutto il lavoro svolto fino a quel momento per rendere edotto il nuovo fornitore.

La scelta del fornitore e del software – parte 2

Soluzione? L’azienda ha compiuto una nuova software selection, consapevole questa volta di dover trovare un fornitore e un software con determinate caratteristiche:

  1. fornitore
    • solido e possibilmente con un buon brand, ma soprattutto con esperienza con aziende come la propria (es. che possa vantare clienti dello stesso settore merceologico, che abbia già avuto esperienze con aziende con sedi all’estero e con aziende in forte crescita) in modo tale da poter affrontare un’analisi il più completa possibile fin dall’inizio – sapendo bene che l’analisi va condotta anche con gli utenti finali! – e essere supportati da qualcuno che possa guidare non solo la trasformazione tecnologica, ma anche il cammino organizzativo e operativo del cliente
    • che fornisca supporto dall’inizio alla fine del progetto – anche dopo la vendita e quindi per sviluppi futuri –  e che quindi abbia bene in mente lo storico del cliente
  2. software
    • flessibile e scalabile in base alle esigenze del cliente
    • stabile con numero di utenti pari o superiore a quello richiesto – in ottica anche di crescita aziendale
    • già utilizzato da aziende simili per settore merceologico e dimensioni
    • sviluppato con una tecnologia tale da integrarsi facilmente con altre applicazioni già presenti in azienda
    • utilizzabile via web per permettere ai venditori di lavorare anche se sono fuori ufficio
    • che permetta di aggregare i dati provenienti da tutte le sedi
    • multilingua

è così che Axioma è diventata il loro fornitore.

Non abbiamo la presunzione di essere l’unica azienda con queste caratteristiche. Un elemento da evidenziare è che non esiste un miglior software o un miglior fornitore in assoluto, ma esiste quello che è migliore per te!

Quello che possiamo dire è che i 300 utenti presenti in 15 Paesi utilizzano Axioma Cloud CPQ con soddisfazione e con benefici tangibili. Vuoi qualche esempio? Clicca su questa infografica.

Customer satisfaction garantire la soddisfazione del cliente

Customer Satisfaction: dalla teoria alla pratica

Con le tecnologie di oggi, l’accesso alle informazioni e le modalità di acquisto dei clienti hanno subito profondi cambiamenti, allineandosi sempre più alle aspettative, esigenze e preferenze del consumatore. Un’attività che risente enormemente di questa trasformazione è la Customer Satisfaction. Garantire la soddisfazione del cliente è uno degli elementi che influisce maggiormente sui profitti e sulla crescita dell’azienda e se diventa una criticità, superarla diventa davvero complicato. Perché? Un cliente insoddisfatto può scatenare una reazione a catena, traducibile in perdita di credibilità e professionalità. D’altro canto anche il cliente soddisfatto può scatenare una serie di azioni positive come il passaparola, un concetto tanto semplice, quanto efficace per aumentare le vendite. Meglio concentrarsi su questo!

Qual è il trend?

Negli ultimi tempi tra le tecniche utilizzate per efficientare il servizio ai clienti è esploso l’utilizzo dell’assistenza virtuale. Questo sicuramente per rispondere all’esigenza di ridurre i tempi di attesa tra la richiesta del cliente e la sua presa in carico, o almeno di renderli sopportabili.

Da un recente studio di Gartner emerge che

“entro il 2020 circa il 25% di tutte le interazioni e le operazioni di Customer Service utilizzeranno l’Assistente virtuale o le chatbot”.

Da un altro studio di Drift, SurveyMonkey, Audience e Salesforce e Myclever “State of Chatbots Report” emerge che le difficoltà che portano gli utenti a preferire l’utilizzo di questi strumenti sono dovute per il 34% alla lentezza del sito web, il 31% come conseguenza dell’impossibilità di trovare una risposta immediata alle domande più semplici e per il 28% per la complessità del sito che rende difficoltosa la ricerca delle informazioni. 

Alla luce di queste analisi, andare incontro alla richiesta dei consumatori di avere a disposizione un servizio self-service ha i suoi vantaggi:

  • velocizza l’evasione delle richieste più semplici
  • riduce drasticamente la presenza del fattore umano
Ma siamo sicuri che il consumatore preferisca questa tipologia di contatto rispetto a quello telefonico? La presenza di una chatbot può fornire risposte immediate 24/24h e 7 giorni su 7, ricalcando un po’ le modalità di risposta delle FAQ, ovvero fornendo risposte alle domande più comuni e più semplici.  Un operatore invece, è in grado di seguire la richiesta di assistenza in ogni sua fase, con competenze specifiche e un coinvolgimento maggiore. Sempre dallo stesso studio “State of Chatbots Report” si rileva una percentuale considerevole di consumatori (43%) preferisce il contatto diretto.
Forse non siamo ancora pronti a lasciare totalmente i nostri clienti nelle mani della tecnologia e dell’intelligenza artificiale?
Vediamo nei prossimi paragrafi cosa possiamo fare per migliorare il nostro post-vendita, sapendo coniugare automazione e forza lavoro.

Quali fattori migliorano la Customer Satisfaction?

Viene naturale pensare che la valutazione si basi solo sulle caratteristiche fisiche del prodotto. Se un cliente ha ricevuto esattamente ciò che si aspettava ed il prodotto/servizio è in linea con le sue esigenze, automaticamente ne sarà anche soddisfatto. Non è una valutazione errata, ma sicuramente limitata. Vendere un buon prodotto è la base da cui partire, e ci si augura sia scontata, ma bisogna concentrarsi anche sull’assistenza e sull’esperienza che il cliente ha durante e dopo il processo di acquisto. 

Anche su questo punto è necessario un approfondimento: non basta rispondere prontamente e in maniera impeccabile ad una segnalazione, ma mantenere un livello di Customer Service adeguato e costante nel tempo. Continuare cioè a coccolare il cliente e fargli capire che il nostro interesse verso di lui non è terminato con la consegna della merce o con l’erogazione del servizio. Sconti, trattamenti speciali su ordini successivi, newsletter o sezioni del sito che lo aiutino a trovare informazioni sull’uso del prodotto, tutorial, commenti di altri consumatori, e-mail in occasione del suo compleanno o delle festività, sondaggi di gradimento, … Senza cadere però nello stalkeraggio!

È sufficiente un piccolo errore oppure la totale mancanza di presenza post-vendita per mandare in fumo tutto il lavoro fatto fino a quel punto. Sono impatti da non sottovalutare perché la fiducia del cliente è difficilissima da riconquistare, soprattutto in un mercato saturo come quello di oggi, dove la concorrenza è tanta e spietata. Basta un click per aver perso un cliente. 

Conoscere e comprendere il cliente: un valore aggiunto da non trascurare

Nelle diverse fasi delle attività di post-vendita, quella che meriterebbe più attenzione è quella relativa all’assistenza. Abbiamo già detto che non è sufficiente raccogliere le segnalazioni e fornire una risposta. Sapere ad esempio se ha già avuto problematiche simili, sullo stesso prodotto o servizio e conoscere le attività pregresse effettuate dai colleghi è fondamentale per garantire la migliore risposta possibile, non solo in termini di correttezza e velocità. 

È anche vero che il carico di lavoro degli operatori che si occupano di Customer Service è sempre molto alto, spesso causa di inefficienze, ritardi e difficoltà. Per superare questi ostacoli è necessario avere a disposizione strumenti adeguati che possano fornire informazioni complete e corrette.

Un primo passo per organizzare meglio il lavoro, potrebbe essere un software di help desk che raccoglie le segnalazioni, le assegna automaticamente agli operatori che dovranno prenderle il carico, permette un costante monitoraggio dei tempi di evasione e offre un archivio storico delle segnalazioni e informazioni sempre disponibile e aggiornato e consultabile da tutta l’azienda durante la relazione con quel cliente. Questo permette di conoscere e comprendere i propri clienti, anticipando le loro necessità e indipendentemente dalla tipologia di richiesta (tecnica, di assistenza, o supporto) far fronte in maniera immediata ed efficace all’evasione.

Come monitorare le richieste di elargizione

Corporate Social Responsibility: tra le tante attività, come si fa a monitorare le richieste di elargizione?

Le richieste di elargizione alle banche aumentano di anno in anno. E con loro la necessità di organizzare tutte le fasi di accoglimento ed erogazione dei fondi.

La Corporate Social Responsibility

Relazione con il territorio, progetti di sostenibilità, attenzione verso il cliente, … temi molto sentiti in un mercato come il nostro dove a dispetto della capitalizzazione e della ricerca del profitto, si è capito che le aziende renderebbero meglio, in senso lato, se si dimostrassero anche più attente alla comunità, all’etica e al miglioramento delle condizioni di vita delle persone dipendenti e clienti.

Si rafforza così il concetto di Corporate Social Responsibility che si concretizza in uffici dedicati o in fondazioni vere e proprie con l’obiettivo di realizzare uno sviluppo aziendale più equo e attento ai temi socio-ambientali, sostenendo e promuovendo iniziative di utilità sociale. Pena la gogna in pubblica piazza: ricordiamo tutti il caso della nota marca di pasta italiana che aveva dichiarato apertamente che le sue pubblicità proponevano un solo concetto di famiglia. Da quella dichiarazione a oggi, e dalla lunga polemica che ne è scaturita, l’azienda ha intrapreso un percorso di redenzione che l’ha portata a ottenere un ottimo punteggio dalla Human Right Campaign, un’importante associazione per i diritti degli omosessuali che ogni anno stila una graduatoria basata sulle politiche interne ed esterne aziendali nel campo della diversità di genere. Un percorso che ha visto l’apertura al dialogo con la comunità LGBT, la creazione di un Diversity & Inclusion Board in azienda, l’estensione dei benefit famiglia agli omosessuali, …

Le richieste di elargizione alle banche

Concentrandoci sul mondo delle aziende bancarie, troviamo le fondazioni bancarie o gli uffici di relazione con i clienti che destinano annualmente una parte delle risorse alle erogazioni liberali e alle sponsorizzazioni al fine di valorizzare il tessuto sociale, culturale e imprenditoriale in cui operano.

