Cybersecurity: cosa accadrà nel 2018?

Il Rapporto Clusit sulla sicurezza IT definiva il 2016 “annus horribilis” per la vastità e la dannosità degli attacchi informatici subiti da aziende, infrastrutture e istituzioni, attacchi che però non hanno avuto nulla a che fare con quelli avvenuti nel 2017, che spazza dal podio il 2016 classificandosi come l’anno più catastrofico in assoluto, almeno fino ad ora.

Solamente da gennaio a giugno si sono verificati 571 violazioni, un numero superiore dell’8% rispetto a quello stimato nel 2016. WannaCry è stato il protagonista assoluto della prima parte dell’anno, aprendo la strada a Notpetya e a Bad Rabbit, tre ransomware che sono già entrati nella storia del cybercrime per il numero di vittime e danni causati. Sono stati infatti criptati milioni e milioni di dati che la maggior parte delle vittime – nonostante il pagamento del riscatto – non ha più rivisto.

“Si sono verificati molti casi in cui al pagamento di quanto richiesto non è seguita la fornitura della chiave necessaria alla decodifica dei dati. Alcune volte per problemi tecnici, altre volte per scarsa serietà dei criminali. Addirittura, però, si stanno diffondendo minacce che cancellano i file definitivamente, sostituendoli con finti file crittografati in modo da chiedere il riscatto ben sapendo che non restituiranno mai il maltolto.” (Rapporto Clusit 2017)

Le dinamiche con cui attaccano sono molto più sofisticate e malevole rispetto al 2016. Se prima esistevano diversi espedienti per recuperare i dati, ora le possibilità di decriptarli sono pari a zero.

Il risultato è che i cyber criminali si stanno specializzando sempre di più in crittografia e la situazione che si presenta è sempre più una vera e propria emergenza che non va più rimandata ma affrontata con determinazione.

“Quello che ci resta adesso sono malware estremamente ben costruiti, robusti e quasi impossibili da violare a meno di errori da parte di chi li produce” (Rapporto Clusit 2017)

Le istituzioni si sono già messe in moto con diversi provvedimenti a favore della tutela dei dati sensibili, come la nuova normativa GDPR e l’approvazione del nuovo decreto che dà il via e le risorse necessarie al CERT (squadra per la risposta a emergenze informatiche) per attuare le misure necessarie per fronteggiare efficientemente le nuove minacce informatiche.

Ma le aziende come si stanno comportando? Non si può non dire che ci sia stato un incremento delle attività e investimenti con lo scopo di aumentare le difese, ma non si può nemmeno affermare che questo sia sufficiente perché purtroppo esiste ancora una grande fetta di aziende, soprattutto piccole-medie, che trattano il problema superficialmente.

Sono comunque da riconoscere e sottolineare i passi fatti avanti fino ad ora per diffondere una conoscenza comune. Molte aziende hanno infatti iniziato a denunciare pubblicamente gli attacchi subiti, una denuncia non facile da fare perché essere messi sotto scacco non contribuisce affatto a dare un’immagine positiva all’azienda, anzi ne va da sé che danneggia non solo l’economia ma anche la reputazione aziendale, l’elemento più significativo e importante su cui contare e puntare per poter continuare a creare valore e rimanere competitivi. Dall’altro lato però questa denuncia la si può vedere, e va a mio parere assolutamente vista, come un esempio per fare in modo che altri non commettano gli stessi errori di superficialità.

“Conoscere i loro metodi aiuta a prevenire, individuare e rispondere ai potenziali attacchi.” (Rapporto Clusit 2017)

Dal punto di vista tecnico e tecnologico, sappiamo tutti benissimo che alla base delle policy di sicurezza IT ci deve essere un antivirus valido e un servizio di backup all’avanguardia, queste dovrebbero essere misure di sicurezza basilari (e scontate). Ci sono però altre soluzioni che, se sfruttate intelligentemente, potrebbero essere molto efficaci nella prevenzione, mi riferisco alle tecnologie cognitive che permettono di effettuare un pre-screening dei dati da analizzare attraverso tecniche di machine learning, “migliorando sostanzialmente non soltanto la capacità di prevenire un attacco, ma soprattutto il time-to-discovery e il tempo di reazione a un data breach”.

Con un fornitore tecnologico esperto al proprio fianco, che sappia indicare quali strategie e soluzioni adeguare ai vostri sistemi, la strada verso l’adozione di nuovi strumenti sarà meno in salita. Se pensate di non avere gli strumenti adeguati forse dovreste provvedere a inserirli nella lista dei buoni propositi per il 2018.

A proposito, cosa ci attenderà nell’anno nuovo? Gli esperti prevedono un aumento del rischio IT ma dall’altro lato anche un incremento delle misure intraprese per proteggere i propri sistemi e dati. Vediamo allora nel dettaglio quali saranno i trend e gli eventi che caratterizzeranno, sia in negativo che positivo, l’anno che verrà!

  • Truffe informatiche in aumento: tutto il mondo è interconnesso e soprattutto tutti comunichiamo attraverso e-mail almeno una volta al giorno. Questo comporta una maggiore possibilità per gli hacker di accedere ai nostri dati tramite il download di falsi allegati o immagini che in realtà nascondono virus

  • Dispositivi IoT sempre più a rischio: è aumentato l’uso di dispositivi IoT, sia per quanto riguarda l’ambiente domestico che aziendale, con la diretta conseguenza che accedere ai sistemi diventa più facile per gli hacker, soprattutto per il fatto che ancora molti dispositivi non sono abbastanza sicuri. Nel 2018 si dovrà quindi prestare molta attenzione e impiegare misure di sicurezza più solide e mirate.

