Configuratore di prodotto Excel? I pregi e i difetti

Configuratore di prodotto Excel: se sei finito su questo articolo è perché ti stai chiedendo quale sia lo strumento migliore da utilizzare per creare preventivi e offerte nella tua azienda. Noi cercheremo di fare un po’ di chiarezza sui vantaggi e gli svantaggi di un configuratore di prodotto Excel, e darti tutte le informazioni necessarie per farti un’idea.

Un software specifico di configuratore di prodotto (CPQ) ed Excel infatti hanno grandi differenze dal punto di vista economico e funzionale e possono quindi suscitare diversi dubbi in chi, in un’azienda, deve compiere una scelta.

Spesso infatti il principale motore di ogni decisione è il budget a disposizione, ma questo vincolo rischia di mettere in ombra le esigenze operative da cui era partita la ricerca. Il risultato è che il budget viene rispettato nel breve termine, ma ampiamente sforato nel tempo.

Cerchiamo quindi di capire quali sono le caratteristiche di un configuratore di prodotto Excel e mettiamole a confronto.

CPQ Excel? Le esigenze di partenza

Partiamo quindi dal definire l’esigenza che spinge un’azienda a mettersi alla ricerca di un software specifico di configuratore di prodotto Excel. Prendiamo l’esempio di un’impresa che commercializza prodotti complessi, altamente configurabili, il cui processo di vendita è lungo e complicato proprio per la loro natura. È necessario infatti stabilire le esigenze del cliente, avere chiare tutte le possibilità di configurazione del prodotto finale, i vincoli produttivi, i listini, le scontistiche applicabili. E poi emettere un preventivo, che deve arrivare in tempi brevi ed essere assolutamente corretto per potersi trasformare in offerta.

Non va sottovalutato inoltre il rapporto col reparto tecnico. Spesso succede che la vendita si blocca quando ci si accorge che il prodotto venduto è infattibile. Qualcosa è sfuggito in fase di preventivazione e quindi, pur di non perdere la trattativa, si diminuisce la marginalità per realizzare il prodotto ormai acquistato dal cliente.

A questo punto, quando l’azienda cresce ed è chiaro che la memoria e l’abilità dei commerciali non bastano più, è richiesta un’evoluzione. Diventa necessario uno strumento informatico che possa supportare la forza vendita per aiutarla a velocizzare il processo, renderlo efficiente e di conseguenza più efficace.

Configuratore di prodotto ed Excel: quando comanda il budget

Come abbiamo accennato prima, ogni azienda deve fare i conti col budget. Anche quando la cifra a disposizione garantirebbe l’acquisto dello strumento che vorremmo, le esigenze da coprire sono tante. La ricerca quindi si rivolge a una soluzione economica che consenta di risparmiare e destinare una parte anche ad altri acquisti.

Ed ecco quindi che arriviamo ad Excel, lo straordinario software della suite Office che tutti più o meno – ma poi ci arriviamo – sanno usare. È di sicuro una soluzione economica, se non altro perché quasi sempre la suite Office è già un costo presente e calcolato per l’azienda, indipendentemente dalle esigenze che stiamo analizzando ora. Difficilmente esiste un reparto commerciale che per un motivo o per un altro non usa Excel.

Questo file Excel che servirebbe allo scopo sarebbe inoltre gestito internamente, garantendo quindi flessibilità in caso di modifiche o cambiamenti che si rendono necessari nel tempo. Ogni commerciale potrebbe inoltre gestirsi il suo file facilmente e in autonomia. Questo significa poter mettere in atto tutti gli strumenti necessari a velocizzare l’emissione del preventivo e quindi la conclusione della vendita.

Sono infatti gli stessi commerciali a creare quel file su misura delle proprie esigenze e proprio per questo il risultato non può che essere uno strumento efficiente e di vero supporto a tutta l’area commerciale.

Configuratore di prodotto ed Excel: vantaggi e svantaggi

Quindi possiamo dire che Excel è la soluzione giusta? Direi proprio di no. Andiamo a vedere anche i suoi difetti, partendo proprio da quelli che sembrano i suoi plus. Excel lo sanno usare tutti, dicevamo. Vero che, chi più e chi meno, abbiamo tutti messo mano nella nostra vita a righe, celle e colonne. Confermiamo questa sua caratteristica, ma possiamo anche dire che non è tutto oro quello che luccica. Non tutti infatti sono dei maghi di Excel, soprattutto quando si tratta di utilizzare formule complesse.

Il tempo e il costo necessari per una formazione seria sarebbero meglio investiti in un training ad hoc su uno strumento più efficiente e nato proprio per lo scopo di cui sopra.

Da qui nasce l’importanza del fornitore che si sceglie. Un configuratore di prodotto dovrebbe essere facile da usare e avere alle spalle una squadra di consulenti esperti in grado di guidarne l’implementazione e l’avvio in azienda. Questo fornitore dovrebbe poi poter garantire la sua presenza nel tempo in caso di necessità future.

Configuratore di prodotto Excel: flessibilità o caos?

Per quanto riguarda la flessibilità di Excel, anche qui purtroppo non possiamo non citare l’altra faccia della medaglia. Infatti se da un lato flessibilità è sinonimo di velocità e semplicità, dall’altro corrisponde a regole che vengono trasgredite. Lo scopo finale infatti è portare a casa una vendita, ad ogni costo.

Listini e scontistiche infatti esistono, ma è proprio la flessibilità di Excel che consente di superarli con troppa facilità.

Un configuratore di prodotto invece garantisce lo stesso tipo di libertà nella gestione del prezzo, ma in un range stabilito aziendalmente.