Enti del Terzo Settore, parrocchie, associazioni sportive e culturali, imprese di vario tipo possono dunque inoltrare, all’attenzione della banca, progetti coerenti con gli scopi dell’istituto e chiedere un contributo parziale o totale dell’iniziativa: vengono chiamate richieste di elargizione, sponsorizzazione, liberalità, beneficenza, … Tanti nomi per un unico concetto.

Ogni banca pubblica le proprie linee guida e le modalità di inoltro delle richieste e valuta la destinazione dei fondi disponibili selezionando i progetti che rispondono ai requisiti definiti.

Normalmente vengono escluse le attività ordinarie degli enti, che devono trovare sostentamento in maniera autonoma, e accolte quelle di natura progettuale. Trovano un riscontro favorevole quindi quelle iniziative ben articolate e con un impatto sociale – sostenuto da analisi e confermato dai risultati ottenuti – più significativo.

è chiaro che le domande inoltrate alla Banca saranno copiose e bisognerà dedicare molto tempo sia nella selezione dei progetti finanziabili sia nell’analisi della successiva rendicontazione per conoscere nel concreto l’effetto avuto sul territorio. Ne andrebbe, altrimenti, della reputazione della banca stessa.

Recepimento delle richieste di elargizione, organizzazione delle stesse nelle diverse aree di intervento (con uffici o personale preposto) definite dal regolamento della banca, valutazione, approvazione o rifiuto, erogazione del contributo, analisi della rendicontazione periodica, comunicazioni varie con il beneficiario del contributo: attività molto articolate, seguite talvolta da soggetti diversi all’interno della banca, con tempistiche non rapide.

Come riuscire a a gestire tutte queste operazioni?

Sul nostro sito trovi un suggerimento: Richieste di elargizione

Digitalizzazione e l’innovazione dei processi produttivi

Piano Industria 4.0, Iper ammortamento e Super ammortamento: interconnessione sì o no?

Uno degli obiettivi delle aziende, ora più che mai, è stare al passo con l’evoluzione tecnologica. Il Piano Industria 4.0 finora ha contribuito positivamente a dare una spinta alle imprese verso la digitalizzazione e l’innovazione dei processi produttivi, anche se la strada da fare è ancora lunga.

Da quando parliamo di Industria 4.0 si è sempre parlato anche di interconnessione, un concetto legato alla comunicazione tra impianti, persone e dati per rendere l’azienda sempre più innovativa, automatizzata ed efficiente.

Non dimentichiamo però che è anche una caratteristica necessaria per godere degli incentivi dell’iper ammortamento e super ammortamento: incentivi economici a supporto delle imprese che investono in beni strumentali nuovi, beni materiali e immateriali (ad esempio software e soluzioni IT) volti alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi.

Recentemente una nuova Circolare modifica i requisiti richiesti dal Piano Industria 4.0 per ottenere le agevolazioni fiscali dell’iper ammortamento e super ammortamento e la protagonista in questo caso è proprio l’interconnessione.

Cosa dice la Circolare

Entriamo un po’ più nel dettaglio. Il Ministero dello Sviluppo Economico ha emesso la Circolare del 1°agosto 295485 dal titolo “Agevolazione agli investimenti in beni strumentali per la trasformazione tecnologica e digitale – Ulteriori chiarimenti concernenti il requisito dell’interconnessione per alcuni beni del primo gruppo dell’allegato A” dove viene specificato che per alcuni beni strumentali il requisito dell’interconnessione potrebbe risultare non necessario.

“si ritiene che, con riferimento al rispetto del requisito dell’interconnessione ai sistemi informatici di fabbrica […] non richieda necessariamente che il bene sia in grado di ricevere in ingresso istruzioni e/o part program riguardanti lo svolgimento di una o più sequenze di attività identificate, programmate e/o dettate esternamente […] è, al contrario, sufficiente che il bene sia in grado di trasmettere dati in uscita”

Quindi è sufficiente che il bene trasmetta dati verso l’esterno. Questa modifica interessa solo alcune macchine utensili progettate per eseguire un unico ciclo di lavoro o per un’unica lavorazione standardizzata poiché, come si legge nella Circolare, “non necessitano di ricevere istruzioni operative né in relazione alla sequenza (temporale e/o logica) delle attività o delle azioni da eseguire, né in relazione ai parametri o alle variabili di processo”.

Quindi in sintesi, a seguito di questa Circolare, un macchinario rispetta il requisito di interconnessione se è in grado di generare dati in uscita, quindi per esempio passare informazioni al sistema gestionale, mentre non è richiesto che debba ricevere istruzioni da remoto.

Una precisazione che forse arriva un po’ in ritardo e che avrebbe potuto semplificare il lavoro di chi ha avuto molte difficoltà a ricercare beni strumentali che potessero soddisfare il concetto di tecnologia bidirezionale. Il risvolto positivo di questo aggiornamento è che va a restringere il campo e a semplificare un concetto che probabilmente ha scoraggiato molte imprese a fare investimenti costosi per paura di sbagliare.

