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2 elementi necessari per diventare una Smart Factory 4.0

Provate a chiedere a un dirigente di un’azienda manifatturiera quali siano le sue priorità.

La risposta conterrà sicuramente queste tre espressioni: aumento dell’efficienza, ottimizzazione dei processi e riduzione delle inefficienze.

In sintesi, aumentare l’efficienza delle macchine, limitando i costi. Richieste che non fanno dormire sonni tranquilli ai direttori di stabilimento, diretti responsabili nel raggiungimento di questi obiettivi.

Eppure, nonostante le imprese vengano bersagliate da messaggi sui benefici fiscali, l’acquisto di nuovi macchinari e software è ancora poco diffuso.

Senza dubbio questi strumenti consentono di avere una marcia in più ed essere più competitivi. Ciò non toglie però, che per intraprendere un progetto di Industria 4.0 gli elementi da prendere in considerazione sono tanti. Si tratta di un percorso che va definito nei minimi dettagli, con l’aiuto di consulenti esperti.

Pertanto, in questo articolo, abbiamo pensato di condividere con voi 2 elementi necessari per affrontare in maniera adeguata la strada per diventare una Smart Factory 4.0.

1. Analisi delle criticità

Potrebbe sembrare un passaggio ovvio e scontato, motivo per cui molto spesso viene sottovalutato.

Per capire se l’introduzione di soluzioni software per l’Industria 4.0 può davvero migliorare e rendere più efficienti il reparto produttivo, è necessario stilare un elenco di tutte le problematiche, esigenze e criticità in essere.

Si tratta di una fase molto delicata, dove anche il dettaglio più piccolo e banale può risultare importante per comprendere la situazione in cui si trova l’azienda e quali obiettivi vuole raggiungere.

Da dove cominciare? O meglio, da chi?

Dalle persone che tutti i giorni si trovano a dover risolvere errori, effettuare telefonate di emergenza, perdere tempo in scambi di email inutili. Loro conoscono bene quali sono i punti critici dell’assolvimento di tutte quelle attività che richiedono un’operazione manuale e che potrebbero essere gestite in maniera più sicura e automatica da strumenti informatici.

Facciamo un esempio: il capo reparto deve controllare le postazioni degli operatori in turno quel giorno per raccogliere i dati relativi alla giornata. Se la raccolta è manuale, però, non sempre riesce ad avere il dettaglio di tutti e un quadro generale corretto.

C’è chi a fine turno non ha chiuso la bolla di lavoro, chi non ha lasciato il proprio foglio in ordine, chi invece ha addirittura abbandonato una parte di pezzi prodotti sul tavolo…

Insomma, il capo reparto dovrà perdere un sacco di tempo per riuscire a ottenere dati e informazioni completi e magari sarà anche costretto a fermarsi di più in ufficio.

Questa operazione è senz’altro una criticità (che a sua volta ne scatena delle altre, coinvolgendo altri reparti) che deve essere inserita nel documento di analisi del progetto.

Ma, perché è così importante?

Queste mancanze se individuate a priori nella fase di analisi insieme al cliente, evitano che emergano problematiche una volta installato e configurato il prodotto. Vi immaginate di scoprire, una volta installato, che il software non è in grado di coprire determinate casistiche e situazioni? Un bel guaio. Significherebbe cambiare interlocutore e dover ricominciare tutto da capo.

È così che introduciamo il secondo elemento.

2. Integrazione e completezza funzionale del software

Una volta effettuata la fase di analisi delle criticità bisogna considerare la completezza funzionale del software. Inoltre, la facilità di integrazione con i sistemi informativi esistenti.

Tornando all’esempio di prima, quelle criticità possono essere risolte con un software di raccolta dati in tempo reale.

Così facendo, il capo reparto potrà monitorare in tempo reale l’avanzamento degli ordini di lavoro, prevenire i fermi macchina e verificare la disponibilità di materie prime in pochi passaggi attraverso un monitor a bordo macchina.

Tuttavia, questi software sono molto complessi e non sono tutti uguali. Gestire una catena di fornitura in maniera integrata e completa significa prendere in considerazione tantissime operazioni. Cosa che non tutti i software sono in grado di fare.

In linea generale possiamo dire che un software per la gestione avanzata della produzione dovrebbe avere le seguenti caratteristiche:

  • flessibilità e scalabilità (così facendo sarà più semplice adattarlo esigenze del cliente anche in un’ottica di crescita futura)
  • sviluppato con una tecnologia tale da integrarsi facilmente con altre applicazioni già presenti in azienda (fondamentale infatti è l’integrazione all’ERP, per poter avere un flusso di informazioni corrette e coerenti dall’inizio alla fine)
  • rispondere al requisito dell’interconnessione, ovvero fare in modo che oltre al gestionale, il software di raccolta dati sia integrato ai macchinari. Infatti, lo scambio di dati automatico e bidirezionale sui parametri di macchina consente di avere un riscontro immediato di tutto ciò che accade durante il ciclo produttivo.
  • semplicità di utilizzo (non dimentichiamoci che lo utilizzeranno molti utenti con ruoli aziendali diversi perciò dovrà essere altamente configurabile e facile da utilizzare)

In conclusione, quello che possiamo dire è se vuoi evolvere la tua azienda in una Smart Factory 4.0, prima è bene condurre un’analisi sulle esigenze e considerare tra i criteri di scelta un software completo, integrabile e user friendly.