In questo modo si evitano problemi che Excel con la sua flessibilità semplicemente posticipa.

Anche il fatto che ogni commerciale utilizza il suo file pone immediatamente un’altra questione: l’aggiornamento di informazioni e dati. Il salvataggio nella memoria locale del proprio dispositivo infatti, oltre a non essere sicuro, rende impossibile il controllo centralizzato e l’aggiornamento. Se avvengono modifiche sulle politiche commerciali o anche produttive dell’azienda, i file Excel necessitano di un intervento manuale. Se ognuno lavora sulla sua copia, ognuno è libero di modificarla a suo piacimento.

L’utilizzo di un software di CPQ invece consente a tutti di lavorare su dati e informazioni aggiornati e condivisi. Le configurazioni create inoltre diventano patrimonio comune in caso possano servire come base per configurazioni future.

Configuratore di prodotto ed Excel: commerciali vs tecnici

Quante volte capita nelle aziende che i commerciali vendano qualcosa che i tecnici non producono? Non siamo qui a giudicare gli uni o gli altri, ma di certo regole stabilite aiuterebbero. Un software di configuratore di prodotto, a differenza di Excel, parte proprio dalla definizione di regole di produzione, e quindi commerciali, che stabiliscono una volta per tutte cosa può essere venduto e cosa no. Come un arbitro imparziale, il CPQ blocca tutte quelle configurazioni infattibili e viceversa avalla tutte quelle che rispettano le regole.

Basta discussioni, quindi. Ciò che il configuratore consente può e deve essere prodotto.

Un configuratore di prodotto avanzato inoltre non si limita ad emettere preventivi commerciali, ma scrive anche quelli tecnici. Il reparto tecnico riceve così in modo automatico la Distinta Base per avviare in tempi brevissimi la produzione.

Implementazione e integrazione: le armi invincibili del configuratore di prodotto

Una paura che spesso emerge, ed è in realtà comune ad altri software aziendali, è quella dei tempi e modi di implementazione. A differenza di Excel, il configuratore di prodotto richiede necessariamente un tempo di implementazione in azienda. Ma questo è proporzionale all’abilità del fornitore scelto.

Inoltre, meglio viene eseguito il lavoro di preparazione iniziale, la definizione delle regole appunto, più sarà il tempo guadagnato in seguito.

Infine c’è un ulteriore aspetto che Excel non potrà mai eguagliare: l’integrazione con gli altri software aziendali.

La possibilità di interagire direttamente con il CRM e con il gestionale è un plus inestimabile in termini di efficienza aziendale.

Si può infatti accedere alle anagrafiche dei clienti in modo automatico, o immettere con un clic l’ordine direttamente nell’ERP. Se l’integrazione è anche con il documentale, lo scambio di file diventa immediato.

 

Configuratore di prodotto ed Excel: il vincitore

Noi non abbiamo dubbi. Il configuratore di prodotto vince su tutti i piani. Anche il lato economico infatti viene non solo ampiamente compensato da tutti gli altri vantaggi, ma induce una riflessione in più. Siamo sicuri che, su un orizzonte temporale medio, il vantaggio economico ci sia davvero? L’utilizzo di file Excel sembra creare più problemi di quelli che risolve e in linguaggio aziendale questo è sempre un costo.

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Settore manifatturiero: ripartire grazie ai software per l’industria 4.0

Perché utilizzare software per l’Industria 4.0 potrà aiutare il comparto manifatturiero a recuperare il tempo (e denaro) perso?

Ve lo raccontiamo in questo articolo.

 

Purtroppo, l’emergenza Coronavirus ha portato come effetto collaterale alle aziende italiane grossi danni economici.

“Secondo i primi dati dell’Osservatorio economia e territorio, l’impatto economico delle misure di contrasto all’epidemia da Covid-19 ha compromesso, in Lombardia, 62,2 miliardi di euro di fatturato, pari all’8% del valore annuo complessivo.”

Anche se si tratta di un dato poco rassicurante, dobbiamo riconoscere che alcune delle misure messe in atto per il contrasto e il contenimento del contagio hanno ridotto il rischio di danni economici ben peggiori.

Infatti, come abbiamo analizzato negli articoli precedenti, lo Smart Working ha garantito a moltissime imprese il continuo svolgimento della propria attività lavorativa, a patto che vengano utilizzati strumenti tecnologici adeguati e sicuri.

Tuttavia, non tutti hanno potuto ricorrere a questa strategia.

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Chi non ha potuto ricorrere allo Smart Working

Infatti, hanno potuto abilitare lo Smart Working quei settori economici e quelle aree aziendali dove la propria mansione può essere svolta al proprio domicilio o in modalità “a distanza”.

Ma per i comparti produttivi e manifatturieri? A esclusione delle attività indispensabili ed essenziali (ad esempio i comparti agroalimentare e farmaceutico), questi settori hanno dovuto fermare la produzione.

Questo stop ha causato rallentamenti e disagi difficili da risolvere, aprendo gli occhi anche sulla necessità di una maggior digitalizzazione del comparto produttivo.

E, ora più che mai, per garantire una ripresa efficace le imprese non possono rifiutarsi di cogliere questa occasione anche per il futuro.

Quindi, come rispondere all’esigenza di ripartire con efficienza e velocità?

Pronti a ripartire con un software per l’Industria 4.0?

La riapertura delle attività produttive ha causato una serie di difficoltà. Prima fra tutte, la riorganizzazione totale dei piani produttivi e della disponibilità di risorse umane.