  • Impostazioni per la privacy più restrittive: anche se la maggior parte delle operazioni si svolge online, gli utenti rimangono restii a rilasciare le proprie informazioni e dati sensibili. C’è però una buona notizia: dal 2018 i browser saranno impostati per permettere più tutela e sicurezza, per esempio non permettendo il tracciamento dell’utente.

  • Algoritmi intelligenti: gli attacchi informatici sono talmente evoluti da riuscire a mettere in crisi molti antivirus, per questo motivo i nuovi sistemi saranno provvisti di algoritmi intelligenti dotati di apprendimento automatico che permetteranno di individuare più facilmente le nuove minacce

  • Pagamenti online sempre più sicuri: con l’incremento dello shopping online e dell’eCommerce, è aumentato anche il rischio di incorrere in minacce informatiche al momento del pagamento online. Per questo si sta provvedendo a creare sistemi di pagamento sempre più sicuri.

Queste sono solamente alcune delle previsioni per il 2018, un anno che gli esperti ritengono sarà particolarmente negativo in termini di cyber risk, dopo tutto siamo sempre più connessi e interconnessi. Le istituzioni stanno comunque facendo dei passi in avanti per tutelare maggiormente la sicurezza IT, la differenza però potremmo farla uniti se tutti ci impegnassimo a condividere informazione e conoscenza con l’obiettivo di ridurre i casi di violazione informatica.

Aumentare le misure di sicurezza IT è anche fra i vostri buoni propositi per il 2018?

Technovaa Italy Macplast Spa ha scelto la soluzione ERP di Axioma per gestire i processi aziendali

Technovaa Italy Macplast Spa è una società appartenente al gruppo Darvesh e  operante nel settore della produzione di film estensibile e film in polietilene principalmente utilizzati nell’imballaggio industriale. Dopo un’analisi dei sistemi informatici esistenti, Technovaa sceglie di confermare Axioma come partner informatico e inoltre di adottare la soluzione gestionale, Axioma Cloud ERP per accompagnare la crescita dell’azienda e i progetti innovativi che ne conseguono.

“Grazie al gestionale di Axioma ora possiamo effettuare analisi specifiche su ogni area di business emettendo grafici e report chiari e precisi” spiega Mauro Zatta, direttore finanza, amministrazione e controllo di Technovaa Italy Macplast Spa.

Technovaa Italy Macplast Spa e Axioma hanno cominciato la loro collaborazione molti anni fa con l’adozione di soluzioni software per la gestione della produzione di sedApta, partner di Axioma. Nello specifico soluzioni di Factory Scheduling per la schedulazione degli ordini di produzione e Shop Floor Monitor per il monitoraggio di impianti e performance.

“Siamo certi che la collaborazione con Axioma e sedApta ci porterà ad ottenere grandi risultati in termini di efficienza e organizzazione, che sono punto fondamentale per il percorso di crescita che abbiamo in mente” commenta Francesco Cusumano, responsabile dei Sistemi Informativi di Technovaa Italy Macplast Spa.

Technovaa Italy Macplast Spa ha scelto di adottare Axioma Cloud ERP perché è perfettamente integrato con le soluzioni della suite sedApta e consente attraverso interfacce semplici ed intuitive di gestire acquisti, vendite, magazzino, amministrazione e contabilità.

Per approfondire, leggi la case history!

 

Axioma Cloud ERP

Axioma Cloud ERP è il software gestionale di Axioma pensato per le aziende industriali che permette di gestire in modo semplice e integrato le funzioni delle aree di amministrazione e finanza, produzione, magazzino, acquisiti e vendite. Inoltre è possibile ottenere per ogni area di business report e analisi con grafici chiari ed esaustivi. E’ utilizzabile via web e disponibile anche in cloud.

software gestione banche

Software gestione banche: 3 dubbi e 3 soluzioni

Chi pensa di avere esigenze troppo particolari, chi di non avere sicurezza: ecco alcuni dei dubbi relativi ai software gestione banche. Eppure le soluzioni ci sono.

Non lo nascondiamo. Le banche sono uno dei settori più difficili da raggiungere per chi come noi vende applicativi. I motivi sono diversi e sono relativi soprattutto a un’errata percezione dell’offerta di software disponibile per la gestione delle banche. In questo post vogliamo fare un po’ di chiarezza su qual è la reale situazione del mercato a partire proprio dai vostri dubbi.

“La mia situazione è diversa da tutte le altre”

Verissimo. Ogni istituto bancario ha i suoi processi e le sue peculiari “abitudini”. Ogni realtà ha sicuramente impostato un particolare tipo di organizzazione, di flusso delle informazioni, di cicli approvativi per i documenti, … che soddisfa almeno in parte tutte le esigenze quotidiane di una banca.

Ma perché accontentarsi?

Con le soluzioni software giuste, gli stessi processi possono essere velocizzati e automatizzati, facendo risparmiare tempo ed errori. Certo, i software devono essere stati progettati proprio a partire delle esigenze degli istituti bancari e non devono essere software gestionali generici riadattati per l’occasione. In più i software per la gestione delle banche di oggi sono molto più agili e flessibili e possono quindi essere modellati con facilità alle esigenze anche della singola filiale.

