cybercrime

Fattore umano: l’anello debole per i cyber criminals

Il cybercrime esiste da quando è nato lo spazio cyber ma solamente ora si è evoluto a tal punto da colpire anche le aziende leader con sistemi di sicurezza reputati inviolabili. Di fronte a tale realtà come stanno reagendo aziende e istituzioni?

La preoccupazione verso le minacce informatiche è aumentata e con essa anche i provvedimenti per tutelare maggiormente i propri sistemi. I top manager per esempio hanno cominciato a prendere seri provvedimenti, a partire da un’adeguata formazione e l’adozione di tecnologie all’avanguardia per proteggere la propria struttura IT. Nonostante queste misure, a marzo 2017 l’Italia, che sembrava sulla giusta strada in termini di sicurezza informatica, è salita di “un’altra posizione nella classifica globale, divenendo il secondo paese più colpito in Europa.”

Come fare quindi per proteggersi dal cyber crime?

Come si è potuto constatare, adottare tecnologie super avanzate serve a poco se poi non si ha un’adeguata conoscenza in termini di security IT e, nonostante si sappia che il fattore umano in questo contesto è la principale causa di attacchi IT, molte aziende ancora non investono nella formazione del personale. Il rapporto 2017 di Verizon ha riportato “42.068 incidenti di sicurezza e 1.935 violazioni provenienti da più di 84 paesi” sostenendo che “gli attacchi che sfruttano il fattore umano” sono ancora un tasto dolente.

Le istituzioni si stanno impegnando per migliorare la sicurezza IT ma molte aziende, come confermano diversi indagini, non sembrano ancora aver capito l’importanza di difendersi adeguatamente. Come già detto, il fattore che incide di più e che porta ad accedere più facilmente ai dati sensibili è il fattore umano. I cyber criminali sfruttano soprattutto quattro aspetti principali del comportamento umano per convincere gli utenti a rivelare informazioni: entusiasmo, distrazione, curiosità e incertezza.

La formazione prima di tutto

Molti dipendenti sottovalutano il problema e commettono errori banali ma fatali. L’81% di violazioni hacker è avvenuta tramite password rubate, password che si possono definire deboli. Gli accorgimenti principali che si dovrebbero prendere sono semplici ma se attuati possono davvero evitare catastrofi. In primis è importante formare il personale: un’adeguata cultura in materia di sicurezza e di difesa IT permette di individuare la maggior parte delle minacce. Il secondo suggerimento consiste nel consentire l’accesso a determinate informazioni solo ed esclusivamente a personale che ne ha bisogno per poter eseguire il proprio lavoro. Crittografare i dati sensibili è il terzo consiglio che i più esperti si sentono in dovere di dare perché i dati crittografati risultano difficili da decifrare quindi inaccessibili.

In ultimo ma non per ultimo, implementare una buona protezione di base può davvero fare la differenza. Vuoi iniziare a fare la differenza? Comincia dalla nostra suite di prodotti: Kaspersky, Spamina, Nagios e Veeam sono alcuni dei più importanti leader a livello internazionale in materia di security e sono nostri partner, perché vogliamo offrirvi i migliori servizi in termini di efficienza e affidabilità.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *