ERP media impresa

ERP media impresa: 3 segnali per capire se si è evoluto nella giusta direzione

Gli ERP sono il cuore e l’ossatura principale di tutti i processi principali di un’azienda. Si sono diffusi partendo dalla grande impresa, passando poi anche alla media impresa e alle aziende più piccole.

La loro funzione iniziale di sostituzione delle attività gestionali ripetitive è rimasta nel tempo, ma si è evoluta per venire incontro alle esigenze nate con i cambiamenti del mercato. Le imprese si sono infatti trovate ad affrontare una competizione crescente dove sempre più spesso velocità e produttività potevano fare la differenza. Si è partiti quindi includendo la gestione dei processi produttivi, per spaziare man mano anche alle altre attività di business come vendite, acquisti, risorse umane

L’ERP ha potuto in seguito vantare il raggiungimento di un altro obiettivo: la semplificazione delle attività e l’alta disponibilità delle informazioni. Si è andati in questa direzione poiché l’esigenza delle aziende era proprio quella di avere informazioni aggiornate sempre disponibili per aumentare la propria efficienza.

ERP per la media impresa: le dimensioni contano?

La sua applicazione nel frattempo si è radicata nelle imprese di tutte le dimensioni. D’altra parte non poteva andare diversamente: la competizione crescente non ha risparmiato – e non risparmia – nessuno ed era naturale che tutti cercassero uno strumento che potesse supportarli nella corsa.

E se il principio rimane uguale indipendentemente dalle dimensioni, scendendo più nello specifico i bisogni cambiano parecchio. Alcuni esempi sono: la quantità e la tipologia di dati trattatti, la complessità dei processi, le aree e le persone coinvolte nell’utilizzo di un gestionale.

Le risposte a questi bisogni sono state sempre più specializzate per potere fornire un reale supporto. È infatti dall’esperienza di Axioma a contatto con le medie imprese che nasce, e si sviluppa, il nostro ERP, un gestionale dotate di tutte le caratteristiche che queste aziende cercano. Quindi ora proviamo rispondere a una domanda che in tanti clienti ci pongono:

come si fa a capire se un ERP per la media impresa si è evoluto nella giusta direzione?

Tralasciando le questioni tecniche, cerchiamo di rispondere prendendo in esame le caratteristiche strutturali.

Un ERP per la media impresa si deve integrare con gli altri software gestionali

Il tempo ha portato non solo a “un’espansione” dell’ERP, ma anche alla nascita di soluzioni gestionali specifiche per la gestione delle relazioni commerciali con clienti e l’automazione della forza vendita (CRM), per l’analisi avanzata dei dati (Business Intelligence), per la pianificazione della produzione e della domanda a lungo, medio e breve termine (Soluzioni di SCM).

Tutte queste soluzioni garantiscono a chi le utilizza un vero e proprio asso nella manica nella spietata partita della competitività tra imprese, ma rischiano di essere totalmente inefficaci se non sono integrate con l’ERP. La centralità dei dati infatti è la base per ogni strategia e solo la sicurezza che questi siano univoci ed omogenei in ogni sistema utilizzato in azienda è la conditio sine qua non si realizzi l’efficienza. Un ERP per la media impresa deve quindi porsi come centralizzatore di tutti questi dati.

Cambiano le regole, cambia l’ERP

Gli aggiornamenti fiscali e i cambi di normativa, almeno qui in Italia, sono all’ordine del giorno. E sapete meglio di noi quali siano le conseguenze se non si è in regola nei tempi e nei modi previsti. Il gestionale è naturalmente il più coinvolto tra i sistemi informativi ed è quindi fondamentale che il fornitore garantisca gli sviluppi necessari all’aggiornamento. Pensiamo solo a quest’anno: tra GDPR, SpesometroFatturazione elettronica tra imprese (B2B),  ecc… Avrete avuto modo di capire quanto il vostro ERP possa essere flessibile o complesso (e costoso) da aggiornare.

