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L’importanza di una Customer Experience personalizzata

Quando si parla di Customer Experience si tende a pensare al mondo business to consumer ma l’importanza di un servizio clienti e un’esperienza di consumo accurati è fondamentale anche per il business to business.

“Le aziende B2B stanno arrivando a rendersi conto che non sono immuni alla rivoluzione digitale per quanto riguarda le modalità in cui le persone trovano, ricercano e acquistano i loro prodotti. Tuttavia, solo il 16% degli intervistati afferma di avere raggiunto una Customer Experience in linea con le migliori esperienze B2C”. (Econsultacy Research)

I clienti B2B hanno le stesse aspettative di quelli consumer; sono sempre aggiornati, informati, più competenti e sanno precisamente quello che vogliono perciò cercano una comunicazione da parte delle aziende che sia mirata, personalizzata e un servizio clienti che sia all’altezza delle loro richieste.

“L’89% degli intervistati concorda sul fatto che un buon servizio clienti lo porti ad avere una considerazione positiva dell’azienda, mentre l’86% pagherebbe di più in cambio di un’eccellente customer experience”. (Bitmat)

La personalizzazione è quindi l’elemento chiave, ma quante aziende stanno operando in questo senso? Secondo diverse stime risulta che solo un terzo delle aziende europee utilizza software intuitivi per raccogliere in modo integrato tutti i dati e le informazioni inerenti alle preferenze e ai comportamenti dei clienti. Con tutta la quantità di dati presente oggi è necessario analizzarli in modo strategico con l’ausilio di software intelligenti che possano davvero estrapolare del valore e della reale conoscenza da cui partire per generare comunicazioni e campagne mirate. Certo, non sarà la scoperta dell’anno, ma è proprio questo che fa riflettere: perché ancora molte imprese non hanno al loro interno una soluzione di Customer Relationship Management, se i vantaggi che si possono ottenere sono diversi, importanti e soprattutto noti?

A quanto pare “le aziende che non hanno ancora adottato un sistema CRM (20%) indicano come principali ostacoli: budget e mancanza di competenza interne.” (Osservatorio CRM 2017) Certo, l’investimento può essere davvero impegnativo e questo porta molte aziende a rinunciare da subito, ma volete sapere la buona notizia? Sono tutti ostacoli superabili grazie ad Axioma Cloud CRM: grazie all’interfaccia intuitiva e user friendly è facilmente utilizzabile da tutti, ma soprattutto per quanto riguarda la questione budget, Axioma presenta diverse soluzioni che vanno incontro alle esigenze di tutti i clienti, a partire per esempio dalla possibilità di acquisirlo in Cloud, opportunità che permette di contenere i costi iniziali di investimento.

Vi lascio con alcuni dati significativi per capire quanto oggi – anche in un contesto B2B – sia importante conoscere e seguire i propri clienti per poter eccellere nel lungo periodo.

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FAAC sceglie Axioma Cloud CPQ per configurare offerte e raccogliere ordini

FAAC, la società italiana leader a livello mondiale nelle soluzioni di automazione per serramenti e di controllo degli accessi pedonali e veicolari, ha scelto Axioma e la sua soluzione di CPQ (configure, price e quote) per automatizzare le attività della propria forza vendita.

L’esigenza di una soluzione come Axioma Cloud CPQ è nata quando, in seguito all’acquisizione della società Zaeg, la gamma di prodotti di FAAC è diventata più ampia ed eterogenea, rendendo quindi più complessa la gestione delle fasi di preventivazione e offerta: da qui la necessità di fornire alla forza vendita distribuita sul territorio uno strumento via web che consentisse di lavorare in modo univoco e in maniera più efficiente.

Dopo quasi 5 anni dall’avvio del progetto, Axioma Cloud CPQ è utilizzato da circa 300 collaboratori di FAAC in Italia e nel mondo, che ogni giorno possono lavorare assicurando ai propri clienti tempestività e precisione, effettuando configurazioni sempre corrette e in linea con i vincoli produttivi e inserendo ordini anche fuori sede grazie all’accessibilità via web. Inoltre, l’integrazione con il gestionale SAP permette ai venditori di inserire direttamente gli ordini nell’ERP per l’avvio della produzione.