Per non parlare dei problemi di approvvigionamento, ritardi, rallentamenti e guasti o manutenzioni a macchinari lasciati inattivi per giorni o addirittura mesi.

Se già prima dell’emergenza queste erano complessità difficili da gestire, figuriamoci adesso.

Dunque, utilizzare soluzioni software per l’Industria 4.0 connessi ai dispositivi, ai macchinari e alle persone in questo momento di crisi può diventare anche un trampolino di lancio per attuare nuovi modelli produttivi, più efficienti, performanti e reattivi alle instabilità del mercato.

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Le esigenze di un reparto produttivo

Chi si occupa di monitorare tutta la filiera produttiva e pianificarne l’avanzamento sa quanto sia importante operare con tempestività e con dati corretti e aggiornati.

Purtroppo sono ancora troppe le imprese che non riescono ad abbandonare l’utilizzo della carta e dei fogli di calcolo.

E, nel momento in cui la complessità produttiva aumenta, questi strumenti diventano un limite.

File difficili da interpretare, calcoli sulla marginalità di commessa errati, disallineamenti tra fabbisogni e disponibilità di materiali, imprevisti e fermi macchina difficili da risolvere…con impatti disastrosi sulla puntualità di consegna.

Ecco che, un’accurata pianificazione e schedulazione diventano condizioni imprescindibili per recuperare il tempo perso e attuare una ripresa all’altezza della situazione.

Ecco come intervenire (in tempo reale)

Molti responsabili di stabilimento si troveranno a fare i conti con riduzioni e modifiche all’organizzazione del lavoro, ma anche a stabilire turnazioni ridotte per quanto riguarda il personale.

Come organizzare tutto al meglio e garantire il corretto allineamento tra disponibilità di risorse (sia materiali, che fisiche), priorità e ordini di lavoro?

E in caso di imprevisti come riorganizzare velocemente risorse e materiali?

I software per l’industria 4.0 di Axioma consentono di riorganizzare in maniera corretta e precisa gli ordini di lavoro, tenendo conto delle priorità e della disponibilità di risorse e competenze.

Inoltre, trattandosi di software integrati ai macchinari e al gestionale aziendale, permettono di monitorare le performance dello stabilimento in tempo reale e di facilitare il lavoro di analisi alla direzione che avrà a disposizione dati corretti, precisi e che tengano conto di tutte le variabili di produzione.

…con qualche regola in più da seguire

Inoltre, non dimentichiamo che il 4 maggio gli impianti riprenderanno ad operare, ma sempre adottando le misure sul distanziamento sociale imposte fin dall’inizio della pandemia.

Questo significa che, sarà più difficile comunicare rispetto a prima, poiché gli operai si ritroveranno a lavorare distanziati sia su postazioni che in turni di lavoro diversi.

Le soluzioni software per l’Industria 4.0, oltre a rendere tutto il processo produttivo più fluido ed efficiente, consentono di condividere le informazioni in velocità e semplicità, grazie all’utilizzo di task operativi, dashboard intuitive e la presenza di un documentale per la ricerca e l’archivio dei documenti in formato elettronico.

In questo modo tutti gli attori coinvolti nel processo di produzione sono in grado di avere accesso alle stesse informazioni in tempo reale, senza dover essere fisicamente presenti in stabilimento.

Software per l’Industria 4.0 per superare la crisi

Tutti sappiamo quanto sia importante oggi, nel mondo manifatturiero, riuscire a reagire rapidamente alle perturbazioni e ai cambiamenti del mercato.

Noi di Axioma riteniamo che la tecnologia sia un alleato fondamentale per mantenere la propria competitività. Per cui, questi strumenti con il supporto e la consulenza dei nostri esperti, possono garantire alle imprese un buon punto di partenza per ripartire massimizzando l’efficienza produttiva degli impianti e apportando benefici a tutta l’organizzazione aziendale.

Con Axioma l’offerta ERP di Zucchetti si arricchisce di soluzioni per mercati verticali e di competenze in system integration e progetti Industria 4.0

La società di Monza, che vanta 40 anni di esperienza nel mercato gestionale, sviluppa soluzioni per imprese del mondo dell’industria, dei servizi, della moda, nonché per le banche.
CDI Global è l’advisor che ha seguito l’operazione straordinaria nella persona di Domenico Sibilio.

Zucchetti continua a investire per ampliare la propria offerta, sia mediante l’attività di ricerca e sviluppo interna, sia con acquisizioni mirate che possano portare all’interno del gruppo soluzioni e competenze capaci di soddisfare esigenze di mercati verticali e di integrarsi in modo sinergico con la piattaforma applicativa realizzata dalla prima azienda italiana di software.
Da questa strategia si evince anche l’ingresso nel Gruppo Zucchetti di Axioma, azienda di Monza che da oltre 40 anni sviluppa soluzioni Erp e gestionali per le aziende del settore manifatturiero, dei servizi e per le banche, utilizzando tecnologie e strumenti informatici innovativi.
Axioma è anche specializzata nella gestione sia dei processi di vendita sia di quelli produttivi in logica Industria 4.0 e ha maturato significative esperienze nel campo della system integration e della digitalizzazione dei documenti nell’ottica di aumentare l’efficienza aziendale.