Riguardo a questo tema, uno degli errori che nel tempo abbiamo visto commettere più spesso è scegliere un gestionale internazionale. Perché? Spesso non viene calato nelle realtà locali, perciò una sua modifica in caso di cambi legislativi diventa lunga e costosa, ma soprattutto dipende dai distributori locali e non da chi ha programmato il software. In questo senso un fornitore più vicino alle esigenze locali delle medie imprese italiane può rappresentare la scelta migliore in termini di competenza, reattività e costi.

Ogni azienda ha le sue caratteristiche: il tuo ERP deve rispecchiarle

È subito evidente la differenza che passa tra un’azienda del settore manifatturiero e una del settore servizi, che quindi non ha problematiche di produzione, o una del fashion, che si trova ad affrontare stagionalità e cicli dei prodotti velocissimi. Non è altrettanto evidente invece la diversità di due imprese dello stesso mercato, simili anche per dimensioni. Eppure la storia, la crescita, l’evoluzione di ognuna spesso portano a sviluppare esigenze completamente diverse che richiedono soluzioni peculiari. La storia invece è piena di progetti di adattamento di gestionali generici, naufragati per il troppo tempo e denaro che hanno richiesto. Anche in questo caso l’ERP di un fornitore internazionale rischia di risultare troppo “rigido” e dispendioso da adattare alla propria realtà. Insomma, un ERP moderno deve poter essere personalizzato in modo puntuale, veloce e senza costi eccessivi.

Da anni Axioma lavora con le medie imprese italiane e sa bene quali sono le sue esigenze. Il suo ERP è infatti verticalizzato per settori, flessibile, sempre aggiornato e integrabile con un’ampia gamma di soluzioni software che completano l’offerta.

opportunità_industria_4.0

Industria 4.0: ne stiamo cogliendo le opportunità?

Abbiamo parlato di Industria 4.0, Smart Manufacturing e IoT per molto tempo, ma come sta andando? Le imprese stanno davvero approfittando di questi incentivi? Qual è stato l’impatto sui processi produttivi finora? E i risultati?

L’introduzione del Piano Industria 4.0 e gli incentivi dati dal Governo per facilitare la digitalizzazione dei processi produttivi delle aziende italiane sta dando i suoi frutti.

“Gli investimenti sono cresciuti dell’11%” aveva dichiarato a inizio anno l’allora Ministro per lo Sviluppo Economico Carlo Calenda, presentando a Torino i risultati del 2017 e le azioni in programma per il 2018. “Tra gennaio-novembre 2017, infatti, grazie all’iperammortamento, al superammortamento e alla Nuova Sabatini è stato registrato un aumento complessivo dell’11% per gli ordinativi interni con riferimento ai beni strumentali, con picchi del 13% per macchinari e alti apparecchi”.

Per il momento le imprese italiane hanno colto queste opportunità e gli effetti sono positivi. I dati Istat dimostrano che la crescita dell’industria italiana è aumentata del +3% nel 2017, spinta dall’accelerazione di fine anno. L’aumento degli investimenti nei beni strumentali è dovuta agli incentivi offerti dal Piano Industria 4.0 che hanno incontrato un momento favorevole della ripresa negli investimenti in fattori produttivi di base, soprattutto nel settore industriale.

Si è infatti registrata la crescita del 4% nella produzione di macchinari (nel periodo gennaio 2016 – luglio 2017) con un’impennata del 15% del relativo fatturato. Questi dati evidenziano la volontà da parte delle imprese italiane di rendersi sempre più competitive a livello internazionale e di orientarsi verso nuovi prodotti, strumenti e tecnologie per migliorare l’efficienza produttiva.

Gli imprenditori cosa ne pensano?