Interconnessione sì, ma non solo tra macchinari

Questa Circolare fa riferimento all’interconnessione legata ai beni strumentali materiali, ma sappiamo bene che per poter realizzare la Smart Factory questo concetto non deve limitarsi alle macchine. La base da cui partire dev’essere la comunicazione tra risorse umane e soluzioni tecnologiche.

Il processo di trasformazione deve passare attraverso le persone, le competenze aziendali e le tecnologie, ma soprattutto non deve essere circoscritto all’area produttiva di un’azienda, ma deve coinvolgere tutte le aree aziendali.

Come fare per rendere protagonisti di questo cambiamento ogni singolo elemento che costituisce l’azienda? Utilizzare soluzioni informatiche integrate, uniformi nei processi e facili da utilizzare potrebbe essere il primo passo, seguito da un’adeguata formazione del personale.

Garantire un flusso delle operazioni omogeneo

Se all’interno della mia azienda vengono utilizzati sistemi informatici differenti, che non parlano tra di loro e che richiedono competenze troppo specifiche ne risente tutta l’organizzazione aziendale. Troppo spesso a causa di errori, malfunzionamenti e difficoltà nel reperimento delle informazioni si creano “colli di bottiglia” che rallentano l’intero flusso delle operazioni aziendali.

Aderire alla quarta rivoluzione industriale non significa avere per il reparto produttivo macchinari nuovi, automatizzati e tecnologicamente avanzati se poi nell’area commerciale, i venditori si ritrovano a dover identificare la miglior offerta per il cliente tra quelle possibili sfogliando cataloghi e listini, compilare fogli Excel o addirittura cartacei per redigere offerte manualmente, incrementando il rischio di errore sulla documentazione tecnica che servirà poi alla produzione.

Adottare soluzioni informatiche che permettono di centralizzare le informazioni, averne la disponibilità, essere in grado di recuperarle in tempi ridotti e garantire uniformità nella gestione aziendale sono ottimi punti di partenza per la scalata verso l’innovazione della propria impresa. In un contesto di questo tipo Axioma, che sviluppa software per le aziende da 40 anni, sa bene quanto sia importante offrire per il mondo industriale soluzioni software innovative e integrate.

CRM per le imprese B2B

Il CRM è utile solo per le imprese B2C? FALSO!

Quando si parla di relazione con il cliente si pensa quasi sempre all’utente finale. Il concetto di Customer Relationship Management, poi, rafforzato dalla potente diffusione dei social network, è diventato sinonimo di gestione delle conversazioni degli utenti in rete. Il marketing insegue i profili social dei potenziali clienti, studia la sentiment analysis e cerca di sviluppare strategie B2C sempre più orientate alla customer web experience.

Ma siamo sicuri che il B2C sia l’unico mercato esistente? E che siano solo i social a veicolare i messaggi? Chiaramente no. La gestione del cliente è anche quella Business to Business e le aziende devono essere considerate alla stessa stregua di un cliente-utente finale: soggetti che hanno delle caratteristiche ben definite e delle esigenze specifiche, che vanno alla ricerca di prodotti e servizi, che acquistano e che, infine, necessitano di particolare attenzione anche dopo la chiusura della trattativa commerciale.
Concetti forse un po’ scontati, ma che sentiamo il bisogno di ribadire perché non è raro, con la nostra attività, di imbatterci ancora oggi in uno dei peggiori ostacoli all’adozione di un software CRM:

“No, ma noi non ne abbiamo bisogno. Facciamo B2B!”

Ma è proprio vero che questi prospect incontrati non hanno l’esigenza di un database di clienti e possibili clienti? Di tener traccia delle conversazioni, degli appuntamenti e delle opportunità commerciali originate?
Il nostro Axioma Cloud CRM è nato proprio per il B2B!
È chiaro che per poter sfruttare al meglio un sistema CRM si debbano conoscere le diverse dinamiche che sottostanno ai rapporti B2B e B2C, ma se si conosce bene il proprio mercato, la tecnologia non può far altro che semplificare il lavoro.

Perché un’azienda B2B dovrebbe adottare un software CRM?

Perché è una preziosa sorgente di dati, finalizzata al perfezionamento delle attività di targeting e al miglioramento della conoscenza del proprio cliente e, quindi, della sua soddisfazione.

Le fasi del ciclo di vendita vengono automatizzate da una serie di funzioni integrate, che agevolano la collaborazione tra gli uffici e con gli agenti esterni e che offrono un quadro ampio e dettagliato sull’andamento aziendale.

Stiamo parlando della raccolta dei dati, della profilazione e del mantenimento di un database aggiornato e condiviso con tutte le risorse aziendali che prendono parte al gioco del prospecting.

Segue poi la delicata fase della proposta commerciale, dove l’abilità del venditore viene coadiuvata dalla padronanza delle informazioni precedentemente raccolte sul cliente.