Andrea Maserati, presidente di Axioma, dichiara: “L’ingresso di Axioma nel mondo Zucchetti è strategico per tutti i nostri clienti, poiché in questo modo non solo garantiamo la continuità delle nostre soluzioni software, ma arricchiamo anche la nostra offerta con prodotti tecnologici e applicativi innovativi in grado di rispondere alle loro esigenze.
Ci siamo dati, infatti, l’obiettivo di mettere a disposizione dei clienti e delle aziende del gruppo le nostre competenze maturate in oltre 40 anni in ambito ERP, CRM, CPQ e Industry 4.0, realizzando progetti complessi per la media e grande impresa. Una nuova sfida, più stimolante, ossia collaborare in una logica di competence center alla realizzazione di progetti articolati, che vedono il coinvolgimento di più soluzioni applicative per rispondere alle richieste dei clienti e contribuire a sviluppare e integrare prodotti, sui quali Axioma ha costruito la sua presenza nel mercato.

Giorgio Mini, vicepresidente Zucchetti aggiunge: “Come Zucchetti continuiamo a perseguire il nostro obiettivo di diventare un fornitore globale di soluzioni tecnologiche per i nostri clienti, dalle applicazioni orizzontali a quelle più verticali, ricorrendo anche ad acquisizioni mirate di società che sono già dei punti di riferimento per settori specifici.
Con Axioma intendiamo presidiare in modo ancora più puntuale gli ambiti della produzione, dei servizi e quello bancario. In particolare abbiamo voluto portare nel gruppo persone capaci di seguire progetti complessi nel campo dell’innovazione per quanto riguarda il Piano Transizione 4.0, per il quale abbiamo già delle richieste da parte di aziende manifatturiere che vogliono utilizzare gli incentivi fiscali per accelerare la digitalizzazione dei loro processi”.

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Configure Price Quote: il significato di CPQ spiegato in poche parole

L’acronimo CPQ si spiega immediatamente con le tre parole Configure Price Quote. Ma non basta, ovviamente, per spiegare quali sono le potenzialità di uno dei prodotti software che ora più che mai servono a supportare la forza vendita delle aziende.

Configure Price Quote: cosa significa?

Sì, perché il CPQ è proprio un software il cui maggior utilizzatore è il venditore e Configure, Price e Quote non sono altro che le fasi del ciclo di vendita che questa soluzione consente di automatizzare. Vediamole più nel dettaglio.

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Configure

Si parte dalla configurazione

Sembra una banalità, ma il fatto che il mercato diventi sempre più competitivo è una realtà e nessuna impresa vuole rimanere indietro. Un’offerta sempre più varia e che consente in questo modo di rispondere alle esigenze del cliente sembra essere la risposta giusta, ma attuarla non è così semplice. Sia che si tratti di prodotti o di servizi infatti, una volta composto il catalogo, è necessario saper configurare un’offerta che risponda davvero alle necessità dell’interlocutore. E se le possibilità sono molte, l’aiuto di una soluzione informatica può fare la differenza. Il fattore “umano”, e in particolare l’esperienza e la conoscenza dell’offerta, rimangono comunque imprescindibili, ma con un CPQ la fase di configurazione migliora in termini di qualità e rapidità.

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Price

Il prezzo

La gamma di prodotti e servizi a disposizione è solo una delle variabili nel ciclo della vendita. L’altro fondamentale fattore è naturalmente il prezzo. La sua definizione è una questione così delicata che spesso è lì che si gioca la vera partita e proprio con questa ragione si spiega la scelta di molte aziende di avvalersi di un software CPQ, Configure Price Quote. Un buon CPQ infatti consente non solo di assegnare senza errori il giusto prezzo all’offerta finale, ma tiene conto anche di tutte quelle condizioni di vendita particolari applicate magari a quel cliente speciale, alla scontistica relativa a certi servizi, … Insomma, tutto quello che appartiene alla sfera della vendita “vecchio stile” non viene eliminato, ma viene, con tutti gli evidenti vantaggi del caso, “informatizzato”.

Come si può aiutare la forza vendita a svolgere al meglio il suo lavoro? Con la soluzione informatica giusta!

Quote

Ora si gioca a carte scoperte con il preventivo

Il preventivo è un assaggio di ciò che sei in grado di offrire al cliente, sia in termini di qualità che di tempo. Se un preventivo è corretto, nonostante la complessità delle esigenze espresse, e inviato rapidamente, è come presentare un ottimo biglietto da visita. D’altra parte è inutile nasconderlo: nella vendita la velocità conta, e parecchio. Quante volte vi è capitato di scegliere un fornitore scartandone un altro semplicemente perché il suo preventivo è arrivato prima? La qualità non è certo l’unico fattore preso in esame in una contrattazione, poiché, giustamente, anche le esigenze in fatto di tempi devono essere rispettate, e la rapidità con cui viene inviata una quotazione è spesso decisiva, perché è come dire: “Sono in grado di darti un prodotto/servizio di qualità, certo, ma capisco anche il valore del tempo”. Il CPQ lavora proprio in questo senso: automatizzando il processo, riduce significativamente i tempi di creazione e invio del preventivo.

Il CPQ Configure Price Quote è un software in grado di supportare davvero le imprese nel mercato di oggi e questi indicati nell’articolo sono solo alcuni dei suoi aspetti vantaggiosi.

Se poi è fruibile via web, disponibile in cloud e certificato SAP HANA, le potenzialità aumentano. Scopri il resto su Axioma CPQ

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Smart Working in sicurezza: alcuni suggerimenti

Smart working e sicurezza sono tra gli argomenti più attuali dell’ultimo anno e mezzo. Dopo più di un anno di questa situazione senza precedenti, possiamo dire infatti che il lavoro da remoto fa parte in modo stabile delle nostre vite. Proprio per questo motivo la sicurezza non può andare in secondo piano.