Le proposte di investimento hanno saputo aggregare tutti gli elementi coinvolti all’interno dei processi produttivi industriali: beni strumentali, macchinari e impianti, fornitori, soluzioni hardware e software, ricerca e sviluppo, strumenti, servizi e consulenza e sopratutto formazione, indispensabile per sviluppare nuove competenze e guidare l’innovazione delle PMI italiane. Insomma, la completezza degli strumenti oggetto degli incentivi e i risultati in termini di innovazione e competitività presentati non potevano che creare interesse negli imprenditori italiani.

Lo confermano anche i risultati della ricerca KPMG che ha analizzato la valutazione delle imprese su come sia stato recepito dagli imprenditori il Piano Industria 4.0, dove emerge che più della metà delle imprese ha dichiarato che senza gli incentivi avrebbe limitato notevolmente l’investimento, mentre il 5,6% non avrebbe investito affatto. Tant’è vero che le misure percepite più utili sono stati gli sgravi fiscali: l’iperammortamento utile per il 72,4% delle imprese e considerato la misura più interessante anche per il futuro, a seguire superammortamento (47,6%) e credito d’imposta per R&S (54,6%).

Si può quindi dire che lo stimolo più grande nella decisione di intraprendere investimenti economici per la trasformazione digitale della produzione siano state le agevolazioni fiscali relative all’iper e superammortamento e la Nuova Sabatini. Senza questi la crescita sarebbe stata più lenta e meno consistente.

L’impatto sul business aziendale

Finora abbiamo visto l’andamento degli investimenti e la percezione degli imprenditori italiani, entrambi positivi.

Ora approfondiamo qual è stato l’impatto sul business aziendale partendo dal presupposto che l’obiettivo del Piano Industria 4.0 era quello di sostenere le imprese nella digitalizzazione e nell’innovazione dei processi produttivi e integrare tutte le informazioni provenienti da diversi macchinari su un’unica piattaforma dove reperire facilmente i dati . Sempre secondo i risultati della ricerca KPMG gli impatti più rilevanti si sono verificati in termini di efficienza produttiva (62,4%), incremento del valore aggiunto di prodotti e servizi (48,4%), miglioramento delle relazioni con i clienti (38%) e con i fornitori (16,4%).

impatto_industria_4.0

L’ammodernamento dei macchinari e dei sistemi informativi utilizzati per gestire la produzione sono uno dei risultati più importanti, dato che tecnologie obsolete, impianti vecchi e non performanti erano (e purtroppo sono ancora) presenti in molte realtà aziendali. Questi incentivi hanno consentito a molte imprese di introdurre macchinari nuovi e sistemi software in grado di interconnettere e automatizzare i processi dell’intera catena di distribuzione aziendale. 

Interfacce web per accedere ai dati di avanzamento e monitoraggio della linea di produzione, indicatori di performance e simulazione di scenari alternativi per l’ottimizzazione del piano produttivo sono solo alcune delle funzionalità di queste nuove tecnologie che permettono alle imprese di migliorare il controllo sull’intera supply chain e ridurre i costi.

Come stare al passo?

In questo nuovo contesto è necessario non farsi trovare impreparati per stare al passo con questo cambiamento in atto. In un mercato che chiede connessione dei dati, digitalizzazione e robotizzazione dei sistemi produttivi, le imprese hanno iniziato una corsa contro il tempo per riuscire ad ottenere tutti i vantaggi che questi incentivi offrono.

L’avvento della Smart Manufacturing ha portato le aziende a dover ripensare e riorganizzare i propri processi produttivi che senza tecnologie avanzate per l’integrazione e la connessione dei dati, in poco tempo sarebbero diventati obsoleti. I risultati ad oggi sono stati positivi, ma occorre anche mantenerli tali. Tenere constanti questi obiettivi come filosofia di business aziendale è il prossimo passo per riuscire far durare questi risultati positivi anche per i prossimi anni.