Con Axioma Cloud CPQ, FAAC ha scelto di ridurre i tempi e i costi del ciclo di vendita e di soddisfare l’aumento delle richieste da parte dei clienti. La tua azienda condivide questi obiettivi?

Approfondisci il caso leggendo qui.

Axioma Cloud CPQ

Axioma Cloud CPQ è lo strumento B2B di Axioma certificato SAP HANA che permette al reparto vendite di emettere preventivi e configurare offerte in tempo reale sulla base delle esigenze del cliente, effettuare simulazioni e recuperare in modo semplice e veloce configurazioni già effettuate grazie alla presenza di un archivio.

 

La gestione clienti: scoprila con il nostro webinar

Mercoledì 11 ottobre ore 11:00
Gestire le relazioni commerciali con uno strumento che cresce insieme alla tua azienda

Il mercato è in continua evoluzione e il cliente sempre più esigente. Come riescono le aziende a rispondere a queste due sfide ed essere competitive?

Se vuoi approfondire il tema, iscriviti al webinar gratuito di mercoledì 11 ottobre dove potrai scoprire come:

  • automatizzare il ciclo di vendita
  • profilare il tuo target
  • consultare tutto il fascicolo cliente con dati sempre aggiornati in tempo reale
  • disporre di dashboard e analisi approfondite che permettono di misurare le vendite e sviluppare azioni sul mercato sempre più performanti

Ci vediamo online!

Riforma BCC: a che punto siamo?

Un paio di settimane fa la Banca d’Italia ha aperto una consultazione pubblica su nuove disposizioni di vigilanza per le banche di credito cooperativo.

Si tratta di un altro tassello all’interno del quadro di cambiamento del credito cooperativo italiano che si sta riorganizzando per presentare, entro il 3 maggio 2018, le domande di costituzione dei gruppi bancari cooperativi.

La riforma del 2016 ha introdotto l’obbligo, per tutte le BCC, di aderire a un Gruppo Bancario Cooperativo che dovrà avere un numero minimo di soci superiori a 500 e partecipazione massima detenibile da ciascun socio pari a 100 mila euro. È stato disposto, inoltre, che la capogruppo controllerà le BCC attraverso un contratto di coesione, mentre le BCC controlleranno la capogruppo su base azionaria.

Fonte Banca d’Italia e Federcasse

Nel 2016 il credito cooperativo era costituito da circa 334 banche, 4.352 sportelli e 37 mila dipendenti. Oggi i numeri si sono già ridotti, ma il percorso è ancora lungo e probabilmente si concluderà non prima della fine del prossimo anno.

I 3 gruppi che si sono costituiti (Iccrea con circa 160 adesioni, Cassa Centrale Trentina con altre 100 e Cassa Centrale Alto Adige di cui non conosciamo i numeri esatti) si stanno muovendo nella scacchiera italiana dove le sovrapposizioni territoriali sono all’ordine del giorno: la ricerca di nuovi aderenti sta provocando infatti tensioni in molte regioni come la Lombardia, il Veneto e l’Emilia, dove nelle fusioni e incorporazioni non sempre vincono le logiche di efficienza e rafforzamento promosse dalla riforma.

Settimana scorsa la Banca d’Italia ha aperto una consultazione pubblica per ulteriori disposizioni in materia di vigilanza. Commenti e proposte potranno essere inoltrate entro il 10 novembre 2017.

Dal sito di Banca d’Italia si legge che “Con le nuove disposizioni viene introdotta la disciplina prudenziale delle azioni di finanziamento, strumento di capitale utilizzabile per ripatrimonializzare tempestivamente le BCC; sono rivisti i criteri che presiedono alla competenza territoriale, resi più flessibile anche per rimuovere possibili ostacoli alla razionalizzazione della rete territoriale dei costituendi gruppi bancari cooperativi; viene modificata la regola di operatività prevalente con i soci (che rileva anche per la mutualità delle BCC), per tenere conto della rilevanza che assumeranno, nei gruppi bancari cooperativi, le esposizioni infragruppo nell’ambito dei meccanismi di gestione della liquidità e di garanzia reciproca; vengono aggiornate e modificate le norme in materia di attività esercitabili e partecipazioni detenibili, ampliando le possibilità operative delle BCC in considerazione dell’accresciuta capacità di controllo dei rischi conseguibile grazie alle strutture di gruppo.”