E dopo la vendita? Qualsiasi richiesta di assistenza, intervento o reclamo, ha più possibilità di ricevere una risposta veloce e pertinente se l’azienda conosce bene il cliente, dispone di un archivio delle segnalazione inviate in passato e, soprattutto, sa strutturare e organizzare la gestione delle richieste.

Quando infatti alla domanda “A che punto siamo con il ticket n.xxx?” ci si guarda tutti attorno o ci si immerge nella casella di posta nel tentativo di ritrovare un’email illuminante sulla risposta, qualcosa non sta funzionando nel verso giusto e sicuramente il cliente non sarà per niente soddisfatto.

Axioma Cloud CRM è, in questo senso, un’ottima piattaforma in grado di creare veri e propri fascicoli prospect/clienti, fascicoli in cui sono raccolte informazioni preziose provenienti dai diversi reparti aziendali:

  • Dati anagrafici
  • Dati commerciali
  • Dati di fatturazione
  • Attività e appuntamenti
  • Documenti
  • E-mail
  • Opportunità e offerte
  • Ticket/reclami

Avendo un database aziendale unico e integrato con altre applicazioni (ERP, documentale, configuratore di offerte, …), la direzione e gli uffici marketing, vendite, customer service, … si assicurano un patrimonio informativo completo e aggiornato sul prospect/cliente potendo quindi svolgere le proprie attività in maniera mirata ed efficiente:

Software CRM B2B

 

Nonostante la poca e cattiva informazione di alcune aziende sul tema, le recenti ricerche dimostrano che l’utilizzo del CRM è sempre più diffuso e che il suo ruolo diventa sempre più importante quando si parla di miglioramento dei processi interni.
Secondo una ricerca di Insightly riportata da eMarketer, che ha analizzato come e quanto i software CRM vengono utilizzati nel settore B2B, circa il 75% dei consulenti IT coinvolti ha dichiarato di aver registrato, in seguito all’adozione, un miglioramento dell’efficienza in tutti i dipartimenti.

Inoltre:
il 46% di loro utilizza il CRM quotidianamente e non potrebbe farne a meno
il 36% lo usa 2/3 volte a settimana
solo il 2% vi accede poche volte al mese

Se vuoi approfondire gli argomenti trattati e dare un nuovo slancio all’attività B2B, iscriviti al nostro webinar gratuito del 27 settembre.

industria 4.0

Integrazione tecnologica: Industria 4.0 sì, ma prima interconnessione tra gli uffici aziendali

Le nuove tendenze e richieste del mercato portano le imprese industriali ad investire in tecnologie integrate e interconnesse. Eppure uno dei principali problemi che ostacola il progresso verso Industria 4.0 è l’impiego da parte dei vari settori di soluzioni software poco intuitive e non comunicanti fra di loro.

Prima delle nuove tecnologie, prima di nuovi impianti, prima di nuovi macchinari 4.0, è fondamentale una soluzione che permetta di far comunicare le varie parti di un’azienda per assicurare efficienza al 100%. Quale strumento migliore del CRM?

Un software CRM è in grado di creare interconnessione fra le varie aree aziendali, portando a un risparmio di tempo da impiegare in altre attività e soprattutto una riduzione del margine di errore e un aumento dell’efficienza generale di tutta l’organizzazione.

Lo scenario attuale

Prima però di parlare dei vantaggi, vediamo se e come viene utilizzato dalle aziende italiane. Nonostante il CRM sia reputato dalla maggioranza come il cuore del business, forse solo secondo all’ERP, dall’indagine svolta dall’Osservatorio CRM 2017 risulta che il suo posizionamento in azienda sia attualmente ancora debole. Soltanto infatti il 38% delle imprese che hanno partecipato alla ricerca afferma che si tratta di un’area aziendale consolidata e operativa, per il 23% è invece esistente ma ancora non ben definita.

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Alla base di questo posizionamento debole ci sarebbe un problema di budget seguito da poche competenze e poca formazione in materia.

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I risultati e i vantaggi che però portano all’adozione di un CRM sono evidenti e condivisi da tutti i decision Manager che lo hanno adottato e lo utilizzano quotidianamente. Per esempio, si concorda sul fatto che si sono ottenuti una condivisione e una qualità migliore di dati e informazioni, una maggiore conoscenza della customer base e una gestione più efficiente della relazione con clienti e prospect. Se sfruttate in modo giusto e intelligente, le funzioni del CRM possono portare reali benefici e infiniti vantaggi a un’azienda.

Budget e competenze sono i primi ostacoli all’adozione del CRM. Axioma Cloud CRM può però aiutare i top manager a oltrepassarli grazie all’interfaccia intuitiva e user friendly che consente a tutti di imparare facilmente a utilizzarlo. Per quanto concerne il budget, Axioma presenta diverse soluzioni che vanno incontro alle esigenze di tutti i clienti, a partire per esempio dalla possibilità di acquisirlo in Cloud, opportunità che permette di contenere i costi iniziali di investimento.

Quali sono i benefici che può ottenere un’azienda dall’impiego del CRM?