Axioma, in collaborazione con SedApta, partner con oltre 25 anni di esperienza nel settore manifatturiero, offre una gamma completa di soluzioni per la gestione della Supply Chain Mangement in ottica Industry 4.0. Una suite completa di moduli integrati per ottimizzare i processi lungo l’intera supply chain: dalla schedulazione degli ordini di produzione e raccolta dati in tempo reale fino a soluzioni di Sales & Operation Planning per la pianificazione della domanda, inventario, offerta e produzione. Il tutto completamente integrato e interconnesso per garantire uniformità e reperibilità dei dati.

Quali sono i trend del CRM nel 2018

Quali sono i trend del CRM nel 2018?

Al giorno d’oggi le aziende investono nel digitale e nell’automazione delle attività per ottimizzare le relazioni con i clienti e per aumentare il livello di efficienza all’interno dell’area marketing e vendite. In seguito alla diffusione di nuovi canali e all’aumento di importanza di attività come lead generation e customer satisfaction oggi il marketing svolge un ruolo fondamentale per creare un legame con i propri clienti e mantenerlo nel tempo. Sono ancora molte però le aziende che hanno database con informazioni frammentate e che utilizzano sistemi software diversi e non integrati con risultati disastrosi in termini di tempo, errori e scarsa collaborazione.

Noi di Axioma riteniamo che utilizzare uno strumento di Customer Relationship Management, strumento principe per la gestione clienti, sia fondamentale se si vuole ottenere un miglioramento dei processi aziendali, un aumento delle vendite e una gestione più efficiente dei flussi operativi che riguardano il rapporto con i clienti. Ma cosa ne pensano le altre aziende?

Nell’indagine che vogliamo presentarvi oggi troveremo la risposta alla seguente domanda: qual è il livello di importanza che le aziende attribuiscono all’utilizzo del CRM? Rispetto al 2017 i dati dimostrano che vi è un maggior interesse e consapevolezza nello strumento per il miglioramento delle attività di marketing, vendita e post-vendita.

La ricerca

Per il quarto anno consecutivo l’Osservatorio CRM 2018 ha analizzato i principali trend del CRM tra le aziende italiane. La ricerca ha l’obiettivo di fare una “fotografia” della situazione sui seguenti aspetti legati all’utilizzo del CRM:

  • diffusione dei software CRM e aree di utilizzo
  • posizionamento dell’area CRM all’interno dell’azienda
  • risultati ottenuti dall’utilizzo di un software CRM
  • le opportunità su cui investire per gestire meglio i clienti

Il focus quest’anno si concentra su due temi di grande attualità e strettamente correlati al CRM: il Customer Journey e il GDPR, elementi che senza tecnologia sono difficilmente gestibili in modo efficace e integrato. Il panel è composto da 230 aziende con sede principale nel Nord Italia e per la maggior parte (56%) operanti nel settore B2B.

Perché il Customer Journey?

Il Customer Journey è il percorso caratterizzato da tutti i touchpoint fra il cliente e l’azienda lungo tutto il ciclo di relazione, dal primo contatto fino al post acquisto. Come vengono gestite queste fasi? Emerge che solo il 19% riesce a gestire ogni punto di contatto con strumenti adeguati, il 50% ne gestisce in modo efficace soltanto alcuni e il restante 30% non ha processi e strumenti adeguati. Inoltre, i tre principali canali che vengono utilizzati per la lead generation sono il sito web (64%), la rete commerciale (52%) e gli eventi e le fiere (38%). A quanto pare la strada è ancora lunga perché non è sufficiente gestire la Customer Journey in modo frammentato, anzi, è necessario che venga gestita in modo completo, integrato e omogeneo.

Raccogliere e organizzare tutte le informazioni relative alle diversi fasi della relazione col cliente è utile infatti per tutte le aree aziendali: marketing, sales, post-vendita, area tecnica, direzione, … Un software CRM è in grado di far confluire contatti, relazioni, informazioni e attività in un’unica base dati così da fornire una visione d’insieme del cliente completa. Quando si hanno tutte le informazioni in un luogo e quando tutti possono contribuire a migliorare la qualità delle stesse, si ottiene anche un miglioramento della collaborazione e della condivisione aziendale.