Da un utilizzo assolutamente marginale nel 2019, che aveva visto in Itala solo 570.000 persone che svolgevano il loro lavoro a distanza, siamo passati a 6,58 milioni di lavoratori nel 2020. Un aumento enorme che ha visto in prima linea le grandi aziende, con un’adozione del 97%, seguiti dalla PA (94%) e un po’ più distanti le PMI (58%) (fonte: Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano)

Ma se pensavamo che la decentralizzazione dei device e dei punti di accesso potesse rappresentare un aspetto a favore della sicurezza e dei dati aziendali, è vero il contrario: ora come non mai è necessario pensare alla cyber security.

Infatti, in contemporanea a questa rivoluzione dal punto di vista del lavoro, sono nate nuove opportunità per i cyber criminali, che hanno scoperto inedite opportunità per attaccare i sistemi aziendali ora che i punti di accesso si sono spostati dall’ufficio alle case di ognuno di noi.

Non è cambiato solo il luogo fisico da cui i dipendenti svolgono la propria attività, ma anche i device da loro utilizzati. Mentre prima il computer fisso era il più diffuso, ora il pc portatile lo ha di gran lunga superato. Lo dicono anche i dati di vendita, che indicano un record di oltre 320 milioni di unità e confermano che non tutti i settori sono in crisi. Il pc utilizzato a casa spesso però non è aziendale ma privato e quindi rappresenta una rottura al protocollo di sicurezza stabilito per il lavoro in azienda.

Per lavorare da casa quindi ci vuole un’attenzione in più rispetto ad alcuni comportamenti che, per fretta o distrazione, possono farci incappare in qualche tranello di malintenzionati del web.

Password efficaci per uno Smart Working in sicurezza

Tra i comportamenti più a rischio c’è ad esempio utilizzare password non efficaci. Quante volte durante la registrazione, il sito ci avverte che la nostra password è debole? Capita spesso ed è sempre considerata una scocciatura, ma in realtà è il primo livello di protezione che siamo chiamati ad attuare.

Eppure spesso ci troviamo a riutilizzare password già usate in passato per la stessa applicazione oppure in applicazioni diverse contemporaneamente. Un gradito regalo per i cyber criminali a cui risparmiamo una grande fatica!

Le password dovrebbero essere casuali, lunghe e contenenti diversi caratteri e numeri. Esistono diversi generatori di chiavi on line che possono servire allo scopo, oppure basta attenersi ai protocolli di sicurezza stabiliti dall’azienda.

Un piccolo sforzo che però può proteggerci da danni economici enormi.

Rispettare i protocolli anche in Smart Working

A proposito di sforzi, i protocolli aziendali di sicurezza vengono spesso aggirati. Avviene per la maggior parte delle volte quando questi sono lunghi e laboriosi e quindi, per accorciare i tempi, troviamo strade alternative più rapide.

Questo però mette a repentaglio la sicurezza in modo importante: ad esempio utilizzare la propria posta personale per far girare un documento senza utilizzare un sistema documentale e salvarlo sulla memoria locale del proprio pc, mette a repentaglio informazioni potenzialmente sensibili.

Altra prassi che appartiene alla quotidianità di tutti noi è salvare le password nella memoria del browser, così da non dover ricorrere alla propria memoria. È vero che ormai la quantità di password che dobbiamo utilizzare è immensa, ma la memoria dei browser è il primo luogo dove un cyber criminale va a guardare.

Smart Working in sicurezza: device, rete, accessi

Nell’era della DAD, ciò che accade nelle case degli italiani è una proliferazione di computer e connessioni al Wi-Fi che si stabiliscono in contemporanea. Questo quando si hanno a disposizione più computer. Altrimenti si condivide lo stesso pc per attività lavorative, ludiche, di istruzione e chi più ne ha, più ne metta.

È evidente che le occasioni per il cyber crime si moltiplicano, perché sullo stesso device ci sono più persone che possono distrarsi. C’è chi clicca sul link sbagliato o  chi apre una e-mail truffaldina che non è passata dal controllo dell’antispam aziendale.

Anche la condivisione della rete Wi-Fi può rappresentare un rischio, nel momento in cui più pc comunicano tra loro creando una rete. La soluzione a questo problema però richiede competenze più avanzate.

C’è un altro aspetto della condivisione che può rappresentare un problema e cioè la condivisione degli accessi ai sistemi aziendali con partner e fornitori. Se da un lato questa è una pratica che porta efficienza e ha consentito e consentirà di collaborare a distanza, dall’altra è fondamentale che vengano condivisi e rispettati anche i protocolli di sicurezza.

Saper riconoscere un attacco informatico

A volte l’attacco di un criminale informatico è riconoscibile da certi segnali: finestre che si aprono da sole, tastiera che sembra prendere vita… Ma anche arrivo nella casella di posta aziendale di email con strani link o inviate apparentemente da colleghi con allegati sospetti.

Sono tutti eventi che se si è in ufficio insieme è più facile notare, anche solo facendo due chiacchiere col compagno di ufficio. Nell’isolamento del proprio spazio di smart working invece può passare inosservato.

Una buona formazione rispetto a ciò che può essere riconosciuto come attacco informatico può preservare da gravi danni futuri.

L’importanza degli aggiornamenti

Abbiamo già scritto qui quanto sia importante aggiornare tutte le applicazioni che siamo soliti utilizzare per una questione di funzionalità, certo, ma anche di sicurezza. Ogni aggiornamento infatti contiene quasi sempre novità rispetto alla protezione dai virus, apportate in seguito all’analisi degli ultimi attacchi informatici perpetrati nel mondo.