Axioma sta accompagnando le BCC nella loro riorganizzazione attraverso le migrazioni, fusioni e implementazioni dei sistemi informativi che mai come ora rappresentano uno degli aspetti su cui puntare per rafforzare il controllo interno delle operazioni, della spesa e dei dati. 

Quello che ci auguriamo è che la riforma conduca a un sistema più forte, efficiente e competitivo nel contesto italiano, e non solo.

Settore industria: quanto è preparato in cybersecurity?

L’inefficacia delle soluzioni di sicurezza informatica costa alle aziende fino a 497.000 dollari l’anno, come spiegare questo incremento?

La quarta rivoluzione industriale ha portato a una maggiore interconnessione tecnologica con la diretta conseguenza dell’evoluzione del cybercrime. È quanto sostiene anche il Rapporto Confindustria 2016 sul Digitale in Italia: “La sicurezza ICT è il prerequisito per liberare tutta la potenza del digitale. L’esternalizzazione dei dati, l’eterogeneità delle fonti informative, la diffusione di oggetti connessi (IoT) e l’utilizzo pervasivo di dispositivi mobili devono infatti accompagnarsi a maggiori capacità di difesa e controllo.”

Per questo motivo è importante diffondere una cultura della prevenzione che possa evitare i disagi causati dagli hacker. Il problema principale che ostacola la generazione di una strategia adeguata in sicurezza IT è il gap tra realtà e la percezione degli incidenti, come afferma la stessa azienda leader in sicurezza IT, Kaspersky Lab. L’indagine sostiene che le aziende industriali siano consapevoli dei rischi che corrono, infatti il 74% degli intervistati si aspetta un attacco informatico ma, nonostante ci sia la consapevolezza, non ci sono le misure preventive adeguate. Nonostante stia avvenendo un cambio di strategia, continuano ancora a esserci troppe vittime cyber, solamente nel corso di due mesi sono avvenuti due degli attacchi più dannosi degli utlimi tempi: WannaCry e ExPetr.

Alcuni dati sulla sicurezza industriale:sicurezza industria

“Diventa quindi necessario avere una visione strategica e piani concreti per tutelare la sicurezza e la privacy dei dati e rispondere ai rapidi mutamenti in ambito digitale. Occorre cambiare paradigma, passando dalla gestione corrente a un approccio di anticipazione delle minacce.” (Rapporto Confindustria 2017)

Da dove iniziare?

  • Primo passo: investire in tecnologie per la cybersecurity, spesa che ancora molti rinviano perché ritenuta troppo costosa. Ma i costi di investimento superano il danno e il disagio che un eventuale attacco IT causerebbe all’azienda? “Per una piccola azienda l’investimento in protezione da cyber attacchi, tra spese iniziali e spese ricorrenti annuali per 5 anni, è pari a 41.450. Un investimento comunque inferiore del 76% rispetto al danno stimato su 5 anni. Per un’azienda di dimensioni maggiori, la spesa sale a 103.650 euro, comunque ancora il 41% in meno rispetto al potenziale danno per lo stesso periodo”
  • Secondo passo: diffondere la corretta informazione e formazione a tutta l’azienda affinché vengano ridotti gli errori umani, una della cause principali per cui un’azienda subisce un attacco informatico
  • Terzo passo: affidarsi a terzi, a esperti tecnologici che possano, attraverso un’attenta analisi, consigliare al meglio quali misure e servizi attuare
  • Quarto passo: continuare a innovarsi e rinnovarsi per non perdere le opportunità che ci stanno dando le nuove tecnologie e la quarta rivoluzione industriale. Il progresso verso sistemi più intelligenti, smart, intuitivi è un evento positivo che non va frenato a causa di un fenomeno che di per sé rappresenta l’altra faccia della medaglia. Axioma vanta una suite di prodotti che rientrano nel piano incentivi Industria 4.0 e che sono stati sviluppati per rispondere alle nuove esigenze: vogliamo continuare a progredire o fermarci per paura di incorrere in nuovi rischi?