“Sviluppare un software gestione banche sarebbe troppo costoso”

È una credenza che deriva direttamente dalla prima. Anche quando ci si convince che un software possa effettivamente migliorare l’efficienza dei processi, si continua a credere che sia necessario uno sviluppo su misura che farebbe inevitabilmente alzare i prezzi. Qui l’errore è su due fronti e uno lo abbiamo affrontato già nel punto precedente: se si scelgono software già progettati per le banche, la necessità di personalizzazione si abbassa notevolmente. Se poi si sceglie un software flessibile, si riduce ulteriormente. Come dite? Ancora pensate che non esista un software per la vostra particolare situazione? Potrebbe accadere, ma anche in questo caso c’è una soluzione e non è così costosa come si possa pensare. Attraverso una piattaforma di sviluppo open source è possibile progettare, o commissionare lo sviluppo, di soluzioni software con facilità e notevole riduzione dei costi.

“Le novità legislative ci perseguitano”

Senza dubbio normative, circolari e chi più ne ha più ne metta… rappresentano un problema per chi lavora nel settore bancario, perché significa cambiare continuamente processi e organizzazione. E come può venire in aiuto un software? È facile: se il fornitore scelto è all’altezza della situazione, sarà lui a monitorare la situazione legislativa e a proporre di conseguenza costanti aggiornamenti che rendano questi cambiamenti il più soft e automatici possibili.

La scelta del fornitore è infatti la più delicata: l’offerta è più ampia di quanto si pensi e non è limitata solo a quella dei grandi vendor o a quelli suggeriti dalle società di consulenza. Anzi, si possono trovare le soluzioni più adatte alle proprie esigenze da fornitori più piccoli, che possono essere più agili nel fornire soluzioni specifiche e più vicini agli utenti finali.

Ci stiamo dimenticando qualcosa? La sicurezza!

Che giustamente è il pallino di questo settore. Anche qui possiamo dire che dipende tutto dal fornitore e da quello che può fare in termini di architettura del software. Certo non basta, poiché anche l’infrastruttura va protetta nel migliore dei modi.

Noi di Axioma abbiamo dedicato un insieme di soluzioni software proprio alla gestione delle banche, in particolare alla gestione delle spese. Se ti va, puoi dare un’occhiata e chiederci informazioni.

Vuoi essere un’azienda “IN”? Scegli la Business Intelligence

Il mondo della moda viaggia alla velocità della luce: tra capi oggi reputati “in” e domani “out” e i continui cambiamenti di collezione, per un’azienda del settore diventa una vera e propria sfida stare al passo. Una sfida che però può essere vinta grazie alla Business Intelligence!

Se si pensa alla rapidità con cui cambiano le collezioni, le tendenze, i comportamenti dei consumatori, le molteplici variazioni di design, il settore della moda è forse uno dei più frenetici. Per non parlare poi della forte competizione tra le aziende, fra lotte estenuanti per ridurre i prezzi piuttosto che i tempi di consegna e infiniti altri aspetti da coordinare. Nella complessità generale gestire tutti i processi aziendali diventa complicato, soprattutto se non si hanno gli strumenti adatti.

Un software intuitivo di Business Intelligence diventa essenziale per poter raccogliere tutti i dati, renderli omogenei, aggregarli e trasformarli in analisi strutturate, utili a prevedere e capire l’andamento del mercato e della propria azienda per poi prendere, in tempo, le migliori decisioni.

Una definizione di Business Intelligence

Il termine Business Intelligence è stato introdotto nel 1989 da Howard Dresner, di Gartner Group, e si riferisce alla trasformazioni di dati, strutturati e non, in informazioni utili a orientare le decisioni aziendali. Grazie a questa tecnologia si ha una riorganizzazione dei dati aziendali all’interno un nuovo sistema, il Data Warehouse, che permette di avere una visione storica, real-time e predittiva e una rappresentazione delle informazioni facile e immediata.

bi

Con la soluzione Axioma di Business Intelligence, sviluppata ad hoc per il settore fashion è possibile raccogliere in modo automatizzato tutti i dati inerenti alle varie aree aziendali.

Per esempio, per quanto riguarda l’area vendite è possibile condurre analisi di sell-in, sell-out e sell-through; per quanto concerne il marketing è possibile effettuare analisi per prodotto oppure ancora, in riferimento al magazzino, si possono svolgere indagini sui costi di trasporto. Le possibilità sono varie e vanno a seconda dei bisogni di ogni figura professionale.

I vantaggi di una soluzione BI

  • Interpretazione precisa dei dati e trasformazione di essi in conoscenza. Il dato in sé è ancora un elemento allo stato grezzo e solo con una tecnologia smart come la BI si può elaborare e trasformare in informazione utile, ottimizzando i tempi e avendo la certezza di lavorare e prendere decisioni sulla base di risultati affidabili al 100%

  • Permette di conoscere esattamente quali sono le esigenze e le preferenze dei clienti, informazioni indispensabili che, se unite a un software come un CRM, possono essere strategiche per improntare una comunicazione personalizzata e mirata ai propri contatti e quindi offrire una Customer Experience volta ad acquisire e fidelizzare nuovi clienti

  • Grazie alla rappresentazione immediata dei dati tramite report, analisi e cruscotti, permette di conoscere quale ROI, Return on Investment, si sta producendo oppure l’andamento specifico di tutte le aree aziendali per capire dove e come migliorare.

Oramai non può esserci business senza il supporto degli analytics, a confermarlo anche l’Osservatorio del Politecnico di Milano: “la BI fa ancora la parte del leone in termini di volumi con un valore di 722 milioni di euro”. Di fronte a tale scenario è fondamentale avvalersi di una soluzione di BI che sia intuitiva, di facile usabilità e agile nell’estrarre valore determinante per l’andamento positivo dell’azienda.

ERP in Cloud: opportunità o rischio?

Negli anni ’90, con la diffusione del Cloud Computing inizia ad affermarsi anche la possibilità di portare i sistemi ERP nella nuvola, opportunità che però non hanno colto in molti e tuttora risulta essere ancora fonte di preoccupazione.

Allora il sentimento comune verso questa nuova tecnologia era di diffidenza, tanto che inizialmente veniva considerata come una moda passeggera che sarebbe sfumata in poco tempo. Le perplessità riguardavano soprattutto l’affidabilità dei fornitori tecnologici e le performance di connessione, dubbi che in quel momento potevano risultare comprensibili.

A distanza di anni, la nuvola non si è dimostrata essere una moda bensì un nuovo modello di business, o meglio, IL nuovo modello di business. Oggi molte aziende, anche le piccole e medie, si sono aperte al Cloud per quanto riguarda molte soluzioni software proprio per i vantaggi che porta su più fronti. E per quanto riguarda la possibilità di portare in Cloud l’ERP? Molte imprese sono ancora restie, principalmente perché un gestionale rappresenta il sistema nervoso di un’azienda, soprattutto ora che le sue funzioni permettono non solo di coordinare le risorse interne ma anche i flussi operativi esterni.

Risulta dunque chiaro il motivo di questa titubanza generale, ma questa paura è fondata su reali rischi, tali da impedire ai top manager di scegliere soluzioni ERP in Cloud? La risposta è no, non ci sono più rischi che vantaggi. La tecnologia Cloud ha avuto tutto il tempo di evolversi e per questo può essere considerata affidabile. L’unico rischio in cui un’azienda può incorrere oggigiorno è la cattiva gestione da parte del fornitore tecnologico. Scegliendo però un vendor affidabile ed esperto si ha la sicurezza che la propria soluzione venga gestita al meglio e che i dati vengano protetti in modo adeguato da qualsiasi minaccia.

I principali vantaggi di un software ERP in Cloud

  • Risparmio di tempo: manutenere un software ERP richiede tempo ma, se gestito in Cloud dal fornitore, l’azienda dovrà concentrare minori sforzi e meno ore per la manutenzione, utilizzando al meglio il software senza rallentamenti o altre problematiche. Si ha dunque un guadagno in termini di tempo, efficienza e quindi costi
  • Maggiore sicurezza: dopo diverse e importanti violazioni informatiche, finalmente le aziende si stanno muovendo per mettere in sicurezza i propri sistemi e dati. Al contrario di quanti pensano che i dati in rete siano più facilmente accessibili e violabili, il Cloud è una garanzia in termini di sicurezza IT perché tutte le informazioni vengono memorizzate in server all’avanguardia e controllate da personale il cui unico compito è pensare alla protezione dei sistemi
  • Maggiore efficienza: grazie al Cloud è possibile accedere all’ERP in qualsiasi momento perché i dati e tutte le informazioni sono online; è solamente necessaria una connessione internet.

Ci sono quindi ottime ragioni per scegliere un ERP in Cloud, anche perché “entro il 2020, gli esperti del settore industria ritengono che quattro su dieci delle grandi organizzazioni avranno almeno il 60% delle loro soluzioni ERP nella nuvola. Si prospetta che il mercato dell’ERP in Cloud (con un valore di 21,1 miliardi di dollari nel 2015) registrerà una crescita del 15,5% entro il 2020, fino a raggiungere un valore di 43,3 miliardi di dollari”

Voi avete già una soluzione ERP in Cloud e integrata? Se la risposta è no, Axioma Cloud ERP potrebbe fare al caso vostro, ecco sei motivi per cui scegliere un gestionale integrato:

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CRM e venditori: miti da sfatare

CRM e venditori: miti da sfatare

In Axioma ci occupiamo quotidianamente di come far “digerire” i nuovi software alle persone che in azienda hanno sempre lavorato con Excel o fogli di carta. Cambiare modo di lavorare non è semplice, lo sappiamo, e non lo è per diversi motivi: primo tra tutti l’età. Non siamo tutti nativi digitali – anzi la maggior parte di noi non lo è – e si fa fatica a star dietro all’evoluzione tecnologica e quindi a imparare in tempi record l’utilizzo di nuovi strumenti di lavoro; ma non è semplice anche perché l’abitudine e il “ho sempre fatto così” sono i peggiori nemici dell’innovazione e dei rinnovamenti organizzativi in tutte le aziende.

In questo contesto la figura dell’imprenditore o del leader dipartimentale fanno la differenza. Grazie al loro impegno e al loro carisma possono essere imposti e possono essere accettati modelli organizzativi più virtuosi e, di conseguenza, determinati tool per migliorare l’efficienza e la produttività aziendale.

L’adozione di nuovi software implica un cambiamento di mentalità e soprattutto un investimento iniziale di ogni dipendente nell’apprendere le nuove funzioni, applicare il nuovo flusso di lavoro e soprattutto apprezzarne l’utilità. Dopo il periodo di avvio, vi assicuriamo che l’impegno è tutto in discesa.

Nonostante queste premesse, ci sembrano particolarmente esagerati gli articoli che ultimamente stiamo leggendo nei blog di settore e su LinkedIn: “I venditori non amano il CRM”, “Come far digerire il CRM ai venditori”, …

Infatti sono i dati a dimostrare quanto il CRM sia importante per il rafforzamento dell’area Vendite: come si evince da questo grafico tratto da una recente ricerca, per il 69% degli intervistati il CRM è lo strumento più utilizzato per incrementare l’efficacia del team commerciale.

Già questo dato è significativo e dimostra come più della metà dei venditori italiani utilizza il CRM considerandolo lo strumento più efficace per la loro attività.

Proponendo da diversi anni sul mercato Axioma Cloud CRM, software di gestione prospect e clienti dedicato soprattutto al reparto Sales, ci sentiamo di sfatare qualche mito e lo faremo attraverso le risposte che i nostri commerciali hanno fornito sul tema.

Età

Partiamo dall’ostacolo evidenziato nel primo paragrafo dell’articolo: l’età. “Sono un venditore d’altri tempi, non so usare queste nuove tecnologie”. Con un po’ di arroganza ci permettiamo di dire che è così un po’ per tutto. Non eravamo abituati neanche allo smartphone, ma abbiamo iniziato a usarlo perché davvero è uno strumento nato per semplificarci la vita. Si dovrebbe applicare la stessa logica al CRM.

Crediamo tuttavia che il coinvolgimento dei venditori nella definizione dei requisiti del vostro futuro CRM e una buona formazione siano alla base del successo dell’adozione del nuovo strumento, e questo vale anche per le nuove reclute.

Proseguiamo con gli ostacoli.

Tempo di inserimento dati e attività

“Il più delle volte la motivazione principale che frena i venditori dall’usare il CRM è che viene percepito come una perdita di tempo”. Troverebbero dispendiosa l’attività di inserimento dati, registrazione attività e compilazione dei campi delle opportunità da loro generate. Vero, ci vuole del tempo per inserire delle informazioni corrette. Ma se il 69% dei venditori riconosce che il CRM aumenta le opportunità commerciali, allora sa che questo è il rovescio della medaglia: nessuna trattativa può essere vincente se le informazioni non sono disponibili nel momento del bisogno, non sono aggiornate e soprattutto non sono complete. Sarà capitato anche voi di richiamare un cliente per chiedere aggiornamenti in merito a una comunicazione inviata o a un’attività da pianificare e sentirvi dire “sì, ho già parlato con il suo collega”.

Se quel collega avesse speso due minuti per inserire l’attività, ci saremmo risparmiati una telefonata, del tempo e soprattutto la figuraccia con il cliente. I nostri venditori sono ben disposti a “perdere del tempo” se anche gli altri colleghi inseriscono le attività e c’è quindi un guadagno in termini di informazioni sul cliente.

Controllo

Altro elemento che porterebbe i venditori a non accettare ben volentieri l’introduzione di un CRM sarebbe il troppo controllo. In questo caso dipende molto dal Direttore vendite o dal Direttore generale, ma a meno che non siano una sorta di Grande Fratello onnipresente, ci viene da chiederci: in quale azienda nel 2017 non è presente un controllo delle attività da parte della direzione? Report, dashboard e avanzamento delle trattative sono all’ordine del giorno per i venditori. Diremo una cosa ovvia, ma se non si vende, l’azienda chiude e quindi ci sembra un po’ paradossale che il venditore si senta controllato solo perché c’è un CRM per registrare la propria attività. Se il CRM non ci fosse, si dovrebbe comunque preparare un consuntivo via e-mail, un report in Excel, …

Condivisione delle informazioni

Altro elemento, che potrebbe essere legato al precedente, è la condivisione delle informazioni sui propri clienti con gli altri venditori. In alcune realtà aziendali c’è forte competizione tra gli agenti e questo può portare a non voler rendere disponibili ai colleghi dati e documenti sul proprio portafoglio clienti. In parole povere, la paura è che alcuni clienti vengano intercettati e acquisiti dagli altri venditori che in questo tipo di aziende sono sia colleghi che potenziali competitor.

Premesso che in questi casi conta molto la suddivisione delle aree o l’assegnazione del parco clienti in generale, consigliamo di adottare soluzioni CRM in grado di agire sui profili degli utenti in termini di permessi e funzioni: un buon CRM deve permettere di far vedere e di far compiere determinate azioni solo ad alcuni utenti rispetto ad altri e viceversa così da far gestire le anagrafiche clienti solo al venditore a cui sono assegnate e non a tutti gli altri colleghi.

Ridimensionati questi presunti ostacoli all’introduzione di un CRM in azienda, vogliamo segnalare alcune caratteristiche che secondo i nostri commerciali non dovrebbero mai mancare in questo software per renderlo più utile e amato:

  1. fruibile in tutte le funzioni Sales sui dispositivi mobile
  2. integrato ai programmi di operatività quotidiana (Word, Excel, …)
  3. veloce

E voi venditori? Cosa ne pensate? Qualche ostacolo da aggiungere o mito da sfatare?

 

Ravasi ha scelto la soluzione Axioma di Sales Force Automation

L’azienda Ravasi è specializzata nella progettazione, realizzazione e vendita di cassette e casellari postali condominiali da esterno e interno. Fornire soluzioni personalizzate e di alta qualità sono i punti di forza dell’attività di Ravasi, che ha scelto la soluzione di Sales Force Automation di Axioma per gestire in modo omogeneo l’intero processo di progettazione e vendita.

L’esigenza di Ravasi di adottare uno strumento integrato come Axioma Cloud CRM nasce dalla complessità della rete di vendita e dalla vasta gamma di prodotti che rendevano complicata la gestione di tutte le informazioni. In questo modo la forza vendita può disporre di informazioni sempre aggiornate di clienti, fornitori, offerte e ordini e gestire tutte le attività correlate in pochi passaggi.