Quando si è in Smart Working, la responsabilità dell’aggiornamento viene affidata al singolo, che spesso tralascia o posticipa. A volte la causa è la mancanza di tempo, altre la paura di eventuali malfunzionamenti che possono sopraggiungere.

Affidarsi agli esperti

Ancora una volta quindi risulta evidente quanto sia importante un protocollo di sicurezza aziendale ben definito, che venga condiviso e illustrato a tutti i lavoratori con chiarezza. L’ideale sarebbe accompagnarlo da una buona formazione che li metta in grado di attuare un primo livello di auto protezione.

Non sempre le aziende sono in grado di mettere in atto tali procedure e per questo è importante affidarsi agli esperti. Axioma offre questo tipo di servizio ai suoi clienti: contattaci per saperne di più.

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5 motivi per innovare in chiave Industry 4.0

Ne abbiamo parlato anche nel precedente articolo, di quanto la digitalizzazione ormai sia entrata a far parte di ogni aspetto della nostra vita.

Digitalizzare i processi, infatti, rappresenta una grande opportunità per le aziende manifatturiere che intendono sviluppare un percorso di crescita. In particolare, per quelle che utilizzano sistemi gestionali obsoleti, convivono con fogli Excel e dove i percorsi di innovazione non sempre sono in linea alle esigenze di sviluppo del business.

L’emergenza Coronavirus ha rallentato o addirittura interrotto le attività produttive di numerose aziende, ma adesso è arrivato il momento di innovare in chiave Industry 4.0.

E noi, in questo articolo vi aiutiamo a capire perché. Vediamo insieme 5 validi motivi per intraprendere un progetto innovativo grazie all’introduzione di software per la gestione della produzione.

Diventare Industry 4.0 per garantire la business continuity

In un contesto come quello di oggi, le aziende devono garantire la sostenibilità dell’attività operativa. Per far ciò è fondamentale disporre di una catena di fornitura agile, in grado di reagire rapidamente agli eventi esterni e che viene monitorata e guidata da strumenti avanzati.

Parliamo di software Industry 4.0 che utilizzano analisi e simulazioni di scenari alternativi, validi alleati per prendere decisioni sia sul breve che sul lungo periodo, e volti all’ottimizzazione dell’efficienza produttiva.

Ecco perché dovresti introdurne uno nella tua azienda di produzione.

1. Consente di aver maggior controllo sui costi

Partiamo da un obiettivo tanto caro ai vertici aziendali: il controllo dei costi.

Un’operazione sempre molto difficile da ottenere, poiché i dati di produzione che vengono raccolti e analizzati molto spesso sono poco precisi e non aggiornati.

Un software di raccolta dati integrato al gestionale ottimizza l’uso delle macchine, della forza lavoro e delle materie prime fornendo dati oggettivi e corretti sul ciclo produttivo. Così facendo, la direzione potrà conoscere in tempo reale la marginalità di ogni commessa e avere tutto sotto controllo.

2. Elimina i cosiddetti “colli di bottiglia”

Questo termine si sente spesso nominare quando si parla di produzione.

Infatti, i colli di bottiglia si verificano perché non c’è capacità sufficiente a gestire il flusso di attività o informazioni. In poche parole, il carico di lavoro in arrivo giunge alla macchina con una velocità maggiore di quanto questa possa gestirlo, limitando così la velocità complessiva dell’intero processo. E questo accade quando non vi è un monitoraggio in tempo reale del ciclo produttivo.

Il collegamento dei macchinari ad un software di raccolta dati e schedulazione degli ordini determina in maniera precisa, semplice e veloce la sequenza ottimale degli ordini di lavoro con le risorse a disposizione e monitora in tempo reale l’avanzamento del ciclo produttivo, eliminando questo problema.

3. Individua e corregge prontamente gli imprevisti di produzione

In uno stabilimento produttivo gli imprevisti fanno parte della routine quotidiana. A fronte di disguidi come fermi macchina o manutenzioni straordinarie, rischedulare la produzione manualmente può diventare un vero incubo.

Infatti, sarà necessario conoscere se ci sono ordini che hanno priorità, le disponibilità delle risorse, la quantità di merci in magazzino, lo stato dei macchinari…e il recupero di queste informazioni costerà tempo. E molto stress. Per non parlare dei possibili malumori dei clienti che, a causa di queste criticità, riceveranno la merce in ritardo.

I software di raccolta dati, grazie ad alert che individuano malfunzionamenti e fermi macchina in tempo reale, sono in grado di mettere in atto azioni correttive riorganizzando velocemente risorse e materiali. La rischedulazione del piano produttivo in tempi brevi garantisce la consegna al cliente per la data prefissata.

4. Fornisce dati corretti e aggiornati per l’analisi della situazione produttiva

Provate a pensare quanto può essere impegnativo da parte della direzione estrapolare dati da complicati, e quasi sempre poco chiari, fogli Excel.

Dopo aver impiegato tempo e risorse per ottimizzare il più possibile ogni processo legato alla produzione, è fondamentale analizzare i dati in modo corretto e aggiornato. Così facendo, sarà possibile migliorare ulteriormente le performance sulla base di informazioni e dati certi.

Questi software di gestione della produzione, grazie a moduli specifici di Advanced Analytics, eseguono un’analisi in tempo reale con indicatori di performance e qualità. Un valore aggiunto inestimabile oggi, dove l’interpretazione dei dati è diventata la chiave del successo.

5. Rende il tuo stabilimento produttivo libero dalla carta

Ultimo, ma non meno importante, un sistema integrato e digitale rende l’azienda libera dai fascicoli di carta e appunti.