  • Centralizzazione delle informazioni: il CRM ti dà la possibilità di registrare tutte le attività e le informazioni relative ai clienti, che diventano così facilmente reperibili in qualsiasi momento. In questo modo puoi creare un profilo clienti dettagliato con le preferenze e le tendenze, così da poter generare comunicazioni e campagne marketing mirate, in grado di catturare l’attenzione e interesse che si potrebbe mutare in una reale opportunità di vendita.

  • Organizzazione e monitoraggio del servizio clienti: secondo il principio di Pareto “il 20% delle cause produce l’80% dei risultati”. Significa in sostanza che l’80% del fatturato di un’azienda è generato dal 20% dei clienti, perciò – per migliorare i propri risultati – bisognerebbe individuare quali azioni portano a risultati concreti e quali comportamenti sono invece dispersivi e poco produttivi. E come individuare questo segmento? Come definire la clientela? Con un software intuitivo di CRM è possibile identificare quali clienti sono più profittevoli, in questo modo si potranno indirizzare le giuste azioni strategiche per soddisfarli al cento per cento. Ovviamente un cliente si può ritenere soddisfatto pienamente solo quando viene seguito e assistito anche nel post vendita, fase che molti non considerano nelle proprie strategie aziendali. Con il CRM di Axioma è possibile raccogliere e monitorare le varie segnalazioni e reclami, assegnarli a chi di competenza e assicurarsi che tutti ricevano risposte e assistenza.

“La tecnologia da sola non basta a risolvere un processo se questo è disegnato male (…), il vero valore delle tecnologie di Industria 4.0 si ottiene quando si usano tutte insieme.” (Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano)

ERP

Risorse più efficienti: come?

In Italia i sistemi ERP si sono diffusi a partire dagli anni novanta, reputati come una tecnologia di nicchia, venivano impiegati soprattutto dalle grandi aziende. Oggi il software ERP è diventato essenziale e necessario per un efficiente funzionamento dell’organizzazione aziendale.

Secondo un’indagine condotta da Digital4Executive “Al Nord, al Centro e al Sud la scelta di una soluzione di Enterprise Resource Planning è un modello di riferimento consolidato in qualsiasi tipologia di settore: dall’alimentare all’automotive, dal chimico farmaceutico al manifatturiero.”

“La spesa legata alla gestione di soluzioni ERP continuerà a rappresentare una voce importante, soprattutto per le aziende con presenza internazionale.” (Report 2016 Confindustria sul Digitale in Italia)

erp ind

Questo vale particolarmente per il settore moda, settore in continua crescita e che ha esigenze specifiche per poter riuscire a stare a passo con i repentini cambiamenti del mercato come tendenze, stili, cataloghi etc. La velocità con cui si lavora è davvero frenetica; per questo motivo devono essere affiancate da una tecnologia che sia intuitiva e smart a 360 gradi.

Un ERP è un sistema di fondamentale importanza strategica perché supporta la pianificazione, le attività e il controllo di tutte le risorse aziendali. Ma il vero valore di questa soluzione consiste nell’integrazione tra i vari moduli e quindi tra le varie parti di un’impresa che consente di avere, in qualsiasi momento, una visione completa e aggiornata su diversi ambiti. In questo modo si ha quindi una centralizzazione delle informazioni che permette di ridurre drasticamente i costi e lo spreco di tempo.

Da quanto riporta una ricerca Digital4Executive “una user experience migliorata da una piattaforma ERP che favorisce la social collaboration consente l’utilizzo e lo scambio di informazioni anche ai non addetti ai lavori e contribuisce a promuovere il livello di efficienza (…) è inoltre importante disporre di piena visibilità su tutti i processi di business, in modo da potersi adattare e rispondere velocemente alle mutevoli richieste del mercato, per soddisfare al meglio i clienti.

Le aree che deve gestire un’azienda del settore fashion sono diverse, come la gestione delle distinte base e delle varianti dei prodotti, taglie e colori, movimenti dei magazzini e delle spedizioni, pianificazione del processo produttivo, gestione dei resi, delle fatturazioni etc.

Quale strumento migliore dell’ERP per far sì che tutte le aree siano funzionali e tutte le attività vengano coordinate intelligentemente?

YourcegidORLI – disponibile anche in cloud – consente di pianificare e gestire collezioni, modelli, cataloghi, stagionalità, controllare e coordinare l’intero processo produttivo, gestire gli ordini, la movimentazione dei vari prodotti, i prezzi di vendita per taglia e colore e le relazioni con i clienti, monitorare gli approvvigionamenti ed eventuali situazioni critiche e analizzare i dati relativi alle vendite e alla produzione attraverso uno strumento di Business Intelligence.

I vantaggi che tale sistema può apportare sono diversi e fondamentali, senza i quali non sarebbe possibile l’andamento positivo di un’azienda ed è proprio per questo che gli esperti ormai definiscono l’ERP come il cuore del business.

cybercrime

Fattore umano: l’anello debole per i cyber criminals

Il cybercrime esiste da quando è nato lo spazio cyber ma solamente ora si è evoluto a tal punto da colpire anche le aziende leader con sistemi di sicurezza reputati inviolabili. Di fronte a tale realtà come stanno reagendo aziende e istituzioni?

La preoccupazione verso le minacce informatiche è aumentata e con essa anche i provvedimenti per tutelare maggiormente i propri sistemi. I top manager per esempio hanno cominciato a prendere seri provvedimenti, a partire da un’adeguata formazione e l’adozione di tecnologie all’avanguardia per proteggere la propria struttura IT. Nonostante queste misure, a marzo 2017 l’Italia, che sembrava sulla giusta strada in termini di sicurezza informatica, è salita di “un’altra posizione nella classifica globale, divenendo il secondo paese più colpito in Europa.”

Come fare quindi per proteggersi dal cyber crime?

Come si è potuto constatare, adottare tecnologie super avanzate serve a poco se poi non si ha un’adeguata conoscenza in termini di security IT e, nonostante si sappia che il fattore umano in questo contesto è la principale causa di attacchi IT, molte aziende ancora non investono nella formazione del personale. Il rapporto 2017 di Verizon ha riportato “42.068 incidenti di sicurezza e 1.935 violazioni provenienti da più di 84 paesi” sostenendo che “gli attacchi che sfruttano il fattore umano” sono ancora un tasto dolente.

Le istituzioni si stanno impegnando per migliorare la sicurezza IT ma molte aziende, come confermano diversi indagini, non sembrano ancora aver capito l’importanza di difendersi adeguatamente. Come già detto, il fattore che incide di più e che porta ad accedere più facilmente ai dati sensibili è il fattore umano. I cyber criminali sfruttano soprattutto quattro aspetti principali del comportamento umano per convincere gli utenti a rivelare informazioni: entusiasmo, distrazione, curiosità e incertezza.

La formazione prima di tutto

Molti dipendenti sottovalutano il problema e commettono errori banali ma fatali. L’81% di violazioni hacker è avvenuta tramite password rubate, password che si possono definire deboli. Gli accorgimenti principali che si dovrebbero prendere sono semplici ma se attuati possono davvero evitare catastrofi. In primis è importante formare il personale: un’adeguata cultura in materia di sicurezza e di difesa IT permette di individuare la maggior parte delle minacce. Il secondo suggerimento consiste nel consentire l’accesso a determinate informazioni solo ed esclusivamente a personale che ne ha bisogno per poter eseguire il proprio lavoro. Crittografare i dati sensibili è il terzo consiglio che i più esperti si sentono in dovere di dare perché i dati crittografati risultano difficili da decifrare quindi inaccessibili.

In ultimo ma non per ultimo, implementare una buona protezione di base può davvero fare la differenza. Vuoi iniziare a fare la differenza? Comincia dalla nostra suite di prodotti: Kaspersky, Spamina, Nagios e Veeam sono alcuni dei più importanti leader a livello internazionale in materia di security e sono nostri partner, perché vogliamo offrirvi i migliori servizi in termini di efficienza e affidabilità.

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Analytics e ERP: binomio strategico

Conoscere le tendenze del mercato, capire la logica e le dinamiche del proprio settore e monitorare tutti i processi aziendali sono passi inevitabili per poter eccellere nel lungo periodo.

Come riuscirci al meglio?

Il segreto sta negli analytics, strumenti indispensabili per rimanere competitivi ad oggi. La Digital Transformation ha il merito di aver portato un progresso tecnologico non indifferente. La qualità del lavoro è migliorata grazie all’ottimizzazione e automazione di molti processi, ma se da un lato ha portato più valore dall’altro ha generato anche maggiore complessità e competitività. A ciò si aggiunge, come fenomeno correlato, la crescente consapevolezza da parte dei clienti stessi, sempre più informati, esigenti e “digitali”.

Di fronte a questo panorama, qual è l’unica strategia che veramente vale, o meglio che è alla base poi di tutte le azioni di marketing? Analizzare scrupolosamente i dati. Lo sapevate che saper gestire nel modo giusto i dati e saperne ricavare della reale conoscenza potrebbe far aumentare le attività commerciali del 60%? (Fonti: McKinsey e MGI)

Il coinvolgimento di tutte le aree aziendali

Nel dettaglio, per il settore industriale gli strumenti di analisi dati sono fondamentali per ottimizzare la supply chain, conoscere costi e tempi impiegati nella produzione dei prodotti, monitorare le prestazioni dei vari macchinari e intervenire in tempo reale per la manutenzione o la risoluzione di determinate problematiche, analizzare i reclami e le segnalazioni dei clienti e comprenderne le cause.

La direzione è l’area che ottiene i benefici più importanti dagli strumenti di Analytics. Il processo di definizione delle strategie aziendali viene reso sempre più lungo e difficoltoso dalla grande mole di informazioni e dati a disposizione. Avere uno strumento che li aggrega e permette alla direzione di interpretarli e analizzarli in modo più semplice e veloce li rende condivisibili tra i vari reparti e graficamente più intuitivi attraverso grafici e report. Se si vuole dare un valore aggiunto ai risultati di lunghe riunioni aumentare il successo delle decisioni aziendali questo è lo strumento adatto.