Expetr è stato solo un avvertimento: nuove minacce in arrivo

Poche settimane dopo WannaCry, un nuovo attacco informatico ha infettato più di 300 mila computer. Si tratta di una variante di Petya, denominato ExPetr, malware che nel 2016 ha colpito mezzo mondo.

A distanza di un mese da WannaCry ha colpito ExPetr, un wiper che blocca l’accesso dei dati agli utenti richiedendo un riscatto da pagare per avere una chiave di decifrazione, che in realtà si è scoperta essere fasulla causando diversi disagi a chi ha visto sparire i propri dati per sempre. L’attacco è partito dall’Ucraina, per poi espandersi nel resto del mondo. L’Italia si è posizionata come il secondo paese europeo più colpito d’Europa a causa dei diversi contatti che ha direttamente con lo stato ucraino.

Ciò che fa riflettere è che Petya ha giocato con le stesse vulnerabilità su cui ha colpito WannaCry, vulnerabilità che avrebbero dovute essere già state risolte. Infatti, successivamente all’attacco di maggio, Windows ha distribuito gli aggiornamenti anche per i sistemi più datati che fino a poco tempo fa non erano più disponibili. La responsabilità ricade quindi esclusivamente sulle aziende e i dipendenti i quali non hanno adottato le giuste contromisure e gli accorgimenti necessari per evitare di incorrere in virus.

Il grosso problema che ostacola la messa in sicurezza e le misure di prevenzione adeguate è la negligenza con cui viene affrontato questo tema, nonostante i dati riportino statistiche che rilevano un aumento significativo del cybercrime soltanto nel 2016. Gli esperti di sicurezza continuano ad allarmare e informare con consigli pratici e accorgimenti che potrebbero aiutare a prevenire il cybercrime ma il fatto è che la cybersicurezza continua a non essere una priorità per la maggioranza.

petyaaaFonte: Report Clusit 2016

Risulta quindi necessario un cambio di direzione nella gestione della sicurezza IT da parte delle aziende che però deve essere accompagnata da accorgimenti quotidiani anche da parte dei dipendenti stessi, come per esempio non cliccare su link o banner pubblicitari di dubbia provenienza, non aprire e-mail di indirizzi sconosciuti, non scaricare allegati ritenuti non sicuri, effettuare costantemente il backup dei dati e soprattutto adottare un buon antivirus e aggiornarlo periodicamente.

Prevenzione è la parola chiave, è lo strumento principale per poter difendersi dagli hacker e Axioma, con un’esperienza pluritrentennale in tema di sicurezza IT e grazie a diverse collaborazioni con partner internazionali, può aiutarti e supportarti nella prevenzione grazie a servizi di backup, gestione in outsourcing dell’infrastruttura, analisi del rischio, sistemi antivirus e antispam erogati con la collaborazione di leader internazionali quali Kaspersky, Veeam, Spamina.

Virus e attacchi informatici continuano a evolversi, basti pensare che solamente a distanza di un mese da WannaCry ha colpito Petya, un wiper ancora più evoluto. Gli esperti sostengono inoltre che Petya sia solamente un avvertimento: di che portata sarà il prossimo attacco?

Più attacchi, ma meno danni

Dopo la Pubblica Amministrazione, quello finanziario è il settore più attaccato dal crimine informatico.

La spiegazione risiede sicuramente nella mole di dati sensibili che custodiscono: poter accedere ai sistemi bancari consente ai criminali informatici di trarre profitto da miliardi di informazioni personali e dai dati delle carte di credito in un sol colpo.

L’Executive’s Guide dell’NTT Security Global Threat Intelligence Report 2017 ha evidenziato come, a livello globale, gli attacchi al settore finanziario hanno subito un significativo incremento, raggiungendo il 14% totale, mentre il Kaspersky Lab ha quantificato il valore degli attacchi: un cybercrime ai servizi di online banking, ad esempio, costa in media alla banca 1.754.000 dollari, il doppio del costo sostenuto per riprendersi da un incidente malware (in media 825.000 dollari).

Ma il costo da sostenere non è solo quello tangibile, ma è anche quello legato alla reputazione: se una banca viene attaccata, è difficile che i suoi clienti siano ancora disposti a lasciare lì il proprio denaro.

La perdita di reputazione è la conseguenza di un incidente informatico più temuta da quasi 1 istituto su 5 (17%). Per questo motivo, Kaspersky Lab invita le aziende del settore a essere più consapevoli dei pericoli che affrontano, di proteggere i loro servizi, i clienti e il loro brand.

Tuttavia, se gli attacchi sono aumentati, nel 2016 sono diminuite le imprese che hanno subito danni economici a seguito di virus, malware, attacchi all’online banking, …

Le banche quindi stanno reagendo attraverso la prevenzione di possibili crimini ai danni dei propri sistemi. Sono questi i principali risultati del Rapporto del Consorzio ABI Lab sulla sicurezza online.

Un’indagine del Consorzio ABI Lab conferma l’attenzione delle banche per la sicurezza informatica anche sul fronte degli investimenti: il 32,2% delle banche intervistate ha dichiarato, infatti, un aumento superiore al 5% degli investimenti in misure di sicurezza digitale rivolte al cliente e circa il 36% delle banche in progetti e interventi interni alla banca.

Grazie ai presidi informatici delle banche solo 1 su 50.000 clienti ha subito un danno economico nel 2016.

Come hanno fatto questi istituti a far prevenzione? Per ridurre al minimo gli effetti negativi di una gestione non oculata delle informazioni è necessario proteggere l’infrastruttura e le postazioni di lavoro, in cui passano la maggior parte delle informazioni, attraverso misure preventive come le copie sistematiche dei dati.

Axioma attraverso la partnership con Kaspersky, tra i leader mondiali in materia di sicurezza, offre un’ampia gamma di servizi e tecnologie in grado di offrire un livello altissimo di sicurezza, con protezione anti-malware, sicurezza mobile, gestione dei sistemi e crittografia dei dati, e soprattutto un ambiente sempre aggiornato con le ultime definizioni di minacce.

Inoltre, Axioma e Kaspersky forniscono un’ulteriore protezione per i servizi bancari online e mobile, comprese le app per il mobile banking, offrendo una salvaguardia completa dalle frodi finanziarie ai clienti e ai loro dispositivi, in modo che possano gestire il proprio conto facilmente e comodamente online, senza esporre se stessi o il provider a rischi.

Per saperne di più http://www.infrastrutturait.com/

WannaCry (no more)

Il mese di maggio è stato critico per molte aziende e organizzazioni che hanno perso dati e informazioni preziose a causa del ransomware WannaCry.

Il malware ha colpito realtà come Deutsche Bahn, Renault, il ministero dell’interno russo, l’Università degli Studi di Milano, affermandosi come uno dei peggiori attacchi mai avvenuti fino ad oggi. Nel dettaglio, si sono registrati 34.300 tentativi di attacco in 97 paesi, la maggior parte dei quali è avvenuto in India, USA e Russia.

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Come funziona WannaCry? Wanna Cryptor entra in azione nel momento in cui l’utente accede ad alcuni file, in particolare allegati e-mail. Una volta aperti, il virus agisce criptando tutti i dati a cui viene aggiunta l’estensione “wcry” e tutte le copie nel sistema operativo vengono eliminate così da obbligare l’utente a pagare una somma di centinaia di dollari per riavere tutti i documenti personali, senza nessuna seria garanzia di riottenerli davvero.

“Pagare significa supportare le attività dei cyber criminali e, come dimostra l’indagine, non c’è nessuna garanzia di poter nuovamente accedere ai dati criptati. Il modo migliore per proteggere se stessi e i propri file dai ransomware è utilizzare una soluzione di sicurezza efficace” Morten Lehn, Managing Director di Kaspersky lab

Molti si staranno chiedendo se questa ondata di attacchi sia finalmente conclusa. La risposta è no, semplicemente per il fatto che i ransomware e i malware sono fenomeni in continua evoluzione. Con l’incremento delle competenze informatiche ci saranno sempre più programmatori in grado di creare algoritmi sofisticati ed elaborati, ma saranno meno minacciosi e creeranno meno disagi se dall’altra parte – le organizzazioni, le aziende, gli stessi singoli utenti – prenderanno le giuste precauzioni e accortezze.

Prevenzione: vi suonerà familiare, l’avrete sentito dire e ridire un milione di volte ma è l’unica strategia, l’unica misura possibile da intraprendere per difendersi da queste nuove minacce. Quindi se non volete ancora rischiare, se non volete affidarvi al caso e soprattutto se non volete perdere i vostri dati, fondamentali al giorno d’oggi per dare valore al proprio business, investite nella formazione dei dipendenti e affidatevi a soluzioni e servizi che garantiscano protezione dalle minacce cyber a 360 gradi.

Axioma può garantire una suite di prodotti affidabili, grazie all’esperienza pluritrentennale nel campo e a diverse collaborazioni con partner internazionali.

Una delle prime misure da prendere riguarda il backup, soluzione che permette di avere una copia automatica e programmabile di tutti i dati e informazioni di un’azienda o un’organizzazione. In questo modo, anche se i dati vengono criptati, l’accesso alle copie più recenti è sempre garantito. Ovviamente il passo successivo è adottare un antivirus valido e affidabile al 100% come la soluzione di Kaspersky, leader internazionale in tema di sicurezza IT e partner di Axioma, capace di monitorare il sistema ed eventuali problemi in tempo reale così da evitare qualsiasi compromissione del sistema.

Moda 4.0: da dove partire?

Il settore della moda si trova attualmente in un periodo di profondo cambiamento, si sente infatti parlare sempre più spesso di retail 4.0, approccio che ha l’obiettivo di integrare al meglio la realtà del negozio fisico con quella digitale. Come siamo arrivati al negozio 4.0?

Negli ultimi tempi si sono succeduti eventi e fenomeni come Retail Apocalypse e Zombie Mall che hanno visto fallire e chiudere molti negozi. Ma perché è accaduto? Il mercato è cambiato, le esigenze si sono evolute, i consumatori prediligono attualmente un’esperienza di consumo prevalentemente integrata, offline e online (in Italia il 70% è omnicanale – Fonte Connected Commerce Survey – Nielsen, 2016). La tendenza di oggi è quella di cercare e scegliere il prodotto tramite i canali online, recarsi al negozio fisico per provarlo e poi acquistarlo online. Non tutti i retailer sono però riusciti a stare al passo.

omicanalità In primis, per un’azienda del fashion è fondamentale assicurare la varietà dei prodotti in qualsiasi punto vendita e canale online in modo tale che il cliente possa essere soddisfatto da entrambe le esperienze di consumo. Obiettivo facilmente raggiungibile grazie alla raccolta ordini B2B di Axioma, strumento che permette di dare una marcia in più alla forza vendita.

Cosa puoi fare con una raccolta ordini B2B via web?

  • raccogliere, inserire e gestire gli ordini via web da diversi canali: prima dei clienti è fondamentale assicurarsi che la propria rete di vendita sia informata e aggiornata in tempo reale e la nostra soluzione è stata sviluppata appositamente per essere utilizzata da più utenti come gli agenti, la forza vendita interna, i diversi negozi, franchising etc, i quali possono accedere in qualsiasi momento e da qualsiasi dispositivo;
  • avere informazioni sempre aggiornate: il nostro software è pensato per accedere 24 ore su 24 al catalogo dell’azienda, catalogo che è sempre aggiornato con la vera disponibilità a magazzino e che quindi permette di ordinare in real time i prodotti o di prenotarli, qualora non fossero disponibili;
  • evitare perdite di tempo e denaro: la Raccolta Ordini via Web di Axioma è uno strumento programmato per essere user friendly, cioè molto facile da utilizzare grazie all’intuitività con cui è stato programmato. Inoltre è integrabile con qualsiasi altro database già presente in azienda.