E per quanto riguarda il GDPR?

L’entrata in vigore del Regolamento europeo sulla gestione dei dati sta avendo un impatto significativo sui software CRM aziendali. E’ necessario un cambio di prospettiva in merito alla gestione e alla messa in sicurezza del trattamento del dato personale e nella progettazione di un sistema per raccoglierli in modo sicuro e riservato. Questo condizionerà molti aspetti del marketing, dalla modifica della modulistica su siti e form per richieste informazioni fino alla raccolta e conservazione del consenso. In realtà ciò che emerge dall’Osservatorio CRM 2018 è che solo il 57% sta attivamente lavorando al GDPR, attraverso la ricerca di soluzioni CRM che siano in grado di gestire la raccolta dei consensi privacy, contro un 21% che si sta parzialmente adeguando.

L’andamento generale

In linea generale i dati dimostrano che vi è un miglioramento in tutti gli aspetti presi in considerazione, soprattutto per quanto riguarda il posizionamento dell’area CRM all’interno dell’azienda, finalmente in crescita rispetto agli anni precedenti, dove per il 50% il CRM è un’area consolidata e operativa contro il 37% del 2017.

Per il 28% è un’area esistente, ma non perfettamente consolidata e operativa, mentre per il 9% è solo un progetto futuro. Anche per quanto riguarda i processi che vengono coinvolti assistiamo ad un aumento: l‘86% dei rispondenti utilizza il CRM a supporto dei processi commerciali (+7% rispetto al 2017), rimane stabile l’utilizzo per l’area marketing (68%), Customer Care (60%) e post-vendita (53%).

Osservatorio-CRM-2018

Si pensa che il CRM venga utilizzato solo dall’ufficio marketing, invece come dimostrano i dati offre molto supporto anche alle attività commerciali. Ogni volta che si apre una trattativa, prima che il contatto diventi cliente, avvengono molte altre attività: analisi delle esigenze, preparazione di preventivi ed eventuali modifiche e revisioni. Con un software CRM è possibile registrare passo dopo passo tutte le attività, di modo da avere una visione aggiornata e completa del potenziale cliente.

Un aumento che in questo caso non è positivo è quello relativo alle difficoltà che hanno riscontrato le aziende nel far decollare l’adozione di un CRM. Ancora molto alte la mancanza della disponibilità di risorse dedicate (38%), processi poco definiti e poco chiari (36%) e la scarsa disponibilità di competenze interne (32%).

I principali risultati ottenuti con l’implementazione del CRM fanno riferimento alla maggior efficienza e automatizzazione dei processi e alla condivisione dei dati (19%) seguiti dalla conoscenza della Customer Care (14%).

Cosa emerge

Emerge sicuramente una maggior consapevolezza da parte delle aziende che l’utilizzo di tecnologie è imprescindibile per un’evoluzione ed un miglioramento delle attività di marketing e vendite.

In particolare, un software CRM acquisisce un’importanza fondamentale in questo contesto. Con un sistema di Customer Relationship Management è possibile costruire un database altamente profilato e con una possibilità di aggiornamento e mantenimento più elevata rispetto ad altri strumenti. Questo è l’elemento di partenza che consente poi di attivare tutte le altre attività che portano all’avanzamento della trattativa commerciale.

Si pensi solo alla quantità di biglietti da visita e appunti che vengono accumulati sulle scrivanie dei venditori al rientro da una fiera o da un evento. Tutti contatti che andranno sentiti e con i quali magari nasceranno delle relazioni commerciali importanti. Gestirli in modo frammentato con fogli excel o cartacei risulta impossibile, soprattutto se ci lavorano più persone contemporaneamente. Attraverso la centralizzazione e la condivisione delle informazioni che offre uno strumento come il CRM è possibile ottenere contatti puliti e aggiornati con tutte le informazioni che li riguardano.