Ed è proprio la dematerializzazione dei processi l’ultimo tassello che abilita l’Industry 4.0.

Introdurre soluzioni software per la gestione della produzione significa avere sempre a portata di mano informazioni e dati sull’andamento produttivo, consultabili in formato digitale, quindi sempre aggiornati e corretti.

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Pronto a iniziare un progetto Industry 4.0?

Vi abbiamo fornito 5 motivi per iniziare un progetto che sicuramente rivoluzionerà il vostro modo di lavorare in fabbrica. Non lo renderà solo più efficiente, ma anche molto più soddisfacente.

I nostri progetti si caratterizzano da analisi approfondite con il cliente e con tutte le risorse coinvolte nel cambiamento per individuare obiettivi concreti e realizzabili, da soluzioni software adeguate alla realtà aziendale e integrate alle applicazioni già presenti in azienda e da un supporto continuo al cliente.

digitalizzazione contatto umano

Digitalizzazione: tra smart working e contatto umano

È passato un mese e mezzo dall’inizio del 2021, ma è troppo presto per dire cosa ci riserverà questo nuovo anno, che segue uno dei più imprevedibili della storia dell’umanità.

Possiamo però fare qualche bilancio sul 2020 e, concentrandoci sull’effetto che la pandemia ha avuto sul lato tecnologico delle nostre vite, diciamo senz’altro che c’è stata un enorme spinta alla digitalizzazione.

Questa riflessione è ampia. Si estende infatti sia delle imprese, che delle singole persone, che hanno cambiato il loro stile di vita nei consumi, come nel lavoro. D’altra parte questa pandemia, e la ri-scoperta dello smart working, hanno reso il confine tra vita privata e lavorativa estremamente labile.

Digitalizzazione durante la pandemia: i numeri

Ma vediamo i numeri. Secondo lo studio di Deloitte Umanesimo digitale, stella polare della ripresa il 30% dei consumatori europei ha provato per la prima volta shopping online e e-banking durante la prima ondata Covid. Quasi la stessa percentuale (35%) di intervistati pensa che sfrutterà i canali di vendita digitali anche dopo la fine dell’emergenza sanitaria.

Questo però non significa che la digitalizzazione risolva ogni necessità. Infatti il 41% degli intervistati dichiara di preferire un mix tra canale virtuale e fisico per lo shopping. Il 38% ritiene comunque che l’aspetto umano non sia sufficientemente considerato.

Guardiamo all’aspetto prettamente lavorativo. Possiamo invece dire che le aziende che avevano già iniziato un processo di digitalizzazione hanno potuto affrontare l’emergenza senza interruzioni lavorative.

Il 38% dei rispondenti dichiara infatti di essere riuscito a svolgere le proprie attività regolarmente durante il lockdown solo grazie all’innovazione tecnologica.

Noi stessi di Axioma da un giorno all’altro abbiamo potuto cominciare a lavorare da casa senza difficoltà e nella massima sicurezza. ERP, CRM, gestione documentale… Era già tutto accessibile via web prima della chiusura, quindi non c’è stata alcuna difficoltà nel cambiamento di location, da ufficio a casa.

I sistemi di protezione attivati hanno reso ogni collegamento sicuro. Addirittura è stato possibile accedere ai desktop dei pc in ufficio (dove capita di salvare qualche file) con facilità e in totale sicurezza.

Senza digitalizzazione: tra stop lavorativi e vulnerabilità dei dati

Chi ancora non aveva cominciato la digital transformation dei suoi processi si è invece trovato più in difficoltà e ha dovuto passare attraverso un tempo di transizione per organizzarsi.

La dipendenza dalla carta o comunque da sistemi ancora non accessibili dal web, ha creato inevitabili rallentamenti al business. Anzi, si può parlare di un pericolo vero e proprio per le persone che si trovavano costrette ad andare in ufficio durante il periodo più nero della pandemia.

Tante imprese inoltre non avevano un piano specifico di protezione dalle minacce informatiche, né avevano mai messo in atto una corretta formazione dei propri dipendenti. Spesso infatti capita che questi non sappiano come comportarsi davanti a mail sospette o SMS ingannevoli. Per queste imprese la sicurezza di dati e sistemi è stata pericolosamente messa a rischio.

Il futuro tra smart working e contatto umano

L’altro lato della medaglia che emerge dalla ricerca è che il contatto umano è ancora insostituibile, per fortuna. Chi durante il lockdown ha lavorato soltanto in smart working ha espresso in percentuale maggiore l’esigenza di contatto umano (55%) rispetto a chi ha lavorato in presenza o in modalità ibrida (50%).

Lo smart working quindi ha portato vantaggi e svantaggi e come ogni cosa andrebbe valutata nel suo complesso. Ancora non sappiamo come sarà il 2021, ma possiamo prevedere facilmente che il virus farà ancora parte delle nostre vite. Allo stesso modo lo smart working farà ancora parte della vita aziendale, e forse potremo godere dei suoi lati positivi sfruttandolo in una modalità parziale, con giorni di presenza e giorni di lavoro da casa.

Quello che è certo è che la spinta alla digitalizzazione ormai è iniziata e ha pervaso ogni aspetto della nostra vita, lavorativa e non. I suoi vantaggi sono stati evidenti a tutti e ora l’unica cosa che rimane è scegliere il miglior fornitore di soluzioni software informatiche, che possa offrire consulenza sui processi di business con un’architettura tecnologica modellata sulle esigenze dell’impresa.