“Grazie alle soluzioni integrate di Axioma siamo riusciti a rendere tutto il processo omogeneo, velocizzando ogni fase e rendendo quindi il cliente più soddisfatto. Inoltre la creazione automatica del disegno con vista frontale e laterale, che prima era ottenuta con programmi esterni non integrati, ci ha consentito di ridurre in modo drastico tempi di lavorazione dell’offerta ed errori di trascrizione” spiega Matteo Ravasi, responsabile dei sistemi informativi aziendali.

Ravasi, nostro cliente da ormai più di tre anni, con Axioma Cloud CRM gestisce in modo automatizzato il processo di vendita, dalle relazioni con i clienti e definizione del preventivo di vendita grazie all’integrazione con Axioma Cloud CPQ che gli permette di configurare un’offerta corretta in pochi minuti, fino alla registrazione dell’ordine nel gestionale.

Per approfondire, leggi la case history!

 

La soluzione di Axioma per la Sales Force Automation 

La soluzione di Sales Force Automation di Axioma è utilizzabile via web e consente di supportare il processo di vendita, dalla gestione del contatto fino all’emissione dell’offerta e dell’analisi dei dati. È integrabile con i sistemi aziendali già presenti in azienda e disponibile anche in cloud.

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B2B E-Commerce Platform: perché tutti la vogliono?

Il B2B E-Commerce Platform è una piattaforma per le vendite on line riservata al commercio B2B (Business-to-Business), cioè tipicamente tra l’azienda e i suoi canali distributivi. Proprio come nel B2C (Business-to-Consumer), anche in questo particolare contesto le transazioni on line stanno acquisendo sempre più importanza e le piattaforme che le abilitano sono sempre più richieste. Nel mondo del fashion in particolare, che ha già ampiamente esplorato l’e-commerce B2C, anche le piattaforme B2B si stanno diffondendo ogni giorno di più.

Forrester stima infatti che l’e-Commerce nel B2B sarà superiore a 1.1 miliardi di dollari e rappresenterà il 12,1% di tutte le vendite B2B entro il 2020. Numeri importanti che portano necessariamente a una riflessione: quali sono i motivi di questo successo?

Ecco una panoramica di questa tematica e alcuni motivi per cui risulta particolarmente interessante soprattutto per il settore moda.

Hai un business B2B e vendi prodotti a catalogo? Scopri la soluzione di Axioma.

B2B Platform: i vantaggi

Per capire quali sono i benefici che ci si aspetta dall’utilizzo di questa piattaforma, bisogna partire da ciò che ha rappresentato la rivoluzione elettronica nel B2C. Quali sono stati gli aspetti che sono stati migliorati? La prima risposta è sicuramente la Customer Experience. Con l’e-commerce ha acquisito velocità, disponibilità 24/24, comodità e funzionalità. Perché le stesse caratteristiche non dovrebbero fare gola anche a chi deve fare acquisti per lavoro? Infatti sono esattamente le caratteristiche che un buyer chiede al proprio fornitore per poter svolgere al meglio la propria attività. All’azienda venditrice invece ciò che interessa è potersi affidare a uno strumento che gestisce collezioni, cataloghi, sconti, promozioni, politiche di vendita, … e che rende il buyer abbastanza soddisfatto da essere motivato a vendere i suoi prodotti.

Omnichannel Experience

E questo ci porta direttamente al secondo punto: spostare le transazioni commerciali B2B all’on line significa garantire un’esperienza Omnichannel. Ecco la parola magica ormai sempre più letta e sentita, che definisce la capacità di garantire al cliente un’esperienza di acquisto fluida e integrata tra tutti i canali che preferisce. È chiaro quindi come nella competizione del mercato B2B le armi in campo non siano più solo il prezzo e la disponibilità dei prodotti, ma anche la capacità di sapere offrire al cliente un’esperienza che assecondi il suo modo di acquistare.
D’altra parte, anche se siamo nel B2B, si tratta sempre di persone, le quali ormai sono abituate ad acquistare da tutti di dispositivi su piattaforme come Amazon, Alibaba, … e le loro aspettative ne sono inevitabilmente influenzate anche nell’ambiente lavorativo. Questo è così vero che secondo Gartner nel 2018 il concetto di B2B e B2C tenderà a far posto a una generica “individual customer experience”.
Per ora accontentiamoci del 2017 e dei suoi dati più certi, con un’aspettativa di acquistare on line anche per lavoro in vertiginosa crescita.

B2B E-Commerce Platform
B2B E-Commerce Platform

B2B platform per modelli di business B2B

Nella scelta della migliore tecnologia a supporto delle vendite, la customer experience non è il solo fattore da tenere in considerazione. Un’azienda infatti si scontra con decisioni di strategia che influenzano direttamente anche i processi commerciali. Una B2B E-Commerce Platform è in grado di supportare nuovi modelli di business e variazioni nella struttura delle vendite in modo molto più agile e rapido di qualsiasi sistema “tradizionale”. In un mondo che ormai abbiamo imparato essere diventato fluido, la capacità di adattarsi è irrinunciabile e una buona piattaforma E-Commerce B2B è in grado di adattarsi a nuove politiche geografiche, di canale, di prodotto, … attraverso modifiche sostenibili.