Ancora critiche le competenze e le risorse che vengono dedicate al CRM e che lo portano a non essere considerato un valore aggiunto all’operatività aziendale. Questo ricade anche sul livello di conoscenza dei propri clienti, ancora parziale per il 55% delle aziende che dispone solo di alcune informazioni, non complete, che però vengono analizzate con cadenza regolare. La cultura del dato e la conoscenza del cliente quindi sono ancora punti deboli.

Per quanto riguarda le dimensioni aziendali si è visto un aumento del +10% delle aziende di piccole dimensioni che hanno deciso di adottare un CRM. Questo significa che anche in contesti medio piccoli automatizzare i processi relativi all’area marketing e vendite è ritenuta una delle priorità per ottenere un’ottimizzazione dell’operatività aziendale.

Il CRM come nuova opportunità di crescita

In sostanza, utilizzare un software CRM apre nuove opportunità di crescita solo se viene percepito e condiviso come filosofia di business e integrato a tutti i processi aziendali.

Axioma Cloud CRM è un software di gestione clienti con funzionalità per la gestione dei contatti marketing e per il reparto vendite, dove tutte le attività rimangono tracciate. Dotato anche di un modulo post-vendita per la raccolta delle segnalazioni da parte dei clienti e di un modulo di analisi dei dati per migliorare le decisioni strategiche aziendali. Inoltre l’integrazione con i software gestionali più diffusi consente una condivisione sicura e coerente di tutto il flusso di informazioni aziendali.

 

progetti-open-source

Progetti open source per ambienti mission-critical

“L’open source non è più un tool di nicchia con un impatto ristretto ai processi non-mission critical delle imprese italiane. Al contrario, le soluzioni open source sono sempre più utilizzate per guidare il processo di innovazione delle core-operations e la loro adozione in processi mission critical è ormai prevalente.” Questo è quanto viene affermato nel report di NextValue, secondo cui più del 63% del panel utilizza progetti open source in ambito mission-critical contro un 56% in ambito non-mission critical. Nello specifico:

figura05(b)

Nonostante la titubanza di alcuni, molte aziende stanno utilizzando piattaforme open source anche per progetti complessi e centrali nelle politiche aziendali, definiti appunto più in generale come mission-critical per indicare i processi/attività essenziali per la corretta operatività della propria impresa. Per interpretare le dinamiche future, è stato chiesto al panel se nella scelta futura di un software sarebbe disposto a valutare una soluzione open. È emerso che “l’84% dei rispondenti intende valutare soluzioni open source in futuro: il 59% per l’automazione di processi non-mission critical, il 43% per l’automazione di processi mission-critical. Considerando le scelte singole, il 24% del panel intende focalizzarsi esclusivamente su processi mission-critical, il 40% solo su processi non-mission critical, mentre il 19% del panel su entrambe le aree.”

figura07b

Open source e mission critical: sì o no?

Ad oggi il mercato è caratterizzato da una forte personalizzazione. Questo comporta per le aziende di ogni settore e di ogni dimensione di rispondere in tempi brevi con prodotti/servizi di qualità.

Le aziende si trovano quindi a dover fare di più con meno tempo e spesso con poche risorse.

La soluzione a tale problema è proprio l’open source, sfruttato nei processi core business aziendali proprio perché permette di innovare e personalizzare rapidamente e contenendo i costi. Quello che però molte aziende non considerano è che è necessario implementare le stesse misure e accortezze che si applicano per l’introduzione di soluzioni informatiche “tradizionali”, a maggior ragione se si tratta di processi mission-critical.

Cosa intendiamo dire nello specifico?