 

venditore2.0-smart selling

Da Smart Working a Smart Selling: il ruolo del venditore 2.0

Il 2021 è appena cominciato e anche se sarà difficile lasciarsi alle spalle le conseguenze della pandemia, per le imprese è arrivato il momento di sperimentare nuove metodologie e strumenti per ripartire.

Del resto, un aspetto positivo dell’anno appena passato c’è: l’aumento considerevole della digitalizzazione. E questo può essere d’aiuto.

Durante la pandemia abbiamo imparato ad apprezzare i vantaggi dello Smart Working che ci ha permesso di continuare a svolgere le nostre attività seppur con tempi e modalità differenti. Abbiamo rafforzato la messa in sicurezza degli asset e dei dati aziendali. Inoltre, abbiamo usufruito dei servizi di Cloud Computing per abilitare la gestione dei documenti, per l’e-commerce, l’analisi dei dati…insomma, abbiamo contribuito ad una diffusione esponenziale del digitale.

Tuttavia, c’è un’area che fa ancora un po’ fatica a cambiare approccio.

Le vendite. Per quale motivo? Che trasformazioni dobbiamo attuare? Con quali strumenti?

Vediamolo insieme.

I bisogni dei clienti si trasformano velocemente

Partiamo dalla cosa più importante. I bisogni dei nostri clienti.

La pandemia ha accentuato un fenomeno già molto diffuso. Gli acquisti online fai-da-te. Siamo di fronte a consumatori sempre più autonomi e con tutte le informazioni a loro disposizione per prendere una decisione e procedere all’acquisto. Inoltre, una volta acquistato il prodotto o servizio, in caso di problemi si può ricorrere all’assistenza virtuale o alla sezione dedicata alle FAQ, ormai presenti su quasi tutti i siti web.

Per di più, i bisogni dei clienti cambiano in maniera molto veloce. Ora stanno emergendo nuove esigenze, che tra qualche mese probabilmente saranno già cambiate. Ecco perché è necessario che i reparti sales stiano al passo e tengano conto di ciò che sta accadendo.

Per avere successo, bisogna puntare sulla personalizzazione della vendita per ogni singolo potenziale cliente e lungo tutto il processo. Dal contenuto, ai canali di comunicazione, dal tone of voice, alle informazioni fornite. Utilizzare strumenti che aiutano a offrire al cliente i contenuti giusti al momento giusto.

Il ruolo del venditore 2.0

Secondo queste premesse, si potrebbe pensare che il ruolo del venditore diventi sempre più marginale.

Invece è proprio il contrario. La sua funzione diventa sempre più cruciale nella relazione con il cliente e nella sua fidelizzazione.

Pertanto, bisogna aiutare i reparti sales a comprendere quali strumenti utilizzare e in che modo interagire con i clienti per creare relazioni significative. Ad esempio, la comunicazione prettamente telefonica ormai non basta più.

I canali da prediligere sono i social, l’instant messaging, le chat del sito web, il blog e tutte le applicazioni che consentono un commento, una recensione o una richiesta da parte del consumatore. Tutti questi canali offrono notizie e dati sui clienti, fondamentali per ottenere una migliore segmentazione, un migliore targeting e, di conseguenza, ad una migliore comunicazione.

E qual è lo strumento migliore per valorizzarli?

Una soluzione CRM accessibile via web, che consente a tutta l’area commerciale la registrazione e la consultazione immediata di tutte le informazioni reperite su clienti e prospect. Per il venditore tipo di oggi, avere tutta la storia commerciale del cliente a portata di mano, anche se mi trovo seduto in salotto piuttosto che in ufficio (dove magari mi basterebbe chiedere al collega), è un valore aggiunto imprescindibile se si vuole essere dei venditori efficienti anche da casa.

Gli strumenti per ottenere una smart selling

Ecco che arriviamo al concetto di Smart selling. Cosa significa? Essere venditori ai tempi del Coronavirus. O meglio, diventare più agili e adattarsi ai continui cambiamenti dei bisogni dei clienti con l’uso della tecnologia digitale.

Prima della pandemia e del distanziamento sociale, i venditori erano sempre fuori ufficio ad incontrare i clienti. La presenza fisica del venditore rendeva più facile coinvolgere il cliente e garantire un’esperienza d’acquisto personalizzata.

Ora, invece, che gli incontri sono virtuali è più difficile comunicare affidabilità e fornire risposte immediate e che non vadano contro le regole produttive e commerciali dell’azienda. Soprattutto nella fase di definizione dell’offerta.

Questa operazione risulta già molto complicata quando si è in ufficio: consulta il catalogo, verifica i listini, chiedi la fattibilità al reparto tecnico e l’approvazione alla direzione e forse poi -dopo quanti giorni?- fornisci una risposta al cliente con tanto di offerta.

Figuriamoci effettuare queste operazioni in un contesto casalingo e senza uno strumento adeguato.

Un software CPQ, ad esempio, aiuta il venditore a diventare smart. Lo supporta nella definizione di un’offerta grazie alla sua capacità di semplificare un’attività che altrimenti risulterebbe troppo complessa.

Verso un’era “digital first”

Insomma, stiamo andando verso un’era “digital first”. Per affrontarla al meglio è necessario che le imprese siano pronte e siano in grado di fornire ai loro venditori tutti gli strumenti di cui hanno bisogno per portare avanti questo approccio.

Axioma offre un software di configurazione dell’offerta fruibile online e disponibile in cloud, in grado di semplificare e automatizzare il ciclo di vendita, ma anche di garantire una relazione più personalizzata e di conoscere e comprendere i propri clienti.