Retail 4.0 significa abbandonare logiche “statiche” che frenano la condivisione di informazioni tra le aree organizzative a favore della condivisione e collaborazione. La chiave per riuscirci? Integrazione!

Banche: la corsa alla riorganizzazione

Dall’esperienza e dall’attività quotidiana di Axioma, se dovessi indicare un settore di mercato più indietro rispetto ad altri in ambito ICT, indicherei sicuramente quello bancario.

I tempi cambiano, i clienti anche, ma questo settore a meno di imposizioni legislative, è rimasto ingessato per molto tempo.

Ed è per questo che oggi è quello che si ritrova in piena corsa riorganizzativa.

Anche qui Banca d’Italia ha giocato un ruolo abbastanza decisivo, ma c’è da evidenziare come gli istituti bancari stessi si siano resi conto che un cambiamento sia inevitabile.

Il cliente è sempre più esigente, richiede prodotti e servizi personalizzati, oltre a volerli acquistare – o almeno conoscerli – attraverso altri canali rispetto a quello del classico sportello.

Per fare un esempio, i Millennials, già proprietari del 10% delle aziende in Italia, sono consumatori che non amano legarsi a una sola banca, non vedono differenze tra un istituto e un altro se non nell’accesso alle informazioni e ai servizi che propone, sono caratterizzati da un’incredibile familiarità con le tecnologie digitali e pertanto non sono facilmente influenzabili in quanto effettuano acquisti, confrontano prezzi e offerte in ogni momento, da qualsiasi luogo e su qualunque argomento.

Per quanto riguarda la concorrenza, la situazione non migliora: i competitor sono sempre più spietati e non ci si confronta più solo con altre banche, ma anche con attori non bancari: è il caso di Amazon e Google che giornalmente gestiscono volumi crescenti di transazioni finanziarie all’interno delle loro piattaforme.

Secondo quanto riporta il sito web Re/code, oltre 2.500 istituti di credito negli Stati Uniti supportano già il sistema di pagamento ApplePay. E stando alle stime di Goldman Sachs, i nuovi player tecnologici nel settore prestiti, investimenti e pagamenti online potrebbero erodere i ricavi delle banche per 4,7 trilioni di dollari.

Bastano questi pochi dati per capire che le banche devono reagire ai cambiamenti del mercato, pena il loro fallimento.

Ettore Pastore di AT Kearney ipotizza tre strade parallele di intervento:

  • lavorare con una logica di partnership non solo tra gruppi bancari, ma anche con la concorrenza
  • perfezionare le strategie di attrazione dei clienti perché saranno sempre più agganciabili grazie alle tecnologie
  • semplificare le regole esistenti

Per quanto riguarda il secondo punto, più vicino alla nostra area di competenza, abbiamo più volte ribadito come siano già in atto processi di digitalizzazione delle attività di back e front office, di dematerializzazione dei documenti e di sviluppo di nuovi canali di interazione con il cliente.

Ciononostante non si è ancora raggiunto un livello innovativo sufficentemente alto da poter confermare una vera e propria rivoluzione digitale, se non per i grandi gruppi bancari.

Consideriamo anche il fatto che la riorganizzazione nel nostro Paese è di portata più estesa, per cui la tecnologia diventa un di cui da sviluppare in una seconda fase: si pensi ad esempio al credito cooperativo con oltre 300 banche che tra fusioni e incorporazioni sta cercando di ristrutturare sedi, filiali e persone.

Axioma opera nel settore da circa 30 anni e conoscendone bene le dinamiche collabora con i propri clienti affinché riescano a vincere le sfide che il mercato impone. Questa attività si concretizza nella realizzazione di strumenti software e servizi tecnologici all’avanguardia e accessibili sia dalle piccole che dalle grandi realtà bancarie. Il fattore scalabilità diventa importante per tutto ciò di cui abbiamo scritto prima, permettendo alle banche di innovarsi e adeguarsi ai tempi con gradualità e avendo quindi il tempo di comprendere il cambiamento in atto e abituarsi alle nuove dinamiche.