L’open source ha diversi vantaggi tra i quali c’è il sostegno fondamentale della community che permette di sviluppare al meglio una soluzione. Uno però dei problemi più frequenti è che spesso le aziende “non hanno le competenze, oltre che le risorse (in termini di tempo e costi) per interagire con la community e trarne così vantaggi reali quali flessibilità, velocità e risparmio di tempo e costi.” È quanto afferma lo stesso G. Anguilletti, Country Sales Italia di Red Hat, leader nell’offerta open source.

La collaborazione con l’azienda vendor rappresenta in questo caso il valore strategico perché permette di valutare per esempio il livello di maturità dei sistemi informativi e capire quanto siano “pronti” o meno a determinate soluzioni. La cooperazione diretta consente inoltre di formare adeguatamente tutte le risorse per la corretta gestione delle core operations.

Certo è che formare adeguatamente le risorse e implementare misure di sicurezza come per le soluzioni IT tradizionali rappresenta un costo diverso. Vi chiederete quindi se l’open source sia davvero una scelta strategica.

Per rispondervi, riporto quanto affermato da una ricerca IDG (IT mission critical: l’evoluzione delle infrastrutture a supporto delle nuove tecnologie):

“Customers now have greater access to and dependence upon mission-critical data via the applications they use, and they expect results more quickly than they did in the past. If a customer can’t place an order with one store, there’s another alternative just a few clicks away. That means any system involved in fullfilling the transaction needs mission-critical performance and availability because a system failure can impact not only revenue but a company’s reputation in the industry.”

In poche parole, i clienti si aspettano maggior velocità e performance nelle transazioni rispetto al passato, quindi qualsiasi errore potrebbe incidere molto negativamente sulla stessa reputazione aziendale. La ricerca riporta un esempio tipicamente appartenente al mondo B2C, cioè un cliente che, di fronte a un ordine online, decide di interrompere la procedura perché l’applicazione è troppo lenta e poco intuitiva. Lo stesso concetto vale anche per il mondo B2B.Un esempio?

Un CRM intuitivo può fare la differenza nella gestione clienti e rendere questi ultimi soddisfatti e quindi fidelizzati. Ad esempio, con un sistema di raccolta segnalazioni online che permette sia al personale interno che ai clienti di inserire con facilità in un CRM intuitivo eventuali richieste e avere la sicurezza di rispondere a tutti in tempi brevi.

Rapidità, personalizzazione, alto livello di prestazione sono tutte caratteristiche che oggi incidono molto anche nel business to business. Per riuscire dunque a stare a passo con le richieste e i cambiamenti repentini del mercato odierno servono soluzioni scalabili, ma soprattutto affidabili, dato che stiamo parlando sempre di processi mission-critical.

Nonostante dunque i costi iniziali di investimento, necessari per gestire al meglio e in modo integrato hardware, application, processi e risorse, l’open source rimane comunque una soluzione vantaggiosa perché consente di rispondere in tempi brevi e apportare qualsiasi modifica-personalizzazione in qualsiasi momento.

Progetti open Source e Mission-Critical con le giuste attenzioni

Axioma, che ha sviluppato diverse soluzioni sfruttando una piattaforma Java opensource, è consapevole di quali servizi potrebbe aver bisogno un’azienda per poter gestire al meglio e a lungo termine i propri progetti open source e mission critical. Nello specifico i servizi di Axioma comprendono:

  • Consulenza nell’individuazione di prodotti open source e Java
  • Consulenza nell’uso di piattaforme per lo sviluppo di applicazioni
  • Formazione e supporto sull’uso di piattaforme open source per lo sviluppo di applicazioni gestionali
  • Consulenza sull’architettura delle applicazioni open source
  • Sviluppo e aggiornamento di applicazioni gestionali in Java
  • Installazione e configurazione di prodotti open source

In questo modo hai la sicurezza di portare a termine un progetto e di gestirlo al meglio, con tecnologie sicure e innovative.