Non deve mancare l’integrazione

Il valore aggiunto che tale strumento potrebbe dare a un’azienda è tanto; elevato alla potenza se integrato con un’altra soluzione, fondamentale per il funzionamento di tutte le risorse aziendali: l’ERP. Perché? Innanzitutto si investirebbe in un’unica soluzione integrata, e poi adottare un software ERP significa avere tutti i dati aziendali in un unico sistema e già solamente questa caratteristica permette una visione d’insieme, ordinata e in tempo reale che facilita l’analisi e le decisioni da prendere. Questi due aspetti permettono di ottenere maggiore efficienza e un risparmio di tempo non indifferente.

Noi di Axioma ne siamo consapevoli, per questo abbiamo sviluppato Axioma Cloud ERP con oltre 300 funzioni di analytics grafiche e intuitive pensate per la diverse figure professionali che consentono di analizzare i dati di tutti i moduli aziendali con un sistema di “navigabilità circolare”, cioè di estrapolazione delle informazioni più dettagliate a partire da quelle più complesse, per poi poter svolgere analisi storiche, real-time o predittive.

Voi siete a conoscenza del potenziale di uno strumento ERP con funzioni di analytics integrate?

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Cybercrime: le tendenze per il primo semestre 2018

Eccoci arrivati a luglio di questo 2018, pronti per trarre un bilancio di ciò che è successo da gennaio a oggi, nel primo semestre di quest’anno punteggiato di attacchi informatici sempre più insidiosi.

Dal “Cyber Attack Trends: 2018 Mid-Year Report” di Check Point Software Technologies emerge chiaro un dato: il cybercrime sta diventando sempre più forte e i crimini sono aumentati.

E si parla di una percentuale notevole, poiché dal 20,5% di imprese attaccate del 2017, siamo passati al doppio con ben il 42%.

Gli attacchi celebri tra il 2017 e il 2018 sono stati parecchi. Ricordiamo ad esempio il virus Taxalolo con le sue 88 aziende colpite solo in Italia, Bad Rabbit o andando un pochino più indietro WannaCry. La loro fama, dovuta ai danni provocati, è servita a farli uscire dalle testate giornalistiche di addetti ai lavori e a portarli anche sui media generalisti. Eppure non è bastato per convincere le aziende ad adottare politiche serie di prevenzione e protezione, tant’è che gli attacchi negli ultimi mesi sono raddoppiati.

Sistemi in cloud sotto attacco

Una delle novità riscontrate nel rapporto è che sono aumentati gli attacchi alle infrastrutture cloud. Ma qual è la causa? Non ci avevano giurato che il cloud è più sicuro proprio perché più controllato?

Innanzitutto bisogna considerare il fatto che queste tendenza è del tutto naturale: la scelta del cloud da parte delle aziende è aumentata esponenzialmente negli ultimi tempi, proprio per i vantaggi che ne derivano. È quindi logico che diventi il principale target delle organizzazioni criminali, che ovviamente mirano al massimo guadagno.

Inoltre, come abbiamo sempre detto, il cloud è vantaggioso ma dipende dal fornitore, che deve essere serio e in grado di proteggere con misure sempre aggiornate i sistemi che gli vengono affidati.

Oltre alla scelta del fornitore giusto è fondamentale poi adottare alcune best practice che possano garantirci la sicurezza di sistemi e dati.

Formazione prima di tutto

Una considerazione che ad esempio va fatta è che spesso gli attacchi sono resi possibili dall’ingenuità delle persone, che con leggerezza cliccano su un link sbagliato o si fidano di mittenti di e-mail fraudolente. A volte quindi basterebbe semplicemente un minimo di formazione a tutti i dipendenti per bloccare all’ingresso qualsiasi tentativo di attacco, che una volta avviato è molto difficile da fermare.

D’altra parte più il progresso tecnologico avanza, più i criminali troveranno sempre nuove strade per attaccarci e quindi l’aggiornamento e la formazione costante sono la prima e fondamentale arma contro questi malfattori.

Backup e ripristino: la prudenza non è mai troppa

Eppure a volte accade che l’attacco arrivi nonostante tutta la prudenza possibile. Cosa fare in quel caso? Anche in questa situazione basta un pochino di lungimiranza. Se i tuoi dati e i tuoi sistemi sono al sicuro con backup programmati e un ripristino rapido, puoi arrivare a ridurre in modo drastico le conseguenze di una qualsiasi interruzione del lavoro.

Il livello di servizio, cioè la frequenza con cui eseguire il backup e il tempo di fermo che la tua azienda è in grado di sopportare, è qualcosa che si può definire in base a un analisi del rischio stabilita da esperti del settore.

Se poi si vuole abbandonare ogni preoccupazione, è possibile affidare tutto questo in outsourcing a un fornitore di fiducia, che si occuperà di garantire la sicurezza con le tecniche e le tecnologie più all’avanguardia.