B2B platform, ma in cloud

Anche se stiamo parlando di uno strumento che poi non deve certo essere utilizzato da figure tecniche, una B2B E-Commerce Platform è pur sempre una piattaforma software e quindi non va tralasciato l’aspetto tecnologico, che in realtà potrebbe essere esaurito molto rapidamente con una sola parola: cloud. Le figure tecniche citate non avrebbero bisogno di altro per capire quali sono le implicazioni, ma anche per tutti gli altri si potrebbe essere ugualmente concisi: il cloud è quello che abilita tutti i vantaggi precedenti. Cerchiamo comunque di argomentare meglio. Il cloud, in particolare nella sua declinazione SaaS, Software-as-a-Service, consente di usufruire di una tecnologia software senza l’onere di possedere e manutenere l’architettura hardware che la supporta: la situazione perfetta per chi ha bisogno di uno strumento on line, flessibile, scalabile e che consenta di assecondare i cambiamenti del modello di business di cui si parlava poco più in su. Attraverso il cloud infatti un’azienda può usufruire della tecnologia più avanzata e innovativa senza doverla “comprare” in modo definitivo e aggiornare, ma semplicemente pagando un canone.

Tutte queste considerazioni valgono ancora di più per il mondo del fashion: gestione di taglie e colori, disponibilità a magazzino, collezioni e cataloghi, stagionalità… tutte caratteristiche che identificano in modo univoco il settore e che verrebbero gestite con grande profitto attraverso una soluzione come una B2B E-Commerce Platform. È fondamentale inoltre che il sistema B2B sia integrato con gli altri sistemi aziendali, e non semplicemente affiancato, non solo per evitare confusione ma anche perché ci sia univocità nei dati, in modo da poter dare risposte certe in tema di disponibilità a magazzino da un lato, e analisi delle performance su tutti i canali dall’altro.

Dai un’occhiata alla B2B E-commerce Platform di Axioma, già integrata con il resto della suite per il fashion e con i software più diffusi sul mercato.

Nel settore moda la vendita dei prodotti avviene quasi sempre a catalogo, ma in altri settori, il manifatturiero ad esempio, l’offerta è componibile a seconda delle esigenze del cliente. La soluzione software più adatta in queste situazioni è il CPQ: di cosa si tratta esattamente?

Se vendi prodotti da configurare, Axioma Cloud CPQ è la soluzione software che fa per te.

 

Integrazione software in banca

Il telefono senza fili in banca

Parlare di integrazione di dati e sistemi informativi è sempre complesso, perciò oggi voglio partire dal concetto di telefono senza fili.

Sapete di cosa sto parlando: quel giochino che tutti abbiamo imparato da piccoli dove una frase viene sussurrata all’orecchio di una persona, e poi di un’altra e così via finché raggiunge l’ultimo interlocutore che la ripete puntualmente… distorta!

Ecco, questa è la stessa cosa che subisce un’informazione quando viaggia in sistemi informativi non integrati.

Un sistema informativo è l’insieme di procedure, strumenti e risorse umane impegnate nel produrre e gestire informazioni. Le informazioni gestite nascono, si arricchiscono, vengono modificate e sostituite esternamente e internamente all’azienda. Lo stesso dato viene poi condiviso da più uffici per scopi differenti all’interno della stessa azienda.

La sfida è di assicurarsi un dato utile, aggiornato e certo, al contrario del telefono senza fili dove l’ultimo bambino riceve un’informazione sicuramente imprecisa. 

Fino a pochi anni fa ogni ufficio sembrava un’isola indipendente. Dati e documenti erano appannaggio di una sola area aziendale che al massimo procedeva a fare una fotocopia per altri dipartimenti che lavoravano le informazioni anch’essi in maniera autonoma, come appartenenti ad aziende diverse. Quindi database separati e dati disgregati.

Secondo questo tipo di organizzazione, i sistemi informativi non sono integrati tra loro: ogni software governa dati che non trasferisce ad altri sistemi, la registrazione manuale in altri programmi è del tutto fuori dal controllo di chi li ha generati.

Oggi fortunatamente il mercato è cambiato e molte realtà hanno compreso il valore di gestire informazioni scambiate e condivise trasversalmente tra i diversi uffici. Due vantaggi tra tutti sono:

  • l’univocità della base dati: ogni elemento viene registrato in modo univoco e centralizzato all’interno del database e reso immediatamente disponibile a tutti i reparti che lo utilizzano e ne hanno i permessi aziendali. Questo consente di registrare i dati una volta sola riducendo al minimo gli errori di imputazione, di non dover attivare procedure di trasferimento dati asincrono tra diversi sistemi e quindi di poter aggiornare i dati una volta sola, aggiornamento che scenderà a cascata su tutti gli altri sistemi/database
  • l’omogeneità delle informazioni: qualsiasi sia il soggetto in grado di ottenere l’informazione e il sistema che ne permette la lavorazione, questa avrà le stesse caratteristiche e le stesse peculiarità di quella inserita originariamente

Questi sono i punti che le banche nostre clienti ci sentono ripetere ultimamente, unitamente al concetto di risparmio che l’integrazione porta con sé.

In questo mercato in piena trasformazione, sia per esigenze normative che finanziarie, perché continuare a gestire processi obsoleti, lunghi e onerosi? Perché si è restii al cambiamento, perché l’investimento (visto in realtà come un costo) in tecnologia è l’ultima delle priorità e perché le risorse interne non si abitueranno mai ad un nuovo strumento (“sa quanti miei dipendenti hanno iniziato da poco a usare il PC?”): queste sono le obiezioni più frequenti.

Che queste affermazioni siano o meno condivisibili, rimane un dato di fatto, cioè che l’inserimento una tantum di un dato, che viene subito dato in pasto ai sistemi che devono processarlo, ha molti più vantaggi del suo inserimento moltiplicato n volte in programmi non comunicanti tra loro: se viene aggiornato in un software, cosa succede negli altri dove è stato replicato? Come si fa a creare il flusso operativo se ad un certo punto le operazioni vengono interrotte per estrarre uno statico file Excel che poi verrà importato – sicuramente modificato – in un altro sistema?