Vuoi saperne di più? Dai uno sguardo a quali soluzioni abbiamo implementato grazie a una piattaforma open source Java!

 

 

 

piattaforme_java

Innovare rapidamente con una piattaforma Java

L’Open source è la nuova frontiera dello sviluppo anche in ambiente enterprise e i motivi sono molteplici. Come si può vedere dal grafico estrapolato da una ricerca di Nextvalue, in relazione ai benefici prodotti da un software open, in pole position troviamo la riduzione dei costi di acquisto delle licenze, al secondo posto la facilità di accesso all’innovazione e in terza posizione l’estrema velocità e facilità di accesso al codice.

ricerca OSS benefici software open source

L’aspetto interessante da sottolineare è che il potenziale del modello open non viene più semplicemente e solamente ricondotto ai costi ridotti come lo era fino a qualche anno fa. Quello che porta alla scelta di una piattaforma open è soprattutto l’opportunità di innovare rapidamente, caratteristica in particolare di una piattaforma Java. Andiamo a scoprire perché!

Open Source sì…. ma Java

“Eppure, sebbene il principale beneficio resti il contenimento dei costi (71%), più della metà del nostro panel (53%) ha individuato la facilità di accesso all’innovazione come fattore chiave per l’adozione di software Open Source. L’Open Source permette infatti di testare nuove soluzioni senza rischiare. Grazie a un ampio set di componenti e una forte riduzione dei costi è possibile sperimentare nuove idee e prototipare nuove soluzioni, con un investimento minimo in termini di tempi e risorse” Nextvalue Report “Open Source in Italia: what’s next.”

Ma c’è di più. Quello che accomuna il panel interrogato dalla ricerca svolta è la scelta del linguaggio di programmazione. Si è evidenziato infatti come incida particolarmente una piattaforma Java. Alla domanda infatti sull’uso, il panel ha risposto riportando i seguenti risultati: “solo l’8% dei rispondenti non ne fa uso. Il 38% pur utilizzando Java preferisce altri linguaggi di sviluppo, mentre per il 54% del panel Java è il linguaggio più utilizzato.”

È interessante notare come “questa percentuale sale al 71% nel settore banche e finanza, al 67% nel Commercio, Distribuzione e Servizi, al 60% nella Pubblica Amministrazione e in generale al 61% nelle aziende Top del panel, segmenti in cui Java si attesta come linguaggio dominante per le organizzazioni con un team di sviluppo Open Source.”

Perché sviluppare soluzioni in Java

Il linguaggio Java è infatti uno dei più usati e l’opzione preferita dalla maggior parte degli sviluppatori. La sua notorietà è provata dal fatto che 9 milioni di sviluppatori lo utilizza, testandolo e migliorandolo in continuazione.

Vi starete chiedendo perché proprio Java, perciò scopriamone i motivi:

  • si tratta di un linguaggio di alto livello, funzionale, conosciuto per lo più come linguaggio di script per pagine web, ma utilizzato in molti ambienti browser
  • considerato semplice, robusto e sicuro, risponde alla filosofia “write once, run everywhere”. Si tratta infatti di un linguaggio che può essere eseguito su qualsiasi altra piattaforma senza bisogno di riscritture
  • consente di adottare forti strati di astrazione, favorendo la robustezza del software ed eliminando molte problematiche di configurazione semplificando l’integrazione di diverse tecnologie e componenti di basso livello

La peculiarità delle piattaforme Java sta nell’alto livello di scalabilità, affidabilità e nell’opportunità di una gestione trasparente e semplice dei dati provenienti da diverse fonti.

Holon Platform stessa si presenta come una piattaforma di sviluppo Java per creare e manutenere applicazioni software e servizi di qualità, sia di livello enterprise che web, con la sicurezza che le applicazioni siano compatibili con tutte le tecnologie dei più grandi produttori di software, testimoniato anche dalla recente certificazione di Red Hat.