Per fare un esempio più semplice: senza un sistema integrato, dei documenti prodotti in filiale quanti arrivano in sede integralmente? Il collega o il corriere che si incarica di raccogliere le pile di carta tra fotocopie, documenti aggiornati a penna, allegati che non sono graffettati al documento primario, … non sono certo una garanzia di completezza e integrità dell’informazione.

La soluzione in questo caso? Potrebbe essere un unico sistema documentale in grado di archiviare dati e documenti dipartimentali (per uffici e filiali) integrati ai sistemi operativi che li generano o a cui sono correlati.

Integrazione software in banca

L’integrazione di software bancari di Axioma

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In assenza di un sistema integrato, il controllo sul patrimonio informativo sfugge inevitabilmente di mano e se gli uffici dispongono di informazioni parziali e diverse tra loro, probabilmente svilupperanno strategie di business contrastanti.

Senza farvi i soliti discorsi sui vantaggi in termini di tempo e di denaro dell’integrazione, vorrei che vi soffermaste a riflettere su una domanda: quante informazioni siete disposti a perdere?

 

L’importanza strategica della Supply Chain nell’Industria 4.0

Sempre più clienti ci chiedono se rientriamo nel Piano Industria 4.0, un progetto da 13 miliardi di euro dal 2017 al 2020 per sostenere le aziende italiane nel processo di digitalizzazione e robotizzazione dei sistemi produttivi.

La risposta è sì, ma prima facciamo un pò di chiarezza su questa nuova rivoluzione industriale e quali sono i cambiamenti che porta con sé.

L’industria 4.0 viene definita come un cambio di paradigma epocale dovuto all’integrazione delle nuove tecnologie informatiche ai processi produttivi al fine di metterli in comunicazione tra loro e con il resto dell’azienda. Questo ha permesso di sovvertire le logiche produttive, ormai consolidate, delle imprese tradizionali, dando vita alle cosiddette Smart Factory.

In questo nuovo contesto competitivo, per non farsi trovare impreparate, le imprese avranno la necessità di disporre di soluzioni volte a riorganizzare e a interconnettere i processi produttivi, eliminando le inefficienze.
La sistematica attività di raccolta dati di fabbrica al fine di programmare e schedulare la produzione sarà fondamentale per le imprese del futuro. Infatti, come indicato dal The Economist, negli ultimi anni le più grandi multinazionali del settore ICT, come Oracle e IBM, hanno investito più di 15 miliardi di dollari in data management e analytics. Questa industria è destinata a valere più di 100 miliardi di dollari e a crescere di quasi il 10% annualmente.

In un contesto di questo tipo, noi di Axioma, che dal 1979 sviluppiamo software per le aziende, e sedApta, gruppo internazionale che ha maturato oltre 25 anni di esperienza in ambito Manufacturing IT, abbiamo stretto un rapporto di partnership per offrire alle aziende un’ampia gamma di soluzioni di smart manufacturing.

La suite sedApta, che nasce da oltre 30 anni di esperienza industriale dei prodotti Nicim, è stata sviluppata come un insieme integrato di moduli che operano sinergicamente al fine di ottimizzare i processi lungo l’intera supply chain. La soluzione permette quindi di raccogliere dati in modo da eseguire accurate pianificazioni strategiche e schedulare gli ordini di produzione in base alla disponibilità di risorse all’interno della fabbrica stessa. Più nello specifico, utilizzando la suite sedApta sarà possibile eseguire analisi, modellazioni e orchestrare i processi aziendali mantenendo il controllo dei risultati durante l’esecuzione e ottenendo riscontri in tempo reale. In ottica di analisi strategica di business, risultano particolarmente interessanti le simulazioni multiscenario, le analisi what if e la possibilità di sfruttare algoritmi e KPI configurabili.

L’importanza strategica di direzionare gli investimenti del settore industriale verso queste tecnologie non è sfuggita neanche al governo italiano, infatti come indicato da Il Sole 24 Ore: “La transizione dell’Italia alla manifattura digitale, stima il governo, necessiterebbe di 10-15 miliardi di investimenti aggiuntivi all’anno. Come premio l’inversione di indici di produttività che ci vedono in ritardo rispetto ai principali competitor, la creazione di 800mila posti di lavoro in cinque anni, l’aumento del valore
aggiunto del manifatturiero di quasi 40 miliardi in dieci anni. ”

SK-Palle

Su questi presupposti, nella Legge di Bilancio 2017 è stato prorogato il superammortamento 140 ed esteso anche ai software, fondamentali per completare il
passaggio da impresa tradizionale a smart factory. Questa agevolazione permette agli
imprenditori di continuare a beneficiare del bonus ammortamento al 140% per
investimenti in beni immateriali funzionali alla trasformazione tecnologica.
Gli investimenti saranno ammortizzabili negli anni per un importo pari al 140% del
loro valore.

Per capire i vantaggi di questo incentivo occorre presentare un esempio: si ipotizzi l’acquisto di una soluzione software per un importo di 10.000 Euro e si supponga di predisporre, per semplicità, un piano di ammortamento decennale a quote fisse.
In questo caso, la quota di ammortamento iscritta a bilancio annualmente sarà di 1.000 Euro. Applicando il superammortamento 140, la quota annuale salirebbe a 1.400 Euro.
Il vantaggio per l’impresa risiede nei 400 Euro di differenza, che comportano una variazione in diminuzione della base imponibile sulla quale vengono calcolate le imposte.